Frasi su corporazione

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Karl Marx 115
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883
„Uno Statuto del suo primo anno di regno, del 1547, stabilisce che qualora una persona, si rifiuti di lavorare deve essere data come schiavo a colui che ne ha denunciato l'accattonaggio. Il padrone deve nutrire il suo schiavo con pane e acqua, con bevande leggere e con i resti della carne che riterrà opportuno dargli. Ha il diritto di obbligarlo a qualsiasi lavoro, anche il più ripugnante, con la frusta e con la catena. Qualora lo schiavo s'assenti per 14 giorni, è condannato alla schiavitù perpetua e marchiato a fuoco sulla fronte o sulla guancia con la lettera S; se fugge per la terza volta, lo si deve giustiziare in quanto traditore dello Stato. Il padrone ha facoltà di venderlo, lasciarlo in eredità, affittarlo a terzi come schiavo, al pari di ogni altro bene mobile o animale. Se gli schiavi si rivoltano al padrone, anche in questo caso saranno giustiziati. I giudici di pace debbono, dietro denuncia, far cercare i farabutti. Se si trova che un vagabondo se ne è stato in ozio per tre giorni, sarà portato alla sua città natale, marchiato a fuoco con la lettera V sul petto e, dopo essere stato incatenato, sarà impiegato nella pulizia delle strade o in altri servizi. Qualora il vagabondo fornisca un luogo di nascita falso, sarà punito con la schiavitù perpetua in quel luogo, proprietà dei suoi abitanti o della sua corporazione, e sarà bollato con il segno S. Tutte le persone hanno il diritto di portar via ai vagabondi i loro figli e di tenerli come apprendisti, i maschi fino ai 24 anni, le femmine fino ai 20. Se cercano di fuggire, diverranno schiavi fino a questa età dei maestri artigiani, che hanno facoltà di incatenarli, frustarli, ecc. a piacere. Ogni padrone è libero di mettere al collo, alle braccia o alle gambe del suo schiavo un anello di ferro per poterlo riconoscere e per non correre rischi. L'ultima parte di questo statuto contempla che certi poveri debbano essere impiegati da persone o da località che siano disposti a dar loro da mangiare e da bere e a farli lavorare. Questa sorta di "schiavitù della parrocchia" s'è perpetuata in Inghilterra fino al XIX secolo avanzato con il nome di roundsmen. (Libro I, settima sezione, cap. 24, p. 529)“

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Danilo Toninelli 10
politico italiano 1974
„Tutto questo schifo piace solo a voi. Non piace neppure ai vostri elettori, che avete circuito con parole fuorvianti veicolate da una stampa tanto di parte da farci posizionare tra gli ultimi Paesi per libertà di informazione. L'Italia è solo in minima parte composta da voi e dai vostri amici, membri di tutte quelle corporazioni e lobby che hanno frenato e frenano lo sviluppo culturale ed economico del Paese. Se l'Italia è ai primi posti per il tasso di corruzione e per la percentuale di tasse da pagare è colpa vostra! È colpa vostra se le piccole e medie imprese muoiono e se le famiglie fanno fatica ad andare avanti.“


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Umberto Bossi 101
politico italiano 1941
„I patti richiedevano inoltre l'immediata approvazione di una legge anti-trust che eliminasse il monopolio della Fininvest [... ] e che favorisse il rinnovo strutturale della RAI-TV restituendo ai media la loro libera e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l'opinione pubblica. I patti richiedevano la netta separazione fra gli interessi personali del Capo del Governo e la sua funzione di altissimo pubblico ufficiale. Lei in campagna elettorale ha promesso milioni di posti di lavoro, ha promosso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa, di eliminare la partitocrazia e lo Stato padrone; insomma, di fare dell'Italia un grande Paese a ispirazione liberal-democratica. «Ho fatto un sogno: rendere perfettamente trasparente questa casa e restituire lo slancio alla società civile.» Si ricorda queste parole, presidente Berlusconi? Le pronunciava alla presentazione del governo alla Camera. In realtà, il sogno non ha fatto sognare che lei. [... ] Questa non è e non sarà mai più, onorevole Berlusconi e onorevole Fini, la Camera dei fasci e delle corporazioni!“

Antonio Manzini 9
attore, sceneggiatore e regista italiano 1964
„L’ospedale Sant’Eugenio si erge squallido e spettrale in una bella via residenziale del quartiere EUR, abitata dai pini e costeggiata da ville, non distante da quello che la generazione di Rocco chiamava il Palasport o Palaeur e che era stato ribattezzato con Palalottomatica nell’epoca delle corporazioni e degli sponsor. Era un declino del quale non si vedeva la fine. Qualche giorno prima la cupola della basilica dei santi Pietro e Paolo era stata coperta da un’enorme pubblicità di una marca di borse che, forse, finanziava un restauro della chiesa. C’era da aspettarsi, dunque, che il Circo Massimo sarebbe stato ribattezzato Fiat 500, dal momento che a giorni se ne attendeva il lancio, la fontana di Trevi Acqua Ferrarelle e i portici di San Pietro gli Abbracci del Mulino Bianco. Da quella sponsorizzazione selvaggia non si sarebbe salvato niente, forse neanche l’abito corale del papa.“

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Eugenio Scalfari 46
giornalista, scrittore e politico italiano 1924
„La corruzione italiana è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri.“

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Sergio Romano 21
storico, scrittore e giornalista italiano 1929
„Le riforme sono difficili in Italia [... ] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma, 30 luglio 2014)“

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Damien Rice 3
cantautore irlandese 1973
„Sarebbe bene che i giovani fossero re del mondo, non schiavi. Forse in campo religioso qualche passo avanti si sta facendo, la religione ha perso un po' della sua influenza, cosa di cui sono felice, solo che ci sono le corporazioni: sono queste ultime che oggi decidono come la gente si deve comportare, cosa si deve mangiare, che tipo di musica bisogna ascoltare. E tanti ci cascano, perché è come se si trovassero davanti a una nuova religione in cui credere.“

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Piero Calamandrei 85
politico italiano 1889 – 1956
„In realtà, se la opposizione intende l'importanza istituzionale della sua funzione, essa deve sentirsi sempre il centro vivo del parlamento, la sua forza propulsiva e rinnovatrice, lo stimolo che dà senso di responsabilità e dignità politica alla maggioranza che governa: un governo parlamentare non ha infatti altro titolo di legittimità fuor di quello che gli deriva dal superare giorno per giorno pazientemente i contrasti dell'opposizione, come avviene del volo aereo, che ha bisogno per reggersi della resistenza dell'aria. Si dirà che questo idilliaco quadro del governo parlamentare pecca di ingenuo ottimismo. E sia pure. Ma insomma, chi vuol sul serio il sistema parlamentare, non può concepirlo che così: altrimenti del parlamento resta soltanto il nome sotto il quale può anche rinascere di fatto la «Camera dei fasci e delle corporazioni».“


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Claudio Velardi 8
imprenditore, editore e politico italiano 1954
„La Magistratura è una corporazione da smantellare.“

„Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [... ] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini?“

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Pier Luigi Bersani 14
politico italiano 1951
„La sinistra è l'idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti [... ]. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l'economia non gira, perché l'ingiustizia fa male all'economia. Si vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio, ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l'istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l'ha [... ]. Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco né calabrese né lombardo né marocchino: si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti. L'insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l'eroe dei nostri tempi; indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un paese: calpestarne la dignità è l'umiliazione di un paese [... ]. C'è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno: questo modo irrinunciabile si chiama laicità. Per guidare un'automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato: per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone per bene, che è un fatto privato. Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione fisica o morale e ogni illegalità: essere progressisti significa combattere l'aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole, dell'uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha e prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce. Qui finisce il mio tempo ma non certo il mio elenco, grazie. (a Vieni via con me del 15 novembre 2010; visibile su [http://video. repubblica. it/politica/vieni-via-con-me-bersani-al-governo-persone-perbene/56628/55682 video. repubblica. it])“

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Leonardo Sciascia 105
scrittore e saggista italiano 1921 – 1989
„L'espresso, 20 febbraio 1983 [... ] Non credendo, dunque, di far parte di una categoria, corporazione o sindacato, se qualcuno mi corre dietro chiamandomi "intellettuale" non mi volto nemmeno. (p. 56)“


„La rivoluzione francese provvide a sostituire la rappresentanza per ceti con quella universalistica e individualistica dell'assemblea parlamentare.. Proclamò quindi i diritti dell'uomo e del cittadino prescindendo da appartenenze particolaristiche; abolì corporazioni ed enti ecclesiastici e vietò, con la legge Le Chapelier, la costituzione di associazioni operaie (sospettate di far rivivere le corporazioni), aprì infine la strada alla codificazione napoleonica e al diritto eguale. (p. 88-89)“

Luigi Grande 6
scrittore e magistrato italiano
„Il lavoro dev'essere libera esplicazione delle forze dell'uomo, che deve dedicarsi a ciò che vuole, dove vuole e quando vuole» disse la Rivoluzione francese. Bello! Ma la pratica attuazione del principio? Nient'altro che la soppressione delle corporazioni d'arti e mestieri, con quali vantaggi poi delle classi operaie io non saprei.“

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Gherardo Colombo 4
magistrato italiano 1946
„In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su furbizia e privilegio. Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è arrivati a una riabilitazione complessiva dei corrotti. (dall'intervista di Luigi Ferrarella, Colombo lascia: vedo riabilitati i corrotti, Corriere della sera, 17 marzo 2007)“

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Karl Marx 115
filosofo, economista, storico, sociologo e giornalista t... 1818 – 1883
„La manifattura genera il virtuosismo dell'operaio parziale, riproducendo e spingendo sistematicamente all'estremo la separazione primitiva e naturale dei mestieri che ha trovato nella società. Inoltre il suo trasformare il lavoro parziale nel mestiere a vita d'un uomo risponde all'istinto che avevano società più antiche di rendere ereditari i mestieri, di "pietrificarli" in case oppure, quando particolari condizioni storiche determinano una variabilità dell'individuo che mal s'accorda col sistema delle caste, di "ossificarli" in corporazioni. (Libro I, quarta sezione, cap. 12, p. 255)“

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