Frasi su arbitraggio


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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„Adesso che è andata, lo si può anche dire: peccato aver sprecato la preziosa chance di un arbitraggio messicano in una partita rivelatasi tutto sommato abbastanza semplice. Quello di ieri è stato infatti il quarto nelle fasi finali dei Mondiali. E anche in questo caso l'Italia ha vinto. In precedenza era toccato a Yamasaki, nello storico Italia-Germania 4-3 del '70, poi a Codesal, Italia-Stati Uniti a Roma nel '90, poi ancora a Brizio nel '94, Italia-Nigeria 2-1 con la rimonta firmata da Baggio. Con il signor Archundia, dunque, è continuata la tradizione favorevole. (23 giugno 2006)“

Franco Rossi 60
giornalista italiano 1944 – 2013
„Moratti chiede quello scudetto [quello del campionato 1997-1998], così come Agnelli il giorno prima aveva chiesto quelli tolti alla Juve dalla giustizia sportiva. Ma per i due tolti alla Juve c'è stato un processo mentre per quello del 1998 il processo vorrebbe aprirlo Moratti? E il Lione che dovrebbe dire visto che in Lione-Inter l'arbitro si comportò molto peggio di Ceccarini? La Lazio, che perse la Coppa UEFA nella finale di Parigi dovrebbe chiedere all'UEFA quella coppa visto che l'Inter in finale c'era arrivata grazie all'arbitraggio di Lione al cui confronto quello di Ceccarini è di stampo angelico? Se si parla di corruzione sicuramente era più corrotto, magari con soldi portati in una valigetta Luis Vuitton, l'arbitro di Lione rispetto a Ceccarini. (da Moratti prima di eplicare ad Agnelli, restituirà alla Lazio la Coppa UEFA del 1998?, 28 ottobre 2010)“


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Pasquale Bruno 8
commentatore televisivo, ex calciatore e agente sportivo... 1962
„[Riferendosi alla rivalità tra la Juventus e il Napoli] A distanza di tanti anni mi brucia ancora dentro quella sfida di Coppa Uefa del 1989 in cui la Juventus fu fortemente penalizzata dall'arbitro, di cui ricordo ancora oggi nazionalità e nome.
Quella sera fu un arbitraggio a senso unico con quel gol annullato ingiustamente a Laudrup che ancora grida vendetta, il rigore inventato su Careca che accentuò la caduta oltre a tanti altri episodi dubbi contro la Juve. Per noi fu una partita da incubo sotto tutti i punti di vista. Poi quando ormai eravamo preparati ai rigori arrivò improvvisa la rete di Renica al 119'che permise al Napoli di passare alle semifinali di Coppa. Ricordo che lo Stadio San Paolo era gremito in ogni ordine di posto. Le cifre ufficiali parlarono di 88.000 persone ma per me erano tanti, molti di più visto che non entrava più uno spillo e quando segnava il Napoli tremavano anche i piloni dello stadio. Quella sera fu una somma di errori. Pazienza, però lo possiamo dire senza nasconderci: quella gara fu un vero furto.“

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Giancarlo Abete 13
imprenditore, politico e dirigente sportivo italiano 1950
„[All'indomani di Genoa-Juventus 0-0 dell'11 marzo 2012] Penso che sia una fase particolare del campionato, un momento che risulta complesso per una serie di eventi che sono accaduti. Io parlo come federazione, il momento va vissuto con grande serenità. La Juve chiarirà le motivazioni, è una critica nei confronti di alcuni arbitraggi e questo fa parte della dimensione del calcio. Ci sono momenti di maggiore stress, risultati che non arrivano e cause che vengono individuate dalla società. L'importante che tutti restino sereni. Accanimento dopo Calciopoli? Non c'è alcun tipo di rapporto tra queste cose e le situazioni che avvengono sul campo. Ci possono essere critiche legittime, momenti in cui gli episodi vanno a favore, ma questo non ha nulla a che vedere con Calciopoli o col contenzioso con la Federazione. Gli arbitri hanno volontà e interesse a non commettere errori perché questi comportano un danno di immagine per loro stessi. [fonte 6]“

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Massimo Cellino 2
imprenditore italiano 1956
„[Al termine di Cagliari-Juventus 1-3 del 21 dicembre 2012, disputata sul campo neutro di Parma] Il campionato italiano è falsato, sono disgustato da questo calcio, non ne voglio più far parte, oggi abbiamo affrontato una formazione che non si è comportata in modo sportivo. L'atteggiamento della Juventus mi lascia perplesso. Lo scorso anno ci hanno chiesto di spostare la partita dal pomeriggio alla sera perché si giocavano lo scudetto, stavolta si sono rifiutati di venire a Cagliari. I fatti parlano da soli: avevamo venduto tutti i biglietti venduti come nelle altre partite casalinghe, alle tre del pomeriggio la Lega ha ufficializzato la sede di Parma perché il sindaco di Quartu Sant'Elena non aveva ancora dato la disponibilità dell'impianto, arriva solo tre ore più tardi, alle sei del pomeriggio. A quel punto, però, la Juventus si è rifiutata di venire a Cagliari, mentre noi in 48 ore siamo riusciti a spostare la gara a Parma. Siamo venuti qui di corsa e con l'affanno, abbiamo viaggiato a zero gradi, la squadra si è impegnata al massimo e poi abbiamo trovato anche questo arbitraggio insufficiente, terminando la partita in nove e con due espulsi. Tutto questo fa male. Guarda caso, queste diatribe esistono solo per queste partite, perché contro le altre squadre abbiamo potuto giocare nel nostro impianto. Perché per questa gara sono stati presi in considerazione dettagli altre volte trascurati? I fatti parlano da soli, sono disgustato dal calcio italiano: passano gli anni e non cambia mai nulla.“

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„Il problema è la spaventosa incultura sportiva che esiste in Italia anche da parte di persone come lei [riferito ad un radioascoltatore] e questa è la cosa avvilente, no, di tutto quello che alla fine si può ricavare. Perché, avendo negli occhi oltretutto anni e anni di arbitraggi in cui, davvero, per le squadre piccole contro le grandi non ce n'era, né in casa né fuori, in cui partite come quelle venivano raddrizzate a favore della big in modo completamente diverso con quello di oggi, non cogliere che invece se oggi accade per una somma di concause in cui c'entra la fatalità, c'entra il talento superiore degli uomini della grande squadra, c'entra l'errore che l'uomo della piccola squadra, nella fattispecie il portiere, fa e c'entra, per una parte minima, l'incidenza decisionale della parte arbitrale, è veramente avvilente, ma fotografa esattamente un paese che vive e campa esclusivamente di moviola. [... ] se un giorno vuole che facciamo un'inchiestina su come viene vissuto il calcio nel resto d'Europa, lei potrebbe toccare con mano che questo episodio minimo, insignificante e inesistente, sui cui è stato costruito un castello, nel resto d'Europa nemmeno sarebbe stato citato, nemmeno ci avrebbero pensato perché, superato Chiasso, o superato Ventimiglia e o superato il Brennero, non c'è quello strumento [la moviola], che potrebbe essere uno strumento anche culturale ma che in Italia è usato soltanto in maniera deteriore e su cui soltanto si specula. Quello strumento non c'è e dalle altre parti vivono il calcio leggermente meglio che da noi. (11 gennaio 2010)“

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„Tre cartellini gialli, 43 falli: 22 fischiati contro l'Argentina, 21 contro l'Inghilterra. Detta così sembra facile. Il fatto è che bisogna saperla rendere facile una partita come Argentina-Inghilterra, con tutto quel che si portava dietro, dalla mano de dios dell'86 alla sceneggiata di Simeone del '98 e sullo sfondo tutto il resto che sappiamo. Il fatto è anche che quell'unico fischio di differenza è proprio quello che la differenza l'ha fatta, quando mancava poco più di un minuto alla fine del primo tempo. Pure, non ci ha pensato un istante il nostro Collina. Piazzato, tanto per cambiare, in posizione ideale per decidere, Collina ha visto la gamba di Pochettino alzarsi d'istinto per intercettare quella di Owen. [... ] Non ha azzeccato soltanto quel fischio, Collina. Ha indovinato anche gli altri quarantadue, così come i tre cartellini: uno a Batistuta per aver lasciato il piede su Cole che rinviava, subito in avvio, per far capire che aria tirava, uno allo stesso Cole per sgambetto su Ortega, uno a Heskey per aver allontanato il pallone fingendo di non aver udito il fischio. Dopo tanti dilettanti allo sbaraglio con l'hobby dell'arbitraggio, finalmente un fuoriclasse del fischietto, non a caso reputato il migliore del mondo. Mica per altro. Per la disinvoltura con cui riesce a rendere facili le partite difficili, quale certamente era questa di Sapporo. Come era successo ad Agnolin al Mondiale messicano dell'86, quando aveva domato da par suo un'Argentina-Uruguay ben più avvelenata della sfida di ieri. E come non era invece accaduto a Gonella, unico arbitro italiano a dirigere una finale nella storia dei Mondiali, in Argentina-Olanda del '78, al cospetto dei generali padroni di casa. E se in Italia, Collina non gode della stessa reputazione che lo accompagna nel resto del mondo, non è soltanto perché da noi restano più gettonati gli arbitri che sanno essere deboli con i forti e forti con i deboli. È anche perché, per evadere dalla routine di indiscutibile primo della classe, Collina coltiva il ben noto vezzo, tra tante partite difficili che riesce a rendere facili, di renderne di tanto in tanto difficile una che sarebbe facile. (8 giugno 2002)“

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Gigi Garanzini 34
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1948
„Non so quanto la tv australiana avesse investito sul mondiale 2006, né come abbia reagito a un'eliminazione all'ultimo secondo dell'ottavo di finale, per un calcio regalato da un arbitro spagnolo a un terzino italiano colto da svenimento. Ma scommetterei in maniera più elegante, e più sportiva, di quella che la Rai scelse di cavalcare nell'infausto 2002 coreano. [... ] Durò un paio di giorni, per la verità, anche lo scarico di responsabilità da parte della squadra, sotto forma di tiro al bersaglio dell'arbitro Moreno. Ma poi, salvo qualche eccezione, il comune senso del pudore, prima ancora del fair play, riprese il sopravvento e si cominciò a riconoscere che se gli arbitraggi rassicuranti, oltre che davvero imparziali, sono oggettivamente diversi, ancor più diverse sono le congiure. Quando una squadra deve perdere, secondo quanto cercarono di farci credere [I giornalisti RAI], non arriva a giocarsi due match-ball come quelli di Vieri e Gattuso a pochi minuti dalla fine. La fermano prima, alla maniera di Aston in Cile. La Rai invece, impavida, andò avanti per settimane. E più passavano i giorni, più grosse le sparava. Sino a quella, davvero memorabile, dell'azione per danni alla Fifa. Il presupposto era, ovviamente, che Byron Moreno fosse il braccio armato di Blatter, investito della missione di far andare avanti, a qualunque costo, la squadra di casa. In buona sostanza, tuonò con supremo sprezo del ridicolo un avvocato dell'ufficio legale della Rai, chiederemo a Zurigo il rimborso totale di quanto è stato pagato per i diritti, cioè settanta milioni di euro, il rimborso delle spese di produzione per la trasferta in Corea e Giappone, e i danni derivati dalla caduta negativa della pubblicità. Mancavano giusto un paio di divisioni da ammassare al confine di Chiasso. I programmi sportivi dedicati al mondiale, che ovviamente continuava, amplificarono i toni, e più di un quotidiano cadde in tentazione. Si arrivò a leggere che la causa avrebbe fatto giurisprudenza a livello mondiale, al pari della sentenza Bosman: quando l'unico rimando possibile era, con tutta evidenza, a capitan Fracassa. [... ] La sera del 9 gennaio 2003, Raidue portò nei propri studi in esclusiva mondiale nientemeno che il famigerato Byron Moreno. E a chi affidare la faccia? A Enzo Biagi no, perché era già in vigore l'editto di Sofia, a Minoli nemmeno, Tosatti forse aveva un impegno. Sicché prese in prestito da Sky, senza alcun diritto di riscatto, l'intramontabile José Altafini. Civile la conversazione. Ma inserita nell'ambito di uno show dal titolo Stupido Hotel, mai come in quel caso un nome una garanzia. Così l'arbitro ecuadoregno entrò in scena dalla porta girevole con una valigetta piena di soldi, rispose punto per punto alle domande non proprio asfissianti dell'intervistatore, concluse argomentando sottilmente che quella sera a Daejon era stata l'Italia, non lui, a sbagliare la partita, e fu congedato da un simpatico gavettone sulle note del coro del Nabucco: che per una rete in quota Lega rappresentava, con tutta evidenza, l'inno nazionale. Una serie di interpellanze parlamentari non riuscirono a chiarire né la ragione di quella straordinaria partecipazione, né l'entità del compenso ricevuto da Moreno, dall'ordine comunque di alcune decine di migliaia di dollari. Fatto sta che, grazie alla sportività della Rai, l'ex nemico pubblico numero uno ebbe l'opportunità di dimostrare che i buffoni, semmai, erano altrove. E il cerchio finalmente si chiuse. (cap. La cultura della sconfitta)“


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Marco Aurelio 71
imperatore romano 121 – 180
„Tu puoi, ogni volta che lo desideri, ritirarti in te stesso. Nessun ritiro è più tranquillo né meno disturbato per l'uomo che quello che trova nella sua anima.
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Luciano Moggi 45
dirigente sportivo italiano 1937
„Il comportamento del pubblico è stato inaccettabile, vergognoso, mi è sembrato di assistere ad uno spettacolo con un regista occulto. Non so se è stato peggio l'arbitraggio, il gioco espresso in campo o l'atteggiamento degli spettatori.“

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Gianni Mura 61
giornalista e scrittore italiano 1945
„Un conto è la prevenzione del gioco duro, un conto il killeraggio degli arbitri. In altri termini, ho il forte sospetto che, per salvare il calcio, la Fifa lo stia strangolando ed è come buttare via il bambino con l'acqua sporca. Direttive ferree, arbitraggi ridicoli, in molti casi, e discutibili in altri. La regolarità del gioco non dipende solo dagli interventi fallosi e dal modo di punirli, ma anche dalla credibilità dell' arbitro e dal suo rapporto fiduciario con i giocatori. Non è accettabile, per esempio, che un Kohl continui a zompare su chi effettua un normale contrasto come fosse l'educatore che sorprende il ragazzino con un giornale porno. Non è accettabile moralmente, anche se il regolamento lo prevede, che un Roethlisberger, enfant chéri del molto illustre signor Blatter, ammonisca uno jugoslavo perché sta a otto metri anziché a nove dal pallone e dopo 6' lo butti fuori per un normalissimo, quasi banale fallo su Maradona. Perché questo significa falsare la partita, obbligare una squadra a giocare in dieci per 90' a quasi 40 gradi.“