Frasi su casupola

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Andrzej Sapkowski 84
scrittore polacco 1948
„Gli uomini amano inventare mostri e mostruosità. Così hanno l'impressione di essere loro stessi meno mostruosi. Quando bevono come spugne, imbrogliano, rubano, picchiano le donne con le briglie, fanno morire di fame la vecchia nonna, colpiscono con la scure una volpe presa in trappola o riempiono di frecce l'ultimo unicorno rimasto sulla terra, amano pensare che più mostruosa di loro c'è sempre la Mora che s'intrufola nelle casupole all'alba. Allora si sentono in qualche modo il cuore più leggero. E trovano più facile vivere. (Geralt di Rivia)“

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Giovannino Guareschi 45
scrittore italiano 1908 – 1968
„Scrissi col lapis, sopra la punteggiatura, come vogliono appunto le convenzioni internazionali che tutelano il diritto delle genti: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco e seccacastagne. Se però credi castagne ben cotte possano giovare al bambino, non inviarle. Non mi manca niente. Di una sola cosa ti prego: che la sera della vigilia di Natale tu imbandisca la tavola nel modo più lieto possibile. Fai schiodare la cassa delle stoviglie e quella della cristalleria; scegli la tovaglia migliore, quella nuovissima piena di ricami; accendi tutte le lampade. E prepara un grosso albero di Natale con tante candeline, e prepara con cura il presepe vicino alla finestra, come l'anno scorso. Signora, io ho bisogno che tu faccia questo. Il mio pensiero ogni notte varca il reticolato: lo so, ti riesce difficile figurarti il mio pensiero che varca il reticolato. Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso, ogni notte, esca dal recinto. Figurati un Giovannino leggero come un sogno e trasparente come il vento delle serenissime e gelide notti invernali. Io, ogni notte, approfitto del sonno degli altri e mi affido all'aria e trasvolo rapido gli sconfinati silenzi di terre straniere e città sconosciute. Tutto è buio e triste sotto di me, e io affannosamente vado cercando luce e serenità. Rivedo la Madonnina del Duomo, ma le strade e le piazze non sono più quelle di un tempo, e stento a ritrovare il nostro quarto piano. Signora, non dire che sono il solito temerario se entro in casa dal tetto: anzi, loda la mia prudenza se non mi avventuro lungo le macerie della scala. E poi il tetto è scoperchiato e si fa più presto. Riconosco lo scheletro delle nostre stanze e ricerco i nostri ricordi nascosti sotto i rottami dei muri crollati. Tutto è buio, freddo e triste anche qui, e soltanto se la luna mi assiste riesco a scoprire sui brandelli delle tappezzerie che ancora pendono alle pareti, i riquadri chiari e la topografia dei nostri mobili. Per le strade deserte, cammina soltanto la paura vestita di luna. Su un brano di tappezzeria dell'ex-anticamera vedo un fiorellino. Uno strano fiore nero a cinque petali. Signora, rammenti quando Albertino decorò le nostre stanze con la piccola sciagurata mano intinta nell'inchiostro di China? Inutilmente vado a ricercare vestigia di giorni lieti fra le pareti dell'ufficio; le pareti non ci sono più, e il grande edificio è un cupo mucchio di cemento annerito dal fumo. Fuggo dalla città buia e silenziosa, e rivedo i luoghi dove, zitella, tu mi conoscesti zitello. Ma nche qui è squallida malinconia, eio mi rifugio alla fine nella casupola dove si accatastano i miei ultimi effetti e i miei primi affetti. Tu dormi, Albertino dorme, mia madre, mio padre dormono. Tutti dormono, e cercano forse di ritrovare in sogno il mio ignoto, lontano rifugio. I nostri mobili si affollano disordinatamente nelle esigue stanze immerse nell'ombra, e dentro le polverose casse del solaio le parole dei miei libri si sono gelate. Signora, io cerco un po' di luce, un po' di tiepida serenità, e invece non trovo che buio e freddo, e non posso ravvisare nel buio il volto di mio figlio, e sui laghi e sulle spiagge tutto è spento e abbandonato, tutto è silenzio, e io rinavigo verso il recinto e torno al mio pagliericcio portando il gelo nelle ossa del numero 6865. Signora, bisogna che, almeno la notte di Natale, il mio pensiero, fuggendo dal recinto, possa trovare un angolo tiepido e luminoso in cui sostare. Voglio tanta luce: voglio rivedere il vostro volto, voglio rivedere il volto dell'antica serenità. Altrimenti che gusto c'è a fare il prigioniero?" Qui ebbi la sensazione che le 24 righe stessero per finire, e mi interruppi. Le righe erano in effetti 138, e io avevo riempito le 24 mie, le 24 della risposta e altri cinque foglietti che stazionavano nei paraggi. Con estrema cura cancellai tutto e ricominciai da capo: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco...“


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Mario Rigoni Stern 35
militare e scrittore italiano 1921 – 2008
„Abeti, betulle, paesi, città, betulle, paesi, corsi d'acqua gelati, ragazzi sui pattini, una slitta nella pianura, una casupola, abeti. Allegria portava la vista di una grossa lepre che sbucava spaurita dalle siepi paraneve che fiancheggiavano la ferrovia; stupore e poesia i piccoli branchi di caprioli che dall'orlo dei boschi guardavano passare il nostro treno coperto di ghiaccioli e pareva impossibile che nel mondo ci fosse la guerra e noi armati. (p. 131)“

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Jeffrey Eugenides 28
scrittore statunitense 1960
„Il sole calava nella foschia di fabbriche lontane, e nelle casupole adiacenti i vetri riflettevano qua e là il bagliore crudo di quel tramonto inquinato.“

Giulio Bedeschi 3
scrittore e medico italiano 1915 – 1990
„Strana terra, la Russia. Per mezze giornate il treno procedeva su un terreno ondulante, fra campi di girasole che si estendevano fin dove l'occhio riusciva a distinguere qualcosa. Linee sterminate; non si vedeva una casa, un albero, un uomo. S'intravedeva poi all'improvviso in una conca un agglomerato di casupole che scompariva tosto, seguito dalla vastità di altra terra rinsecchita. Per ore, per giorni. Isolato e sperduto, ogni tanto l'occhio trovava qualche punto d'appoggio in solitarie ruote a pala, simili a quelle dei mulini a vento. Immobili anch'esse, protendevano le scarne braccia verso la terra e il cielo come a chiedere pietà per quel loro abbandono. (Tempo terzo, Capitolo XIII, p. 135)“

Cesare Brandi 9
storico dell'arte, critico d'arte e saggista italiano 1906 – 1988
„Bagheria è un ammasso informe di casupole ma le sue ville si ergono fra quelle casupole e il verde dei limoni, che è un verde perenne, che non teme l'alternarsi delle stagioni.“

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George Orwell 126
scrittore britannico 1903 – 1950
„Idealmente, il tipo peggiore di padrone di casupole è un uomo grasso e perverso, preferibilmente un vescovo, che trae un immenso reddito da fitti estorti. In realtà, è una povera vecchia che ha investito i risparmi di tutta una vita in tre casupole miserabili, ne abita una e cercar di vivere con l'affitto delle altre due, non avendo mai, di conseguenza, un soldo per le necessarie riparazioni. (cap. IV, p. 62)“

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Alberto Sordi 34
1920 – 2003
„Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta San Pietro e fu proprio per il Giubileo del 1925. Ero in compagnia di mio padre, venivamo da Trastevere, dove ero nato in via San Cosimato e dove vivevo con la mia famiglia. Arrivammo percorrendo i vicoli, che poi furono distrutti, di Borgo Pio: un ammasso di casupole, piazzette, stradine. Poi, dietro l'ultimo muro di una casa che si aprì come un sipario, vidi questa immensa piazza. Il colonnato del Bernini, la cupola. Un colpo di scena da rimanere a bocca aperta. Ecco, quello che ricordo di più di quel Giubileo fu questa sorpresa.“


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Michail Bulgakov 43
scrittore e drammaturgo russo 1891 – 1940
„Margherita aveva sognato un sito sconosciuto, desolato, triste, sotto il cielo fosco della primavera precoce. Aveva sognato quel cielo grigiognolo, pezzato di nuvole trascorrenti e sotto uno stormo silenzioso di cornacchie. Un piccolo ponte rozzo, sotto di esso un un torbido fiumicello primaverile. Alberi malinconici, stenti, semispogli. Una tremula solitaria e più lontano, fra gli alberi, al di là di un orto, una casupola di tronchi, forse una cucina isolata, oppure un capanno da bagno o sa il diavolo che cosa! Tutto intorno un non so che di morto e di così triste, che veniva voglia d'impiccarsi a quella tremula vicino al ponticello. Che sito infernale per una persona viva! (1970)“

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Jean De La Fontaine 37
scrittore e poeta francese 1621 – 1695
„Se penetrar le Donnole | potesser nelle strette | casupole dei Topi, | vedreste quelle bestie in men d'un'ora | fare di lor polpette, | tanto è l'odio che sempre le divora. (da Battaglia di Topi e di Donnole, IV, VI)“

Fausta Cialente 22
scrittrice, giornalista e traduttrice italiana 1898 – 1994
„«Non mi puoi rimproverare d'averti nascosto quello che sono. Hai visto che sono capace di vivere nell'ozio durante mesi, mantenuto da mia madre, senza neanche vergognarmi. Sai che mi piace andare scalzo e che mi dispiace d'aver imparato a vestirmi come voi, a mangiare come voi, ad aver bisogno di tante cose.» Indicò le casupole fasciate dai raggi della luna, che chiudevano in cima alla scarpata il cortile. «Là dentro, secondo me, c'è già tutto il superfluo e tu mi parli di star meglio? Lavorare di più, allora? Oppure ri– schiare il poco che si ha e non dormire più dalle preoccupazioni, come dice tuo padre? Una vita d'inferno, allora? No, sai, io non posso, non posso.» (parte IV; 2004, p. 208)“

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