Frasi di Fabrizio De André

Fabrizio Cristiano De André è stato un cantautore italiano.

Considerato da parte della critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, viene spesso soprannominato anche con l'appellativo "Faber", datogli dall'amico d'infanzia Paolo Villaggio in riferimento alla sua ... Più

Così fu quell'amore dal mancato finale | così splendido e vero da potervi ingannare. (da Dolcenera, n.° 4)
Fabrizio De André


E poi se la gente sa, | e la gente lo sa che sai suonare, | suonare ti tocca | per tutta la vita | e ti piace lasciarti ascoltare. (da Il suonatore Jones, n.° 9)
Fabrizio De André


Non aver casa vuol dire avere la cultura della strada, per capire il cielo e le nuvole, per conoscere le erbe e i frutti, per guidare il carretto o la macchina, per farsi obbedire dal cavallo ed evitare i poliziotti. Scrivere comporta tempo, anche per le chiacchiere di un concerto. Ma è meglio non scrivere una frase intera piuttosto che togliere una sola parola che dia il senso a una frase.
Fabrizio De André


È una reazione frequente tra i drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. Io mi compiacevo di bere, anche perché grazie all'alcool la fantasia viaggiava sbrigliatissima. (citato in Come un'anomalia, pp. 59-60)
Fabrizio De André


Dormi sepolto in un campo di grano | non è la rosa non è il tulipano | che ti fan veglia dall'ombra dei fossi | ma sono mille papaveri rossi. (da La guerra di Piero, n.° 9)
Fabrizio De André


Ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso | ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso. (da Se ti tagliassero a pezzetti, n.° 7)
Fabrizio De André


Che ci fanno queste figlie | a ricamare e cucire | queste macchie di lutto | rinunciate all'amore. | Fra di loro si nasconde | una speranza smarrita | che il nemico la vuole | che la vuol restituita. (da Disamistade, n.° 6)
Fabrizio De André


Si accontenta di cause leggere | la guerra del cuore. (da Disamistade, n.° 6)
Fabrizio De André


Non sei cattivo [Cristiano De André], sei proprio scemo! (da Un talento perseguitato dalla fama del padre, Corriere della sera, 10 luglio 2006)
Fabrizio De André


È molto più difficile essere capiti facendo del bene che del male.
Fabrizio De André


Quei giorni perduti a rincorrere il vento, | a chiederci un bacio e volerne altri cento. (da Amore che vieni, amore che vai, n.° 2)
Fabrizio De André


Lei sa che ogni letto di sposa | è fatto di ortica e mimosa. (da La canzone di Barbara, n.° 5)
Fabrizio De André


Impiccheranno Geordie con una corda d'oro, | è un privilegio raro. | Rubò sei cervi nel parco del re | vendendoli per denaro. (da Geordie, 1966)
Fabrizio De André


Chissà cosa si prova a liberare | la fiducia nelle proprie tentazioni, | allontanare gli intrusi | dalle nostre emozioni, | allontanarli in tempo | e prima di trovarti solo | con la paura di non tornare al lavoro. (da La bomba in testa, n.° 3)
Fabrizio De André


E mentre marciavi con l'anima in spalle | vedesti un uomo in fondo alla valle | che aveva il tuo stesso identico umore | ma la divisa di un altro colore. (da La guerra di Piero, n.° 9)
Fabrizio De André


E mentre il grano ti stava a sentire | dentro alle mani stringevi il fucile, | dentro alla bocca stringevi parole | troppo gelate per sciogliersi al sole. (da La guerra di Piero, n.° 9)
Fabrizio De André


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Circa l'autore - Fabrizio De André

Fabrizio De André foto

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Data di nascita: 18. Febbraio 1940
Data di morte: 11. Gennaio 1999

Fabrizio Cristiano De André è stato un cantautore italiano.

Considerato da parte della critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, viene spesso soprannominato anche con l'appellativo "Faber", datogli dall'amico d'infanzia Paolo Villaggio in riferimento alla sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell .

In quasi quarant'anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli, prostitute, e sono considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie, tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta, venendo elogiate anche da grandi nomi della poesia come Mario Luzi.

Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente hanno valorizzato la lingua ligure. Ha affrontato, inoltre, in misura minore e differente, altri idiomi come il gallurese e il napoletano.

Durante la sua carriera ha collaborato con personalità della cultura e importanti artisti della scena musicale, tra cui Nicola Piovani, Ivano Fossati, Mauro Pagani, Massimo Bubola, Álvaro Mutis, Fernanda Pivano e Francesco De Gregori.

La popolarità e l'alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole, dopo l'improvvisa scomparsa.

Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco è uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. È l'artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco.

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