Frasi di Antonia Arslan

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Antonia Arslan

Data di nascita: 1938

Antonia Arslan è una scrittrice e saggista italiana con origini armene.

Frasi Antonia Arslan

„Un giorno di luglio arrivai a Grenoble... avevo con me un solo libro in italiano: Mondo piccolo... lessi e rilessi le storie di don Camillo e del sindaco Peppone, e mi innamorai del piccolo paese sul grande fiume. (da [http://www. avvenire. it/rubriche/Pagine/Piccole%20storie/Don%20camillo%20a%20grenoble. aspx? Rubrica=Piccole%20storie Don Camillo a Grenoble], Avvenire, 3 novembre 2010, p. 1.)“

„[Alla morte di Hamparzum] Li trovarono così, nonno e nipote. Immobili in reciproca silenziosa comunione, in bilico tra passato e futuro in un presente miracolosamente dilatato: una rossa sera che non scendeva, un'epifania misteriosa. La Vergine aveva camminato sulla terra, tra i papaveri e il grano dorato, e aveva gradito il grappolo d'uva.“


„Il nonno morì alcuni mesi dopo. Non andammo più insieme dal vecchio frate, non seppi mai quali fossero gli "speciali doveri" di chiamarsi Antonia. Dopo tanti anni, però, non ho dimenticato. Ancora oggi per me le grandi cupole della basilica sono come navi possenti, e veleggiano maestose da Occidente a Oriente, seguendo la profezia, posate come in bilico sulla città tanto più piccola. Ancora mi commuove, ogni volta che entro dal grande portone, l'odore di incenso, il canto delle litanie lauretane (o il loro ricordo), l'eco presente dello scalpiccìo dei milioni e milioni di passi dei pellegrini che, come un mare, vengono e vanno, e dell'anima di ognuno si prende cura il grande Santo, di cui porto il nome.
Dopo tanti anni, è nell'odoroso interno brulicante di gente che mi sento a casa, nel caldo nido di una volta: non estranea, non ospite, ma passeggera in attesa di un treno di cui non conosco l'orario. So soltanto che da qui passerà, da questa grande stazione dove nessuno è straniero, e un grande cuore ancora batte per segnarci il cammino. Qui vorrei finire il mio tempo, appoggiata a un gradino consumato dai passi degli uomini, perché Qualcuno mi accetti, per non svanire nel nulla, e transitare verso la luce, con la mano nella mano del mio amico Antonio il portoghese, detto Antonio di Padova, il Santo col fiore di giglio in mano.“

„Sempad, e tutti gli altri come lui, non potevano letteralmente concepire che si potesse ingannare – e uccidere, poi – uno con cui prendi il tè in casa tua: un ospite!
L'uso di mondo di Sempad – e degli altri come lui – non si estendeva alla doppiezza né all'inganno; si basava piuttosto sull'applicazione di un accurato cerimoniale mercantile di guadagni, profitti e perdite, calcolati con larghezza e con il rispetto dovuto ai poveri della comunità.“

„Che Dio v'aiuti, se ci ingannate. Un mendicante e un coltello si trovano ovunque. (Nazim)“

„Sabato Santo. La paziente trappola, lucida di filo spinato e di sangue rappreso, sta per scattare. Ma la vita impassibile scorre in superficie.“

„Mentre un brivido disperato la scuote tutta, Azniv improvvisamente comprende un pericolo, un orrore incombente, e il suo giovane sangue dà un balzo di voluttuosa speranza. Un cieco istinto la spinge ad andare via da quel luogo, dove le rose sembrano adesso profumare di morte, e il muro del giardino nasconde tombe sconosciute. Si alza in piedi, e allora lui (che non ha compreso nulla) si alza con lei e la stringe a sé per baciarla. Il bacio è appena uno sfiorarsi, ma rimbalza in lei cupamente: vergogna, disonore, follia, nella casa stessa del padre...
Azniv si stringe le braccia sul seno, arrossisce, e con la stessa velocità con cui lo ha fatto entrare, riapre la porticina nel muro e spinge fuori il giovane, con furia silenziosa. Il corpo le ha detto ciò che la mente non aveva ancora afferrato: il mare di differenza che diventa sempre più rosso, dove lei sta su una sponda e lui sull'altra, il mare che divide i due popoli.“

„La notte dopo la scomparsa di Nevart, Shushanig, Azniv e Veron tengono consiglio insieme ad Araxy, la cuoca. Ognuna ha in cuore il suo segreto: Shushanig, il desiderio di morte che non l'abbandona, e si approfondisce nell'intimo colloquio con Sempad, cui giorno dopo giorno racconta di sé, e le pare di riceverne conforto, di averlo vicino: "Sarà per poco, caro" prega; e "Perché non sento i bambini? Perché non mi fai parlare con loro?".
Capisce ora Shushanig, fino in fondo, il mistero della forza che unisce l'uomo e la donna che si sono scelti, per sempre. "Dove sei tu, ci sono anch'io." Nessuno può interrompere davvero il colloquio di due sposi amanti, né disciogliere le loro viscere che si sono intrecciate.“


„Nell'ampia fascia che gli avvolge il ventre, Nazim stiva i denari che riceve, senza contarli: appena una palpatina. I suoi polpastrelli sono sensibili come quelli di un pianista, e altrettanto esercitati. Poi nessuno lo imbroglierebbe, qui: i suoi compagni non discutono la sua scelta, e più d'uno prova una sorta di ruvida pietà per gli armeni, oggi divenuti più miserabili di loro: anche perché sono perseguitati dai Senzadio del nuovo governo. Capiscono, i mendicanti, che in un mondo senza Dio anche il loro mestiere diventa difficile, e la carità, rara. E poi, è tempo di guerra: non è meglio combattere i nemici esterni, piuttosto che crearsene di interni? La secolare saggezza di mendicanti e mercanti, in Oriente, si è sempre incontrata nell'ardua abilità del compromesso a metà strada.
Nelle Corti dei Miracoli della malavita, che fioriscono dovunque, e sono il rovescio del tessuto di ogni società organizzata, le cose hanno una loro logica, per quanto capovolta; e vi trovano spazio l'avidità, la crudeltà, l'astuzia, la fuga dalla fame: ma non il fanatismo. Perché eliminare gli armeni, che producono ricchezza e cospicue elemosine? (nell'Impero Ottomano, come in ogni società religiosa, l'elemosina garantisce la ricchezza, e la giustifica...).
«La pecora si tosa, non si ammazza» così brontolano fra loro i Fratelli mendicanti, che dal selvaggio assalto ai beni degli armeni non hanno ricevuto che briciole, mentre non ricevono più le usuali, ricche elemosine alle porte delle chiese e delle case, e durante le grandi festività cristiane.“

„Nella grande piana ai piedi dei primi contrafforti del Tauro, confluiscono stremati i resti delle carovane. Di quanti, di quante biancheggiano ormai le ossa sui sentieri, quanti gonfi cadaveri sono trasportati dall'Eufrate; quanti bambini, quante ragazze sono scomparsi. Il gruppetto dei superstiti della piccola città si attenda penosamente sotto due alberi scarni, mentre un falco alto gira nel cielo limpidissimo. È luglio, chissà. Nessuno tiene più il conto dei giorni.
Dove sono i castelli di Cilicia, dove il regno crociato dei Lusignano? Nella nebbia, nel calore accecante, fra i resti miserabili di quel popolo orgoglioso si aggirano i fantasmi degli arcieri invincibili bagratidi, dei cavalieri con l'orifiamma al vento. E un delicato vento di morte soffia sulle guance accaldate, sui volti riarsi, portando frescura, abbandonata inerzia, consolazione: e Shushanig vede le belle forti angele guerriere che vengono a prenderla, insieme a Sempad a cavallo, bello come quando andava a caccia con l'amico nel paese dei Lazi.“