Frasi su alfiere

Ora se un cattolicesimo potesse reggersi su questa dottrina, per conto mio, estraneo alla fede del Rinnovamento, mi sentirei praticamente obbligato a sostenerne la propaganda. Ma che dottrina è questa? Se l'ultima parola, quando l'autorità sia in conflitto con la coscienza, spetta alla coscienza, non è chiaro che l'ultima parola alla coscienza spetta sempre, anche quando pare che si obbedisca umilmente? La coscienza potrebbe dire a se stessa: «Qui non è il caso di conflitto e di appello» senza esaminare e giudicare in sede di cassazione? Nella autorità e bella obbedienza cotesta, in cui nessuna sentenza alla prima, per se stessa, senza la sanzione della coscienza, avrebbe vigore! L'eccezione, una volta ammessa, qui, come in tanti altri casi, è regola, magari non esplicita, ma sempre una regola. Infatti, dicono benissimo l'Alfieri e il Casati che l'obbedienza stessa suppone la coscienza che obbedisce come soggetto! Dunque non è possibile obbedienza che distrugga la coscienza. (p. 69)

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Giovanni Gentile 26
filosofo e pedagogista italiano 1875 – 1944

Caro professore [Pasquale Leonetti]. Le sono molto grato del suo Alfieri. Mi congratulo con lei, che ha dottrina a fine criterio. Ho veduto quasi tutto l' «Agamemmone». La prefazione introduttiva è un modello di sobrietà e compiutezza... (citato in Antologia Alfieriana da Pasquale Leonetti, postfazione a Vittorio Alfieri, Saul, Società Editrice Dante Alighieri, 1934)

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Nicola Zingarelli 1
filologo italiano 1860 – 1935

Campioni: Io non so come si gridi tanto alla difficoltà che c'è a trovare argomenti nuovi e ad essere originali! Sono lì, gli argomenti, non c'è che a stendere la mano. [... ] Io voglio dimostrare che la matematica regge colle sue norme immutabili anche la poesia. [... ] Un verso composto di un numero dispari di parole, è matematicamente più armonico di quello in cui il numero sia pari... e così per le sillabe, e così per le lettere. [... ] Nell'Orlando furioso ci sono in tutto 375 mila 197 parole. Dispari il numero totale, e non solo dispari il numero totale, ma dispari anche le cifre che lo compongono. Eccole spiegata la sorprendente bellezza del libro. Nel primo canto, ci sono 5041 parole, altro numero dispari. Prendiamo due versi a casaccio. (Apre il manoscritto). Canto quattordicesimo, ottava trentasettesima, verso primo:
«Come lupo o mastin ch'ultimo giugne...»
sette parole, che bel verso! e subito
«Al bue lasciato morto dai villani...»
sei parole, verso orribile, quasi che i villani dei buoi morti non sapessero che farsene, magari!
[... ]
Carlo: Le dico schietto che lei ha fatto opera di profondo studioso, di buongustaio, di grande ingegno e di gran cittadino.
Campioni: Ah! Perché la poesia...
Carlo: È il cardine.
Campioni: È il cardine. Guardi: cardine: bellissima parola: sette lettere. Osservi il nome dei massimi poeti. Dante, cinque lettere; Ariosto, sette; Tasso, cinque; Petrarca invece otto, difatti è molle ed effeminato. Foscolo, sette; Alfieri, sette; Manzoni, sette; Leopardi, otto, ed è uno scettico. Le pare? È novità codesta?
Carlo: E come!
Campioni: Pensare che in tanti grandi ingegni che furono con tante arti poetiche e regole di scuola scritte in tutte le lingue, nessuno ancora considerò l'estetica in rapporto coi numeri. Le note musicali, sette. Perché la scienza moderna ci insegna a generalizzare. Trovato un principio, a volerlo applicare ammodo, si vede che calza per tutto. Qual è il tipo della famiglia bene assortita? Un padre, una madre e un figliolo. Tre. Sono considerazioni codeste?!
(da La gente di spirito, Atto II, Scena IV)

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Giuseppe Giacosa 4
drammaturgo, scrittore e librettista italiano 1847 – 1906

Pianta l'insegna qui, alfiere; questo è il posto giusto per noi! (Marco Furio Camillo: V, 55; 1997)

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Tito Lívio 192
storico romano -59 – 17 d.C.

L'Alfieri fu tutto conquiso dalla poesia delle pagine meravigliose dell'antico testo sacro, e sentì per istinto che l'espressione drammatica più alta che avrebbe potuto darle sarebbe stata il rappresentarla nella sua genuina essenza. Il Saul è perciò rispetto alla Bibbia come nessun'altra tragedia dell'Alfieri è rispetto alle sue fonti. (Pasquale Leonetti)

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Vittorio Alfieri 76
drammaturgo italiano 1749 – 1803

I cameraman se la danno a gambe levate quando parlo di politica e letteratura. Non interessa qui nulla a nessuno dell'Alfieri e del Beccaria. Io non le posso dire queste cose, nessuno è interessato, il filtro è tale che so che mi sono prestato a una pantomima di me e dell'intellettuale.

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Aldo Busi 347
scrittore italiano 1948

Pianta l'insegna qui, alfiere; questo è il posto giusto per noi! (citato in Tito Livio, V, 55; 1997)

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Marco Furio Camillo 5
-446 – -365 a.C.

Il Saul fu creato dall'Alfieri attraverso una visione quale avrebbe potuto avere del personaggio lo Shakespeare, leggendo la Bibbia. L'anima artistica dell'Alfieri si rivela, rispetto alla concezione del protagonista della sua tragedia, in quella stessa posizione di artefice sereno e spassionato in cui ravvisiamo costantemente il genio del tragico inglese di fronte a tutte le sue creature. (Pasquale Leonetti)

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Vittorio Alfieri 76
drammaturgo italiano 1749 – 1803

E tu nemica | La sorte avesti pur: ma ti rimbomba | Fama che cresce e un dì fia detta antica. (dal sonetto Letta la vita dell'Alfieri scritta da esso)

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Giacomo Leopardi 205
poeta, filosofo e scrittore italiano 1798 – 1837

L'Alfieri fu tutto conquiso dalla poesia delle pagine meravigliose dell'antico testo sacro, e sentì per istinto che l'espressione drammatica più alta che avrebbe potuto darle sarebbe stata il rappresentarla nella sua genuina essenza. Il Saul è perciò rispetto alla Bibbia come nessun'altra tragedia dell'Alfieri è rispetto alle sue fonti. (p. IX)


Madrid è un sacco pieno di pezzi di scacchi, in cui naufraga quanto genera il suo meccanismo. I re, le torri, gli alfieri possiedono quello che si sa; gli altri che vanno e vengono sono come vili pedine. Nell'insieme, un gran pasticcio. (Atto I, Scena Seconda)

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Lope De Vega 61
poeta, drammaturgo 1562 – 1635

Il motivo principale per cui l'Alfieri nostro or si trova da molti troppo severo e troppo secco, non penserò mai che sia negli scrittori che lo seguirono come promotori di un diverso gusto; ma ben nelle attuali disposizioni della maggior parte degli animi degl'Italiani. (p. 22)

Giuseppe Bianchetti 22
letterato e politico italiano

Una convincente collocazione storica dell'Alfieri e della sua opera deve ricorrere ai due essenziali termini di riferimento dell'illuminismo e del romanticismo, restando inclusa in quest'ultimo quella corrente letteraria tedesca che fu detta dello Sturm und Drang. (p. XIV)

Bruno Maier 4
critico letterario, scrittore e docente italiano 1922 – 2001

Il filosofo, oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo. (da Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952), premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976)

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Benedetto Croce 115
filosofo, storico e politico italiano 1866 – 1952

Alfieri usa un linguaggio che è urtante, è un linguaggio falso, finto, cioè non fa nessun tentativo per far credere che qualcuno abbia mai parlato quel linguaggio.

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Giorgio Manganelli 93
scrittore, traduttore e giornalista italiano 1922 – 1990

Vittorio Alfieri, come uomo e come scrittore, non ha compagni. Difficilmente da un altro Plutarco potrebbesi comporre una vita parallela alla sua. (XXII)


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