Frasi su comare

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Carlo Collodi 25
scrittore italiano 1826 – 1890
„Grazia, spirito, coraggio, modestia, nobiltà di sangue, buon senso, tutte bellissime cose; ma che giovano questi doni della Provvidenza, se non si trova un compare o una comare, oppure, come si dice oggi, un buon diavolo che ci porti? (da Cenerentola)“

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Luciano Ligabue 336
cantautore italiano 1960
„Regina ha quattro amanti e due o tremila nomi e neanche un uomo che la porti fuori un po' ma, intanto, tiene il letto pronto e il frigo pieno e ride in faccia alle comari che mugugnano. (da Piccola città eterna, n.° 9)“


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Francesco Maria Piave 10
librettista e scrittore italiano 1810 – 1876
„Una volta un ciabattino | Gran signore diventò. (da Crespino e la comare, I, 2; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 158)“

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Dino Buzzati 51
scrittore italiano 1906 – 1972
„La gente comincia ad avere paura. Non è più una faccenda altrui, buona per quattro chiacchiere fra comari, e dopo dieci minuti non ci si pensa più; nessuno può dirsene estraneo, l'ombra del male scivola intorno a ciascuno di noi e ci potrebbe toccare.“

Francesco Mastriani 45
scrittore italiano 1819 – 1891
„Davvero che è bellina questa ceratura! Esclamò Donna Maria con occhi sfavilannti di gioia. Di queste nenne per esempio non ne cede né la Luisa né la Piazza. Benedetta Sant Apolinnare che è oggi! La piena e la cavane! Un disastro e una fortuna! Oh comare mia se sapeste quel che mi ha fatto quella troiaccia di Perzechella che la possa afferrare un cancero all'utero! Quest'oggi appresso il desinare se n'è ita con un sergente e in sul tardi sta sera me la son vista porstare in quattro, ignuda e ubbriaca come un canonico, salvando la sorda meldetta, che le possa incogliere un fistola; che possa comitare un porco sangue; Signore, perdonami! Non ho visto ancora una sgualdrinacia non pregiudicando nessuno, più ubbriacona di questa ulcera di casa mia parlando con rispetto alla faccia vostra. (Seconda Piaga, Parte terza, III, p. 415)“

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Alexandre Koyré 35
storico della scienza e filosofo francese 1892 – 1964
„È curioso constatare – ed insisto su questo punto, perché mi sembra di importanza capitale, e perché, pur essendo noto, non mi sembra abbastanza sottolineato – è curioso constatare l'indifferenza pressoché totale del mondo romano per la scienza e la filosofia. Il cittadino romano si interessa alle cose pratiche. L'agricoltura, l'architettura, l'arte della guerra, la politica, il diritto, la morale.
Ma si cerchi in tutta la letteratura latina classica un'opera scientifica degna di questo nome, e non si troverà; un'opera filosofica, ancor meno. Si troverà Plinio, cioè un insieme di aneddoti e racconti da comare; Seneca, cioè un'esposizione coscienziosa della morale e della fisica stoiche, adattate – il che significa semplificate – ad uso del pubblico romano; Cicerone, cioè i tentativi filosofici di un letterato dilettante; o Macrobio, un manuale di scuola elementare.
È veramente stupefacente, se vi si presta attenzione, che i Romani, non producendo nulla essi stessi, non abbiano nemmeno mai sentito il bisogno di procurarsi delle traduzioni. In effetti, al di fuori di due o tre dialoghi platonici (tra cui il Timeo) tradotti da Cicerone – trasduzione di cui non ci è pervenuto nulla – né Platone, né Aristotele, né Euclide, né Archimede sono mai stati tradotti in latino. Almeno nell'età classica. Perché se è vero che l'Organon di Aristotele e le Enneadi di Plotino lo furono, è parimenti vero che in fin dei conti ciò avvenne molto tardi e per opera di cristiani. (pp. 63-64)“

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