Frasi su cupo

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Charles Baudelaire 152
poeta francese 1821 – 1867
„È assai poco importante, del resto, che la ragione di questa dedica venga compresa. Ma poi è davvero necessario, per la soddisfazione dell'autore, che un qualsiasi libro venga compreso, se non da colui o da colei, per cui è stato scritto? Per farla breve, è forse indispensabile, in definitiva, che esso sia stato scritto per qualcuno? Per quanto mi riguarda, ho così poca inclinazione per il mondo dei vivi, che scriverei volentieri soltanto per i morti. Ma questo libretto non lo dedico ad una donna morta; bensì a colei che, sebbene ammalata, è sempre viva ed operosa dentro di me, e adesso volge il suo sguardo verso il cielo, luogo di tutte le trasfigurazioni. In questo quadro vedrai un uomo errante, cupo e solitario, immerso nella mobile fiumana delle moltitudini, il quale rivolge il suo pensiero e il suo cuore a un Elettra lontana che, poc'anzi gli asciugava il sudore della fronte e gli rinfrescava le labbra incartapecorite dalla febbre; e tu comprenderai la gratitudine di un altro Oreste del quale spesso hai vegliato gli incubi, e dal quale, con mano materna e leggera, dissipavi il sonno spaventevole.“

Raffaele Cutolo 9
criminale italiano 1941
„Polvere bianca | polvere bianca | ti odio! | Sei dolce e sei amara | come una donna | sei pura e sei buio. | Giovani odiatela | la polvere bianca | sì! vi fa volare | per poi farvi | ritornare nel buio più cupo. | Vola per l'aria | limiti di un'anima | fatta a pezzi | si tocca il fondo | i fatti diventano voragini buie... | e poi di colpo | i dolori si placano | e il cielo è un'esplosione di luce | poi più nulla. | L'indomani | solo un trafiletto sui giornali | ennesimo giovane morto: per droga. | Polvere bianca | ti odio.“


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Leonida Rèpaci 16
scrittore 1898 – 1985
„Non sono difficile in fatto di gastronomia e, dovessi fare una scelta, assegnerei a mia sorella Orsa la palma della più saporita cucina del mondo: quella calabrese. Ancora oggi datemi una buona minestra di ceci, quelli che si ammammano, cioè fan da mamma, coi maccheroni, in una saporosa liquescenza; datemi una fetta di pescespada col «sarmuglio», che ci stupiamo di non trovare descritto nei banchetti omerici; datemi, per stimolare l'appetito fino in fondo, un pugnellino di «'mbiscatini», cioè di quei sottaceti che alternano il peperone col cappero, la melanzana con lo zenzero; datemi una ricotta di quelle che il pastorello dell'Aspromonte vi porta fino a casa, facendola colare tiepida dalla fiscella nel piatto; datemi, per consolidare il tutto, un bicchiere di Cirò, un vino che ha il colore rosso cupo delle pupille delle donne malate d'amore e il profumo del vigneto squassato dal vento sulle balze marine: datemi tutto questo e io alzo bandiera ammiraglia sulla mia tavola di calabrese radicato. (p. 218)“

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Giovannino Guareschi 52
scrittore italiano 1908 – 1968
„Scrissi col lapis, sopra la punteggiatura, come vogliono appunto le convenzioni internazionali che tutelano il diritto delle genti: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco e seccacastagne. Se però credi castagne ben cotte possano giovare al bambino, non inviarle. Non mi manca niente. Di una sola cosa ti prego: che la sera della vigilia di Natale tu imbandisca la tavola nel modo più lieto possibile. Fai schiodare la cassa delle stoviglie e quella della cristalleria; scegli la tovaglia migliore, quella nuovissima piena di ricami; accendi tutte le lampade. E prepara un grosso albero di Natale con tante candeline, e prepara con cura il presepe vicino alla finestra, come l'anno scorso. Signora, io ho bisogno che tu faccia questo. Il mio pensiero ogni notte varca il reticolato: lo so, ti riesce difficile figurarti il mio pensiero che varca il reticolato. Il pensiero è un soffio di niente e non ha volto: e allora figurati che io stesso, ogni notte, esca dal recinto. Figurati un Giovannino leggero come un sogno e trasparente come il vento delle serenissime e gelide notti invernali. Io, ogni notte, approfitto del sonno degli altri e mi affido all'aria e trasvolo rapido gli sconfinati silenzi di terre straniere e città sconosciute. Tutto è buio e triste sotto di me, e io affannosamente vado cercando luce e serenità. Rivedo la Madonnina del Duomo, ma le strade e le piazze non sono più quelle di un tempo, e stento a ritrovare il nostro quarto piano. Signora, non dire che sono il solito temerario se entro in casa dal tetto: anzi, loda la mia prudenza se non mi avventuro lungo le macerie della scala. E poi il tetto è scoperchiato e si fa più presto. Riconosco lo scheletro delle nostre stanze e ricerco i nostri ricordi nascosti sotto i rottami dei muri crollati. Tutto è buio, freddo e triste anche qui, e soltanto se la luna mi assiste riesco a scoprire sui brandelli delle tappezzerie che ancora pendono alle pareti, i riquadri chiari e la topografia dei nostri mobili. Per le strade deserte, cammina soltanto la paura vestita di luna. Su un brano di tappezzeria dell'ex-anticamera vedo un fiorellino. Uno strano fiore nero a cinque petali. Signora, rammenti quando Albertino decorò le nostre stanze con la piccola sciagurata mano intinta nell'inchiostro di China? Inutilmente vado a ricercare vestigia di giorni lieti fra le pareti dell'ufficio; le pareti non ci sono più, e il grande edificio è un cupo mucchio di cemento annerito dal fumo. Fuggo dalla città buia e silenziosa, e rivedo i luoghi dove, zitella, tu mi conoscesti zitello. Ma nche qui è squallida malinconia, eio mi rifugio alla fine nella casupola dove si accatastano i miei ultimi effetti e i miei primi affetti. Tu dormi, Albertino dorme, mia madre, mio padre dormono. Tutti dormono, e cercano forse di ritrovare in sogno il mio ignoto, lontano rifugio. I nostri mobili si affollano disordinatamente nelle esigue stanze immerse nell'ombra, e dentro le polverose casse del solaio le parole dei miei libri si sono gelate. Signora, io cerco un po' di luce, un po' di tiepida serenità, e invece non trovo che buio e freddo, e non posso ravvisare nel buio il volto di mio figlio, e sui laghi e sulle spiagge tutto è spento e abbandonato, tutto è silenzio, e io rinavigo verso il recinto e torno al mio pagliericcio portando il gelo nelle ossa del numero 6865. Signora, bisogna che, almeno la notte di Natale, il mio pensiero, fuggendo dal recinto, possa trovare un angolo tiepido e luminoso in cui sostare. Voglio tanta luce: voglio rivedere il vostro volto, voglio rivedere il volto dell'antica serenità. Altrimenti che gusto c'è a fare il prigioniero?" Qui ebbi la sensazione che le 24 righe stessero per finire, e mi interruppi. Le righe erano in effetti 138, e io avevo riempito le 24 mie, le 24 della risposta e altri cinque foglietti che stazionavano nei paraggi. Con estrema cura cancellai tutto e ricominciai da capo: "Signora, robustizza pacco pentachìlo a 1/2 cedola all'uopàta evitando medicincarte et infiammabili. Pàccami lancorredo, sigartabacco...“

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Carl Gustav Jung 136
psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero 1875 – 1961
„Uno studente, che vedeva di frequente delle apparizioni, disse: «Quando vengono le apparizioni, inizialmente vedo solo delle masse luminose e, nel contempo, sento nelle orecchie un cupo rombo, ma, poco dopo, queste immagini informi si trasformano in figure ben distinguibili». (p. 107; 1985)“

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Luigi Pirandello 136
drammaturgo, scrittore e poeta italiano premio Nobel per... 1867 – 1936
„Ho paura talvolta anche del mio sangue che pulsa nelle arterie come, nel silenzio della notte, un tonfo cupo di passi in stanze lontane.“

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Giorgio Bassani 95
scrittore e poeta italiano 1916 – 2000
„Eppure no, non doveva cedere, rassegnarsi. L'idea di rincasare immediatamente, che di nuovo tornava a tentarlo, questa volta fu pronto a scartarla, senza esitazione di sorta. Ripercorrere in senso contrario la strada piena di curve che aveva percorso poco fa, ripassare sotto Pomposa, riattraversare Codigoro o quanto meno girarle attorno, e infine, verso le undici, scorgere profilarsi di lontano le quattro torri del castello Estense: tutto questo non sarebbe valso che a ripiombarlo, non ne aveva il più piccolo dubbio, in fondo a quel medesimo cupo pozzo di tristezza accidiosa da cui a un certo punto aveva creduto di essere emerso definitivamente. (II, 1; 1990, p. 588)“

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Andrea Riccardi 112
storico, accademico e pacifista italiano 1950
„C'è un bel verso di Karol Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, scritto negli anni tristi e plumbei della sua vita polacca. È tratto da una poesia intitolata, Una vecchia conversazione...: "io credo che l'uomo soffra soprattutto per mancanza di visione". Sull'orizzonte polacco del card. Wojtyla non si vedeva nessun segnale di cambiamento, nessuna prospettiva. Era un orizzonte cupo in cui il futuro Giovanni Paolo II cercava una visione di speranza. Maturava nel dolore quella fatica della speranza che lo ha reso forte.“


Gregory David Roberts 21
scrittore australiano 1952
„Non puoi distruggere l’amore. Neanche l’odio riesce a distruggerlo. Puoi distruggere la passione, la tenerezza, la sollecitudine, o magari puoi neutralizzare questi sentimenti trasformandoli in un cupo rimpianto, ma l’amore vero e proprio non puoi distruggerlo. L’amore è ricerca appassionata di una verità diversa dalla tua; se lo vivi in modo sincero e totale, l’amore è eterno. Ogni atto d’amore, ogni impulso del cuore verso l’esterno, è una parte del bene universale: è una parte di Dio, o di ciò che chiamiamo Dio, e non può mai morire. (libro Shantaram)“

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George R. R. Martin 52
autore di fantascienza statunitense 1948
„Si muove nel talamo nuziale come qualcuno che marcia a vessilli spiegati sul campo di battaglia, occhio cupo e piglio fiero nel compiere il proprio dovere. (libro Il Trono di Spade 1. Il Trono di Spade, Il Grande Inverno.: Libro primo delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco)“

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Salvatore Quasimodo 61
poeta italiano 1901 – 1968
„I monti a cupo sonno | supini giacciono affranti. (Apòllion)“

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Christopher Paolini 69
scrittore italoamericano 1983
„"Questo è tutto il nostro mondo" osservò Roran in tono cupo. Eragon rabbrividì impaziente e borbottò "Un bel mondo, però" (Eragon-Roran)“


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Michail Jurjevič Lermontov 61
poeta, drammaturgo e pittore russo 1814 – 1841
„«Sì, questa è stata la mia sorte fin dalla mia prima infanzia! Tutti leggevano sul mio viso i segni di brutte qualità che non avevo; ma le supponevano, e coì sono nate. Ero riservato; mi rimproveravano di essere malizioso; così sono diventato chiuso. Sentivo profondamente il bene e il male; nessuno mi coccolava, tutti mi offendevano: così sono diventato permaloso; ero cupo mentre gli altri bambini erano allegri e chiacchieroni; io mi sentivo superiore a loro, e loro mi consideravano inferiore. Sono diventato invidioso. Ero pronto ad amare tutto il mondo, ma nessuno mi ha capito: allora ho imparato a odiare. La mia giovinezza incolore è trascorsa nella lotta contro me stesso e il mondo; i miei sentimenti migliori, per timore di venire deriso, li ho sepolti nel profondo del cuore: e lì sono morti. Dicevo la verità, ma non mi credevano: ho cominciato a ingannare; dopo avere conosciuto bene il mondo e le molle della società mi sono fatto esperto dell'arte di vivere e ho visto che gli altri erano felici senz'arte, godevano gratis di quei vantaggi che io cercavo di ottenere così instancabilmente. Allora nel mio petto è nata la disperazione: non quella disperazione che si cura con un colpo di pistola, ma una disperazione fredda, impotente, nascosta dietro l'amabilità e un sorriso benevolo. Sono diventato un invalido morale: una metà della mia anima non esisteva, si era disseccata, era evaporata, era morta, io l'ho amputata e gettata via; invece l'altra reagiva e viveva al servizio di ognuno, ma questo nessuno lo ha notato, perché nessuno sapeva dell'esistenza dell'altra metà morta.» (1996, p. 126)“

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August von Platen 3
poeta e drammaturgo tedesco 1796 – 1835
„Cupi a notte canti suonano | da Cosenza su 'l Busento, | cupo il fiume gli rimormora | dal suo gorgo sonnolento. || Su e giù pe 'l fiume passano | e ripassano ombre lente: | Alarico i Goti piangono, | il gran morto di lor gente. || Ahi sí presto e da la patria | cosí lungi avrà il riposo, | mentre ancor bionda per gli òmeri | va la chioma al poderoso! || Del Busento ecco si schierano | su le sponde i Goti a pruova, | e dal corso usato il piegano | dischiudendo una via nuova. || Dove l'onde pria muggivano, | cavan, cavano la terra; | e profondo il corpo calano, | a cavallo, armato in guerra. || Lui di terra anche ricoprono | e gli arnesi d'òr lucenti; | de l′eroe crescan su l'umida | fossa l'erbe de i torrenti! | Poi, ridotto a i noti tramiti, | il Busento lasciò l'onde | per l'antico letto valide | spumeggiar tra le due sponde. || Cantò allora un coro d'uomini: | « Dormi, o re, ne la tua gloria! | Man romana mai non víoli | la tua tomba e la memoria! ». || Cantò e lungo il canto udivasi | per le schiere gote errare: | recal tu, Busento rapido, | recal tu da mare a mare. (La tomba nel Busento, traduzione di Giosuè Carducci, citato da Vittorio Santoli in Letteratura tedesca moderna, Sansoni/Accademia, 1971; (L'ottocento Mediano. La lirica, pp. 241-242)“

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Anne Rice 26
scrittrice statunitense 1941
„«Mentre succhiavo il sangue non vedevo nulla tranne quella luce... e subito dopo sentii un... suono: dapprima un cupo mormorio, poi come dei colpi di tamburo sempre più forti, come se qualche gigantesca creatura si avvicinasse lentamente attraverso una foresta oscura e sconosciuta percuotendo un enorme tamburo. Poi giunse il suono d'un altro tamburo: un altro gigante che avanzava qualche metro dietro di lui; e pareva che ogni gigante, concentrato sul suo tamburo, non badasse affatto al ritmo dell'altro. Sentii il suono crescere sempre più, fino a riempirmi non solo l'udito ma tutti i sensi, a pulsarmi nelle labbra e nelle dita, nelle tempie, nelle vene. Soprattutto nelle vene; un tamburo e poi l'altro; poi Lestat liberò improvvisamente il suo polso, io aprii gli occhi e sentii subito l'impulso di riafferrarglielo e riportarmelo di forza alla bocca, a tutti i costi; mi frenai perché mi resi conto che quel tamburo era il mio cuore, e che l'altro tamburo era il suo». Il vampiro sospirò. «Capisci?» (Louis)“

Alessandro Ruspoli 4
principe e regista italiano 1924 – 2005
„Ricordo Brigitte bellissima, mascherata da leopardo, ma sempre così sola "dentro", un male cupo che la perseguitava. (citato in Corriere della sera, 12 gennaio 2005)“

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