Frasi di Diego Vitrioli

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Diego Vitrioli

Data di nascita: 20. Maggio 1818
Data di morte: 20. Maggio 1898

Diego Vitrioli è stato un poeta e latinista italiano.


„AL. [... ] Non però di meno t’ammonisco di camminare a pian passo, lemme lemme, come gli anitroccoli, e conforme a l'andamento delle vergini Canefore; le quali nella sacra pompa di Cerere Eleusina portavano i cofanetti: e ciò perché tu sembri più dotto. Per tal guisa tu pure, spasseggiando per lo lungo del foro, sarai mostrato a dito come chiarissimo. Innumerabili sono oggidì, più che di maggio foglie, gl'italiani chiari e chiarissimi; sì che in tanta chiaritudine l'Italia non ha più disagio di lume; nè più un nuviletto abbuja l’emisperio nostro.
As. Ah, ah vo' torcere il niffolo! Vedrai piuttosto svolazzar nottole di meriggio; sendo questi uomiciattoli ignoti financo a coloro, che vedonsi all'uscio, e più oscuri del comignolo fuligginoso della cucina. A tal condotta è oggidì l'Italia, che pur i majali, i becchi, il ghiro, i lumaconi, il gattomammone vengon chiamati chiarissimi. O tempi! (Da Dialogo Secondo, Delle lettere latine, p. 54)“

„AS. [... ] corso a più non posso lo scientifico aringo; pien di filosofia lo stefano e la trippa, indottrinato nelle arti di pace e di guerra, farà la prima entrata nella biblioteca, che il buon papà gli mise in concio. È dessa di gran levata; perché si correda di palinsesti e codici membranacei e cartacei più che quella di Montecassino. Eccone il catalogo: I fatti di Bertoldo e Bertoldino, Modo d'usare l'olio di fegato di merluzzo, La cucina casereccia di mastro Presciutto, Capitoli della compagnia della lesina, Michele Zezza le zeppole; Metodo d'imparare la lingua francese in 32 ore, Le Bon Ton journal de modes chez Hèloise Leloir.
Ma non siamo ancora all'insalata: or viene il forte! [... ] (da Dialogo I, Sopra l'educazione dei fanciulli, p. 24)“


„POL. Come domine? sbuffo di sdegno. O ragazzuoli corrieri, velocipidi!
AS. Non miri tu, come in questo novel metodo velocecamminante scrivano i giovani in pochi dì ponderosi volumi sulle ruine di Palmira, sui vasi Etruschi, sopra i clisteri adoperati da Asclepiade, sopra la grande e piccola Grecia, sopra i Bruzii, i Lucani, i Cotti ed i Sicambri, gl'imperii de’ Parti e dei Seleucidi, la parrucca di Creusa, i braghettoni di Sardanapalo, la spada di Pirgopolinice tagliaricotte. [... ] (da Dialogo I, Sopra l'educazione dei fanciulli, p. 20)“

„PONT. Orecchioni da Mida! pur dai monumenti alla immortalità consecrati deste lo sbalzo con incomportabile ribalderia a la favella dei Quiriti? Sì forte vi scotta, bigherai?
AS. Per appuntissimo: un italico plebiscito l'ha strabalzata in Arabia ed in Turchia. Olà, italiani; or è d’uopo sbevazzare e trincar del migliore: or è d'uopo far la fiorita nelle vie; e con salti e scambietti dimostrare la pubblica allegria. Poiché il latino già fece il tombolo, non più Italia vivrà in servaggio; ma incappellata del Frigio berretto, splenderà di maggior lume, come luna in quintadecima. (da Dialogo Secondo, Delle lettere latine, p. 60)“

„MAN. [... ] Ma lo stuolo dei sacerdoti, ministri de’ sacrifizii, estima e cole la lingua interprete della religione: n’è vero?
AS. Così a fuggi, fuggi: e dove rinverremo noi un Colangelo vescovo Stabiense e Preside della pubblica istruzione appo i napoletani sì benemerito dei nostri Pontaniani per libri stupendi dati alle stampe intorno alla loro accademia. [... ] In Otranto (già volge un anno) andai a visitare in casa un chiericuzzo, e vidi in un angolo della cantina giacersi bene inchiavardati i volumi grandeggianti dei PP. Maurini, astretti a far quivi eternal dormita; mentr’e’ per fame godea di torsi una satolla dei giornali l’Omnibus letterario, e l’Omnibus pittoresco. N’eran pieni il portoncino, la scala, la stanza da letto, la stanza da pranzo, la cucinuzza; e financo quattro numeri del fogliaccio stavansi presso uno sciugatojo sul cariello o coperchio del pitale! (da Dialogo Secondo, Delle lettere latine, pp.36-38)“

„FR. GR. Davvero? la è ben ricotta ed invietita questa canzone.
CAS. Il ben pubblico... e chi il ritarda? la romana favella? Anzi, se l'Italia a ragion si gloria di bei trovati, codesto vanto non oltrepassa l'epoca del Volta e del Galvani; quando, cioè, non ancor cominciavano a dar piega queste arti sopraffine. Da indi in qua niuna memorabile invenzione fessi da noi nelle naturali discipline. Se nei fisici sperimenti v’ha di che superbire, devesi all'Anglia, a la Gallia, a la Germania; dove la filologia è in onoranza; dove tuttodì si dan fuora tante classiche edizioni; ove dotti peregrinanti imprendono faticosissimi viaggi oltre lo stremo di Libia; onde trarre dall'imo le greche e latine anticaglie: dove infine non v'ha frammento o parolinetta di scrittor vetusto, che ricerca non siesi, e con varî commenti chiarita. (da Dialogo I, Sopra l'educazione dei fanciulli, pp. 14,16)“

„deh Scilla, indrizza | al segno il ferro, ch'io palleggio! Avrai | del pesce anciso le adipose spoglie | e 'l rostro penderà dal tuo sacello. | Cariddi, e tu trascorri: io pur di bende | le tue are precinsi, e te solìa | propiziar con piccioletta acerra, | e dèsta sempremai lampa t'accensi. | Sì parla ritto sulla poppa e il ferro | a piombo avventa, e ne trapassa il pesce. | Cade il tridente, ma impigliato al fianco | attiensi del legnetto: in mezzo l'onde | si dimena lo Xiphia, e invan del corpo | di sferrar l'alta lancia s'affatica: | sta la punta mortal nel corpo infissa! | Scelti garzoni a la morente belva | vanno i lacci allentando: ella tuttora | qua e là discorre coi lentati lacci; | e fra la dubbia speme i fuggitivi | spirti richiama, e in su lo stremo istante | tuttor le ciurme ostili ella minaccia: | finché dal corso stanca ed a gran pena | il piagoso pel mar dosso traendo, | sosta, e col sangue anco la vita esala. (Megali del Giudice, p. 15)“

„s'ode tuonar di balza in balza: | Salve, Scilla divina, ecco t'inaugura | Meronte vincitor questo trofeo. (Megali del Giudice, p. 22)“


„Al venir de la Dea, Zeffiro i vanni | agitando, precorre, e il suo susurro | molce il mar che si spiana: ecco già 'l fiotto | mille vapori estolle: ecco già ferve | il laverìo: un vitreo vel si stende | tra le italiche prode e le sicane. | Ve', ve' sul crespo mar quante parvenze! | Templi, castella, archi, palagi, e alfine | tutta in alto ondeggiar vedesi Zancle. | Guarda ognun le confuse aëree tinte | e i prati e il lido, che la spuma innalba, | ed invece d'un legno e d'un sol pesce | ben cento pesci, e cento legni ammira. (Megali del Giudice, p. 16)“

„.......... O Saffo, | novella diva a' dii de l'etra aggiunta. | Qual giovinetto, che di carmi è vago, | o che Amor tange e volve, non disìa | su quell'erta montar, cagion di lai? | Chi fior non versa ad ambe mani, e quivi | non impreca a Faòn, core di smalto? | Da l'epiciclo suo spesso, aggiogando | i passeri gemelli a l'aurea biga, | a te scendea Ciprigna, ed oggi il fato | sul pian ti niega di Metimna un sasso, | su cui versando il peregrin qualcuna | goccioletta di pianto, a te ridica: | Saffo carina, addio per sempre, addio. (Megali del Giudice, pp. 21-22)“

„FR. Or comprendo, perché le Ombre degl'italiani, che da le funeree fiamme del rogo passano a traghettar l'Acheronte, qua vengano sovente con un gonfio di carte sotto le ascelle. Càppita! son queste le storiettine d'amore, le Milesie novelluzze messe in istampa co’ tipi Elzeviriani, con pulita tonditura di coverte. Del resto, temendo Plutone, non fusse da quella pioggia di libercoli, che veniva giù a secchie, allagato d'ogni banda lo stesso Averno, sendovi gran caro di stabbio, gli fè tutti mazzerare in sucida fanghiglia. (da Dialogo I, Sopra l'educazione dei fanciulli, p. 14)“

„Scilla, gioia del mar, presente nume! | Per te i nostri garzoni la paventosa | osano provocar bieca Cariddi | ed in mare a le belve tener fronte. | Vienne oramai, i liquidi cristalli | abbandonando, e non spregiar de' nauti | le notturne gazzarre e l'orgie liete. | Già tutto a festa il tempio tuo s'infonda, | e fiammelle vedrai su l'erta splendere | chiostra de' monti, e 'l pelaghetto immobile | riscintillare a le corrusche fiaccole. | Quattro schiette fanciulle in bianca gonna | te innanzi l'ara propizieran cantando, | ed altrettante a suon di frigi calami | a tempo danzeranno a l'ara innante. (Megali del Giudice, p. 22)“