Frasi su dialetto

 J-Ax foto
J-Ax 98
rapper e cantautore italiano 1972
„E mi accorgo dello sguardo abituato a guardar giù | mi ricorda il suo dialetto che nessuno parla più | ed il giallo dura poco terrorizza chi ha il bastone |e nervoso il mondo suona il clacson: signora, si muove...? si muove? (da Signora, n.º 10)“

Francesco Totti foto
Francesco Totti 23
calciatore italiano 1976
„Mi sfottono per l'accento, per i modi, per qualche parolaccia. Se lo dice Valentino Rossi, col suo dialetto, tutti ridono; se lo dico io, sono un coatto, un ignorante, un burino. Forse dispiace che un giocatore importante stia a Roma e non altrove. Il potere del calcio non è un'esclusiva del Nord, ma la musica è sempre la stessa: noi romani siamo viziati, pigri, prepotenti. La pensino come vogliono, io sono nato romano e romanista. E così morirò. (da un'intervista al Corriere della sera, 29 luglio 2002)“


Giovanni Arpino 16
scrittore italiano 1927 – 1987
„Cara Signora, mi tolgo il cappello
il suo nome è una stella nella curva del cielo
il suo nome rimbomba della terra alla luna.
Mi vesto a festa, lancio i coriandoli
il suo nome è un nome
che si legge anche Torino.
Il suo nome è una montagna
di tanti scudetti,
agli altri la manfrina, una lacrima, un peto.
Il suo nome è il migliore, il suo nome è il più forte.
Tu dici: sono gob. E gli altri: sono morto.
Il suo nome si allunga,
si contorce in un lamento
ma resta l'idea in tutte le genti.
Si restringe, si allunga, fa eco rotondo
che perda che vinca tra i primi del mondo.
Juventus, gridano,
o Goba o Madama,
sei forte, sei cattiva, fai girare le scatole.
Ma un'altra non c'è
e nessuno è stanco
di soffrire e cantare il tuo nero e il tuo bianco.
(da Madama Juve, poema dedicato alla Juventus Football Club; citato in dialetto piemontese in Opere e in lingua italiana in Stile e stiletto. La Juventus di Arpino )“

Pietro Pensa foto
Pietro Pensa 7
ingegnere e dirigente d'azienda italiano 1906 – 1996
„L'abitato superiore, con necropoli di incinerati che rivelano la presenza di guerrieri-pastori giustificata da necessità di difera della strada rivierasca che vi passava, era chiamato in dialetto Crées, nome celtico pure, indicante la presenza di abitazioni in pietra; quello inferiore, con sepolture più tarde di inumati era invece Piaàg, di probabile derivazione latina da plaga. Ebbene, la popolazione del primo villaggio era estroversa, allegra, malleabile, piuttosto variabile nelle opinioni e nei rapporti sociali, a costituzione familiare in cui l'uomo faceva sentire maggiormente la propria podestà; alla sera le vie del paese erano animate sino alla mezzanotte; al mattino, in compenso, gli uomini si levavano tardi e andavano al lavoro sulla montagna a giorno fatto; non era raro il caso che sue bisticciassero oggi, venendo anche alle mani, e che domani li si incontrasse a braccetto. Al contrario la gente di sotto era piuttosto taciturna, sensibilmente introversa. Se nasceva uno screzio tra famiglie, ne veniva un'avversione che durava talora per generazioni. La donna era più considerata che nell'altro villaggio e il marito le si rivolgeva con il "voi", anziché col "tu" come lassù. Al mattino – e io ho fra i ricordi della mia fanciullezza il battere a notte sul selciato sotto le mie finestre degli scarponi di chi passava – gli uomini andavano al lavoro prima che baluginasse l'alba; alla sera, viceversa, dopo le otto le vie del paese diventavano deserte. La parola data era sempre mantenuta e assai difficile era far mutar parere. [... ] I diversi caratteri dei due paesi portarono, all'inizio di questo secolo, a comportamenti assai diversi di fronte alla depressione in atto. Mentre la gente di sotto emigrava piuttosto che contrarre un debito, quelli di sopra ipotecarono con facilità anche le terre, allorché accennò il ruttiamo e, buoni muratori quali erano, costruirono case d'affitto procurandosi denaro a prestito. Rimontarono la china mentre, di sotto, il paese, un tempo più fiorente per territorio ricco di campi e di boschi, si spopolava. (p. 496)“

Michela Murgia 15
scrittrice italiana 1972
„Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C'è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi. (da Viaggio in Sardegna)“

Carmen Consoli foto
Carmen Consoli 72
cantautrice italiana 1974
„Ho lavorato moltissimo con Emma Dante e ho avuto la fortuna di gustare le sfumature del dialetto della Kalsa, l'umorismo profondo, il blasone di Palermo. Ma tutto sommato non vedo grandi differenze: soprattutto nella sottigliezza, nel senso di ospitalità, nella bellezza. Una piccola differenza c'era semmai ai miei tempi: Catania era la capitale del rock, mentre Palermo lo era del jazz.“

Alfonso Signorini foto
Alfonso Signorini 4
giornalista, personaggio televisivo e scrittore italiano 1964
„Natuzza ho avuto la fortuna di conoscerla in un momento molto delicato della mia vita. Questa donna era una contadina che parlava dialetto stretto ma con occhi neri e profondi da annegarci dentro. Quando sono andato da lei, mi ha detto di sedermi e senza che io parlassi, mi ha detto esattamente quale era la mia preoccupazione. Una cosa che non avevo rivelato nemmeno a mia madre.“

Raffaele La Capria foto
Raffaele La Capria 38
scrittore italiano 1922
„(Lo cunto de li cunti) è il primo e il più grande di tutti i racconti della nostra tradizione in dialetto napoletano; non solo perché ne è il fondamento, ma perché ne segna anche il punto più alto. Infatti non è una raccolta di fiabe anonime come ce ne sono tante (per esempio quelle siciliane del Pitré), ma di racconti fiabeschi e fantastici di un unico autore dotato di genio e versatilità straordinari. Il dialetto in cui è scritto il Pentamerone oggi non è più parlato, e risulta difficile anche alla lettura. È il dialetto napoletano del Seicento, il dialetto della plebe tumultuosa di quel tempo. Ho cercato di spiegare a modo mio le ragioni per cui il cambiamento è avvenuto, e come la «lingua tosta», cioè dura e senza la musicale dolcezza che vi fu aggiunta dopo, fu a poco a poco trasformata nella «lingua molle», il dialetto parlato oggi a Napoli, non più terribile e certo meno tosto, da una borghesia spaventata dagli eccessi della plebe, dalle stragi e dagli orrori che posero fine alla rivoluzione del 1799. (p. 29)“


Giorgia Meloni foto
Giorgia Meloni 18
politica e giornalista italiana 1977
„Perché la storia della destra italiana preesiste alla stessa Alleanza Nazionale, esula dai programmi contingenti e attraversa le generazioni. È un'idea politica che non è nata a Fiuggi, né nell'Italia repubblicana. Certamente ha attraversato questi decenni, ma affonda le sue radici molto più in profondità: nella Grande Guerra che per prima unificò dialetti sotto un'unica bandiera, nella bella avventura di quei poeti guerrieri che chiamiamo Risorgimento. E si potrebbe andare molto più indietro, perché quella visione della vita che in Europa tutti chiamano destra e che qui in Italia chissà perché si preferisce chiamare centrodestra, ha dipinto le grandi tele del rinascimento, ha ispirato le summe teologiche e i codici cavallereschi del medioevo, ha ereditato lo spirito illuminato del diritto romano.“

Antonio Tabucchi foto
Antonio Tabucchi 35
scrittore italiano 1943 – 2012
„Firmino lo ascoltava con attenzione. Gli piaceva come raccontava il Manolo, con quelle frasi ampollose costellate di parole in dialetto […] (p. 44)“

Giuseppe Prezzolini foto
Giuseppe Prezzolini 83
giornalista, scrittore e editore italiano 1882 – 1982
„Alcuni autori hanno fatto uso del dialetto, come Pier Paolo Pasolini, allo scopo di esprimere la vita d'una classe di diseredati dellia periferia di Roma, ma con effetti più luridi che veristi.“

Maria Grazia Cucinotta foto
Maria Grazia Cucinotta 10
attrice italiana 1968
„All'inizio della mia carriera l'essere siciliana e il forte accento del dialetto, mi rendeva molto insicura; pensavo che al di là dello Stretto di Messina tutto fosse più interessante e coinvolgente. Crescendo e acquisendo più fiducia in me stessa e nella mia sicilianità, invece, mi sono resa conto che non solo non abbiamo nulla in meno, ma che bisogna con ogni strumento difendere il nome della Sicilia.“


Emanuele Crialese 10
regista italiano 1965
„Per me il dialetto costruisce mondi. È più di una lingua, è una visione. Le faccio un esempio: uno dei miei attori, per insultarmi, mi chiama "testa di pane duro". Non è più bello di qualsiasi parolaccia in italiano? Io lo vedo: il pane raffermo, la crosta cementificata... Come difendo l'uso dell'italiano nella forma scritta, così credo che in un film far parlare un contadino senza inflessioni dialettali, non solo non funziona, ma certifica la perdita di un grande patrimonio culturale.“

Luigi Meneghello 19
partigiano, accademico e scrittore italiano 1922 – 2007
„Ci sono due strati nella personalità di un uomo: sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C'è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un'altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose. (cap. 5, p. 36)“

Adriano Sofri foto
Adriano Sofri 8
giornalista, scrittore e attivista italiano 1942
„Pasolini conosceva - di più, ne era specialista - un segreto che noi intravedemmo solo grazie al femminismo: il segreto dei corpi. Che noi non abbiamo, ma siamo un corpo. Che quando facciamo l'amore, mangiamo, giochiamo a pallone, pensiamo pensieri e scriviamo poesie e articoli di giornale, è il nostro corpo che lo fa. Pasolini riconosceva il proprio corpo, e dunque quelli degli altri. Sapeva che esistono i popoli, le nazioni, le classi, le generazioni, e una quantità di altri vasti ingredienti della vicenda sociale, ma li guardava al dettaglio nel modo di camminare e di pettinarsi, di urtarsi per gioco o di ghignare per minaccia. Si sentiva in dovere di essere marxista, ma il suo era un marxismo delle fisionomie, dei gesti, dei comportamenti e dei dialetti. (da Pasolini, scandalo senza eredi, la Repubblica, 3 novembre 2000)“

Raffaele La Capria foto
Raffaele La Capria 38
scrittore italiano 1922
„[Nel 1799] le orde della Santa Fede avanzarono come i mongoli, Ruffo come il flagello di Dio, e devastarono massacrarono distrussero. [... ] Considerando la plebe non un problema sociale risolvibile ma un dramma antico e insolubile, la piccola borghesia cercò di ammansirla come Orfeo ammansiva le fiere, suonando in un modo tutto suo il flauto suadente del dialetto. (Il ricorso al dialetto, pp. 28-30)“

Mostrando 1-16 frasi un totale di 201 frasi