Frasi su bombola

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Antonio Moresco 4
scrittore italiano 1947
„Con la mano esitante sulla valvola della bombola per guadagnare un ultimo istante, sembrava di cogliere nei suoi occhi di vecchia una feroce e compiaciuta sensazione di superiorità. (da Clandestinità, Bollati Boringhieri, 1993)“

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Vincenzo Cardarelli 27
poeta e scrittore italiano 1887 – 1959
„Il cervello di Bontempelli è come una bombola d'alchimista dove tutto si trasforma e assume parvenze irreali e fantasiose. Ciò non vuol dire ch'egli non sia un artista di esperienze reali e vissute, un sagace e satirico pittore dei nostri tempi. (da La poltrona vuota, Rizzoli, Milano, 1969, p. 249)“


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Kaos One 53
rapper, beatmaker e writer italiano 1971
„Per te è una cosa semplice | due bombole d'argento e una pressione grazie all'indice | non chiamare affreschi quelli che vedi sui palazzi | la terminologia corretta è pezzi. (da Il codice)“

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Gino Paoli 26
cantautore e musicista italiano 1934
„Genova è una città che ti comprime, ti chiude in cantina a fermentare fino a sentirti una bombola di gas surriscaldato, finisce che esplodi e diventi un Beppe Grillo o un Renzo Piano, due amici, Renzo addirittura mio compagno di scuola. (da Sapore di note)“

„Ebbene: per la quota del bivacco, l'ora di partenza e il consumo dell'ossigeno ci sono le ricostruzioni di dettaglio, ma per chi non ha voglia di studiare questi particolari basta lo sguardo a una fotografia. È la fotografia che mostra Compagnoni sulla vetta del K2, apparsa non sulla Rivista del CAI ma su Berge der Welt, il famoso Annuario dell'alpinismo extraeuropeo curato da Marcel Kurz. Su questa fotografia Compagnoni non solo ha vicino le bombole, ma ha ancora posta sul viso la maschera del respiratore. La versione ufficiale sostiene che le bombole vuote vennero portate fin sulla vetta per testimonianza: uno scalatore già provato dallo sforzo avrebbe perciò portato almeno 15 kg di bombole inutili per due ore fino a 8611m. Ma come faceva a respirare il poco ossigeno presente nell'aria rarefatta di quelle quote portando una maschera collegata a bombole svuotate? Basta così. Per la revisione della storia dell'alpinismo, che consideri anche la versione di Bonatti finora ignorata, esistono i particolari, le testimonianze, le dimostrazioni. Non ha senso oggi infierire su chi può aver sbagliato, su chi non ha più saputo districarsi nell'ingarbugliata vicenda. Tuttavia al ricupero della realtà storica va aggiunta una riflessione. Come mai questa vicenda non è stata risolta prima? […] La verità, anche quella alpinistica, si può ora ricostruire ufficialmente senza riserva, con il rammarico di un ritardo, ma con la certezza che si riconosca al CAI il coraggio di una ricostruzione non postuma. Questo riconoscimento ci arriverà da molti, anche da coloro che non sono nostri soci, ma siamo grati che ci venga in primo luogo da chi per questa vicenda ha profondamente sofferto, cioè da Walter Bonatti. (Silvia Metzeltin e Alessandro Giorgetta in La rivista del CAI, Mag-Giu 1994)“

„Robert Marshall scoprì la prova che fece saltare in aria la versione dei fatti resa da Compagnoni. La prima relazione di Mountain World 1955 sulla spedizione, a firma di Desio, riportava una foto della vetta (che non sarebbe più apparsa in seguito) nella quale Compagnoni appare portando sul viso la maschera per l'ossigeno mentre si alimentava dalle bombole che aveva asserito di aver esaurito due ore prima, tanto da aver dovuto gettare via la stessa maschera! (dalla recensione fatta a The Mountains of My Life in American Alpine Journal n. 76 - 2002)“

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Junio Valerio Borghese 24
militare e politico italiano 1906 – 1974
„L'abito di cui sono rivestiti i piloti è uno scafandro di tessuto gommato che li ricopre interamente, escluse la testa e le mani: il vestito Belloni (dal comandante Angelo Belloni, suo inventore), una guaina ermetica in cui si entra da un' apertura centrale dotata di un ingegnoso sistema di chiusura stagna. Per la respirazione subacquea, il pilota indossa un autorespiratore alimenta da bombole di ossigeno puro ad alta pressione che assicurano un'autonomia di circa sei ore. Dal sacco-polmone di gomma dell'autorespiratore un tubo corrugato flessibile porta l'ossigeno (a ridottissima pressione) alla maschera. L'espirazione avviene attraverso lo stesso tubo e sfoga in una capsula di calce sodata che ha la funzione di trattenere e assorbire l'anidride carbonica prodotta dalla respirazione. (p. 23)“

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Roberto Bolaño 11
scrittore e poeta cileno 1953 – 2003
„Sebbene ognuna lavorasse una media di quindici ore al giorno riuscivano ancora a trovare il tempo, di notte, per farsi qualche bicchiere alla luce di una lampada a butano, sedute sulle sedie di plastica davanti alla tenda mentre scacciavano le zanzare e chiacchieravano delle loro cose. Fondamentalmente di come sono fetenti gli esseri umani. La merda, malleabile, quasi un linguaggio che cercavano invano di sviscerare, era presente in tutte quelle conversazioni notturne. Da loro venni a sapere che la gente cagava nelle docce, per terra, ai lati della tazza e sul bordo di queste, operazione di meticoloso equilibrio, non esente da un certo virtuosismo semplice e profondo. Con la merda scrivevano sulle porte e con la merda sporcavano i lavandini. Merda prima cagata e poi trasportata verso luoghi simbolici e vistosi: lo specchio, la bombola antincendio, i rubinetti; merda ammassata e poi manipolata per formare figure di animali (giraffe, elefanti, Topolini), stemmi del calcio, organi del corpo (occhi, cuori, peni).“


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Walter Bonatti 25
alpinista italiano 1930 – 2011
„Non m'interessa parlare della notte che cambiò la vita, che ha reso il mio carattere per sempre sospettoso e diffidente. Avevo visto la durezza della guerra. Il giorno prima con i miei amici, partigiani, giocavamo a calcio, il giorno dopo erano nella chiesetta, cadaveri, sfigurati in viso dagli scarponi chiodati. Ho visto la fucilazione dei gerarchi fascisti, ero a piazzale Loreto quando appesero Mussolini a testa in giù come un maiale, sapevo cos'era la cattiveria, ma ignoravo l'infamia. Ho aspettato due mesi che Compagnoni venisse a darmi una pacca sulla schiena, a dirmi che aveva fatto una fesseria, a chiedere scusa, perché può capitare di essere vigliacchi, ma deve anche capitare di ammetterlo. Invece niente, invece sono finito sul banco degli accusati, ero io la carogna, non loro che avevano mentito sull'uso delle bombole, delle maschere, sull'orario del balzo finale alla vetta. Nella relazione ufficiale di Desio che il Cai ha accettato è sbagliata la quota del mio bivacco, quella del campo di Compagnoni e Lacedelli, l'uso e la durata delle bombole di ossigeno, niente affatto esaurito prima dei duecento metri di dislivello sotto il K2, e l'ora in cui dettero l'assalto alla vetta. E tutto questo perché? Perché l'impresa oltre ad avere successo doveva essere anche eroica. Far vedere che gli italiani erano stati non solo bravi, ma anche straordinari. Ne abbiamo fatto una montagna di merda, coperta di menzogne, perfino la stampa straniera ci chiede "perché?". E tutto questo perché non riusciamo ad essere un paese pulito, dobbiamo strumentalizzare le occasioni, la verità, sporcare gli uomini. L' Italia è un paese di complici, dove non esiste solidarietà tra onesti, ma solo scambio tra diversi interessi, dove il sogno di Desio doveva restare immacolato. Dove solo io potevo essere infangato, disprezzato, accusato. Non solo, ma qualsiasi controversia non viene mai affrontata, si preferisce accantonarla, non prendere la responsabilità di una scelta. Mentre oggi agli idoli sportivi imbottiti di droga tutto viene perdonato perché sono l'immagine del paese. E se solo guardo quello che passa in tv mi viene schifo: quelle persone sull'isola, che si fanno riprendere, quella buffonata. Con quale rispetto verso i padri dell'avventura, verso chi ha cercato frontiere e parole nuove come Melville, Jack London e Stanley? Io sul K2 in una notte del '54 sono quasi morto, ma quello che mi ha ucciso è questo mezzo secolo di menzogna. Ho urlato così tanto quella notte nella mia disperazione che adesso non voglio avere più voce. La puzza del K2 la lascio a voi, io preferisco respirare [... ].“

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Junio Valerio Borghese 24
militare e politico italiano 1906 – 1974
„Esaminiamo ora il "maiale" da prora a poppa. La testa (lunga m. 1,8) che contiene 300 Kg. di esplosivo, si può staccare dal resto mediante una braga di facile maneggio. Viene poi, nel corpo del siluro, la cassa assetto di prora e sopra, alla stessa altezza, il posto dei primo pilota col parabrezza, cruscotto e strumenti di comando e controllo. Al centro sono le batterie degli accumulatori e il locale motore, sovrastati dalla cassa per la rapida immersione manovrata da una leva e comunicante con l'esterno con un tubo che sfoga l'aria. Il suo esaurimento avviene mediante l'aria ad alta pressione contenuta in bombole disposte a tergo. Ecco ora il posto del secondo uomo che appoggia le spalle ad un cofanetto contenente gli strumenti di lavoro: alza-reti e taglia-reti ad aria compressa, cesoie, i morsetti, detti «sergenti», per la manovra di attacco della carica alla nave nemica, cima abbondante che occorre ugualmente per la manovra e che, avvolta su un'assicella di legno, nel nostro gergo si chiama «ascensore». Nel corpo del siluro viene poi la cassa d'assetto di poppa, il locale dell'albero dell'elica, l'elica circondata da un reticolo di protezione, il timone orizzontale di profondità e quello verticale di direzione, entrambi comandati dalla cloche. (p. 22)“

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Walter Bonatti 25
alpinista italiano 1930 – 2011
„Passarono ancora altri anni, e nel 1993 ecco un fatto inspettato che giunge ad avvalorare ulteriormente le testimonianze raccolte in Processo al K2. Un chirurgo di Melbourne, il professor Robert D. Marshall, scopre nell'edizione inglese di Berge der Welt (del 1955), e rende note, due fotografie che mostrano Compagnoni sulla cima del K2 appena raggiunta: sul volto porta ancora la maschera, collegata da un lungo tubo alle bombole di ossigeno, posate ai suoi piedi... Ecco, lampante e inequivocabile, la definitiva dimostrazione del falso sull'ossigeno.
Siamo giunti al quarantesimo anniversario della conquista del K2, e il CAI, finalmente, annuncia la tanto attesa revisione storica dell'assalto finale alla grande montagna.
Ma è proprio qui che si manifesta il bluff del Club Alpino Italiano, ovvero l'inganno di considerare, come pretesa revisione storica, una motivazione niente affatto pertinente alla reale «pietra dello scandalo». Cosa quindi mai da nessuno ritenuta «sospetta».
Così il CAI Centrale si limita a «riconoscere a Bonatti il giusto merito per l'apporto alpinistico da lui dato alla vittoria del K2»... E chi mai, fin dall'inizio, ne aveva dubitato? Risultò insomma, tout court, una finta, assurda e persino ridicola revisione storica. (pp. 206-207)“

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