Frasi su baro

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Giuseppe Saragat 4
5º Presidente della Repubblica Italiana 1898 – 1988
„Destino cinico e baro.“

Mario Mariani 8
scrittore e saggista italiano 1884 – 1951
„La donna è [... ] il solo essere sopportabile della Creazione. (da Il baro, p. 257)“


Piero Chiara 10
scrittore italiano 1913 – 1986
„Mai giocare [... ] con gente che non si conosce o in bische clandestine. Quasi sempre c'è il baro. (p. 80)“

Mario Mariani 8
scrittore e saggista italiano 1884 – 1951
„Io non so se sia nata prima la prostituzione o il capitalismo, ma Sombart ha scoperto che la donna e il denaro sono due termini dipendenti l'uno dall'altro. (da Il baro, p. 257)“

„Il baro è un signore che non gioca per divertirsi.“

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Alfredo Panzini 41
scrittore e critico letterario italiano 1863 – 1939
„La fortuna fa come il baro nel gioco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri. (da La lanterna di Diogene, Treves)“

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Francesco Moser 9
ciclista su strada e pistard italiano 1951
„Nel gruppo ci vuole meno omertà e più trasparenza: i corridori devono capire che chi si dopa è un baro, un ladro e che va immediatamente denunciato perché mette in pericolo il lavoro di tutti.“

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Friedrich Nietzsche 463
filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco 1844 – 1900
„Io amo colui che si vergogna quando il dado cade in modo favorevole a lui, e si chiede: 'Sono forse un baro?' giacché egli vuole andare a fondo. (Prologo, 4; Scalero 1972)“


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Umberto Bossi 101
politico italiano 1941
„La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera. Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni. (citato in Marco Travaglio, Peter Gomez, Berlusconi)“

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Henri Troyat 4
1911 – 2007
„Il contadino russo era pronto a credere a qualsiasi meraviglia. Per lui la religione era, più che una morale, un mistero. Non era per obbedire ai precetti di Cristo che si mostrava paziente, docile, ospitale, caritatevole ma per inclinazione naturale all'indulgenza. Quella bontà evangelica non gli impediva di essere baro, invidioso, avido o libertino e di pregare con calore i santi per la riuscita dei propri privatissimi affari. Del male aveva un'idea molto confusa e perciò cercava complici potenti in cielo. (p. 244)“

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