Frasi su affermazione

Non occorre sconfinare nella patologia mentale per trovare esemplari umani le cui affermazioni ci lasciano perplessi.

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Primo Levi 132
scrittore, partigiano e chimico italiano 1919 – 1987

Come si possono infatti credere affermazioni che non si possono capire? E come si può capire, ad esempio, quello che Jung defini «lo scandalo del dogma mariano», e cioè l'affermazione che il corpo della Madonna è stato assunto in cielo? Per quanto siamo in grado di capire, nessun «corpo» può viaggiare più velocemente della luce: dovremmo forse pensare che la Madonna sia al più a 1950 anni-luce da noi, dedurre che il «cielo» sta da qualche parte nella nostra galassia, e provare a localizzarlo con il telescopio? (p. 82; 2008)

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Piergiorgio Odifreddi 101
matematico, logico e saggista italiano 1950

La nostra prima reazione di fronte all'affermazione di un altro è una valutazione o un giudizio, anziché uno sforzo di comprensione. Quando qualcuno esprime un sentimento o un atteggiamento o un'opinione tendiamo subito a pensare "è ingiusto", "è stupido", "è anormale", "è irragionevole", "è scorretto", "non è gentile". Molto di rado ci permettiamo di "capire" esattamente quale sia per lui il significato dell'affermazione.

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Carl Rogers 30
psicologo statunitense 1902 – 1987

Un'affermazione imperfetta e interrotta, se espressa con sincerità, spesso dice di più a chi la ascolta di quanto non dice l'espressione più meticolosamente accurata.

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Ezra Pound 168
poeta, saggista e traduttore statunitense 1885 – 1972

È innegabile che la psicoanalisi è una mia creazione e che essa è stata fatta oggetto di molta diffidenza e ostilità; se ora mi faccio avanti con affermazioni così sgradevoli, si sarà fin troppo pronti a scivolare dalla mia persona alla psicoanalisi. (p. 79)

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Sigmund Freud 193
neurologo e psicoanalista austriaco, fondatore della psi... 1856 – 1939

Nell'intimità si presentano le idee, i propositi: l'affermazione qualsiasi che intendo fare, quando io ne sia profondamente persuaso, ha una forza intrinseca. Questa forza viene alla mia affermazione dalla dedizione che io metto in essa, dalla persuasione che essa è bene, è verità, è valore, che non è per un mio interesse egoistico. Quando è così, l'idea che io propugno è fondata nel mio intimo con la stessa certezza che ho quanto alla durezza della pietra; e come non maltratterei nessuno per attestare quest'ultimo fatto, cosi è assurdo che ricorra alla forza per affermare tra gli altri la mia idea: essa ha una forza in sé, che è la forza della verità intima, la forza dell'anima.

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Aldo Capitini 70
filosofo, politico e antifascista italiano 1899 – 1968

Parlando in senso generale, le religioni dell'Oriente, e in particolare il taoismo e il buddhismo, fedi non teistiche, seguono il sentiero della conoscenza, della gnosi e della comprensione, mentre le religioni teistiche, postulando un Dio personale, scelgono il sentiero della devozione e del sacrificio: la via della bhakti. Le religioni teistiche, per definizione, devono dunque postulare l'esistenza di un Dio Creatore, dogma dal quale le tradizioni non teistiche si dissociano nettamente, sostenendo che la divinità è di per sé al di là di qualsiasi definizione e comunque al di là della sfera in cui agisce la mente umana; tale atteggiamento, peraltro, si riscontra pure – lo vedremo più oltre – nelle affermazioni dei mistici cristiani e Sufi. (p. 107)

Jean Campbell Cooper 19
scrittrice inglese 1905 – 1999

Così come in algebra due affermazioni false ne danno una vera, così spero che il prodotto dei miei insuccessi si concluda con un successo.

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Vincent Van Gogh 38
pittore olandese 1853 – 1890

Credo che la percezione di essere figli di Dio, nel senso non di un'affermazione di principio ma di esperienza che ne attesti il coinvolgimento, debba essere una condizione esistenziale straordinaria, capace di dare forza, di togliere molti dei dubbi e delle delusioni che la condizione umana attiva e alimenta. (da Fierezza nel sacerdote, Avvenire, 11 giugno 2008)

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Vittorino Andreoli 77
psichiatra e scrittore italiano 1940

Perché essere cattolico non è stare sopra le cose del mondo, fuori dalle cose del mondo, ma è stare dentro le cose del mondo col cuore e la testa liberi per amare, rispettare e accogliere. Senza questo presupposto non è "disinformazione": è non essere cristiani. Se non convieni con l'Oms - da medico, psichiatra, psicologo - te la giochi con l'Oms, non con il giro degli amici cattolici. Il mondo, per sapere cos'è l'omosessualità, si rivolge all'Oms. Se non sei d'accordo, parli con l'Oms col linguaggio dell'Oms e non ti chiudi nel ghetto cattolico a dire che gli altri sono questo e quest'altro ma non lo possono dire perché ci sono le lobby. Il cattolico, proprio perché è tale, crede che Gesù è verità, e quindi non può aver paura della medesima. Perciò, con professionalità, interroga, vaglia, studia, elabora, motiva. Il cattolico - proprio perché cattolico - alle affermazioni dell'Oms, ci deve stare, perché se no, non sta nel mondo. E invece è "cattolico-universale". Parla col mondo, quelli del mondo sono suoi simili, e non c'è cosa del mondo che non sia anche la sua.


Un'affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.

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Giovanni Falcone 40
magistrato italiano 1939 – 1992

Nella trattazione delle cose divine le negazioni sono più veritiere, mentre le affermazioni non appaiono adeguate alla natura segreta dell'ineffabile. (da Coelestis Hierarchia, II, 3; citato nel Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede)

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Dionigi l'Areopagita 11
giudice dell'Areopago, convertito alla cristianità dall'...

La causa perfetta ed unitaria di tutte le cose è al di sopra di ogni affermazione; e l'eccellenza di colui che è assolutamente staccato da tutto e al disopra di tutto è superiore ad ogni negazione. (da Teologia mistica)

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Dionigi l'Areopagita 11
giudice dell'Areopago, convertito alla cristianità dall'...

Gli storici che fanno un'affermazione a vent'anni, a venticinque, a trenta, e la rifanno a settanta, quasi sempre sono dei mediocri [... ]. Secondo me il compito dello storico è questo. Lo storico non può rimanere attaccato come un'ostrica al suo guscio. Se lo fa, ha finito di fare lo storico; fa il teologo o il politico. Io dico che la storia si fa via via, con continue acquisizioni.

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Renzo De Felice 14
storico italiano 1929 – 1996

L'uomo moderno è un uomo secolare, il che non vuol dire che non sia religioso o che abbia perduto il senso del sacro. Questa affermazione significa solo che la sua religiosità, e perfino il senso di sacralità che egli possiede, sono entrambi improntati a un atteggiamento secolare. (p. 24)

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Raimon Panikkar 30
filosofo, teologo e sacerdote spagnolo 1918 – 2010

Tuttavia non ho mai conosciuto un uomo così sprovvisto di senso dell'umorismo e così suscettibile nei confornti di ogni critica, anche la più discreta. Ma il destino ha voluto che quest'uomo, che detestava soprattutto la mancanza di serietà, lasciasse nel suo Tramonto dell'Occidente, fra tante acute affermazioni, anche un gran numero di inesattezze, di imprecisioni e persino di errori. Ad esempio, fa nascere Dostoevskij a Pietroburgo anziché a Mosca e fa morire il duca Bernhard von Weimar prima dell'assassinio di Wallenstein. Ma, ciò nonostante, da tutti questi errori trae delle conclusioni importanti. (p. 13)


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