Frasi su corsivo

Piero Chiara 23
scrittore italiano 1913 – 1986
„Ci sono dei poeti, per solito da nulla, i quali ogni volta che riescono a pubblicare una poesia, mettono in alto a destra e in corsivo una dedica. E mai a sconosciuti, ma sempre ai maggiori critici e poeti. (libro Sale e tabacchi. Appunti di varia umanità e di fortuite amenità scritti nottetempo)“

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Don Paterson 17
scrittore e poeta scozzese 1963
„Quanti aforisti ci vogliono per sostituire una lampadina? Quanti aforisti ci vogliono per sostituire una lampadina?… E via di seguito con la nostra piccola antipoesia, con l’orecchio appoggiato alla cassaforte del verso mentre cerchiamo le combinazioni, provando il corsivo con una parola, poi con quella successiva, sino a quando non sentiamo qualcosa cedere all’interno… (libro Best Thought, Worst Thought. Aphorisms On Art, Sex, Work and Death)“


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Tullio De Mauro 10
linguista italiano 1932
„Imparare a scrivere manualmente in corsivo ha effetti benefici sullo sviluppo linguistico e cognitivo.“

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Giuseppe Genna 16
scrittore italiano 1969
„È una città che, quando la pioggia la lava, si sporca. (da Nel nome di Ishmael, p. 65) <!-- in corsivo nel testo“

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Giorgio Manganelli 93
scrittore, traduttore e giornalista italiano 1922 – 1990
„Come il sonetto, il corsivo è terribilmente esigente; per questo, non sempre riesce; qualche volta l'equilibrista mette il piede in fallo. Ma il pubblico non ha pietà; fischia, ed è giusto. Il perfetto corsivo dovrebbe assomigliare ad un bicchiere d'acqua gelida in ora di calura; ma un bicchiere non colmo, che lasci spazio a una fantasia eccitata ma non placata, una traccia di desiderio, il compiacimento di essere stati insieme oggetti e complici di una burla.“

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Ashley Montagu 44
antropologo e saggista inglese 1905 – 1999
„Le donne non hanno avuto mai, come gli uomini, modo e occasione di sviluppare le proprie attitudini, né di arricchire la propria intelligenza e destrezza. Chiuse entro i severi confini di una tradizione, giudicate senza un leale processo, esse furono condannate a una schiavitù da cui non si libereranno mai ove non se ne dia loro l'occasione. (il corsivo è nel testo n. d. r.; cap. 2, p. 30)“

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Stephen King 271
scrittore e sceneggiatore statunitense 1947
„Fin dal principio [... ] ho avuto la sensazione che la migliore narrativa fosse propulsiva e aggressiva. Ti arriva dritta in faccia. A volte ti grida in faccia. Non ho nulla contro la prosa «alta», che di solito descrive persone straordinarie in circostanze ordinarie, ma sia come lettore sia come scrittore, mi interessano molto di più le persone ordinarie in circostanze straordinarie. Nei miei lettori voglio provocare una reazione emotiva, quasi viscerale. Il mio scopo non è farli pensare mentre leggono. Metto la parola in corsivo per far capire che, se la storia è buona abbastanza e i personaggi sono sufficientemente vividi, il pensiero seguirà all'emozione dopo la lettura e a libro già riposto (talvolta con sollievo). (p. 416)“

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Jonny Wilkinson 11
rugbista a 15 inglese 1979
„Trovo avvilente l'essere conosciuto solo come marcatore di successo, laddove non è necessariamente questo l'aspetto del gioco che prediligo maggiormente. Però in questo Sei Nazioni vi sono stati momenti in cui non vi è stata la possibilità di giocare il rugby spettacolare che avrei voluto mostrare. Quando si viene presentati al pubblico come giocatori capaci solo di certe performance, si è poi costretti a giocare secondo le aspettative che il pubblico si crea. [corsivo sul Times]“


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Terry Pratchett 204
scrittore e glottoteta britannico 1948 – 2015
„E questo era giusto. Ed era stato il Fato che aveva portato Edward a capirlo proprio mentre elaborava il suo Piano. Ed era giusto che fosse stato il Fato e la città sarebbe stata Salvata dal suo ignobile presente tramite quel glorioso passato. Egli aveva il mezzo e aveva il fine. E così via... i pensieri di Edward spesso scorrevano in quel modo.
Sì, riusciva a pensare in corsivo. Certe persone del genere devono essere tenute d'occhio.
Preferibilmente da lontano. (pag. 12)“

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Michele Loporcaro 3
linguista italiano 1963
„La notizia come informazione è percepita come un racconto di eventi, in cui quel che conta è l'evento (l'informazione, appunto). Poiché gli eventi sono singoli e specifici, così è percepita la notizia come informazione. E poiché essa è relazione su un evento, oggetto del riferire, la notizia è percepita come orientata oggettivamente (nel senso di orientata, appunto, su un oggetto), non soggettivamente. Al contrario, la notizia come racconto mitico è percepita come una narrazione (gli eventi sono in secondo piano) e poiché mentre gli eventi cambiano, sono varianti, le forme del raccontare sono invece costanti, la notizia come mito è percepita come reiterazione, come parte di un flusso ininterrotto di racconto. Quel flusso che antropologi, folkloristi e psicologi sociali ricostruiscono a ritroso, sino ad arrivare, filogeneticamente, ai miti primitivi e ontogeneticamente agli archetipi junghiani dell'inconscio collettivo. Col racconto vengono inoltre in primo piano i personaggi: con essi ci si immedesima. La notizia come mito è dunque patetica, appassionante, coinvolgente. In conclusione, essa è distinta dai caratteri della narratività, della continuità e della pateticità. (da Cattive notizie, p. 27, i corsivi sono dell'autore).“

Gualberto Alvino 6
filologo, critico letterario e scrittore italiano 1953
„Che Ravenna segni il punto di non ritorno nell'evoluzione stilistica di Antonio Pizzuto, il compimento d'un'orbita e insieme il collaudo decisivo d'un modo di formare irreversibilmente proiettato verso gli esiti estremi delle lasse e delle pagelle, è dato sufficientemente acquisito alla nozione comune. Ma un equivoco letale, generato da un graecum est, non legitur altrettanto inibitivo che irrazionale, ha impedito a selve di commentatori assai corsivi di riconoscere che il terzo libro del prosatore palermitano (finalmente restituito al pubblico dei lettori dopo un ostracismo di quasi mezzo secolo dal mercato editoriale, e si dica pure dalla memoria collettiva), non che inaugurare flagrantemente il periodo impropriamente detto informale, conclude in maniera superba la felice stagione figurativa avviata con Signorina Rosina nel 1956 e mirabilmente illustrata da Si riparano bambole quattro anni dopo, mai tracimando dagli argini della trasparenza, all'insegna della più godibile, a tratti perfino esilarante leggibilità, ancor oggi candito in una freschezza miracolosamente illesa dal tempo. (da Gualberto Alvino, Chi ha paura di Antonio Pizzuto? Saggi, note, riflessioni, introduzione di Walter Pedullà, Firenze, Polistampa, 2000).“