Frasi di Abhinavagupta

Abhinavagupta è stato un filosofo indiano. Non solo, Abhinavagupta fu uno dei più grandi filosofi, mistici ed esteti dell'India. Fu inoltre considerato illustre musicista, poeta, drammaturgo, esegeta, teologo, e logico, dotato di una personalità eclettica che esercitò ed esercita tuttora ... Più

In tal modo, il Tantrāloka (che dobbiamo nuovamente proporre) presenta le vie (upāya, «mezzo») della liberazione, le quali conducono tutte all'esperienza mistica della divinità, secondo la crescente intensità della grazia divina profusa sull'adepto. (André Padoux)
Abhinavagupta


L'iniziazione abbreviata può essere celebrata soltanto se il maestro è dotato di una conoscenza ben esercitata, concentrato ed immedesimato (in Śiva), e mai altrimenti. (2013, 8)
Abhinavagupta


Ma che cos'è assumere questo un corpo? Esso non è altro, io rispondo, se non il primo sorgere del respiro (prāṇana) – respiro della coscienza, prima in stato di vuoto – nel corpo racchiuso nella matrice. La sovrana facoltà di creare un corpo nella matrice appartiene soltanto a questo primo sorgere di respiro, non contratto (o limitato). E per questo si dice che il Signore è il fattore dei corpi, etc. (2013, 218b-220a)
Abhinavagupta


Bhairava l'ha trasmessa a Gahaneśvara, questi a Brahmā, questi a Śakra e questi infine a Bṛhaspati. (2013, 2)
Abhinavagupta


Il cosiddetto animale «eroico» è quello che, dopo introdotto nel terreno sacrificale, è quivi ucciso, messo a punto e mangiato dalla ruota. Quando invece l'animale che si offre al Dio, tutto intero o in parte, è stato ucciso altrove, esso vien chiamato «animale esteriore». (2013, 52b-54a)
Abhinavagupta


Egli è libero affatto, Śiva, indipendente e signore di tutto, trascende ogni necessità di spazio, di tempo e di forma, e, in quanto tale, è ubiquo, eterno, onniforme». (2013, 61a)
Abhinavagupta


Le mudrā sono quadruplici, secondo cioè concernano il corpo, le mani, la parola e la mente. (2013, 9b)
Abhinavagupta


Dopo costruito il maṇḍala ed ivi adorato la divinità, il maestro deve foggiare con erba kusa e sterco di vacca un'immagine del discepolo che vuole iniziare e quindi porsela davanti. (2013, 22b-23a)
Abhinavagupta


Parāparā, Parā ed Aparā sono l'emissione, la mansione ed il riassorbimento; ma la quarta, consistente nell'«Essenza dei soggetti conoscenti» (o delle «madri») è considerata come il riposo. (2013, 30)
Abhinavagupta


Il maestro, (secondo numerose scritture, deve essere, in breve) pieno di compassione, buon intendente della grammatica (pada), della speculazione ortodossa (vākya) e della logica (pramāṇa), tutto preso dalla devozione a Śiva e null'altro, conoscitore (profondo) del senso di tutte le scritture promulgate da Śiva, non un «autogenito» (svayaṃbhūḥ). (2013, 7-8)
Abhinavagupta


Il Maestro deve ben guardarsi dall'impartirla sia a colui la cui maculazione non è maturata, sia a chi non sia giunto all'esaurimento del suo karma. (2013, 7-8)
Abhinavagupta


Una completa essenza di meravigliarsi è, in effetto, mancanza di vita. Inversamente, la ricettività estetica, l'essere dotato di cuore non è altro se non l'essere immerso in un intenso meravigliarsi, il quale consiste in una scossa della forza. Solo chi ha il cuore tutto alimentato da quest'infinita forza aumentativa, solo chi è consueto alla pratica costante di tali fruizioni, solo egli e non altri è dotato, per eccellenza, di questa capacità di meravigliarsi. E questo meravigliarsi c'è anche nel dolore. L'essenza del dolore non è, in effetto, se non un meravigliarsi particolare, cagionato dall'assenza di ogni speranza.
Abhinavagupta


Diremo adesso dell'iniziazione che dà confidenza ad individui offuscati. (2013, 2-4)
Abhinavagupta


Laddove dualità, unità, e unità e dualità assieme sono egualmente manifeste, là è la [vera] unità. (1, 629)
Abhinavagupta


(I discepoli son di due specie, «adepti» (sādhaka), desiderosi di fruizioni (nirbīja) o dotati di semenza (sabīja). (2013, 23-26)
Abhinavagupta


La caduta di potenza, la devozione a Śiva, in coloro che non aspirano a frutti, si verifica in completa indipendenza dalla famiglia, dalla nascita, dal corpo, dal karma, dall’età, dalla condotta, dalla ricchezza. (2013, 117b-119)
Abhinavagupta


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Circa l'autore - Abhinavagupta

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Data di nascita: 950
Data di morte: 1020

Abhinavagupta è stato un filosofo indiano. Non solo, Abhinavagupta fu uno dei più grandi filosofi, mistici ed esteti dell'India. Fu inoltre considerato illustre musicista, poeta, drammaturgo, esegeta, teologo, e logico, dotato di una personalità eclettica che esercitò ed esercita tuttora un forte influsso sulla cultura indiana. Fu il più autorevole esponente dello Shivaismo monistico kashmiro.

Nella sua lunga vita completò oltre 35 opere, la più voluminosa e famosa delle quali è il Tantrāloka, un trattato enciclopedico su tutti gli aspetti filosofici e pratici del Trika e del Kaula . Un altro suo contributo molto importante, nell'ambito della filosofia estetica, è il celebre commento del Abhinavabhāratī Nāṭyaśāstra di Bharata Muni e lo Dhvanyāloka di Ānandavardhana.

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