Frasi su cantore

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Giovanni Falcone 40
magistrato italiano 1939 – 1992
„La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.“

Giuseppe Conte 3
scrittore e poeta italiano 1945
„Se il professor Keating, il protagonista di L'attimo fuggente, il film di Peter Weir che sta avendo un così vasto e sorprendente successo, fosse capitato in mezzo a certi poeti e critici italiani molto autorevoli e celebrati, la sua vicenda si sarebbe conclusa ancora più infelicemente. Il professor Keating crede che parole e idee possono cambiare il mondo e, da studente, aveva fondato la Dead Poets Society, (il bel titolo originale del film), un circolo iniziatico in cui, mentre ogni ragazzo con l'aiuto dei versi più amati inseguiva la pienezza della propria esistenza, nuovi dei nascevano. Il suo punto di riferimento più preciso è lo zio Walt, Walt Whitman, il grande cantore di Foglie d'erba [... ].“


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Johan Ludvig Runeberg 2
poeta e scrittore finlandese 1804 – 1877
„Ne 'l margin del ruscello, a un bel mattino, | la fanciulla sedea fra le vïole. | Volava su pe 'l cielo un augellino | e ne 'l canto dicea queste parole: | – Se tu turbi, o fanciulla, il ruscellino | giù pe 'l suo sen non guizzerà più il sole, | né verrà la colomba mattiniera | a cantarvi d'amore in sua maniera –. | Il bianco viso in lagrime bagnato | levò la giovinetta al bel cantore: | – Presto il ciel risorride a 'l rio schiarato, | ma più non risorride entro il mio core. | Quando un garzon tu mi vedesti a lato, | dirgli dovei: Deh, se tu intendi amore, | deh non turbar de la fanciulla l'alma | che non rischiara più né torna in calma. (Il ruscello)“

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Kristian Jaak Peterson 1
poeta estone 1801 – 1822
„Una fonte di luce | è il cantore, lodato | in mezzo ai suoi fratelli. | Scoppia la folgore – | e i boschi se ne stanno silenziosi: | il cantore ora leva | la sua voce, versando | dalle labbra rugiada di canti. | Taciti, intorno a lui, | come rocce sul mare | stanno in ascolto i popoli. (da Il vate, Laulja)“

Pierpaolo Lauriola 24
cantautore italiano 1975
„Prendi l'aratro. | Ara la terra. | Attenzione al fosso. | Butta il concime nel solco. | Che poche parole conosci, per scrivere storie, ma tanta vita vissuta nei campi, tanta quanto basta per aiutarci a seminare un altro futuro. (da I Cantori, n. 6)“

Guglielmina Ronconi 20
insegnante italiana 1864 – 1936
„Giovanni Pascoli rimarrà per gli Italiani il grande lirico delle intime tombe familiari, come Ugo Foscolo è il grande cantore delle tombe che la Nazione conserva ai suoi figli immortali.
Per questi nostri due sommi vati si completa la Italiana Lirica dei Sepolcri! (dal discorso in commemorazione di Giovanni Pascoli, 1912, tenuto nella Sala del Palazzo Sinibaldi in Roma“

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Rudolf Borchardt 10
scrittore tedesco 1877 – 1945
„Augusto, di fatto, non ha lasciato solo quel suo testamento di Ancara, inciso sulla pietra: il suo testamento secondo è L'Eneide. È ben giusto che l'Impero spento nei suoi signori rimanga, unico e antico, fin dove e fin tanto che la voce del suo cantore resiste in mezzo ai mortali. È tempo anche per noi, dacché gli antichi appelli guerieri sono rimasti senz'anima, guardare, in compagnia del Tennyson che viaggia oltre Mantova, verso le cime dei pioppi di Andes: «I salute thee, Mantovano, I that loved thee since my day began, wielder of the stateliest measure ever moulded by lips of man» (da Virgilio-Saggio, pp. 91-92)“

Leo Valiani 8
giornalista e politico italiano 1909 – 1999
„Anni fa si svolse in Inghilterra un curioso dibattito: il poeta Eliot si chiedeva come mai si potesse ammirare l'opera di un poeta (nella fattispecie Goethe) di cui non si accettassero le idee, la concezione della vita. E il problema era dichiarato insolubile. Eppure il problema era già stato risolto da Marx, ammiratore della tragedia greca, sorta da una struttura sociale e da una concezione del mondo che non era certo la sua. Ed anche Nietzsche non negava l'arte di Wagner quando dichiarava che «I maestri cantori» erano un attentato alla civiltà, e non si poneva il problema perché riconosceva che tra l'ammirazione estetica e il consenso etico non c'è necessario rapporto di causa a effetto. In ogni modo un simile problema non si può porre in Italia perché in Italia è passato Croce. (p. 51)“


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José Martí 15
politico e scrittore cubano 1853 – 1895
„Duemilacinquecento anni fa in Grecia era già famoso il poema dell'Iliade. Alcuni dicono che la compose Omero, il poeta cieco dalla barba a riccioli che andava di paese in paese cantando i suoi versi al ritmo della lira, come facevano gli aedi di allora. Altri dicono che non ci fu nessun Omero, ma che il poema lo composero diversi cantori. Ma non sembra il lavoro di molti un poema dove non cambia il modo parlare, né quello di pensare, né quello di fare i versi, e dove dall'inizio alla fine si vede tanto chiaramente il carattere di ogni personaggio, che si può dire chi è per quello che dice o fa, senza bisogno di vedere il suo nome. Né è facile che uno stesso popolo abbia molti poeti che compongano i versi con tanto sentimento e musica come quelli dell'Iliade, senza parole che manchino o eccedano; né che tutti i diversi cantori abbiano il giudizio e la grandezza dei canti di Omero, dove sembra un padre quello che parla. (da L'Iliade di Omero)“

„Alle due e mezzo del mattino XN varcò il confine di Milano. Le notti milanesi, file di luci rosse e bianche delle auto, crocchi di persone lungo i marciapiedi, solitari nottambuli in cerca di una meta. Ad ogni metro di asfalto, le insegne dei locali offrono antidoti alla depressione, cocktail di solitudine a prezzi da boutique. In via Brera, per cinquanta euro, l'uomo barbuto vende un futuro migliore in un mazzo di carte. L'auto di XN arranca davanti al Piccolo Teatro, l'Arena e poi finalmente l'ultima spiaggia di un uomo disperato: negrolandia. Una terra di nessuno, popolata da volti scuri invisibili nella notte, risuona di una lingua babelica, in quelle strade il passaporto con l'italico stellone è un miraggio, un lasciapassare per schiudere le porte dell'inferno. In quelle vie incombono paure ancestrali, leggende, esseri mitologici. XN cercava proprio uno di quegli uomini dal passato epico, un uomo che ha attraversato i mari e la storia di due mondi: Omero. Le luci della pizzeria cinese Mergellina, vedi Shangai e poi muori, illuminavano di un'opaca luce rossa una decina di uomini dai colori esotici. Il gruppetto bivaccava sul marciapiede, individui seduti a terra con le gambe incrociate fumavano sigarette, bevevano vino da scatole di tetrapack, gli occhi fissi verso il cantore. Omero seduto, come sempre, sul gradino della vetrina illuminata narrava leggende. Impartiva lezioni di letteratura avanzata ad individui che non possedevano nemmeno l'idea astratta di libro, insegnava a scrivere e leggere: almeno quanto bastava per compilare i moduli della questura. XN aveva conosciuto il cantore di strada qualche anno prima, un'altra vita, un'era felice e perfetta.“

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Walt Whitman 276
poeta, scrittore e giornalista statunitense 1819 – 1892
„Tu che celebri il passato, | e hai esplorato l'esterno, la superficie delle razze, la vita che si è già mostrata, | che hai considerato l'uomo come creatura di politica, collettività, regnanti e preti, | io, abitante degli Allegani, che lo considero come è in se stesso, di suo pieno diritto, | e tasto il polso della vita che ben di rado si è mostrata, (il grande orgoglio dell'uomo in se stesso,) | io, cantore della Personalità, che abbozzo ciò che ancora deve essere, | io proietto la storia del futuro. (A uno storico, pp. 9-10)“

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Walt Whitman 276
poeta, scrittore e giornalista statunitense 1819 – 1892
„Demone o uccello! (l'anima del fanciullo esclamò,) | è per il tuo amore che canti? o non è forse per me? | Perché io che ero un fanciullo, con lingua dormiente, ora ti ho udito, | e in un momento ho capito perché sono nato, mi sono desto, | e già mille cantori, mille canti, più limpidi, più sonori e più tristi del tuo, | mille echi gorgheggianti han cominciato a vivere in me, per non morire mai più. (Fuor della culla che perenne dondola, p. 328)“


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Walt Whitman 276
poeta, scrittore e giornalista statunitense 1819 – 1892
„[... ] ciò che sempre rivela il poeta è la presenza della gradita compagnia di cantori con le loro parole, | le parole dei cantori sono le ore e i minuti della luce, ma le parole del creatore di poesie sono la luce e la tenebra in generale, | il creatore di poesie stabilisce giustizia, realtà, immortalità, | la sua visione, la sua forza circondano le cose e la razza umana, | egli è la gloria, l'essenza delle cose e della razza umana, sino al punto cui sono pervenute. || I cantori non creano, solo il Poeta crea, | i cantori sono i benvenuti, vengono capiti, appaiono assai di sovente, ma raro è stato il giorno, e parimenti il luogo, della nascita di un creatore di poesie, di Colui che risponde, [... ]. (2, p. 212)“

„Lo Skeksis li teneva troppo saldamente perché potessero liberarsi, ma non fece quello che temevano, cioè strangolarli come aveva fatto anni prima con la madre di Kira. No, era evidente che voleva qualcosa da loro, e che non aveva intenzione di ucciderli.
– Prego ora voi venite con me, eh? – disse il Ciambellano. – Sì, Skeksis e Kelffinks ora vivere in pace insieme, sì. Per favore.
Jen, che aveva le braccia libere, infilò la mano nella tunica impugnando il cristallo.
– Noi ora andiamo – continuò il Ciambellano avviandosi. – Altrimenti sarà troppo tardi.
Con uno scatto fulmineo, Jen estrasse la scheggia e gliel'affondò nel braccio. Il cristallo emise un bagliore accecante, e il tunnel tremò mentre dal tetto cadevano piccole pietre.
Nella landa selvaggia, all'orizzonte, urSol il Cantore alzò un braccio. Improvvisamente vi era comparso un profondo squarcio che sanguinava abbondantemente. La fila degli urRu arrancava verso il castello. Nel cielo, i tre soli stavano sempre più avvicinandosi l'uno all'altro.“

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Flavio Oreglio 31
cabarettista, musicista e scrittore italiano 1958
„Amore:
Se fossi un cantore ti canterei,
Se fossi uno scultore ti scolpirei,
Se fossi un pittore ti dipingerei,
Ma... sono solo un trombettiere...“

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Guy de Maupassant 51
scrittore e drammaturgo francese 1850 – 1893
„Penetrando nel museo, la scorsi subito in fondo ad una sala, e bella proprio come l'avevo immaginata. Non ha la testa, le manca un braccio; mai tuttavia la forma umana mi è parsa più meravigliosa e più seducente. Non è la donna vista dal poeta, la donna idealizzata, la donna divina o maestosa, come la Venere di Milo, è la donna così com'è, così come la si ama, come la si desidera, come la si vuole stringere. È robusta, col petto colmo, l'anca possente e la gamba un po' forte, è una Venere carnale che si immagina coricata quando la si vede in piedi. Il braccio caduto nascondeva i seni; con la mano rimasta, solleva un drappeggio col quale copre, con gesto adorabile, i fascini più misteriosi. Tutto il corpo è fatto, concepito, inclinato per questo movimento, tutte le linee vi si concentrano, tutto il pensiero vi confluisce. Questo gesto semplice e naturale, pieno di pudore e di impudicizia, che nasconde e mostra, che vela e rivela, che attrae e che fugge, sembra definire tutto l'atteggiamento della donna sulla terra. Ed il marmo è vivo. Lo si vorrebbe palpeggiare, con la certezza che cederà sotto la mano, come la carne. Le reni soprattutto sono indicibilmente animate e belle. Si segue, in tutto il suo fascino, la linea morbida e grassa della schiena femminile che va dalla nuca ai talloni, e che, nel contorno delle spalle, nelle rotondità decrescenti delle cosce e nella leggera curva del polpaccio assottigliato fino alle caviglie, rivela tutte le modulazioni della grazia umana. Un'opera d'arte appare superiore soltanto se è, nello stesso tempo, il simbolo e l'esatta espressione di una realtà. La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della carne. Dinnanzi al volto della Gioconda, ci si sente ossessionati da non so quale tentazione di amore snervante e mistico. Esistono anche donne viventi i cui occhi ci infondono quel sogno di tenerezza irrealizzabile e misteriosa. Si cerca in esse qualcos'altro dietro le apparenze, perché sembrano contenere ed esprimere un po' di quell'ideale inafferrabile. Noi lo inseguiamo senza mai raggiungerlo, dietro tutte le sorprese della bellezza che pare contenere un pensiero, nell'infinito dello sguardo il quale è semplicemente una sfumatura dell'iride, nel fascino del sorriso nato da una piega delle labbra e da un lampo di smalto, nella grazia del movimento fortuito e dell'armonia delle forme. Così i poeti, impotenti staccatori di stelle, sono sempre stati tormentati da una sete di amore mistico. L'esaltazione naturale di un animo poetico, esasperato dall'eccitazione artistica, spinge quegli esseri scelti a concepire una specie di amore nebuloso, perdutamente tenero, estatico, mai sazio, sensuale senza essere carnale, talmente delicato che un nonnulla lo fa svanire, irrealizzabile sovrumano. E questi poeti sono, forse, i soli uomini che non abbiano mai amato una donna, una vera donna in carne ossa, con le sue qualità di donna, i suoi difetti di donna, la sua mente di donna, ristretta ed affascinante, i suoi nervi di donna e la sua sconcertante femminilità. Qualsiasi creatura davanti a cui si esalta il loro sogno diventa il simbolo di un essere misterioso, ma fantastico: l'essere celebrato da quei cantori di illusioni. E la creatura vivente da loro adorata è qualcosa come la statua dipinta, immagine di un dio di fronte al quale il popolo cade in ginocchio. Ma dov'è questo dio? Qual è questo dio? In quale parte del cielo abita la sconosciuta che quei pazzi, dal primo sognatore fino all'ultimo, hanno tutti idolatrata? Non appena essi toccano una mano che risponde alla stretta, la loro anima vola via nell'invisibile sogno, lontano dalla realtà della carne. La donna che stringono, essi la trasformano, la completano, la sfigurano con la loro arte poetica. Non sono le sue labbra che baciano, bensì le labbra sognate. Non è in fondo agli occhi di lei, azzurri o neri, che si perde così il loro sguardo esaltato, è in qualcosa di sconosciuto e di inconoscibile. L'occhio della loro dea non è altro che un vetro attraverso cui essi cercano di vedere il paradiso dell'amore ideale. Se tuttavia alcune donne seducenti possono dare alle nostre anime una così rara illusione, altri non fanno che eccitare nelle nostre vene l'amore impetuoso che perpetua la razza. La Venere di Siracusa è la perfetta espressione della bellezza possente, sana e semplice. Questo busto stupendo, di marmo di Paros, è - dicono - La Venere Callipigia descritta da Ateneo e Lampridio, data da Eliogabalo ai siracusani. Non ha testa! E che importa? Il simbolo non è diventato più completo. È un corpo di donna che esprime tutta l'autentica poesia della carezza. Schopenhauer scrisse che la natura, volendo perpetuare la specie, ha fatto della riproduzione una trappola. La forma di marmo, vista a Siracusa, è proprio l'umana trappola intuita dall'artista antico, la donna che nasconde rivela l'incredibile mistero della vita. È una trappola? Che importa! Essa chiama la bocca, attira la mano, offre ai baci la tangibile realtà della carne stupenda, della carne soffice bianca, tonda e soda e deliziosa da stringere. È divina, non perché esprima un pensiero, bensì semplicemente perché è bella.“

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