Frasi su colosso

Temevo il lato colossale dell'Egitto: invece, i suoi colossi non sono smisurati e non disturbano l'armonia di una terra proporzionata agli uomini. È una razza di giganti e basta. (p. 45)

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Jean Cocteau 114
poeta, saggista e drammaturgo francese 1889 – 1963

[... ] le fiere selvatiche e i mammiferi giganti son vendicati, sempre dagli animali più microscopici che esitano, da quei microbi che prosperano nel corpo umano e che, ala fine, nella maggior parte dei casi, lo intossicano, lo divorano e lo spengono. Strano e singolare contrappasso, gli esseri infinitesimi e invisibili puniscono con la morte gli uccisori dei loro fratelli colossi. Gli umili, che son legione, fanno giustizia dei mediocri che ammazzano i potenti. (pag. 93)

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Giovanni Papini 99
scrittore, poeta e aforista italiano 1881 – 1956

A capo del colosso multinazionale Carter & Carter, da otto anni è convinto ogni mattina di entrare nella sede delle Poste!

Walter Fontana 105
umorista, sceneggiatore e scrittore italiano 1957

Il colosso di Rodi è esistito?
Anche se si tratta di una favola, rimane ugualmente una delle meraviglie di questo mondo attraversato dalla linea del nostro itinerario. (p. 27)

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Jean Cocteau 114
poeta, saggista e drammaturgo francese 1889 – 1963

Facebook e Google e altri colossi del web conoscono di noi più dei nostri amici e in futuro sapranno ancora di più. Queste informazioni possono essere utilizzate per vari scopi, non solo per proporci dei prodotti o dei servizi, come è stato evidenziato dal cosiddetto "Datagate". È opportuno un controllo più stretto sulla gestione dei dati personali da parte dei governi, un nuovo sistema di regole.

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Gianroberto Casaleggio 44
imprenditore e politico italiano 1954

Quando nell'anima c'è un Dio, cioè la fede negl'ideale, il pensiero compone sillogismi di ferro, la volontà vuole propositi di ferro, il braccio compie opere di ferro, il fiat dello spirito plasma col caos i colossi; i popoli intendono le magnanime imprese, le compiono e le cantano. (p. 274)

Giuseppe Guerzoni 22
patriota italiano 1835 – 1886

Dal 1974 l'Italia si colloca al sesto posto nella graduatoria dei paesi industrializzati, subito dopo colossi come Stati Uniti d'America, Giappone, Germania, Francia (l'Inghilterra, non sempre riesce a precederla). E ci resta, senza indietreggiare (ma poi vedremo come andrà a finire). (p. 18)

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Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935

Pravettoni. Radiografia di un mito un po' manager, un po' poeta. Uomo inquieto alla costante ricerca di una personalità più adatta al suo dopobarba. Studi irregolari compensati da un master ad honorem rilasciato dal prestigioso bau institute. Ora è alla guida del colosso Carter & Carter, ma non rinnega un passato di ragazzo ribelle e romantico. Ha testimoniato: di quel periodo resta un tatuaggio sulla spalla sinistra che dice questa è la spalla sinistra!

Walter Fontana 105
umorista, sceneggiatore e scrittore italiano 1957

Niente prepotere finanziario, dunque, e nemmeno più la certezza dell'antica invulnerabilità. Ma c'è dell'altro. Anzi, molto altro: dai nodi irrisolti della politica estera (Afghanistan e Iraq in primis) alla crisi economica resa manifesta dall'invasione del petrolio nelle acque del golfo del Messico, passando per il volontario mantenimento di indegne realtà come Guantánamo, ed il giganteggiare planetario del colosso cinese, per non parlare della galassia di nemici mai domi disseminati in tutto il globo. Il mosaico finale compone il ritratto doloroso di una bestia domata o, quantomeno, assai ridimensionata. (Leonardo Petrocelli)

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Nico Perrone 74
saggista, storico e giornalista italiano 1935

È stata un'avventura stupenda, lavorare con la "serie A" della comicità italiana. Cochi e Renato sono dei colossi della comicità, quelli che l'hanno cambiata totalmente, quelli che vedevo in bianco e nero ne "Il poeta e il contadino", figurati la gioia che provo in questo momento. (dall'intervista di Vincenzo Iannuzzo, Sax Poltronieri: «Sono in serie A con Cochi e Renato», La Nuova Ferrara, 11 gennaio 2007)

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Andrea Poltronieri 58
comico, polistrumentista e cantante italiano 1965

Una più strana fantasia venne due giorni dopo all'imperatore [dei lillipuziani]. Fece preparare per una rivista le truppe che si trovavano nei pressi della capitale, e dopo avermi pregato di stare ritto coi piedi lontani quanto mi fosse possibile l'uno dall'altro, nella posizione del colosso di Rodi, ordinò al generale, ch'era un espertissimo condottiero, di far passare l'intero esercito sotto le mie gambe, in ordine di battaglia. (1921, p. 42)

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Jonathan Swift 65
scrittore e poeta irlandese 1667 – 1745

È un caso in cui l'Europa non è solo uno spazio economico ma è l'Europe puissance cara ai suoi padri. Dimostrando di saper agire anche nei confronti delle grandi aziende del Paese più potente si dimostra che la politica della concorrenza non è un'ideologia che punta a sacrificare i bastioni dell'impresa europea, ma tutela i consumatori europei a 360 gradi. L'Europa è un grande mercato del quale nessun colosso al mondo può fare a meno. La Ge o la Microsoft sono costrette a fare i conti con la Commissione perché non possono permettersi di non essere presenti sul mercato europeo. E ciò dimostra che anche questa è la vera forza dell'Europa unita e non solo il valore delle sue imprese produttive.

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Mario Monti 35
politico, economista e accademico italiano 1943

[Silvana Mangano] Poche dive del nostro cinema hanno saputo calarsi con altrettanta naturalezza nei panni di una popolana e in quelli di una nobildonna. Miss Roma a sedici anni, figlia di padre siciliano e madre inglese, diventa star con «Riso amaro» di Giuseppe De Santis, nel 1948, imponendosi come primo sex symbol del neorealismo. Il suo mambo in «Anna» di Lattuada (canta: «Arriva il negro Zumbon/ballando allegro il bajon») nel 1951 turba gli italiani, e se ne ricorda Moretti in «Caro diario». Nel 1959, come prostituta veneta di «La grande guerra» di Monicelli, tiene testa ai colossi Sordi e Gassman. Per Pasolini sarà Medea in «Edipo Re» (1967). Anche Luchino Visconti la vorrà di sangue blu – in «Morte a Venezia» e «Ludwig» – ma in «Gruppo di famiglia in un interno» (1974) la trasforma in un' arricchita. (citato in Corriere della sera, 13 dicembre 2006)

Alberto Pezzotta 10
critico cinematografico italiano 1965

Borg-McEnroe non è una rivalità. È La rivalità. E non solo nel tennis, non solo nello sport, ma nell'ideale confronto, in assoluto, fra due opposti. Il bianco e il nero, Il buono e il cattivo. Pochi esseri umani sono stati così differenti nell'aspetto e nei comportamento, come il biondo svedese di ghiaccio e l'incontrollabile americano riccioluto. Se poi ci aggiungi che sono stati due campioni e sono entrati in rotta di collisione sullo scenario più famoso ed importante, il Centre Court di Wimbledon, e in due finali consecutive, ecco che gli ingredienti della sfida diventano imbattibili. [... ] Lo stile Bjorn era freddo (all'apparenza) e diligentissimo, John era vulcanico e maleducato. Borg fece esplodere la popolarità del tennis come una rock-star: coi capelli lunghi da vikingo, la passata, le magliette Fila con le righine verticali, era assediato dalle adolescenti e dagli sponsor, e diventò il primo cliente del colosso dei manager sportivi, la Img; McEnroe sfoderava un marchio storico – peraltro italianissimo, Tacchini –, ma era soprattutto Genius, cioè genio e sregolatezza, l'idolo dei contestatori, la bomba ad orologeria, il Pierino, che molti odiavano e che moltissimi adoravano. Insieme, Ice-Borg e SuperMac, così diversi, ma così intimamente legati e persino amici, hanno fatto esplodere la popolarità del tennis. Che, da sport paludato e d'elite. è diventato sport mondiale, veicolo di costume ed ha invaso la tv.


Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità? Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell’assassino che vi uccide e traditori di voi stessi? Seminate i vostri frutti, affinché ne faccia scempio. Riempite ed ammobiliate le vostre case, per rifornire le sue ruberie. Allevate le vostre figlie perché abbia di che inebriare la sua lussuria. Allevate i vostri figli, perché, nel migliore dei casi, li porti alla guerra e li conduca al macello, li faccia ministri delle sue bramosie, ed esecutori delle sue vendette. Vi ammazzate di fatica perché possa trattarsi delicatamente nei suoi lussi e voltolarsi nei suoi piaceri sporchi e volgari. Vi indebolite per renderlo più forte e rigido nel tenervi la briglia più corta. E di tutte queste indegnità, che neanche le bestie potrebbero accettare o sopportare, voi potreste liberarvi se provaste, non dico a liberarvene, ma solo a volerlo fare. Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scacciate o lo scuotiate, ma solo che non lo sosteniate più, e lo vedrete, come un grande colosso al quale è stata tolta la base, piombare giù per il suo stesso peso e rompersi. (2014, pag. 36)

Étienne de La Boétie 22
filosofo, scrittore e politico francese 1530 – 1563

Da pertutto queste cause, e queste influenze hanno facilitata l'operazione del Debito pubblico, ma essa è stata replicata tanto spesso, che in fine si è formato un colosso di debito smisurato, che tuttora si guarda con stupore, tutti ne tremano, e veruno ardisce di attaccarlo nel proprio paese colle operazioni di Governo, temendo di non poterlo vincere, o di seppellirsi sotto la sua rovina, ed intanto che veruno vorrebbe vedere in piedi questo gigante imponente, sotto di cui si umiliano tutti i calcolatori di Finanze, esso va crescendo, si rende semprepiù formidabile, e semprepiù spaventa tutti; perché tutti guardano la massa dei creditori contro un gran debitore di puro nome, che non ha in proprio un fondo da pagarli; ma quest'idea oscurata dall'abituazione si può schiarite all'intelligenza di tutti. (p. 6)

Francesco Maria Gianni 2
storico, economista e politico italiano 1728 – 1821

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