Frasi su alienato

L'Accidia una freddura, | ce reca senza mesura, | posta 'n estrema paura, | co la mente alienata. (da Laudi – Trattato e Detti, a cura di Franca Ageno, Firenze, Le Monnier, 1953)

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Jacopone da Todi 22
poeta e religioso italiano 1236 – 1306

La disperazione è follia. La follia, la percezione della impossibilità di vivere: esserci, ma come non esserci. La disperazione come esperienza di follia è incompatibile con la vita. Vede morte, progetta morte e ammazza sé e l'altro. La disperazione è una follia possibile all'uomo, a tutti gli uomini; è anzi una prospettiva dell'uomo, si lega al suo bisogno di stare con l'altro, al fatto che da solo non può vivere, perché la vita umana non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento. L'uccidere è un attimo di disperazione infinito e insanabile, e allora il mondo appare inutile e dannoso e un individuo si percepisce come irriducibile al mondo, come un alieno, come un alienato. Un sentimento umano, possibile, compatibile alla normalità. L'ammazzare si lega alla follia della normalità, a quella capacità dell'uomo che, se entrato in crisi, invece che aiutarlo a vivere lo trasformano in morte e lo spingono ad uccidere e rovinarsi, uccidersi. Diversa è la follia dal punto di vista clinico, ma anche da quello giuridico (l'incapacità di intendere e di volere: un'infermità che è sopravvenuta impedendo alla macchina umana di funzionare). Io vedo la follia come un meccanismo che ricalca quello della disperazione, della sensazione di fine: l'incomprensibilità del mondo, il tirarsene fuori. Stare ancora sul pianeta senza saperlo. Vicino agli altri senza aver bisogno dell'altro. Perdendo persino il ricordo delle parole e del loro significato, rinunciando a comunicare. La schizofrenia ne è un esempio straordinario: essere nel mondo come il mondo finisse e come se l'essere non avesse alcun senso, poiché ogni significato si pone in una relazione. Lo schizofrenico è un'isola, una monade chiusa in una cella dell'esistere, in una prigione del mondo. In isolamento perché così può ancora respirare. La vita che più si avvicina alla morte. Insomma, la follia ha già a che fare con la morte, anche se non nella sua rappresentazione corporea, bensì in quella psicologica, la personalità, e in quella sociale, le relazioni. Vi sono tre morti: quella del corpo, la più emblematica e assoluta, quella psicologica, che permette al corpo di essere ancora attivo e di rivestirsi persino di eleganza, e poi la morte sociale: privati di ogni dimensione, come se fossimo diventati trasparenti e, pur dentro una moltitudine, nessuno ci vedesse. Il folle è un morto che cammina e che respira. Se uccide lo fa senza disperazione, forse per stizza, è un cadavere che uccide. La follia ha già superato la disperazione e per questo vive senza vivere, vive da morta e, se uccide, uccide già morta. (da Il lato oscuro, Rizzoli, 2002)

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Vittorino Andreoli 77
psichiatra e scrittore italiano 1940

Siamo nati in un mondo dove ci aspetta l'alienazione. Siamo uomini potenzialmente, ma siamo in uno stato alienato e questo stato non è semplicemente un sistema naturale. L'alienazione, a cui oggi siamo destinati, è stata raggiunta solo tramite l'oltraggiosa violenza perpetrata da esseri umani ai danni di altri esseri umani. (pag. 3 dell'Introduzione)

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Ronald Laing 38
psichiatra scozzese 1927 – 1989

Come l'operaio si ritrova alienato nel suo stesso prodotto, così, grosso modo, la donna trova la sua alienazione nella commercializzazione del suo corpo. (p. 61)

Juliet Mitchell 9
psicoanalista, attivista (femminista) 1940

Gli idoli dell'uomo moderno avido, alienato sono la produzione, il consumo, la tecnologia, lo sfruttamento della natura. [... ] Quanto più ricchi sono i suoi idoli, tanto più l'uomo si impoverisce. Invece della gioia egli va in cerca di piacere e di eccitamento; invece di crescere cerca possesso e potere; invece di essere, egli persegue avere e sfruttamento; invece di ciò che è vivo sceglie ciò che è morto. (p. 105)

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Erich Fromm 86
psicoanalista e sociologo tedesco 1900 – 1980

Il lavoro, l'attività vitale, la vita produttiva, appare all'uomo solo come un mezzo per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell'esistenza fisica. Ma la vita produttiva è la vita generica. [... ] E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell'uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto mezzo di vita. (pp. 194-7)

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883

Noi pensiamo che la parola di Dio ha cessato ormai da tanto tempo di echeggiare sulla terra da essere quasi logora; una parola nuova dovrebbe essere in arrivo, ne avremmo il diritto. E non badiamo che siamo noi, noi soli, i logori, gli alienati mentre la Parola è viva e sorgiva come prima e a noi vicina come sempre.

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Hans Urs Von Balthasar 372
presbitero e teologo svizzero 1905 – 1988

[Bob Dylan e Bertolt Brecht] Entrambi hanno un messaggio: mettere fine alle cose come sono. Perfino in assenza di un qualsiasi contesto politico, le loro opere evocano, per un fuggevole momento, l'immagine di un mondo liberato e il dolore di un mondo alienato. (citato in Corriere della sera, 15 luglio 2006)

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Herbert Marcuse 28
filosofo, sociologo e politologo tedesco 1898 – 1979

[... ] il lavoro alienato fa dunque:
3)della specifica essenza dell'uomo[... ] un'essenza a lui estranea, il mezzo della sua individuale esistenza; estrania all'uomo il suo proprio corpo, come la natura di fuori, come il suo spirituale essere, la sua umana essenza;
4)che un'immediata conseguenza [... ] è lo straniarsi dell'uomo dall'uomo. [... ] un uomo è estraniato dall'altro, come ognuno di essi dall'essenza umana.

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883

I conflitti nevrotici non si risolvono per decisione razionale. I tentativi di soluzione del nevrotico non sono soltanto inutili, ma dannosi. Però questi conflitti possono essere risolti cambiando la condizione interna della personalità che li ha fatti sorgere. Ogni pezzo di lavoro analitico bene eseguito cambia queste condizioni per il fatto che rende una persona meno debole, meno timorosa, meno ostile e meno alienata da se stessa e dagli altri.

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Karen Horney 10
psichiatra e psicoanalista tedesca 1885 – 1952

Spero che la lettura di questo libro favorisca la liberazione del desiderio gay presso coloro che lo reprimono e aiuti quegli omosessuali manifesti, che sono ancora schiavi del sentimento di colpevolezza indotto dalla persecuzione sociale, a liberarsi della falsa colpa. È tempo ormai di estirpare il senso di colpa, funzionale soltanto al perpetuarsi del dominio mortifero del capitale, e di opporci tutti insieme a questo dominio e alla Norma eterosessuale che contribuisce a sostenerlo, garantendo fra l'altro l'assoggettamento dell'Eros al lavoro alienato e la separazione tra uomini, tra donne e tra uomini e donne. (premessa, p. 8)

Mario Mieli 21
scrittore e attivista italiano 1952 – 1983

Si crea sempre un grosso equivoco quando si dice teatro politico: subito si pensa al «teatro politico» di Piscator e il termine «teatro politico», usato da Piscator, è un termine messo lì per provocazione polemica. È nato in polemica col «teatro digestivo», col teatro alienato ormai dai problemi contingenti, drammatici, lirici. Era quello di Piscator, un teatro politico nel fatto, determinante, di essere gestito direttamente dalla classe operaia. (citato in prefazione a Compagni senza censura)

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Dario Fo 52
drammaturgo, attore, scrittore, paroliere e scenografo i... 1926

O anima mia, che pensi tu che sia quella cosa tanto dolce e suave, la quale sogliono sentire e gustare le devote anime in ricordarsi del loro diletto, e suole tanto suavemente innamorarle che già pare che sieno alienate e fuori di se stesse? Si sentono allegre e gioconde nelle coscienze e dimenticansi ogni loro dolore: l'animo loro si rallegra, lo intelletto diventa chiaro, el cuore inluminato, la voluntà diventa allegra.

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Ugo di San Vittore 8
filosofo, teologo 1096 – 1141

Il lavoro alienato[... ] il lavoro non è cosa sua ma di un altro; che non gli appartiene, e in esso egli non appartiene a sé, bensì a un altro. [... ] Il risultato è che l'uomo (il lavoratore) si sente libero ormai soltanto nelle sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere, nel generare, tutt'al più nell'avere una casa, nella sua cura corporale etc., e che nelle sue funsioni umane si sente solo più una bestia. Il bestiale diventa l'umano e l'umano il bestiale. Il mangiare, il bere, il generare etc., sono in effetti anche schiette funzioni umane, ma sono bestiali nell'astrazione che le separa dal restante cerchio dell'umana attività e ne fa degli scopi ultimi e unici. (pp. 194-7)

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Karl Marx 139
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883

In questa misura appunto la psichiatria del XIX secolo converge realmente verso Freud, il primo ad aver seriamente accettato la realtà della coppia medico-malato. Mentre il malato mentale è interamente alienato nella persona del suo medico, il medico dissipa la realtà della medicina mentale nel concetto critico di follia. Verso il medico Freud ha fatto confluire tutte le strutture approntate da Tuke e Pinel nell'internamento. Ha certo liberato il malato dall'esistenza manicomiale ove l'avevano alienato i suoi "liberatori"; ma non lo ha liberato da quel che questa esistenza aveva di essenziale; ne ha radunati i poteri li ha tesi al massimo annodandoli tra le mani del medico; ha creato la situazione psicanalitica in cui, grazie a un geniale cortocircuito, l'alienazione diviene disalienazione, perché, nel medico, essa diventa soggetto. Il medico, in quanto figura alienante, rimane la chiave della psicanalisi. Forse proprio perché non ha soppresso quest'ultima struttura, e vi ha ricondotto tutte le altre, la psicanalisi non può, non potrà intendere le voci della déraison, né decifrare intrinsecamente i segni dell'insensato. La psicanalisi può sciogliere alcune forme di follia; ma rimane estranea al lavoro sovrano della déraison. (p. 607)

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Michel Foucault 47
sociologo, filosofo e psicologo francese 1926 – 1984

Tutto è diventato business, ogni cosa deve funzionare ed essere utilizzabile. Non esiste un sentimento di identità, esiste un vuoto interiore. non si hanno convinzioni, né scopi autentici. Il carattere mercantile è l'essere umano completamente alienato, privo di qualunque altro interesse che non sia quello di manipolare e funzionare. È proprio questo il tipo di umano conforme ai bisogni sociali. Si può dire che la maggior parte degli uomini diventano come la società desidera che essi siano per avere successo. La società fabbrica tipi umani così come fabbrica tipi di scarpe o di vestiti o di automobili: merci di cui esiste una domanda. E già da bambino l'uomo impara quale sia il tipo più richiesto.

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Erich Fromm 86
psicoanalista e sociologo tedesco 1900 – 1980

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