Frasi su astronave


„Sai Lamar, ho visto cosa accade di notte sull'astronave. Durante quel tempo lungo migliaia di anni, l'astronave riduce la propria struttura a pura essenza. Durante quelle lunghissime notti l'astronave ripone i paesaggi nei quali gli uomini abitano durante il giorno. Poi, all'approssimarsi di una nuova alba, li ricostruisce esattamente uguali, esattamente al punto in cui erano stati lasciati. Se qualcuno potesse guardare, vedrebbe un'immensa e fragilissima anemone con agli estremi innumerevoli capocchie di spillo: i letti dove dormono i singoli viandanti. Un cristallo di vita rappresa che vola nel vuoto dello spazio. Sai? Ho visto l'istante dell'alba. Non si sa come, ma ci si accorge che arriva il termine di una notte, di una vera, autentica, profondissima ed interminabile notte, e l'astronave sussulta con un brivido. È passato qualcosa che ti sveglia dal sonno. L'astronave sbadiglia le crisalidi di spazio che per millenni ha conservato e rinascono i mille paesaggi, immagine di quelli interiori dei singoli Viandanti. (p. 65)“

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Leiji Matsumoto 54
fumettista e animatore giapponese 1938
„Tadashi, questa è un'astronave pirata, non lo discuto. Però allo stesso tempo è anche la nostra casa: non ti sembra che sia stupido fare cerimonie anche a casa propria? Quando si chiede a ciascuno di fare il proprio dovere, la disciplina è ferrea; ma terminati gli impegni d'emergenza o di lavoro, ognuno può dormire, giocare o fare tutto ciò che vuole. L'universo è enorme e il nostro è un viaggio interminabile: lo capisci questo ora? (Harlock)“


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Leiji Matsumoto 54
fumettista e animatore giapponese 1938
„Gli antenati di Harlock erano cavalieri erranti, vissuti in una meravigliosa terra tutta foreste e laghi chiamata Arcadia. Quando gli esseri umani cominciarono a volare, superando in quest'arte persino gli uccelli, quei cavalieri erranti percorsero gli spazi a bordo di un'astronave che battezzarono Arcadia nostra giovinezza. Oyama, in omaggio al suo migliore amico Harlock, battezzò la sua nave Arcadia. (voce narrante)“

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Fabrizio De André 336
cantautore italiano 1940 – 1999
„Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi. L'Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all'Italia? (da Fondazione Fabrizio De André)“

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Simone Cristicchi 15
cantautore italiano 1977
„I matti sono punti di domanda senza frase | Migliaia di astronavi che non tornano alla base | Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole | I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole. (da Ti regalerò una rosa, n.º 2)“

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Ermanno Cavazzoni 1
scrittore e sceneggiatore italiano 1947
„Non è nella fantasy l'eredità dei poemi cavallereschi: è nella fantascienza. Quella delle astronavi, degli alieni, di Clarke e di Asimov, dove ogni viaggio interstellare è un'avventura, dove la vita è puro movimento. Come nei cicli cavallereschi, nella fantascienza autori diversi costruiscono uno spazio letterario comune dove poi ciascuno colloca la sua storia. Non si passano i personaggi, come poemi, solo per problemi di copyright, ma a leggere bene lo fanno lo stesso, cambiando i nomi. Però manca ancora la fantascienza comica, manierata. Rinascimentale. Manca l'Ariosto delle astronavi. (intervistato da Michele Smargiassi per Repubblica)“

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Neil Armstrong 11
astronauta e aviatore statunitense, primo uomo a posare ... 1930 – 2012
„[In risposta all'affermazione della Fallaci: Niente gusto dell'avventura, perciò] Per carità. Io odio il pericolo, specialmente se inutile, e il pericolo è il lato più irritante del nostro mestiere. Come si può trasformare in avventura un normalissimo fatto di tecnologia? E perché rischiare la vita guidando un'astronave? Illogico quanto rischiare la vita usando un frullatore elettrico per fare un frappè. Non dev'esserci nulla di pericoloso a fare un frappè e non dev'esserci nulla di pericoloso a guidare un'astronave. Una volta applicato questo concetto, cade il discorso sull'avventura. Il gusto di andare su tanto per andare su... (dall'intervista di Oriana Fallaci, in Quel giorno sulla luna, p. 14)“

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Edward J. Ruppelt 1
militare statunitense 1923 – 1960
„Alcuni dei rapporti che non siamo stati in grado di spiegare potrebbero forse esserlo ammetendo l'esistenza di velivoli di provenienza extraterrestre sotto controllo intelligente [... ] Ogni volta che divento scettico, penso ad altri rapporti fatti da piloti esperti e da operatori radar, da scienziati e da altre persone che sanno cosa stanno guardando. Questi rapporti sono stati accuratamente investigati e sono ancora senza spiegazione. [... ] Forse la Terra è visitata da astronavi extraterrestri.“


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Douglas Adams 99
scrittore inglese 1952 – 2001
„Anticamente, nelle nebbie dei tempi più remoti, nei grandi giorni gloriosi dell'ex Impero Galattico, la vita era selvaggia, aspra e forte, e in gran parte esentasse. Possenti astronavi navigavano tra soli esotici, cercando avventura e fortuna tra i più lontani meandri dello spazio galattico. In quei tempi gloriosi gli animi erano coraggiosi, le poste erano alte, gli uomini erano veri uomini, le donne erano vere donne, e le piccole creature pelose di Alpha Centauri erano vere piccole creature pelose di Alpha Centauri. E tutti osavano affrontare ignoti orrori, compiere grandiose imprese, azzardare a testa alta anacoluti che nessuno aveva mai azzardato prima: fu così che fu forgiato l'Impero.“

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Stefano Benni 143
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1947
„Vent'anni fa, Leopold Mapple era il giovane scienziato più brillante del nostro corso per studenti superdotati all'Istituto di Scienze di Londra. Era un ragazzone di cento chili, roseo e ben vestito. Lo si sarebbe potuto prendere per un ricco rampollo nullafacente: invece era lo scienziato più importante nella ricerca sulla fisica subatomica. Ma era anche il più inveterato gaudente, mangione, bevitore, tabagista, donnaiolo e cultore di ogni altra cosa dai più chiamata vizio. Spesso veniva richiamato dal nostro rettore, gran lucertolone calvinista, ad un atteggiamento più morale, ma Apple gli rispondeva sempre: "Sono uno scienziato e ho studiato con attenzione il mondo: e dico mai, nelle mie osservazioni, né col microscopio, né con con la camera a bolle, né con le analisi chimiche, né coi raggi X ho mai visto apparirmi una cosa chiamata 'morale'. Era infatti Leopold Mapple, l'uomo più radicalmente ateo, più rigidamente materialista, più lontano da qualsiasi sbavatura filosofica o mistica, che io avessi conosciuto. Per lui tutto era materia, numero, osservazione, confronto, realtà: su tutto il resto egli spargeva abbondantemente la sua risata fragorosa, ben conosciuta in tutte le birrerie londinesi. "C'è un solo mezzo", egli ripeteva spesso, "per elevarsi da questa terra: ed è possedere una velocità superiore a 11,45 chilometri al secondo: tutto il resto è carburante per la superstizione e l'ignoranza." E a questo suo monolitico approccio all'esistenza, egli si manteneva coerente. Radunava un gruppo di amici, io, il dottor Hyde, e Bohr, e Fermi e Jacobson e ci trascinava nella Londra notturna. Mangiava e beveva smodatamente: "Nulla teoria, sine hosteria,"diceva e aggiungeva: "Certo non ci si ciba in fondo che di molecole, ma tra un piatto di idrogeno e un pasticcio di maiale, c'è una bella differenza." E a chi gli diceva che diventa sempre più grasso, rispondeva: "Nell'Universo, le cose grosse sono più rare delle piccole: pochi elefanti, molte zanzare, pochi grandi stelle, tanti pianetini." Insomma, un tipo piuttosto bizzarro, l'avrete capito: ma l'eccezionale bravura scientifica e l'allegria contagiosa, lo rendevano simpatico a tutti. Piaceva anche alle donne, anche se lui ripeteva spesso:"Considero ogni parola detta a letto, oltre le sei, come una conferenza, e come tale mi riservo di abbandonarla." Questo suo carattere gli causava anche qualche guaio, come una volta, quando vide alcuni bambini fermi davanti a un presepe sotto Natale. Subito volle spiegare loro: uno, che Gesù Bambino non poteva essere nato seminudo nella capanna perché sarebbe morto assiderato entro pochi minuti, due, che la Madonna non poteva averlo partorito restando vergine perché la fecondazione artificiale è stata inventata quasi duemila anni dopo, e tre, che se veramente sulla capanna fosse arrivata una cometa avrebbe ridotto tutta la Palestina a una voragine fumante. Inoltre i pastori che arrivavano con le pecore probabilmente non erano venuti per regalarle, ma per venderle come è loro abitudine, e che i tre re magi erano la più grande delle fandonie perché mai nella storia un re si è fatto una cammellata nella notte per andare a portare dei doni a un bambino nudo, magari a una bambina di sedici anni sì, ma a un neonato mai nei secoli dei secoli amen e dopo, siccome i bambini erano piuttosto choccati, li portò tutti in una pasticceria e offrì loro una montagna di kraffen dicendo: prendete e mangiate, eccovi dio infinitamente buono nella sua santa trinità di crema, marmellata di arance e cioccolato. Fu denunciato dai genitori, e si guadagnò una nota di biasimo dal rettore, che però non lo espulse perché proprio in quei mesi Mapple stava ultimando un esperimento straordinario: era riuscito a costruire una camera a bolle speciale dove era sicuro di scoprire la terza forza elementare, la forza che, diceva, sta all'origine di tutte, e non è né onda né particella, qualcosa di completamente diverso, e definitivo. "Farò l'ultimo strip-tease alla cosiddetta materia," ci disse, troneggiando tra macerie di lattine di birre, a una festa organizzata la sera prima dell'esperimento. "E quello che resterà alla fine, sarà il principio: altroché Buddha e Javeh e Visnù e altri figuri metà uomo e metà cane e splendenti e resuscitanti e volanti e sibilanti su e giù per il cielo. Basta con il traffico aereo degli impostori! Quello che troveremo al termine del mio esperimento, sarà Dio a tutti gli effetti di legge: ciò da cui tutto è composto, e creato, e causato: una particella, un'onda, una relazione. Non lancerà fulmini, nel suo nome nessun profeta sarà costretto a massacri, non avrà bisogno di travestirsi da toro di legno per scopare: sarà una formula, tutto lì. Gioiosa, semplice, tangibile, consistente, divulgabile nelle scuole, utilizzabile in industria. Ragazzi quel giorno andrò dal rettore e gli dirò: 'faccia mettere questa formula nel presepe al posto di Gesù Bambino. E vedrà se giuseppi e marie e pastori e pecorelle e reganti cammellari e angeli trombettieri non ci faranno la figura dei fessi!" Noi scoppiammo a ridere, qualcuno era un po' scandalizzato, ma Mapple ci travolse, beveva e cantava e petava come un cavallo gridando: "In interiore hominis vox veritatis!" e passammo in rassegna tutte le bettolacce di Sub-Chelsea e per contare i tappi di birra fatti saltare Bohr disse che ci sarebbe voluta un'equazione complessa, e tornammo a casa ubriachi fradici. Il giorno dopo, fragoroso come sempre, Mapple arrivò all'Istituto per l'esperimento. "Bene," disse "ora prendiamo un bell'atomo grassotto e prendiamolo a cazzotti finché non gli cascano giù tutti gli elettrodentoni." Era questo un suo modo colorito di definire gli esperimenti subatomici. Un giovane tecnico si calò nella grande camera a bolle, dentro la quale sarebbe avvenuto il bombardamento, fino all'ultima particella. Quella mattina Mapple era particolarmente euforico, e ben farcito di birra. Non si accorse che il tecnico si era sdraiato a terra per controllare la temperatura del suolo. Così lo chiuse senza accorgersene dentro la camera e iniziò il bombardamento. L'esperimento durò otto giorni: per quel tempo, il reparto restò chiuso a tutti. Il nono giorno ecco arrivare Mapple in smoking, reduce dalla solita notte di baldoria. C'eravamo tutti con lui, mentre si avviava alla camera nucleare: "Ragazzi", egli gridava, facendo roteare il bastone d'avorio, "le nuvole di duemila anni di incensi religiosi stanno finalmente per dissolversi. Migliaia di preti invaderanno gli uffici di disoccupazione in tutto il mondo. Nessun bambino verrà mai più atterrito da purgatori e inferni! Le marmellate in cima agli armadi verranno sterminate, senza paura di ritorsioni. Nelle chiese risuonerà, liberatorio, il tintinnio dei brindisi. Suore nude si concederanno a rabbini infoiati, ex voto, ex stole, ex messali, tiare, sottanoni e paramenti e ultime cene tutto brucerà, nello stesso fuoco in cui la chiesa ha bruciato i libri, gli eretici, i villaggi degli infedeli. L'ultima crociata è giunta! L'umanità è salva! Cristo è disceso in terra, anzi è sempre stato lì, e io ve lo mostrerò! La causa causarum, la sacra particula, il colui da cui, il primo motore, l'ordo initialis, l'uovo cosmico, il fabbro celeste, il danzatore eterno, l'occhio del Buddha, il kkien, il waugwa, il primo bit, il supremo artefice! Presto a voi in tutto il suo scientifico splendore! Seguitemi!" E noi lo seguimmo, eccitati, fin davanti la porta sigillata della camera dell'esperimento, e trattenemmo il fiato insieme a lui, quando lui aprì la porta e vide... vide... Vide il tecnico, con la barba lunga, i capelli incolti, con il viso scavato da otto giorni di digiuno, e il camice bianco strappato, che alzava al cielo le mani bruciate dalle ustioni radioattive e gridava: "Sono qui! Sono io, Mapple, finalmente mi hai trovato!" Descrivere il viso di Mapple in quel momento, non mi è possibile: diventò bianco come un marmo, gli occhi sembrarono uscirgli dalle orbite, ed egli lanciò un urlo, un urlo che fece tremare i vetri dell'Istituto, e i nostri cuori. "Nooooooooooooooooo!" Fuggì, travolgendo tutti. Nessuno di noi riuscì a raggiungerlo per spiegargli cos'era veramente successo. Sparì nel nulla e riapparve solo dopo molti giorni, la barba lunga, gli occhi rossi: capimmo subito che era uscito di senno. "Mapple," cercammo di spiegargli "quello che hai visto era solo il tecnico dell'Istituto, rimasto chiuso nella tua camera atomica per otto giorni!" "No amici," egli disse con voce ispirata, "era Dio! In fondo a ogni atomo c'è Dio." Due mesi dopo partì, con questa strana astronave, nello spazio. Da quel giorno egli vola per le galassie, portando la Religione ovunque, nelle stazioni spaziali, nei pianeti, nelle astronavi: non c'è culto o rito o confessione che egli non conosca e commerci. Cosi sia.“

„L'astronave è una vecchia in agonia da molti secoli. Ormai insensibile ai cattivi odori che contaminano il suo letto, forse una notte soffocherà tra i suoi stessi liquami. Tuttavia l'aroma che si leva dagli sforzi di Alioscia, penetra del suo profumo fiorito gli angoli segreti del puzzo. È aria, vento che condivide il suo spirito con tutto ciò che vive, che trasfonde l'ultimo respiro del moribondo nel primo fiato di un bimbo. (p. 129)“

Roland Barthes 60
saggista, critico letterario e linguista francese 1915 – 1980
„Come finisce un amore? – Ma allora finisce? Nessuno – salvo gli altri – lo sa mai; una specie d’innocenza nasconde la fine di questa cosa concepita, propugnata e vissuta come eterna. Qualunque sia la fine dell’oggetto amato, sia che esso scompaia o passi nella sfera Amicizia, io non lo vedo neanche svanire: l’amore che è finito si allontana verso un altro mondo come un’astronave che cessa di mandare segnali: l’essere amato che prima segnalava chiassosamente la sua presenza, diventa tutt’a un tratto muto (l'altro non scompare mai come e quando ci si aspetta). (libro Frammenti di un discorso amoroso)“


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Pietro Nigro 82
poeta italiano 1939
„Sospeso il pensiero | penetra l' eterno | astronave dell'anima | e naviga spazi | che sfumano in silenzi d' attesa | dove si fondono | voci d' uomini e di dei. (da Astronavi dell' anima, vv. 14-20)“

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Mark Haddon 28
scrittore e poeta britannico 1962
„Se parti con un’astronave e viaggi più o meno alla stessa velocità della luce, al rientro potresti scoprire che tutta la tua famiglia è morta e tu sei ancora giovane e ti troverai immerso nel futuro, ma il tuo orologio continuerà a dirti che sei stato via solo per pochi giorni o per pochi mesi. (libro Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte)“

„E fu allora che prese forma la notte. Fu come se fino a quel momento Alioscia non l'avesse mai vista. Ebbe bisogno di tacere. Non che stesse parlando (era solo nella navetta) ma, insomma, era distratto: sorseggiava dello yogurt, sbirciava giù sotto le luci dell'astronave, giocherellava con i comandi. Era, insomma, distratto. E fu allora che tacque. Smise. Si mise più correttamente seduto sulla poltrona. Come se una tale vista, l'entrata nella navetta di una tale signoria, esigesse rispetto, raccoglimento, ordine. Forse per la prima volta fece silenzio. Come se quella maestà infinita, serena e solenne, così priva di luna e così folta di stelle, avesse versato nella sua anima un misterioso incanto. D'un tratto, seduto sulla poltrona con gli occhi volti alle stelle, la sua voce rompendo il silenzio ma non l'incanto, quasi abbandonandosi ad una ispirazione profonda esclamò: "Com'è bello!". Ma sì -continuava quietamente a ragionare tra sé in una sorta di svelto bisbiglio interno-. Ma certo... E c'è chi dice che Dio non esiste. (pp. 23-24)“

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Daniele Luttazzi 139
attore, comico e scrittore italiano 1961
„Aveva una cultura sterminata che mi metteva soggezione. Fu lei a rivelarmi che Joyce non era una scrittrice. E soprattutto che Kierkegaard non è il comandante dell'astronave Enterprise.“

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