Frasi su camorrista

Il declinante Francesco II lo fa per quattro mesi capo della polizia e ministro (in prigione lo aveva mandato il re precedente); in quelle funzioni, fa entrare qualche camorrista nella polizia. Realizza però una concezione nuova dell'amministrazione degli interni, attenta a bisogni sociali. Con tante ambiguità, da ministro egli continua un'azione antiborbonica. (p. 3)

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Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935

Una cosa infatti accomuna (salvo eccezioni) negri, donne, camorristi e tifoserie: tutti sono bipedi fortemente «socializzati».
Il che non significa che siano socievoli.
Significa che traggono tutto il loro sistema di convinzioni, di credenze, e di «valori» non dalla propria testa, ma dal gruppo a cui aderiscono.
Come esseri pensanti, non vivono in proprio, ma sono vissuti dal gruppo sociale. (da Effedieffe, 1° novembre 2007)

Maurizio Blondet 7
giornalista e scrittore italiano 1944

Era la Zi-Agnese. Conciossiachè corressero i primi giorni di aprile, la giornata era fredda. D'altra parte, la Zi-Agnese si trovava così comomda a starsene seduta quasi tutto il giorno appo quel braciere! Un "mastaccirune" la sede a di contro. Ci avrà una classe di lettori che non intendono il significato di questa parola. I mastacciruni sono i guappi delle case infami di bassa mano. Avremo in appresso l'occasione di ritornare su questa pessima tra le pessime catagorie dei nostri vermi più schifosi. Questo camorrista era uno dei protettori della casa. (Parte prima, IV, p. 212)

Francesco Mastriani 45
scrittore italiano 1819 – 1891

Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo. [... ] Questi sono fatti storici, la gente deve sapere che Garibaldi pagò le pensioni alle mogli dei mafiosi. È l'icona di Roma ladrona, un alleato della mafia. [... ] Per la nostra gente l'unità d'Italia ricorda soprattutto le tasse, gli sprechi, le pensioni facili, tutta quella porcheria. (citato in Italia News, 21 febbraio 2011)

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Mario Borghezio 38
politico italiano 1947

Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, ha stabilito, con un atto vincolante per tutte le parrocchie che rientrano nella sua giurisdizione, il divieto sia di celebrazione di funerali pubblici per mafiosi, camorristi e malavitosi di ogni risma, sia l'inibizione per questi ultimi dalla possibilità di fare da padrino (o madrina) in battesimi, cresime e matrimoni. [... ] Ed infine la decisione di Sepe potrà rappresentare esempio per tutti gli altri corpi intermedi (partiti, sindacati, ordini professionali etc) ad assumere decisioni responsabili ed autonome di contrasto alle mafie, smettendo di pensare che questo debba essere delegato soltanto a magistrati e forze dell'ordine. ("Un gesto che vale più di una scomunica", Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. nazionale di sabato 14 maggio 2011; citato nel blog di Contro le mafie).

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Raffaele Cantone 16
magistrato italiano 1963

Tu non mi parli di politica, e io non ho che dirtene. Qui le cose vanno come andavano. Il napoletano è quello che era. Parlo in generale. Se pensa, non pensa che a Napoli. Gli stessi imbroglioni, gli stessi ciarlatani, gli stessi vigliacchi: non senso comune, non vera conoscenza delle cose del mondo, la stessa spensieratezza. Il brigantaggio è sempre lì. Già cominciano a borbottar contro le nuove imposte. Calicchio minaccia in iscritto, – giacché Calicchio è divenuto scrittore, – i deputati che non faranno il dover loro. La camorra sèguita a esser da per tutto. Come al tempo de' Borboni vi erano più specie di polizia, così ora vi sono più specie di camorra. Se Domeneddio si risolvesse ad essere napoletano, non potrebbe esser che camorrista. Altrimenti, gli suonerebbero la tofa. – Vedi che anch'io sono di cattivo umore, e vedo tutto in nero. (lettera al fratello Silvio, Napoli, 27 novembre 1861; citata in La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea)

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Bertrando Spaventa 11
filosofo italiano 1817 – 1883

I politici, che cercano oggi ingegnose soluzioni alla questione di Napoli, non si sono giammai chiesti in qual modo crescessero sotto i Borboni i figli del povero, in questo paese tanto malmenato e dalla stupidità e dall'ignoranza e dalla miseria, e dalla tirannia degli uomini, quanto beneficato da tutti i doni del Cielo. Quando il bambino staccavasi dal seno materno, e sovente anche prima, — dacché i fanciulli qui vengono allattati fino al terzo anno — stendeva la mano ai passeggeri e si struggeva in lacrime, giurando per tutti i santi del paradiso esser egli orfano di nascita, e morente per fame. Mancavano scuole ed asili, ed il pane era a sì mite prezzo, che i genitori non si trovavano costretti ad insegnare ai figli la necessità del lavoro. Il piccolo vagabondo restava dunque mendicante, e addiveniva ladro di buon'ora Rubava fazzoletti, col furto si assicurava ne' mercati il suo vitto, si impadroniva or qua or là di qualche piccola moneta di rame, e finiva un giorno o l'altro col risvegliarsi in prigione. Allora di due cose l' una : o avea coraggio, o ne difettava. Vigliacco, era sfruttato dalla camorra; coraggioso, aspirava a divenir camorrista. Ma per giungervi era mestieri che ei superasse i vari gradi di iniziamento. Dapprima, garzone di mala vita, era tenuto al servizio de' più rigorosi e de' meno produttivi, semplice servo de' servi de' settari, in realtà assai più di quello che il Papa sia servo de' servi di Dio. Rimaneva in questo stalo fino a che non avesse fornito prova di zelo e di ardire. Passando allora dal terzo grado al secondo, dalla candidatura al noviziato, diveniva picciotto di sgarro. (p. 6)

Marc Monnier 18
scrittore italiano 1827 – 1885

Il camorrista poteva renunziar alla sua qualità, ma non abbandonare giammai completamente la setta; non era astretto ai doveri, alla disciplina di essa, non ne partecipava i profitti, ma conservava a malgrado di ciò alquanta influenza e considerazione. Avea il diritto di dar consigli e il potere di farsi ascoltare; la sua renunzia era considerata come un'abdicazione, non come una decadenza. La società rispettava sempre in lui l'antico compagno. I vecchi camorristi erano soccorsi; la vedova e i figli di quegli che era morto sotto le armi al servizio della setta riscuotevano esattamente una pensione; i malati erano assistiti, i morti vendicati. Tutti questi usi e molti altri ancora, ne' quali procedendo in questo studio ci incontreremo, mostrano già i legami potenti che univano fra di loro i camorristi. (p. 16)

Marc Monnier 18
scrittore italiano 1827 – 1885

Il posto dove si mangia meglio nel mondo è l'Italia! Le donne più belle del mondo! Cosa ridi? La gente è felice, sta bene. Ci sarà anche... i camorristi, la 'ndrangheta, i politici, i mafiosi... però è un Paese dove la gente... insomma oh... ha la sua libertà... c'è il benessere, son felici. (Film Puerto Escondido)

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Diego Abatantuono 45
attore, comico, sceneggiatore e conduttore televisivo it... 1955

Il guaio è che i pentiti li abbiamo solo fra i camorristi, mai fra i politici. (libro Il Sud puzza)

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Pino Aprile 31
giornalista e scrittore italiano 1950

Una stoccata da dare o la galera da subire non erano che mezzi straordinari per salire al grado di camorrista. (p. 10)

Marc Monnier 18
scrittore italiano 1827 – 1885

Si dà nome di camorrista ad un uomo di importanza che vende per una botte di vino un favore; all'ufficiale superiore il quale si fa pagare la protezione che accorda a coloro che desiderano le spallette; all'alto funzionario che minaccia di destituzione gli impiegati scrupolosi cui fanno difetto la pieghevolezza dell'animo e le compiacenterie; al cavaliere d'industria che, abile nella scherma, vorrebbe esser rispettato come un cavaliere del Toson d'oro; al vescovo reazionario, che sotto pena di sospensione a divinis proibisce al modesto curato di riconoscere il Regno d'Italia; infine a tutti i grandi di questa terra che usano violenza ai deboli, col diritto del più forte. Ma io stimo che per imbattersi in tali camorristi non sia mestieri recarsi a Napoli. (p. 5)

Marc Monnier 18
scrittore italiano 1827 – 1885

Nonostante la ristrutturazione dei clan, per numero di affiliati la camorra è l'organizzazione criminale più corposa d'Europa. Per ogni affiliato siciliano ce ne sono cinque campani, per ogni 'ndranghetista addirittura otto. Il triplo, il quadruplo delle altre organizzazioni. Nel cono d'ombra dell'attenzione data perennemente a Cosa Nostra, nell'attenzione ossessiva riservata alle bombe della mafia, la camorra ha trovato la giusta distrazione mediatica per risultare praticamente sconosciuta. Con la ristrutturazione postfordista dei gruppi criminali, i clan di Napoli hanno tagliato le elargizioni di massa, L'aumento della pressione microcriminale sulla città trova ragione in quest'interruzione di stipendi data dalla progressiva ristrutturazione dei cartelli criminali avvenuta negli ultimi anni. I clan non hanno più necessità di un controllo capillare militarizzato, o quantomeno non ne hanno sempre bisogno. Gli affari principali dei camorristi avvengono fuori Napoli. (pag. 55)

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Roberto Saviano 98
giornalista, scrittore e saggista italiano 1979

Perché hai detto di essere un camorrista?!
- Perché volevo appartenere a qualche cosa...
- Tu appartieni alla mia famiglia! (Film Un boss in salotto)

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Rocco Papaleo 5
attore italiano 1958

Un camorrista non avea [... ] il diritto di uccidere uno dei suoi compagni, senza la licenza degli altri. In compenso, al di fuori della setta poteva assassinare chi più gli piaceva. (p. 37)

Marc Monnier 18
scrittore italiano 1827 – 1885

Il problema è un altro, sottinteso al titolo. Contrariamente alla natura del libro, che si basa su vicende reali, quella trasmessa su Sky è una fiction. Ma questa differenza non viene percepita. Le persone che vedono Scarface non credono che quello sia il volto di Miami e della Florida, perché sanno che è un'opera inventata. Invece nel caso di Gomorra c'è un corto circuito tra i fatti raccontati nel libro attraverso la mediazione letteraria di Saviano e la creazione verosimile ma fantasiosa della serie tv. Gli autori hanno fatto una scelta legittima, quella di prendere spunto da un pezzo della realtà napoletana e impostare una visione intrisa di verosimiglianza. Ma non viene mai sottolineata la distanza tra le pagine di Saviano, che dieci anni fa hanno dato un contributo importante e originale nel far conoscere le dinamiche della camorra campana, e la narrazione televisiva che va in onda oggi. La stessa ambiguità va tenuta presente nel momento in cui si valuta il rischio di emulazione verso i personaggi dello schermo. Io non ritengo che la serie tv spinga verso l'emulazione. Certo, non ci sono figure positive nella saga dei Savastano ma è una caratteristica comune ad altre fiction: ne esistono di molto più violente, con personaggi decisamente spietati. So che i ragazzi che tendono a identificarsi con i modelli di Genny e Ciro non hanno bisogno certo di ispirarsi a camorristi della televisione, perché crescono a contatto con la presenza criminale: è uno degli aspetti più drammatici della condizione giovanile in alcune zone della Campania, dove spesso mancano gli stimoli a crescere nella legalità e le alternative al richiamo dei clan sono rare. Allo stesso tempo [... ] c'è una fascia di pubblico in cui la visione di Gomorra innesca una riflessione e contribuisce a scuotere le coscienze.

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Raffaele Cantone 16
magistrato italiano 1963

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