Frasi di Guido Cavalcanti

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Guido Cavalcanti

Data di nascita: 1258
Data di morte: 29. Agosto 1300

Guido Cavalcanti è stato un poeta italiano del Duecento.


„Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira, | che fa tremar di chiaritate l'âre | e mena seco Amor, sì che parlare | null'omo pote, ma ciascun sospira? (da Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira)“

„In un boschetto trovai pastorella | come la stella bella, al mio parere || Capelli avea biondetti e ricciutelli | e gli occhi pien d'amor, cera rosata; | con sua verghetta pasturava agnelli, | e, scalza, di rugiada era bagnata; | cantava come fosse innamorata, | era adornata di tutto piacere. (da La pastorella; citato in Versi e Metri italiani)“


„Perch'i' no' spero di tornar giammai, | Ballatetta, in Toscana, | Va' tu leggera e piana, | Dritt'a la donna mia, | Che per sua cortesia | Tifarà molto onore. (da La ballata dell'esilio; citato in La dolce stagione)“

„Biltà di donna e di saccente core | e cavalieri armati che sien genti; | cantar d'augilli e ragionar d'amore; | adorni legni 'n mar forte correnti; (da Biltà di donna e di saccente core)“

„Fresca rosa novella, | piacente primavera, | per prata e per rivera | gaiamente cantando, | vostro fin presio mando – a la verdura. (da Fresca rosa novella)“

„Tu voce sbigottita e deboletta, | Ch'esci piangendo de lo cor dolente, | Coll'anima e con questa ballatetta | Va ragionando de la strutta mente. (da La ballata dell'esilio; citato in La dolce stagione)“

„Avete 'n vo' li fior' e la verdura | e ciò che luce od è bello a vedere; | risplende più che sol vostra figura: | chi vo' non vede, ma' non po' valere. (da Avete 'n vo' li fior' e la verdura)“

„Li mie' foll' occhi, che prima guardaro | vostra figura piena di valore, | fuor quei che di voi, donna, m'acusaro | nel fero loco ove ten corte Amore, (da Li mie' foll' occhi, che prima guardaro)“

„Senza dolersi mai della vita che l'abbandona, fa solamente sentire la consunzione di tutte le forze vitali; e non altra sollecitudine se non se che l'anima venga pietosamente raccolta dalla sua donna. Quei tanti ritornelli di parole e di idee ripetute danno qui non so che grazia mista al patetico, che si sente ma non si descrive. Evvi anche lo artificio del chiaroscuro nei versi brevi che scorrono rapidi, dopo di essere stati preceduti dall'armonia lenta e grave degli endecasillabi. (Ugo Foscolo, su La ballata dell'esilio)“