Frasi su abituale

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Michail Bulgakov 43
scrittore e drammaturgo russo 1891 – 1940
„L'insulto è la ricompensa abituale di un lavoro ben fatto. (1994)“

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José Saramago 208
scrittore, critico letterario e poeta portoghese 1922 – 2010
„Trovarsi d'accordo non sempre significa condividere una ragione, la cosa più abituale è che un gruppo di persone si riuniscano all'ombra di un'opinione come se fosse un parapioggia. (da L'uomo duplicato)“


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Giovanni Papini 80
scrittore, poeta e aforista italiano 1881 – 1956
„Un uomo verrà certamente, fra molti anni, in una calma sera d'estate, a chiedermi come si può vivere una vita straordinaria. Ed io gli risponderò certamente con queste parole: Rendendo abituali le azioni e le sensazioni straordinarie e facendo rare le sensazioni e le azioni ordinarie. (da Il tragico quotidiano)“

Giuseppe Giannini 3
medico e saggista italiano 1774 – 1818
„Il freddo è la causa rimota della gotta. S'egli lo è di altre morbose affezioni, ed in ispecie delle intermittenti, delle reumatiche, del tetano, noi abbiam veduto quali particolari circostanze determinino questo effetto sia relative alla intensità del freddo, sia alla predisposizione degli individui. Il freddo produce la gotta per la di lui azione annua e quasi perpetua sulle parti in cui risiede la malattia, e per la particolare struttura od ufficio di queste parti. [... ] La gotta sarà dunque malattia di quegli individui in cui il freddo avrà siffattamente agito sulle articolazioni degli arti da indurvi un grado notabile, e abituale, di atonia. Tuttavia, per la special natura di questa atonia, e pel modo con cui il freddo ha qui potuto produrla non sarà essa immediatamente e necessariamente seguita dalla gotta; e questa potrà tardare a svilupparsi. (pp. 272-273)“

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Neal D. Barnard 44
medico statunitense 1953
„Un uomo esce dalla clinica dove si è appena sottoposto a una colonscopia di controllo. «Il dottore dice che sono a posto», confida alla moglie che lo aspetta in macchina. «Per i prossimi cinque anni non c'è bisogno che mi faccia più controllare». «Fantastico! Hai sentito male?». «Be', ecco...», balbetta. «A dir la verità non ricordo, non mi ricordo niente. Strano... è come se non l'avessi fatta». Il motivo di tutto ciò è che il medico gli ha somministrato un farmaco in grado di cancellare ogni ricordo di questo evento. Si chiama midazolam [... ]: è infatti un farmaco di routine per piccole operazioni chirurgiche. Poco importa se la colonscopia sia andata liscia come l'olio o se sia stata insostenibilmente dolorosa. In teoria, il gruppo di medici avrebbe potuto anche saltare sul tavolo operatorio per cantare una canzonaccia da osteria, tanto il paziente, seppur sveglio, non si sarebbe ricordato nulla. E anche se i pazienti potrebbero avere da ridire su di un farmaco che cancella pezzi di memoria, questa pratica è abituale come quella di lavarsi le mani. Una volta ho chiesto a un'infermiera come mai usassero sistematicamente il midazolam per le colonscopie. «Così i pazienti ritornano a farsi controllare», rispose. Se si ricordassero tutti i dettagli dell'esame, compresi quelli più dolorosi e umilianti, sarebbero molto meno contenti di ripeterla. (p. 146)“

„Possedeva ciò che sul trono vale più della bellezza perfetta, il contegno di una regina di Francia, anche nei momenti in cui più cercava di sembrare soltanto una bella donna. Aveva degli occhi non belli, ma capaci di assumere qualunque espressione, e la benevolenza o l'avversione si dipingevano nel suo sguardo nella maniera più straordinaria; non sono del tutto sicuro che il suo naso fosse quello giusto per il suo viso. La bocca era decisamente sgradevole, il labbro spesso, prominente e talvolta cadente è stato citato come tratto nobile e distintivo della sua fisionomia, ma sarebbe potuto servire solo per rappresentare la collera e l'indignazione, e non era questa l'espressione abituale della sua bellezza; la sua pelle era stupenda, come pure le spalle e il collo; il petto era un po' troppo piatto, e il busto avrebbe potuto essere più elegante; mani e braccia così belle non ne ho più riviste. Aveva due andature, una decisa, un po' frettolosa, l'altra più morbida e più ondeggiante, direi quasi carezzevole, anche se non permetteva di dimenticare il rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, riuscendo a salutare dieci persone con un solo inchino e dando, con la testa e con lo sguardo, a ciascuno ciò che gli era dovuto. In poche parole, se non mi sbaglio, come alle altre donne si offre una sedia, si sarebbe quasi sempre voluto avvicinarle un trono. (Conte di Tilly)“

„Cosa mai avrebbe potuto apprendere Jen sul proprio conto, avendo come paragone quelle creature così totalmente diverse, tanto più grandi di lui, e almeno cento volte più pesanti? Tutto quello che lui imparava – ed era molto – glielo insegnavano sotto forma di regole. Non potevano fare degli esempi, non solo a causa della loro differenza fisica, ma anche perché tutta la loro sapienza era fatta di concetti. Tutto quanto avveniva e veniva appreso era istantaneamente tradotto in idea dagli urRu, idea che andava ad unirsi alle altre accumulatesi lungo gli eoni come la polvere sui loro mantelli. Le spirali e le rune incise nell'epidermide delle loro teste erano incisioni di pensiero codificato che rappresentavano un'interpretazione simbolica di tutto il passato di ogni urRu, da cui, in qualunque momento, chi avesse saputo interpretare sistematicamente quei segni, sarebbe stato in grado di leggere il futuro. L'abituale tristezza delle loro espressioni, e la marcata lentezza delle loro voci basse e sonore erano la caratteristica delle loro nature cerebrali. Chiunque avesse incontrato un urRu, poteva sulle prime pensare che fossero oppressi da un senso collettivo di colpa tanta era la mancanza di spontaneità del loro modo di fare.“

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Carlo Emilio Gadda 53
scrittore italiano 1893 – 1973
„Gentilissima Signora, al solito si è venuto accumulando in me, dopo le sue amichevoli, fraterne lettere, il nembo dei rimorsi, sospinto dalla bufera ciclonica della vergogna. [... ] Ho verso di Lei rimorsi infiniti; il senso d'una inciviltà che non mi è abituale, e che si spiega solo con quel corso di oscure angosce e di traumi che neppure avvertiamo, quasi, ma che ci privano d'una persuasione necessaria a compiere gli atti più sostanziali. Vivacchiamo così tra noie ed espedienti, respingendo la verità e la necessità. Perché? Non sono passati forse degli anni senza una pagina? E perché, se la pagina è la cosa più urgente, più mia? Perché andavo ad ogni inezia, a pagar la tassa, a ordinare il vestito, a far risuolare le scarpe, trascurando il «compito» l'unico e il più gradito? Se anche angoscioso. (Milano, 27 giugno 1938)“


Ugo Spirito 6
filosofo italiano 1896 – 1979
„Basta seguire le manifestazioni abituali della classe dirigente, le espressioni oratorie degli uomini più rappresentativi, gli appelli delle massime autorità costituite, per accorgersi della vacuità delle loro parole e della freddezza della loro anima. C'è ancora chi è capace di una fede massiccia nei valori ai quali è stato educato, ma i più sono già lontani da essi e continuano a esaltarli per incapacità di comunque sostituirli. Allora l'iato che divide le generazioni non è attenuato neppure dalla stima e dall'affetto per chi crede sul serio; e il distacco dei giovani si concreta in un giudizio di esplicita condanna. (da La protesta dei giovani, p. 85)“

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Costanzo Preve 55
filosofo e saggista italiano 1943 – 2013
„Ho deciso di non nascondere mai le mie personali opinioni sotto l'abituale travestimento retorico della cosiddetta "oggettività" o della semplice esposizione neutrale delle opinioni e delle diverse posizioni storiche e filosofiche. (p. 2)“

Alexandre de Tilly 2
1764 – 1816
„Possedeva ciò che sul trono vale più della bellezza perfetta, il contegno di una regina di Francia, anche nei momenti in cui più cercava di sembrare soltanto una bella donna. Aveva degli occhi non belli, ma capaci di assumere qualunque espressione, e la benevolenza o l'avversione si dipingevano nel suo sguardo nella maniera più straordinaria; non sono del tutto sicuro che il suo naso fosse quello giusto per il suo viso. La bocca era decisamente sgradevole, il labbro spesso, prominente e talvolta cadente è stato citato come tratto nobile e distintivo della sua fisionomia, ma sarebbe potuto servire solo per rappresentare la collera e l'indignazione, e non era questa l'espressione abituale della sua bellezza; la sua pelle era stupenda, come pure le spalle e il collo; il petto era un po' troppo piatto, e il busto avrebbe potuto essere più elegante; mani e braccia così belle non ne ho più riviste. Aveva due andature, una decisa, un po' frettolosa, l'altra più morbida e più ondeggiante, direi quasi carezzevole, anche se non permetteva di dimenticare il rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, riuscendo a salutare dieci persone con un solo inchino e dando, con la testa e con lo sguardo, a ciascuno ciò che gli era dovuto. In poche parole, se non mi sbaglio, come alle altre donne si offre una sedia, si sarebbe quasi sempre voluto avvicinarle un trono. (citato in Amanti e regine: il potere delle donne, p. 360)“

Werner Haftmann 1
storico dell'arte tedesco 1912 – 1999
„Non ebbe mai un atelier nel senso pomposo del termine. Viveva e lavorava in una camera di media grandezza, una finestra della quale dava su un piccolo cortile ricoperto di verde [... ]. Qui si trovava anche la sua brandina, un vecchio scrittoio e il tavolo da disegno, una specie di libreria, il cavalletto e poi tutt'intorno su stretti scaffali l'arsenale, in attesa discreta, delle semplici cose che noi tutti conosciamo attraverso le sue nature morte: bottiglie, recipienti, vasi, brocche, utensili da cucina, scatole. Le aveva scovate chissà dove, per lo più da rigattieri, si era innamorato di ciascuna di esse, le aveva portate a casa una ad una, per poi disporre in fila questi trovatelli quali suoi compagni di stanza, in via sperimentale e con grandi speranze. Qui si trovavano dunque i suoi modelli veri e propri: le "cose" nel loro isolamento silenzioso, gli interlocutori del suo incessante dialogo. [... ] Quanto più essi diventavano parte del suo mondo abituale, dimostrando il proprio diritto di cittadinanza attraverso un crescente strato di polvere, tanto più gli stavano a cuore. Tutto ciò sembrava molto ordinato in modo piuttosto piccolo-borghese, relativamente ordinato; infatti attorno, davanti e dietro al cavalletto vi era abbastanza spesso una traccia evidente di inquietudine e di caos. Là si trovava una consolle a tre ripiani. Nel settore più basso, che poteva comprendere anche il pavimento, giaceva una confusione di quegli oggetti che l'avevano colpito a un primo esame ma che poi gli si erano dimostrati insufficienti per un discorso prolungato. Al piano di sopra si trovavano oggetti come comparse in attesa di una ancor possibile entrata in scena. Ma la scena, sulla quale comparivano i protagonisti scelti come interlocutori di un lungo dialogo, si trovava nell'ultimo ripiano, situato pressoché all'altezza degli occhi. Lì si trovavano queste cose scelte in tutta la loro imperturbabile solitudine; nelle mutevoli composizioni acquisivano una sconcertante personalità e cercavano anche di allacciare tra loro delle sottili relazioni dalle quali si costituiva pian piano, lenta-mente dalla loro prossimità, una compagine armonica. L'arrangiatore paziente era Morandi, che stava a vedere con dedizione ed ansia estreme il lento formarsi della comparsa delle cose; tutto ciò poteva durare dei giorni. [... ] E in questa comunicazione meditativa, che si faceva sempre più stretta, la distanza tra le cose e l'io contemplante era abolita [... ], sicché l'immagine infine raggiunta, la controimmagine che rispondeva al pittore, era al tempo stesso la sua autorappresentazione. Giunto a questo punto, Morandi si metteva a dipingere e trasponeva questa realtà, che egli aveva prefigurato con tanta cura, nella visualità del quadro, nella "seconda", più comprensiva realtà. Il vero e proprio atto pittorico durava spesso solo poche ore. Alcuni quadri mostrano chiaramente le tracce di una certa corsività nella pennellata. Sono segni di spontaneità, di un'estrema visione creatrice divampante come la fiamma di una candela che sprigiona l'ultimo guizzo.“


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Charles Augustin de Sainte-Beuve 5
critico letterario, scrittore e aforista francese 1804 – 1869
„In Italia, dal XIV° secolo, sotto Petrarca e Boccaccio, e, più tardi, nel XV°, nel XVI°, i poeti si riunirono ancora in circoli per metà poetici, per metà galanti, e l'uso del sonetto, questo strumento al tempo stesso così complicato e così maneggevole, vi divenne abituale. Notiamo, tuttavia che nel XIV° secolo, al tempo di Petrarca e di Boccaccio, in questa epoca di grande e seria rinascita, quando si trattava contemporaneamente di ritrovare l'antichità e di fondare il moderno avvenire letterario, lo scopo del riavvicinamento era alto, molteplice, il mezzo indispensabile, e il risultato felice, mentre nel secolo XVI° non si trattava d'altro che di una lusinghiera ricreazione del cuore e dello spirito, propizia senza dubbio allo sviluppo di certe immaginazioni tenere e malate, come quella del Tasso, ma che già rasentavano molto da vicino gli abusi delle accademie pedanti, la corruzione dei Guarini e dei Marini.“

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Alessandro Borghese 19
cuoco e conduttore televisivo italiano 1976
„Dunque è così che è iniziato lo scopo della mia vita. Nella cucina abituale e speciale dell'infanzia, colma in parte dei miei desideri che oggi grazie alla mia cocciutaggine, al mio entusiasmo e agli insegnamenti dei miei genitori si sono avverati. Un posto straordinario, non un posto come un altro della casa. Perfetto per le invenzioni, il posto giusto dove usare l'ingegno per le proprie ricette.“

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Bertrand Russell 155
filosofo, logico e matematico gallese 1872 – 1970
„Il narcisismo è, in un senso, il contrario di un abituale senso della colpa; esso consiste nell'abitudine di ammirare se stesso e di desiderare d'essere ammirato. Fino a un certo punto ciò è, naturalmente, normale, e non va deplorato; è soltanto nei suoi eccessi che quest'abitudine diventa un male grave. In molte donne, specialmente le donne della società ricca, la capacità di provare amore è completamente inaridita, e sostituita da un prepotente desiderio d'essere amate da tutti gli uomini. (cap. I; 1969, pp. 19-20)“

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Gigi Proietti 6
attore italiano 1940
„Per anni sono stato un ospite abituale di Taormina, soprattuto al Teatro Greco. Ultimamente mi muovo meno da Roma, ma quando facevo le tourneé vere e proprie, la Sicilia era una tappa immancabile. È un’isola fantastica, è banale dirlo, ma è il primo pensiero che mi viene in mente. Insieme all’estrema varietà di cibi e di vino che sa offrire.“

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