Frasi su accumulazione

La cupidigia, l'avere come orizzonte della propria vita l'arricchimento e l'accumulazione di beni o la soddisfazione di bisogni artificiali si risolve facilmente in angoscia e in nevrosi.

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Luciano Pedro Mendes de Almeida 7
arcivescovo cattolico e gesuita brasiliano 1930 – 2006

Parto da un principio semplice e indipendente da ogni analisi economica. A mio parere, la legge generale della vita richiede che in condizioni nuove un organismo produca una somma di energia maggiore di quella di cui ha bisogno per sussistere. Ne deriva che il sovrappiù di energia disponibile può essere impiegato o per la crescita o per la produzione, altrimenti viene sprecato. Nell'ambito dell'attività umana il dilemma assume questa forma: o la maggior parte delle risorse disponibili (vale a dire lavoro) vengono impiegate per fabbricare nuovi mezzi di produzione – e abbiamo l'economia capitalistica (l'accumulazione, la crescita delle ricchezze) – oppure l'eccedente viene sprecato senza cercare di aumentare il potenziale di produzione – e abbiamo l'economia di festa. Nel primo caso, il valore umano è funzione della produttività; nel secondo, si lega agli esiti più belli dell'arte, alla poesia, al pieno rigoglio della vita umana. Nel primo caso, ci si cura solo del tempo a venire, subordinando ad esso il tempo presente; nel secondo, è solo l'istante presente che conta, e la vita, almeno di quando in quando e quanto più è possibile, viene liberata da considerazioni servili che dominano un mondo consacrato alla crescita della produzione. I due sistemi di produzione non possono esistere allo stato puro; c'è sempre un minimo di compromesso. Tuttavia, l'umanità in cui viviamo si è formata sotto il primato dell'accumulazione, della consacrazione delle ricchezze all'aumento del potenziale di produzione. Le nostre concezioni morali e politiche sono ancora dominate da un principio: l'eccellenza dello sviluppo delle forze produttive. Ma se è vero che un tale principio ha incontrato negli uomini poche obiezioni, non è così nel gioco stesso dell'economia: messo alla prova, il principio dello sviluppo infinito ha mostrato che poteva portare a conseguenze imprevista […] E se l'umanità, nel suo complesso, continua a volerlo e a regolare i suoi giudizi di valore su questo desiderio, in molti si è installato il dubbio circa la validità infinita dell'operazione. Possiamo andare oltre, e porre in modo più preciso la domanda: le concezioni morali e politiche che continuano a dominare la nostra attività – vale a dire l'economia – non sono in ritardo sui fatti? Nei nostri giudizi complessivi non rifacciamo l' errore di quegli stati maggiori che si mostrano ogni volta in ritardo su una guerra? Insomma, il pensiero umano non dovrebbe seguire il rapido movimento dell'economia? Certo, non si tratterebbe di rinunciare bruscamente ai beni crescenti del globo, ma potrebbe essere arrivato il momento di riformare le nostre concezioni sull'uso delle ricchezze […] per contribuirvi, mi propongo di mostrare una serie di lavori e di saggi […] da un parte le profonde deformazioni dell'equilibrio generale che lo sviluppo attuale dell'industria ha comportato, dall'altra le prospettive di un'economa non centrate sulla crescita. Per la prima parte non ci sarà da far altro che proseguire l'analisi già avviata dalla scienza economica moderna, mentre per l'altra si tratterà di introdurre considerazioni teoriche nuove e fondare la rappresentazione generale del gioco economico sulla descrizione dei sistemi antecedenti all'accumulazione capitalistica. Questi studi dovranno allora includere un campo considerato generalmente estrinseco all'economia: quello delle religioni, primitive o non, cui è concesso il campo della storia delle arti. In effetti, a mio parere, l'uso delle ricchezze, o più precisamente il loro fine, è essenzialmente lo spreco: il loro ritiro dal circuito della produzione. Ora, questa verità non solo ha fondato fin dall'inizio i profondi valori umani (quelli del disinteresse) e tutti i tesori umani che i secoli ci hanno trasmesso; ma in più, è la sola verità su cui potremmo fondarci ora per risolvere i problemi posti dallo sviluppo industriale. Soltanto il dono senza speranza di profitto, così come lo richiede un principio di eccedenza finale delle risorse, può far uscire il mondo attuale dall'impasse. L'economia attuale ha fin da ora determinato in profondità un rovesciamento radicale delle idee; questo rovesciamento deve però ancora essere realizzato per rispondere alle esigenze dell'economia. (da Choix de lettres 1917-1962, pp. 377-79)

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Georges Bataille 45
scrittore, antropologo e filosofo francese 1897 – 1962

Noi viviamo in questo mondo, in cui il linguaggio ci parla, il sapere ci pensa e il Diritto ci agisce. Il linguaggio si riduce all'emissione e alla ricezione di messaggi; il pensiero all'accumulazione delle informazioni; il Diritto al regolamento del piano.

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Ivan Illich 59
scrittore, filosofo, sociologo, teologo 1926 – 2002

L'unica cosa che si diffonde come un virus è il miraggio collettivo fomentato dalla propaganda consumista che illude tutti di poter attingere magicamente ai livelli di consumo ostentati dalle élites sociali privilegiate. Tutti, anche i poveri, vengono contagiati da questa mentalità che identifica la felicità nell'accumulazione dei beni e nell'appagamento consumista di bisogni sempre più artificiali.

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Luciano Pedro Mendes de Almeida 7
arcivescovo cattolico e gesuita brasiliano 1930 – 2006

Il capitalismo finanziario, esasperando il processo di autolegittimazione dell'accumulazione di capitale, ha creato un baratro tra i «punti alti» del sistema (le grandi istituzioni finanziarie, i mercati borsistici ecc.) e il resto della società. Un baratro che può portare alla catastrofe, ma può anche provocare una presa di coscienza per rifondare il rapporto tra economia-denaro-società. (cap. II, 3; p. 47)


Quando l'accumulazione di ricchezza non rivestirà più un significato sociale importante, interverranno profondi mutamenti nel codice morale. Dovremo saperci liberare di molti dei princìpi pseudomorali che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane più spiacevoli. Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione «denaro» il suo vero valore. (da Esortazioni e profezie, il Saggiatore, Milano, 1968, p. 281)

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John Maynard Keynes 58
economista britannico 1883 – 1946

La natura esterna a noi è limitata, perché la terra è rotonda, e non è inesauribile. Allora, se la natura è limitata, ed il capitale è illimitato, ci sarà o non ci sarà una contraddizione fra la natura limitata delle risorse non rinnovabili e la natura illimitata della norma di accumulazione del capitale? Per quanto mi riguarda ho già risposto: possono essermi antipatici i catastrofismi lagnosi, i pauperismi moralisti, eccetera, ma questo non è il punto principale. Il punto principale è che la teoria della decrescita può non essere condivisa, ma è legittima, e l'ecologismo è parimenti legittimo.

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Costanzo Preve 55
filosofo e saggista italiano 1943 – 2013

Mentre lo strumento tecnico è in generale il frutto di una scoperta più o meno fortuita, che si perfeziona ed affina nel corso del tempo per accumulazione di esperienze pratiche: la macchina ha questo di peculiare, essa è inventata, ossia progettata in anticipo e si sa come sarà strutturata, come funzionerà e perché funzionerà in qual modo prima di averla concretamente realizzata. Tutto ciò equivale a dire che in una macchina non vi è nulla di misterioso, che tutto è in linea di principio, chiaro e distinto. (da La tecnoscienza e l'identità dell'uomo contemporaneo, in Secondo Navigazione. Annuario di filosofia, 1998, p. 76)

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Evandro Agazzi 5
filosofo italiano 1934

Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l'accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt'altri obiettivi.

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John Maynard Keynes 58
economista britannico 1883 – 1946

Questo intendo quando dico che vorrei risalire il corso del tempo: vorrei cancellare le conseguenze di certi avvenimenti e restaurare una condizione iniziale. Ma ogni momento della mia vita porta con sé un'accumulazione di fatti nuovi e ognuno di questi fatti nuovi porta con sé le sue conseguenze, cosicché più cerco di tornare al momento zero da cui sono partito più me ne allontano : pur essendo tutti i miei atti intesi a cancellare conseguenze d'atti precedenti e riuscendo anche a ottenere risultati apprezzabili in questa cancellazione, devo però tener conto che ogni mia mossa per cancellare avvenimenti precedenti provoca una pioggia di nuovi avvenimenti che complicano la situazione peggio di prima e che dovrò cercare di cancellare a loro volta.

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Italo Calvino 226
scrittore italiano 1923 – 1985

Il rivoluzionario, sia esso leninista o individualista, ha la forza incosciente dell'apprendista stregone, l'integrità priva di scrupoli del fanatico ossessionato da un Unico Bene sfavillante all'orizzonte. [... ] È bene capire che, adottando la mentalità neocon, si può anche godere di soddisfazioni intellettuali non irrilevanti. È dal tempi di Marx che non ci si imbatte in una concezione altrettanto radicale e sincera degli scambi e dell'accumulazione di capitale. Tale concezione, proprio come quella di Marx, permette di liberarsi di un bel po' di spazzatura morale e giuridica. Lo dico senza ironia, perché concetti morali e figure giuridiche, o paragiuridiche, come «speculazione», «usura», «immotivato aumento dei prezzi», sono davvero spurie. Per lo più queste trovate da Robespierre in fase di disperazione servono a fare della demagogia, o del populismo. Arti nelle quali, quando ci confrontiamo con la spregiudicatezza neocon, non possiamo che risultare battuti. (cap. I, 6, p. 55)

Flavio Baroncelli 15
filosofo italiano 1944 – 2007

Ai suoi inizi, il liberalismo esprime l'autocoscienza di una classe di proprietari di schiavi o di servi, che si va formando mentre il sistema capitalistico comincia a emergere e ad affermarsi grazie anche a quelle pratiche spietate di espropriazione e oppressione messe in atto nella metropoli e soprattutto nelle colonie e da Marx descritte quale «accumulazione capitalistica originaria». Contro il dispotismo monarchico e il potere centrale questa classe rivendica l'autogoverno e il godimento tranquillo della sua proprietà (compresa quella in schiavi e servi), il tutto all'insegna del governo della legge, del rule of law. Possiamo allora dire che quella liberale è la tradizione di pensiero che con più rigore ha circoscritto un ristretto spazio sacro nell'ambito del quale vigono le regole della limitazione del potere; è una tradizione di pensiero caratterizzata, più che dalla celebrazione della libertà o dell'individuo, dalla celebrazione di quella comunità degli individui liberi che definisce lo spazio sacro.
Non a caso, i paesi classici della tradizione liberale sono quelli in cui, attraverso il puritanesimo, più profondamente ha agito l'Antico Testamento. Ciò vale già per la rivoluzione olandese o, perlomeno, per i boeri di origine olandese, che si identificano col «popolo eletto». E vale a maggior ragione per l'Inghilterra: a partire soprattutto dalla Riforma, gli inglesi si considerano la nuova Israele, «il popolo investito dall'Onnipotente d'una missione al tempo stesso particolare e universale». Questa ideologia e questa coscienza missionaria si diffondono, ulteriormente enfatizzate, al di là dell'Atlantico. Basti pensare a Jefferson, il quale propone che lo stemma degli Stati Uniti rappresenti i figli di Israele guidati da un fascio di luce. E di nuovo si fa sentire in tutta la sua radicalità la distinzione tra spazio sacro e spazio profano. (cap. IX, 4, p. 305)

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Domenico Losurdo 26
filosofo italiano 1941

La "Compagnia inglese delle Indie Orientali" aveva ottenuto, oltre al potere politico nelle Indie Orientali, il monopolio assoluto del commercio del tè, del commercio con la Cina in generale e del trasporto delle merci dall'Europa all'Asia e viceversa. Ma la navigazione costiera dell'India e quella inter-insulare, come anche il commercio all'interno dell'India, erano divenuti monopolio degli alti funzionari della Compagnia. I monopoli di sale, dell'oppio, del betel53 e di altre merci erano inesauribili miniere di ricchezza. I funzionari stabilivano di persona prezzi e spellavano a discrezione l'infelice indù. Il governatore aveva la sua arte in questo commercio privato. I suoi favoriti riuscivano a stipulare contratti base ai quali, più capaci degli alchimisti, riuscivano a creare l'oro dal nulla. Grandi patrimoni crescevano in un sol giorno come i funghi, l'accumulazione originaria veniva fatta senza aver anticipato neanche uno scellino. Il processo di Warren Hastings è pieno di esempi del genere. Ecco un caso. Un tale Sullivan riesce a stipulare un contratto di fornitura d'oppio al momento della sua partenza — per una missione ufficiale — per una regione dell'India estremamente lontana dai distretti dell'oppio. Sullìvan vende il suo contratto a un certo Binn per 40000 sterline; Binn lo rivende lo stesso giorno per 60000 e l'ultimo acquirente, che poi provvederà alla fornitura, ammette di aver ricavato ugualmente un enorme profitto. In base a una lista presentata al parlamento, la Compagnia e i suoi funzionari s'erano fatti donare dagli indiani, tra il 1757 e il 1766, sei milioni di sterline Dal 1769 al 1770 gli inglesi fabbricarono una carestia facendo incetta di tutto il riso e rifiutando di venderlo se non a prezzi favolosi. (Libro I, settima sezione, cap. 24, p. 541)

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883

Lo spettacolo è il capitale a un tal grado d’accumulazione da divenire immagine. (libro La società dello spettacolo)

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Guy Debord 23
scrittore, regista e filosofo francese 1931 – 1994

La nostra società ha legato il suo destino a un'organizzazione fondata sull'accumulazione illimitata. Questo sistema è condannato alla crescita. Non appena la crescita rallenta o si ferma è la crisi, il panico. (libro Breve trattato sulla decrescita serena)

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Serge Latouche 35
economista e filosofo francese 1940

Il Sessantotto non è stato un ‘evento’. È stato un processo. O meglio: è stato il punto conclusivo di un processo di media durata, di accumulazione e di condensazione di linee di crisi che sono giunte, tutte insieme a emergere in superficie e a mostrarsi, ma che erano già in sospensione nell’atmosfera degli anni precedenti. (libro 1968. La grande contestazione)

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Marco Revelli 38
storico e sociologo italiano 1947

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