Frasi di Umberto Artioli

Umberto Artioli foto

2   0

Umberto Artioli

Data di nascita: 19. Agosto 1939
Data di morte: 15. Luglio 2004

Umberto Artioli è stato uno storico e critico teatrale italiano.

È stato ordinario di storia del teatro e dello spettacolo presso l'Università di Padova.

Nel 1964, assieme a Fernando Trebbi, Francesco Bartoli e Gino Baratta ha fondato a Mantova la rivista d'avanguardia Il portico. Nello stesso anno, ha iniziato a lavorare a Padova al fianco di Flores D'Arcais e Calendoli.

Nel 1986 diventa ordinario di teatro e spettacolo presso la facoltà di magistero a Padova, per poi passare a lettere nella stagione 1996/1997.

Ha pubblicato saggi su Carmelo Bene , Antonin Artaud, Luigi Pirandello e Gabriele d'Annunzio. Nel saggio del 1989 L'officina segreta di Pirandello presenta la tesi critica, destinata ad avere una certa risonanza soprattutto fra i critici letterari, di un tardo Pirandello mistico-magico "riattivatore di icone" e di archetipi cosmici, radicalmente diverso da quello umoristico e dialettico della prima fase.

Nel 1996 riceve il premio “Silvio D'Amico” per lo studio su D'Annunzio, Il combattimento invisibile. D'Annunzio tra romanzo e teatro. Nel 1999 promuove la nascita del centro "Mantova capitale europea dello spettacolo" , allo scopo di studiare l'attività spettacolare patrocinata dai Gonzaga, riservando particolare attenzione alla Commedia dell'arte. Nello stesso 1999 insieme a Siro Ferrone ha fondato il premio "Arlecchino d'oro", premio che gli è stato conferito alla memoria nel 2005 dopo l'improvvisa scomparsa nel luglio dell'anno precedente.


„Il teatro di Bene è grande in quanto mostra l'indicibile attraverso il detto. Non potendolo proferire, il che equivarrebbe a tradurlo nei modi troppo umani dell'espressione, ne fa brillare l'epifania silenziosa dis-dicendo il flusso dell'oralità. (da Al di là della lingua degli angeli, in Carmelo Bene, Il teatro senza spettacolo, Venezia, Marsilio, 1990; citato in Carmelo Bene, Opere, con l'Autografia d'un ritratto, p. 1496)“

„Non abitare in nessun luogo, fabbricare il deserto, sparire come creatura; la vertigine dissociatoria che caratterizza la scena di Bene è l'equivalente della notte oscura dei mistici, la notte in cui ci si affida inermi al fascinans e al tremendum dell'esperienza interiore. (da Morire di teatro per l'increato, in AA. VV., La ricerca impossibile; citato in Carmelo Bene, Opere, con l'Autografia d'un ritratto, p. 1500)“