Frasi, citazioni e aforismi su diffidente

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Albert Einstein 579
scienziato tedesco 1879 – 1955
„Secondo la teoria della relatività generale, la legge del moto di un punto nel puro campo gravitazionale è espressa dall'equazione della geodetica. In effetti tale linea è quella matematicamente più semplice, e nel caso particolare in cui le g_{\mu\nu} siano costanti diventa una retta. Pertanto qui siamo di fronte alla traduzione del principio d'inerzia di Galilei nella teoria della relatività generale. (p. 524)“

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Pietro Anastasi 27
calciatore italiano 1948
„Per tutti ero Pietro 'u turcu perché d'estate diventavo nero come la pece.“


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Josemaría Escrivá de Balaguer 29
presbitero spagnolo 1902 – 1975
„Prudenti, sì; diffidenti, no. Date a tutti la fiducia più totale, con tutti siate nobili.“

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Ermes Ronchi 71
presbitero e teologo italiano 1947
„Noi perdoniamo, ma in un angolo della nostra memoria conserviamo un po' di rancore. Noi perdoniamo ma in un angolo dell'anima diventiamo diffidenti verso quella persona. Perdoniamo, ma non riusciamo più a fidarci come prima. È difficilissimo perdonare di cuore. Bisogna scommettere sull'uomo. Ancora. Bisogna scommettere non come atto d'istinto ma come atto di fede. Bisogna dare credito all'altro, in base non al suo passato, ma in base al suo futuro. Bisogna dare credito non per un atto di intelligenza ma per un atto di speranza. Noi non riusciamo a perdonare di cuore. La nostra pace tante volte assomiglia alla tregua di due contendenti che si fermano a riprendere fiato. Tante volte noi perdoniamo, ma conserviamo le offese come munizioni pronte per la prossima contesa. Perdonare di cuore implica una purificazione, una verginità della memoria.“

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Rainer Maria Rilke 42
scrittore, poeta e drammaturgo austriaco 1875 – 1926
„Oggi ti vorrei raccontare un poco di Cézanne. Per quanto riguarda il lavoro, così afferma, ha vissuto da bohémien fino a quarant'anni. Solo più tardi, con la conoscenza di Pissarro, ha preso gusto al lavoro. Ma, allora, fino al punto di passare gli ultimi trent'anni della sua vita non facendo altro che lavorare. Senza gioia invero, come sembra, con una rabbia incessante, in conflitto con ogni sua singola opera, perché nessuna di esse gli sembrava raggiungere ciò che egli riteneva essere la cosa più indispensabile. La chiamava la réalisation, e la trovava nei "veneziani" che aveva visto e rivisto al Louvre e apprezzava incodizionalmente. Il convincente, il farsi cosa. La realtà sublimata fino a divenire indistruttibile attraverso la propria esperienza dell'oggetto, era questo che gli pareva l'intento più intimo del suo lavoro; vecchio, malandato, ogni sera consunto fino allo spasimo dal regolare lavoro giornaliero (tanto che spesso andava a dormire alle sei, all'imbrunire, dopo una cena mandata giù distrattamente), arrabbiato, diffidente, deriso ogni qual volta si recava al suo atelier, schernito, maltrattato… sperava un giorno, di raggiungere quel compimento che egli sentiva come l'unico essenziale. In tal modo [... ] egli aveva esacerbato le difficoltà del suo lavoro nella maniera più ostinata… si muoveva avanti e indietro nel suo studio, che aveva la luce sbagliata, in quanto il capomastro non aveva ritenuto necessario dare ascolto a quel vecchio bizzarro che ad Aix erano tutti d'accordo nel non prendere sul serio [... ]. (Lettera a Clara, 9 ottobre 1907)“

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Maurizio Arena 1
attore italiano 1933 – 1979
„L'ho intravisto una volta cantare in TV, questo Renato Zero. So che esiste, ne sento parlare da tutti, ma non so che dire su di lui. Le mascherate non mi interessano. Sarà anche un ottimo ragazzo, canterà anche bene, ma proprio non mi colpisce. Questo fatto che si trucchi, si travesta, si metta in maschera insomma, mi allontana, mi rende diffidente. (dall'intervista di Cristina Maza, Perché vi piace Renato Zero?, 1979, p. 20)“

John Gunther 12
1901 – 1970
„Gli africani mi sono simpatici ma non sono sempre facili da capire e da frequentare. Quanto più benevolo si mostra un bianco occidentale, tanto più diffidente può essere il suo interlocutore africano. Per lui la cordialità può comportare spesso dei rischi. (p. 13)“

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Giorgio Manganelli 70
scrittore, traduttore e giornalista italiano 1922 – 1990
„La condizione d'italiano espatriato attiva il complesso dell'orfano sannita, un che di sventurato e diffidente, di irto e rusticamente astuto.“


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Maksim Gor'kij 45
scrittore e drammaturgo russo 1868 – 1936
„[A proposito di Sergej Esenin] Del bel cherubino ricciuto rimanevano soltanto gli occhi chiarissimi, ma anche quelli sembravano sbiaditi, come per effetto di un sole troppo violento. Il loro sguardo irrquieto scorreva sui volti della gente con espressione mutevole, ora arrogante e strafottente, ora invece incerta, smarrita e diffidente. Ebbi l'impressione che ce l'avesse con la gente in generale. E si vedeva che beveva. [... ] Le sue mani erano irrequiete e snodate ai polsi come quelle di un tamburino. E inoltre era angosciato, distratto.“

Carlo Vittori 6
atleta e allenatore di atletica leggera italiano 1931 – 2015
„Pietro aveva quasi una personalità sdoppiata. Era diffidente ma anche molto responsabile. Aveva paura ma era spietato. L'oro olimpico ne sbloccò i traumi, antichissimi e ben radicati. Il suo grande terrore era: gareggio da primatista del mondo e posso perdere. Non l'accettava.“

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Gianni Merlo 1
giornalista italiano 1947
„[Su Pietro Mennea] Talvolta un po' diffidente, si apriva solo con una cerchia ristretta di amici. Gli piaceva stare da solo. A Formia, al Centro di preparazione olimpica, aveva una camera tutta per sé. Non era uno che usciva con gli altri, faceva una vita quasi da monaco. Ha avuto come tutti degli amori, due fidanzate, ma era un professionista in tutto e per tutto. Certi atleti vogliono solo staccare. Lui, dopo una gara, pensava subito a quella che sarebbe venuta dopo. Non è mai stato un uomo facile, come tutti i professionisti dello sport. Era anche prevenuto su alcune cose, aveva un certo tipo di idee. Veniva da un ambiente tradizionale, la sua realtà era quella della Barletta di quegli anni. L'atletica è stata per lui un trampolino vero per cambiare vita.“

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Matta El Meskin 87
monaco egiziano 1919 – 2006
„Questa è la condizione di quanti sono lacerati da pensieri di rimorso per i loro peccati, ma restano diffidenti nei confronti della misericordia di Dio: sono abbattuti come un corpo che affoga trascinato via da un fiume di idee e di fantasie disperate; ogni volta che cerano di riemergere per respirare il soffio di vita, violente ondate di buio mentale li sommergono e li scagliano lontano dalla loro speranza. Così la loro anima è trascinata sempre più in preoccupazioni senza fine: è come se la disperazione cominciasse a premere su di loro come un caos sovrastante in cui cupi pensieri pessimistici piombano da ogni parte. Dubbio, angoscia e afflizione avvolgono le loro menti come l'alga marina avvince il collo dell'annegato, ostacolandone i movimenti, così che non ci può essere salvezza.“


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Louis-ferdinand Céline 128
scrittore, saggista e medico francese 1894 – 1961
„Mica che fosse brutta, Madame Puta, no, avrebbe potuto perfino essere carina, come tante altre, solo che lei era così prudente, così diffidente, che si arrestava ai bordi della bellezza, come ai bordi della vita, con i suoi capelli un po' troppo curati, il sorriso troppo facile e improvviso, i gesti un po' troppo rapidi o un po' troppo furtivi. (1992, p. 118)“

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Indro Montanelli 395
giornalista italiano 1909 – 2001
„C'è che se si mettono a raffronto i due rivali come faccia, come presenza, come eloquio, come cordialità, insomma come simpatia umana, non c'è dubbio che Albertini ne ispira molto meno di Fumagalli, anzi diciamo la verità tutta intera: non ne ispira punta. Ed io, cittadino ed elettore milanese, proprio di questo sentivo il bisogno: di un sindaco antipatico, di faccia arcigna e poco invogliante alla pacca sulla spalla, al confidenziale "tu" e al pappecciccia coi sottoposti, e poco, anzi punto disponibile a quelle benevolenze, condiscendenze e indulgenze che rappresentano le supposte di glicerina di tutte le corruzioni. [... ] Con Albertini ho parlato una sola volta. Ma mi è bastata per capire che, per rendersi antipatico, non ha bisogno di fare sforzi. Basta che si mostri com'è e come spero che rimanga: una specie di Molotov di Palazzo Marino, chiuso nei suoi caparbi niet, diffidente, scostante e culdipietra. Che abbia una compagna fermamente decisa a non partecipare alla vita pubblica del compagno, anche questo ci va bene. Quella di Molotov, quando pretese esercitarvi qualche interferenza, Stalin la fece rinchiudere in un lager senza nemmeno informarne il marito che, seguitando a fare il suo ministro degli Esteri, non ebbe mai il coraggio di chiedergli dove l'aveva mandata e perché. Ma questa è un'altra storia che non ha nulla a che fare con Albertini, cui volevamo soltanto ricordare che il voto l'abbiamo dato a lui, non al Polo. E che gliel'abbiamo dato come segno e pegno di antipatia, nella speranza che a noi e a tutti la ricambi e che ne dia subito una prova levandosi di torno, anche a costo di qualche spintone, certi figuri che, al momento della proclamazione, si sono affrettati a gettargli sulle spalle il loro mantello di protettori e a sventolargli sulla testa le loro bandiere. Si ricordi, signor Sindaco, che noi abbiamo votato per lei, non per questi papponi. (da Sì, ho tradito l' Ulivo. 13 maggio 1997, p. 1)“

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Walter Bonatti 25
alpinista italiano 1930 – 2011
„Non m'interessa parlare della notte che cambiò la vita, che ha reso il mio carattere per sempre sospettoso e diffidente. Avevo visto la durezza della guerra. Il giorno prima con i miei amici, partigiani, giocavamo a calcio, il giorno dopo erano nella chiesetta, cadaveri, sfigurati in viso dagli scarponi chiodati. Ho visto la fucilazione dei gerarchi fascisti, ero a piazzale Loreto quando appesero Mussolini a testa in giù come un maiale, sapevo cos'era la cattiveria, ma ignoravo l'infamia. Ho aspettato due mesi che Compagnoni venisse a darmi una pacca sulla schiena, a dirmi che aveva fatto una fesseria, a chiedere scusa, perché può capitare di essere vigliacchi, ma deve anche capitare di ammetterlo. Invece niente, invece sono finito sul banco degli accusati, ero io la carogna, non loro che avevano mentito sull'uso delle bombole, delle maschere, sull'orario del balzo finale alla vetta. Nella relazione ufficiale di Desio che il Cai ha accettato è sbagliata la quota del mio bivacco, quella del campo di Compagnoni e Lacedelli, l'uso e la durata delle bombole di ossigeno, niente affatto esaurito prima dei duecento metri di dislivello sotto il K2, e l'ora in cui dettero l'assalto alla vetta. E tutto questo perché? Perché l'impresa oltre ad avere successo doveva essere anche eroica. Far vedere che gli italiani erano stati non solo bravi, ma anche straordinari. Ne abbiamo fatto una montagna di merda, coperta di menzogne, perfino la stampa straniera ci chiede "perché?". E tutto questo perché non riusciamo ad essere un paese pulito, dobbiamo strumentalizzare le occasioni, la verità, sporcare gli uomini. L' Italia è un paese di complici, dove non esiste solidarietà tra onesti, ma solo scambio tra diversi interessi, dove il sogno di Desio doveva restare immacolato. Dove solo io potevo essere infangato, disprezzato, accusato. Non solo, ma qualsiasi controversia non viene mai affrontata, si preferisce accantonarla, non prendere la responsabilità di una scelta. Mentre oggi agli idoli sportivi imbottiti di droga tutto viene perdonato perché sono l'immagine del paese. E se solo guardo quello che passa in tv mi viene schifo: quelle persone sull'isola, che si fanno riprendere, quella buffonata. Con quale rispetto verso i padri dell'avventura, verso chi ha cercato frontiere e parole nuove come Melville, Jack London e Stanley? Io sul K2 in una notte del '54 sono quasi morto, ma quello che mi ha ucciso è questo mezzo secolo di menzogna. Ho urlato così tanto quella notte nella mia disperazione che adesso non voglio avere più voce. La puzza del K2 la lascio a voi, io preferisco respirare [... ].“

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Luigi Barzini junior 10
giornalista e politico italiano 1908 – 1984
„La menzogna cortese e l'adulazione possono certamente riuscire utili in determinate occasioni, ma, nella maggior parte dei casi, debbono essere onestamente classificate tra gli espedienti escogitati per rendere la convivenza umana decorosa e piacevole. Sono lubrificanti che fanno scorrere con minori attriti i rapporti tra uomini. L'adulazione, in qualche modo, fa sì che anche l'uomo più diffidente si senta importante, più fiducioso, e di conseguenza più indulgente, generoso e quasi magnanimo. È così comune in Italia da passare praticamente inosservata.“

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