Frasi su canone

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Pier Paolo Pasolini 125
poeta, giornalista, regista, sceneggiatore, attore, paro... 1922 – 1975
„La serietà! Dio mio la serietà! Ma la serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia! Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo! Seri si è o non si è: quando la serietà viene enunciata diventa ricatto e terrorismo! (20 dicembre 1969)“

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Helena Bonham Carter 1
attrice britannica 1966
„Ciascuno di noi è un essere umano unico, per certi versi diverso e fuori dai canoni. Io non sono mai arrivata al punto di dover rinunciare a essere me stessa per diventare uguale a tutti gli altri.“


Romano Penna 8
presbitero e biblista italiano 1937
„Il canone della nostra fede non sono soltanto gli scritti, ma è la fede stessa dei primi credenti in lui.“

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Marco Malvaldi 81
scrittore italiano 1974
„[... ] Il tragitto in auto era un'autentica tortura perché Ampelio, pur non guidando, trovava modo di dire qualcosa con la sua bella voce stentorea a qualsiasi conducente la cui guida non soddisfacesse i suoi personalissimi canoni di correttezza: quello che va troppo veloce («Corri corri, tanto l'arberi stanno fermi»), quello che va troppo piano («Ò, già che trasporti l'ova, me ne vendi un paio?»), quello che usa troppo il clacson («Sònalo quando vai a trova' tu' madre, quer coso, lì sì che c'è traffico») e via brontolando. (p. 152)“

Rodolfo Pallucchini 3
storico dell'arte italiano 1908 – 1989
„Si ha l'impressione precisa che Venezia sia stata davvero la musa geniale della pittura canalettiana. Non è la vibrazione molecolare ed atmosferica della pittura di Francesco Guardi, per cui la città è trasfigurata in una visione di capricciosa fantasia; è una serena compiacenza dell'impaginazione precisa di alcuni aspetti monumentali e scenografici, mediata attraverso i canoni rigorosi della prospettiva, rivissuta con una luminosità calda, armoniosa, quasi sensuale. (da Canaletto e Guardi, 1941)“

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Carl Gustav Jung 109
psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero 1875 – 1961
„Le opere di Daisetz Teitaro Suzuki sullo Zen sono da annoverare tra i più alti contributi del secolo allo studio del Buddhismo attuale, così come lo stesso Zen rappresenta il frutto migliore germogliato dall'albero le cui radici sono raccolte nel Canone Pali. Non possiamo essere abbastanza grati all'autore sia perché egli ha reso lo Zen più accessibile alla cultura occidentale sia per il modo con cui egli ha raggiunto lo scopo.“

„Va notato che fu solo nel V secolo d. C. che si trovò un accordo sulla lista definitiva di testi del Canone del Theravāda, e anche in quell'epoca il materiale da includere nel Kuddhaka Nikāya rimase non definito.“

Barbara Smuts 6
antropologa statunitense 1950
„Quando cominciai a lavorare con i babbuini, il mio problema principale fu di imparare a stare al passo con loro guardandomi al tempo stesso da serpenti velenosi, bufali irascibili, api aggressive, e dal rompermi una gamba in qualche buca. Fortunatamente queste difficoltà col tempo si attenuarono, soprattutto perché viaggiavo con guide esperte: i babbuini avvertivano un predatore lontano un miglio e sembravano possedere un sesto senso per la presenza di serpenti nei paraggi. Abbandonandomi alla loro ben superiore competenza, mi muovevo come un'umile discepola, imparando da maestri a essere un antropoide africano. Così diventai (o meglio, riacquistai il mio diritto ancestrale di essere) un animale, muovendomi istintivamente in un mondo che mi pareva (perché era) la mia antica patria. Non appena ebbi cominciato a padroneggiare queste difficoltà me ne trovai di fronte un'altra, non meno ardua: comprendere e comportarmi secondo i canoni dell'etichetta babbuina, di una bizzarria e sottigliezza da lasciare interdetto un cerimoniere di Corte. (pp. 129-130)“


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Federico Fellini 37
regista e sceneggiatore italiano 1920 – 1993
„La censura è sempre uno strumento politico, non è certo uno strumento intellettuale. Strumento intellettuale è la critica, che presuppone la conoscenza di ciò che si giudica e combatte. Criticare non è distruggere, ma ricondurre un oggetto al giusto posto nel processo degli oggetti. Censurare è distruggere, o almeno opporsi al processo del reale. C'è una censura italiana che non è invenzione di un partito politico ma che è naturale al costume stesso italiano. C'è il timore dell'autorità e del dogma, la sottomissione al canone e alla formula, che ci hanno fatto molto ossequienti. Tutto questo conduce dritti alla censura. Se non ci fosse la censura gli italiani se la farebbero da soli.“

Sandro Magister 4
giornalista e scrittore italiano 1943
„La verità è che la definizione della morte cerebrale fu proposta dalla Harvard Medical School, nell'estate del 1968, pochi mesi dopo il primo trapianto di cuore operato da Christian Barnard (dicembre 1967), per giustificare eticamente i trapianti di cuore, che prevedevano che il cuore dell'espiantato battesse ancora, ovvero che, secondo i canoni della medicina tradizionale, egli fosse ancora vivo. L'espianto, in questo caso equivaleva ad un omicidio, sia pure compiuto "a fin di bene". La scienza poneva la morale di fronte a un drammatico quesito: è lecito sopprimere un malato, sia pure condannato a morte, o irreversibilmente leso, per salvare un'altra vita umana, di "qualità" superiore?“

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Giuliano Ferrara 24
giornalista, conduttore televisivo e politico italiano 1952
„Penso che ogni tanto qualche scappellotto ci voglia per questo tipo di bambinacce. [... ] L'elemento della truffa è quello che più mi colpisce. Non c'è stata e non c'è fino ad ora –se ci sarà lo dirò– una censura della Rai e del cattivo Berlusconi contro la satira della Guzzanti. C'è stato un tentativo evidente di guadagnarsi la censura da parte della Guzzanti, che ha associato alla satira, cioè al suo mestiere, un altro mestriere, quello del comizio politico "de paese", "de borgata", quello violento, duro, in cui le è scappata anche la famosa espressione "razza ebraica", perché la ragazza è molto ignorante. E... questo non è bello. La censura se c'è stata risale al direttore di Rai 3, Paolo Ruffini, che ha avuto un ripensamento domenica 16 novembre al pomeriggio, poi ha deciso di mandarla in onda, e è andata in onda tranquillamente. Dopodiché la presidente di garanzia della Rai indicata dalla sinistra, Lucia Annunziata, all'unanimità con il resto del consiglio di amministrazione ha deciso che, prima di mandare in onda una cosa, vogliono sapere di cosa si tratta. Anche perché sennò si beccano le querele e soprattutto rendono un cattivo servizio al pubblico. [... ] Guardi, io faccio un giornale che per un terzo è satira, mi rendo colpevole di vilipendio tutti i giorni. Tutto sta a intenderci: c'è stile o non c'è stile? è una cosa fatta per comunicare con il pubblico e per essere onesti con sé stessi o una slealtà professionale e un tentativo di lucrare vantaggi politici da un contratto con la Rai? Ecco, secondo me è questa seconda cosa. [... ] La cosa che mi dispiace è la violazione del sacro canone del mestiere dell'attore. Un attore cosa fa? Un attore interpreta una parte, fa la satira – tra l'altro non l'ha mica inventata la Guzzanti la satira: la faceva pure Alighiero Noschese, voglio dire; se l'ha inventata qualcuno l'ha inventata la televisione commerciale dell'odiato Berlusconi, che ha rinnovato la televisione italiana e le ha aperto nuovi spazi di libertà. Uno fa la satira, punto e basta. Se uno attraverso la satira –come avvenne con Daniele Luttazzi– vuole fare campagna elettorale a favore del proprio partito, non va più in televisione. Molto semplice: non è censura, sono regole, regole sane. (da Primo piano, RaiTre, 24 novembre 2003)“

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Lucien Rebatet 7
scrittore e giornalista francese 1903 – 1972
„Le forme della musica sinfonica penetrano il dramma, assicurano la sua unità e la sua continuità. Come in Wozzeck, ma più ampiamente, le substrutture più o meno indecrittabili all'ascolto, sonate, canoni, rondò, servono da regolatore alla scrittura atonale, sostengono e organizzano la composizione come le linee di forza invisibili nei pittori del Rinascimento innamorati del Numero d'Oro. Quanto alla strumentazione, essa è costantemente ammirevole, per chiarezza, sapore, logica, imprevisto. Magnifico lavoro «fatto a mano» di cui non ci si stupisce abbia richiesto all'autore anni di perseveranza, rammaricandoci che egli non abbia avuto la gioia di condurlo fino all'ultima misura.“


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Marvin Minsky 7
informatico e scienziato statunitense 1927 – 2016
„Il nostro concetto standard del sé è che nel profondo di ogni mente risieda un qualcosa di speciale e centrale che compie il vero lavoro mentale per noi, un esserino laggiù che ascolta e vede e capisce cosa sta succedendo. È detta la teoria delll'"Agente Singolo". Non è difficile capire perché ogni cultura resti attaccata a questa idea. Non importa quanto ridicola possa sembrare, scientificamente, ma essa è sottintesa in tutti i principi del diritto, del lavoro e della moralità. Senza di questa, tutti i nostri canoni di responsabilità fallirebbero, per colpa o per virtù, giusto o sbagliato. Come potremmo risolvere il problema, senza quel mito?“

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Aldo Grasso 62
giornalista, critico televisivo e docente italiano 1948
„[... ] «Boris» viene sempre additato come un esempio di tv intelligente, di satira riuscita, di atto d'accusa contro la tv. La sensazione che si prova ora è infatti quella di recensire un film che passa in seconda visione, secondo i canoni distributivi di una volta.“

„La musica era particolarmente toccante: una costruzione rigorosamente matematica in modalità (così mi parve) postcileana, nella quale ogni voce postulava tesi, antitesi e sintesi armonica per poi fonderle insieme in un interminabile canone che dalle note più basse, incorporando tutti gli strumenti, saliva poi di tonalità fino a raggiungere uno struggente climax sulla dominante, e poi scendeva ancora per fermarsi su un corale sussurro nella minore. Più o meno, insomma, qualcosa del genere. (p. 139)“

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Roberto Longhi 12
storico dell'arte italiano 1890 – 1970
„L'infallibilità lincea che è propria, costantemente, al Velázquez e che non è già mero naturalismo ma invece modo personale di vedere con una terribile naturalezza che soltanto a pochi, nell'arte, fu propria. In altre parole, una facoltà complessa di afferrare il momento più icastico dell'apparenza naturale – momento dunque non già previsto e codificato in un canone di degnità ritmica o plastica [... ] ma, per contro, sorgente dall'efficienza cosmica delle relazioni conflagrate ad un tratto tra la luce e la materia delle cose, fra le quali, per avventura, è anche l'uomo. Una degnità, insomma, luministica, o ambientale, che si è sostituita a quella umanistica del Rinascimento, e la cui significazione storica non potrebbe esser mai abbastanza accentata. (da Vita artistica, 1927“

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