Frasi di Erri De Luca

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Erri De Luca

Data di nascita: 20. Maggio 1950

Enrico De Luca, detto Erri , è un giornalista, scrittore e poeta italiano.

Frasi Erri De Luca

„N[ives]: Qua devi pensare solo alla montagna e a te, non devi portare pesi oltre quello dello zaino e il tuo. Questo è un posto che pretende tutto [... ] Se questa salita, ora e adesso, non è la sola cosa che t'importa, non ce la puoi fare. Questo è un posto insaziabile, vuole tutto e spesso neanche basta. (p. 106)“

„E[rri]: A valle, nelle città, le parole sono aria viziata, escono dalla bocca straparlate, non portano conseguenze. [... ] Quassù [in alta montagna] ce le teniamo in bocca, costano energia e calore, usiamo le necessarie, e quello che diciamo poi facciamo. Quassù le parole stanno in pari con i fatti, fanno coppia. (p. 93)“


„E[rri]: In montagna durante un temporale penso che sia la terra a chiedere la scarica di un fulmine. [... ] In montagna la terra si spalanca alla pioggia, alla grandine, alla neve, le montagne applaudono i fulmini con scariche di sassi. I ghiaioni che stanno alla base delle Dolomiti sono un mare di applausi, di roccia spellata, bianca confetto, un calcare da nozze. (p. 24)“

„E[rri]: Non ho mai piantato un chiodo in montagna. Non mi sento autorizzato, sono uno di fuori, di passaggio. Mettere un chiodo è un atto di possesso, bisogna appartenere al luogo per sentirsi autorizzato. [... ] Trovare nella vasta parete esattamente il punto attraversato dai pionieri, stare nella stretta scia di una scalata che fu ai tempi primizia, ecco, a me piace ripetere, in montagna, non inaugurare. Mi piace trovare i chiodi degli altri, non aggiungere i miei. Così fa pure la mia scrittura che va a ricalcare pezzi di vita svolta, senza inventarla nuova. (pp. 59-60)“

„N[ives]: L'alpinismo di alta quota è ancora maschile. Quando qualcuna di noi [donne] riuscirà a ripetere il circuito degli ottomila avremo tolto al genere maschile l'ultimo club privato. Da quel momento l'alpinismo sarà diverso come lo è stato il giorno in cui il primo sherpa scalò l'Everest con Hillary. Non dico che sto scalando gli ottomila in nome delle donne. Scalo per me, per la mia fame di montagne. Sono solo un'alpinista, però con l'apostrofo [... ] Quell'apostrofo è la mia bandierina di donna che faccio sventolare lassù. Quando arrivo in cima [... ] io so di provare qualcosa che nessun maschio può. [... ] Lassù io sono la montagna, sono Nives la pietra, Nives la neve, sono madre natura che visita l'ultimo gradino sotto il cielo. [... ] Lassù so che il mondo è di genere femminile, è forza, luce, aria. Perciò sono l'apostrofo davanti al nome di alpinista. Per i maschi una cima è un desiderio esaudito, per me è il punto di congiunzione con tutto il femminile di natura. (pp. 91-92)“

„N[ives]: Il dovere di aiutarsi ha la precedenza. Nessun traguardo vale, se hai lasciato dietro di te un alpinista in difficoltà. [... ] Non esiste una legge in alta montagna, siamo tutti fuorilegge e ci inventiamo delle regole. [... ] Puoi avere stabilito che nessuno aiuta nessuno e ognuno fa per sé, ma poi c'è una vita appesa là sopra e allora si va a salvarla, almeno a provarci. L'alpinismo d'alta quota è già duro di suo, senza che ci mettiamo pure noi a farlo più duro. (pp. 47-48)“

„N[ives]: [Sul rapporto con il marito Romano Benet] L'amore portato qua sopra, l'amore esposto a queste forze furiose di natura, l'amore da trascurare per poi ritrovarlo al suo posto [... ] è la cosa che ho in più rispetto alle scalatrici che in questi anni hanno tentato e tentano come me di toccare le maggiori altezze del pianeta. L'amore nostro è la forza che mi ricarica per semplice contatto, che spinge ancora quando non ho più fiato, perché so che c'è lui con me là sopra, e così continuo. L'amore nostro è il mio combustibile, un'energia pulita. Se mi riuscirà di completare il giro dei quattordici ottomila, sarà per questo amore. Altre prima di me sono cadute sulle stesse montagne, desiderate con più forza della vita stessa. Io non sono migliore, più brava di loro, però ho Romano con me, ho l'amore, non l'ho lasciato a casa ad aspettarmi, a logorarsi d'ansia. Quassù ho con me la famiglia, sono una lumaca che va con il suo guscio. Questa nostra formazione annodata mi fa credere di poter riuscire. Lui ce la farebbe anche da solo, ma in due, con me, per lui è più bello, più goduto. Pure per me è così, però con la certezza che senza di lui mi mancherebbe la volontà, più che la forza. [... ] Però così come siamo forti, siamo fragili il doppio. Senza uno di noi, l'altro non può. Noi siamo quest'impresa in comune di scalare, non possiamo accettare altro formato. Non è un patto, non l'abbiamo scritto e nemmeno detto. È così. Esistono cose semplici e dure che non serve dirsi. (pp. 55-56)“

„E[rri]: Quassù [in alta montagna] ritrovo l'aria, l'ispiro così forte che finalmente so cos'è l'ispirazione per un artista. È aria venuta da lontano, respirata prima da alberi e da generazioni [... ] Quassù l'ispirazione entra nel naso e la mucosa fiuta la storia dell'aria, i suoi viaggi. (p. 94)“


„E[rri]: È l'abisso d'aria intorno ai fianchi, a sollevare le montagne. Si sono fatte un posto in cielo spinte dal fondo della terra. Esiste in natura una forza di sollevamento, una continua lotta contro la legge di gravità. (p. 100)“

„E[rri]: Ho scritto i libri che [mio padre] non ha scritto, ho scalato le montagne che avrebbe voluto. Sono suo figlio perché ho ereditato i suoi desideri. Non si eredita il granaio, la casa, ma la penuria, il compito lasciato, la provvista mancata. (p. 103)“

„Mauro Corona è un uomo leale, scala montagne in stile pulito, scolpisce legno seguendo la vena e la luna, scrive libri e storie di persone vere e perciò rare. (citato in Mauro Corona, Nel legno e nella pietra, Mondadori)“

„N[ives]: [Sul rapporto con il marito Romano Benet] Noi due ce ne andiamo a scalare le montagne più alte della terra non solo per passione alpinistica, ma per amore, perché ci si ama, si è in due, si va a portare lassù la nostra prova di coppia. Non rischiamo solo un pezzo di vita, ma pure la felicità. [... ] Siamo un laboratorio dell'amore ad alta quota. Ce lo giochiamo a testa e croce e alla fine riusciamo a girarlo dalla parte giusta. Ma lo lanciamo in aria molte volte, molte volte lo buttiamo via e poi lo riacciuffiamo. [... ] Non è un gioco, il nostro amore quassù, ce lo portiamo dietro e dà coraggio oppure fa paura quando il passo si stacca, Romano va al suo ritmo impossibile e si punta alla cima separati, con due solitudini. Poi lassù si ricongiunge, si riannoda con una forza spaventosa. (p. 51)“


„N[ives]: Ho ancora una voglia da ragazzina alle prime escursioni. Non smetterò finché avrò salute per andare. Ho la mia squadra, Romano [Benet] e Luca [Vuerich], con loro posso continuare senza fine. Ci sono quattordici montagne sopra gli ottomila metri? Non mi bastano. Nessuna donna finora è riuscita a completare il circuito? Non sono una collezionista e comunque pure se toccasse a me di chiudere per prima la serie non mi fermerei lì, cercherei altre montagne, altri versanti. (p. 28)“

„N[ives]: Sei sempre uno sputo nell'oceano e devi affidarti alla sua immensità. [... ] Più mi affido più sono leggera, e penso: eccomi, sono qui, esposta a cielo, vento, spalmata sulla superficie immensa, le appartengo, sono una sua briciola fornita di intenzione. Così mi sento accolta. È strano ma è così per me in montagna, più sono indifesa più acquisto fiducia. [... ] Sei all'aperto che più aperto non si può e allora devi essere aperta, lieta, commossa della fortuna di trovarti lì [... ] Se ho uno stato di grazia in alta quota è perché sono un "grazie" che cammina. (p. 35)“

„E[rri]: La montagna è per me un luogo deserto dove si vede il mondo com'era senza di noi e come sarà dopo. Quassù in Himalaia mancano pure gli animali, non vola un'ala in aria, non c'è un'orma sulla neve. Ci vengo perché qui si approfondisce il sentimento di essere estraneo, un intruso del mondo. (p. 60)“

„E[rri]: La montagna non è un mostro che uccide [... ] Le valanghe che non ha potuto trattenere, le scariche di sassi che sono saltate di sotto: c'è un dolore della montagna, e un suo risarcimento che aiuta altri alpinisti. Ognuno di noi ha avuto nelle scalate esperienza di fortuna: è più precisamente una sua premura, una protezione riuscita. [... ] Le vite perdute su di lei sono una sua ferita e vengono rimborsate con salvezze offerte ad altri. Tutti i successi alpinistici provengono da un lasciapassare. (p. 56)“

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