Frasi su calligrafo

Perché nel corso di laurea in medicina non è incluso un esame di calligrafia?

Paolo Burini 188
scrittore, comico 1986

Eppure deve esistere una calligrafia delle passioni. (ibidem)

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Roberto Cotroneo 55
giornalista, scrittore e critico letterario italiano 1961

Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte, perché mi dico: – L'anima mia è scritta in queste pagine e mia madre mi conoscerà. – Mia madre stenterà a capire la mia calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione.

Ambrogio Bazzero 130
scrittore e poeta italiano 1851 – 1882

Nella rete non c'è notte e non c'è giorno, non c'è alto e non c'è basso, non c'è corpo e non c'è calligrafia, c'è solo il bit, che viaggia e che prende la forma che gli vogliamo dare.

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Jovanotti 186
cantautore, rapper e disc jockey italiano 1966

Cianchettini, salvo che una macchina da far denari, ha inventato e costrutto quanto si può immaginare. Oggi, visto che nessuno gli dà retta, si adatterebbe a fare il maestro di metafisico-politica e calligrafia e d'imbastitura di abiti purché potesse abbandonare questa ingrata terra, questa Milano sempre sentina di popolo imbestialito che vive ferocemente.

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Gaetano Crespi 2
scrittore e poeta italiano 1852 – 1913

Allora, cara» dice Brandy. «Cosa è successo al tuo viso?»
Gli uccelli.
Scrivo:
uccelli. Gli uccelli hanno mangiato il mio viso.
E comincio a ridere.
Brandy non ride. Brandy dice: «Cosa significa?».
E sto ancora ridendo.
ero in macchina sull' autostrada, scrivo.
E sto ancora ridendo.
qualcuno ha sparato una pallottola calibro 30 con un fucile.
Il proiettile mi ha strappato l'intera mascella dalla faccia.
Ancora ridendo.
Sono venuta all' ospedale, scrivo.
Non sono morta.
Ridendo.
Non hanno potuto riattaccarmi la mascella perché i gabbiani l'avevano mangiata.
E smetto di ridere.
«Cara, la tua calligrafia è terribile» dice Brandy.

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Chuck Palahniuk 200
scrittore statunitense 1962

Passiamo ora alla calligrafia: colui che, privo di una solida base, lascia correre qua e là il pennello con una certa ostentazione può in un primo momento dare l'impressione di possedere talento e originalità, mentre viceversa la sapiente scrittura di chi padroneggia l'arte del pennello può non rivelare a prima vista alcun pregio particolare, ma basta metterla a confronto con l'altra e subito se ne potrà riconoscere il valore autentico. Se ciò che ho detto vale per argomenti così leggeri, a maggior ragione, quando si tratti del cuore umano, penso che non ci si debba fidare di sentimenti superficiali e ostenati sul momento. (2012, pp. 29-30)


C'è una cosa che ogni persona può fare meglio di chiunque altro, e di solito è leggere la propria calligrafia.

G. Norman Collie 3
scienziato, esploratore 1859 – 1942

Sotto gli occhi annoiati e distratti del mondo | la pallottola è in canna in bella calligrafia | la giustizia che aspetti | è uguale per tutti | ma le sentenze sono un pelo in ritardo | avvocati che alzano il calice al cielo | sentendosi Dio. (da Il muro del suono, n. 1)

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Luciano Ligabue 353
cantautore italiano 1960

Tommaso: Ma no... io ho aperto una lettera indirizzata a te perché aveva la calligrafia da uomo!
- Cecilia: Sì, vuoi dire che sei geloso, mi ami... Mai fatto un appostamento, mai dato uno schiaffo...
- Tommaso: Ma te lo do, amore... (Film Pensavo fosse amore invece era un calesse)

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Massimo Troisi 40
attore e regista italiano 1953 – 1994

Papini è sempre stato un «polemista» nel senso che dice il Volpicelli, e lo è ancor oggi, poiché non si sa se nell'espressione «polemista cattolico» a Papini interessi più il sostantivo o l'aggettivo. Col suo «cattolicismo» Papini avrebbe voluto dimostrare di non essere un puro «polemista», cioè un «calligrafo», un funambolo della parola e della tecnica, ma non c'è riuscito! Il Volpicelli ha torto nel non precisare: il polemista è polemista di una concezione del mondo, sia pure il mondo di Pulcinella, ma Papini è il polemista «puro», il boxeur di professione della parola qualsiasi: Volpicelli avrebbe dovuto giungere esplicitamente all'affermazione che il cattolicismo in Papini è un vestito da clown, non la «pelle» formata dal suo sangue «rinnovato», ecc. (p. 282)

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Antonio Gramsci 84
politico, filosofo e giornalista italiano 1891 – 1937

Se un rotolo di pergamena è latore di cattive notizie, è della pergamena la colpa o di quello che vi è scritto? E se il rotolo porta invece buone nuove, in che differisce dall'altro? Simili ad una lavagna vuota iniziamo a vivere e, benché non sia nostra la calligrafia che gradualmente appare sull'ardesia, sarà il nostro modo di giudicare lo scritto a decidere quel che siamo e quel che diverremo. Allo stesso modo, l'opera nostra sarà giudicata dall'uso che altri ne faranno… Da ciò dunque deriva la domanda: come possiamo mantenerne il controllo allorché essa non è più nelle nostre mani, ma in quelle di chi non possiamo controllare? Secondo gli insegnamenti della Casta Sacerdotale, se, eseguendo i nostri compiti siamo animati dal desiderio e dalla brama di contribuire al miglioramento dell'umanità e del mondo, allora la nostra opera sarà benedetta, e minori saranno le probabilità che venga usata a fini distruttivi. Indubbiamente in questo c'è del vero, ma ridurre non significa prevenire...

Marion Zimmer Bradley 24
scrittrice, glottoteta e curatrice editoriale statunitense 1930 – 1999

Non si cambia trasformando [... ] il mondo esterno. Se vi procurate un nuovo lavoro, o un nuovo partner, o una nuova casa, o un nuovo guru, o una nuova spiritualità, questo non significa che voi cambierete. È come pensare di cambiare la propria calligrafia cambiando penna [... ], eppure la maggior parte della gente investe tutte le proprie energie nel tentativo di riadattare il mondo esterno ai propri gusti. Talvolta ci riesce - per lo spazio di cinque minuti - e ha un po' di respiro, ma resta tesa anche in quell'attimo di respiro, perchè la vita scorre senza tregua, la vita cambia continuamente.

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Anthony de Mello 107
gesuita e scrittore indiano 1931 – 1987

Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, questa asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica. Quando, come s'usa nei nostri tempi scamiciati, ne vedo due o tre in fila sul finir d'un periodo, che sembrano gli stecchi sul didietro di un'oca spennata, chiudo il libro perché lo sento bugiardo. Adesso v'è anche chi te l'accoppia con l'interrogativo, che par di veder Arlecchino appoggiato a Pulcinella. Tanto odio questa romantica lacrimuccia nera quando la vedo sgocciolare sulla povera candida pagina, che in essa mi immagino di scoprire or la causa or l'effetto, certo il chiaro simbolo di tutti i mali delle nostre lettere, arti e costumi. E se potessi far leggi, bandirei il punto esclamativo dalla calligrafia, dalle tipografie, dalle macchine da scrivere, dall'alfabeto Morse, con la speranza che a non vederlo più gli italiani se ne dimenticassero anche nel parlare e nel pensare, e pian piano espellessero dal loro sangue questo microbo aguzzo il quale dove arriva fa imputridire i cervelli e la ragione e rimbambisce gli adulti, accieca i veggenti, instupidisce i savi, indiavola i santi... Il punto esclamativo è il servo scemo dell'interiezione.

Ugo Ojetti 59
scrittore, critico d'arte e giornalista italiano 1871 – 1946

Parlava da scienziato con laurea, conoscitore del corpo umano. Uno di quelli che per trent'anni hanno scritto le ricette con l'imperscrutabile calligrafia della loro casta. Poi dovevi portarle al farmacista che era l'unico che sapeva decifrarle. (p. 43)

Ascanio Celestini foto
Ascanio Celestini 24
attore teatrale, regista cinematografico e scrittore ita... 1972

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