Frasi su dissociazione

La dissociazione di colui che vede e della cosa vista prodotta dell'ignoranza è il rimedio che arreca liberazione. (II, 25)

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Patañjali 22
filosofo (studioso del Raja Yoga) 300

Da secoli, solo l'artista è riuscito a staccare l'idea di lavoro dall'idea di profitto. E non tutti gli artisti sono capaci di questa dissociazione di concetti.

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Ezra Pound 168
poeta, saggista e traduttore statunitense 1885 – 1972

Il libro di Benedetto XVI [Gesù di Nazareth] ha voluto rimettere al centro proprio questa unità fondante del cristianesimo, riproponendone la compattezza contro ogni tentazione di dissociazione. Sì, perché – se stiamo solo alla ricerca moderna – si è assistito a un processo di divaricazione o anche di separazione e persino di negazione di uno dei due poli di quell'unità [umano divina di Gesù]. (Gianfranco Ravasi)

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Papa Benedetto XVI 333
265° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1927

Il libro di Benedetto XVI [Gesù di Nazareth] ha voluto rimettere al centro proprio questa unità fondante del cristianesimo, riproponendone la compattezza contro ogni tentazione di dissociazione. Sì, perché – se stiamo solo alla ricerca moderna – si è assistito a un processo di divaricazione o anche di separazione e persino di negazione di uno dei due poli di quell'unità [umano divina di Gesù]. (da Avvenire del 14 settembre 2007)

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Gianfranco Ravasi 17
cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano 1942

Il mondo è pieno di famosi democratici, che sono abilissimi a fare i loro interessi, mentre noi siamo abilissimi a prenderla in quel posto: il maggior coraggio a volte è la cautela. (in riferimento all'operazione Odissea all'alba contro la Libia di Gheddafi; citato in La dissociazione di Bossi: ci voleva cautela «Noi abilissimi a prenderla in quel posto» «I democratici, da Napoleone in poi, li conosciamo bene», Corriere della sera, 19 marzo 2011)

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Umberto Bossi 113
politico italiano 1941

Il Vecchio, per una volta, era alquanto indeciso. A ragionare lucidamente, si poteva concludere che la situazione generale si andava normalizzando. I comunisti erano stati risospinti all'opposizione, e anche se facevano la voce grossa, la loro influenza era in netto calo. L'ineluttabile declino era già avviato: questione di pochi anni, e le bandiere con la falce e il martello sarebbero finite sulle bancarelle di Porta Portese. Il terrorismo, rosso e nero, era entrato in un vortice autodistruttivo dal quale non c'era ritorno. Tra pentimenti, delezioni, dissociazioni e arresti, la generazione del 1970 era stata di fatto cancellata. Quanto alla mafia, non aveva mai rappresentato un vero problema. La mafia era più che un'istituzione: una necessità storica. Un accordo, alla fine, si riusciva sempre a trovarlo. L'Italia veleggiava tranquilla verso il traguardo degli anni Novanta, mollemente cullata dal ritmo di commedia dell'antica quadriglia dei poteri in eterno conflitto. (p. 447)

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Giancarlo De Cataldo 70
scrittore, drammaturgo e magistrato italiano 1956

Avendo parlato di intellettuali e di realismo, sarà bene precisare ancora un punto. Si è accennato al fatto che le simpatie di alcuni intellettuali pel comunismo hanno un certo carattere paradossale, in quanto il comunismo disprezza il tipo dell’intellettuale come tale, tipo che per esso appartiene, essenzialmente al mondo dell’odiata borghesia. Ora, un atteggiamento del genere può venire condiviso anche da chi appartenga al fronte opposto al comunismo, dato quel che nel mondo contemporaneo esse significano, ci si può opporre ad ogni sopravalutazione della cultura e dell’intellettualità. L’avere per esse quasi un culto, il definire con esse uno strato superiore, quasi una aristocrazia – l’ “aristocrazia del pensiero” che sarebbe quella vera, legittimamente soppiantante le forze precedenti di élite e di nobiltà – è un pregiudizio caratteristico dell’epoca borghese nei suoi settori umanistico-liberali. La verità è invece che siffatta cultura e intellettualità non sono che dei prodotti di dissociazione e di neutralizzazione rispetto ad una totalità. Pel fatto che ciò è stato avvertito, l’antintelletualismo ha avuto una parte di rilievo negli ultimi tempi, al titolo di una reazione quasi biologica la quale purtuttavia troppo spesso ha seguito direzioni sbagliate o, per lo meno, problematiche. Non ci soffermeremo però su quest’ultimo punto. Ne abbiamo già trattato in altra sede, parlando dell’equivoco dell’antirazionalismo. Qui vi è solo da mettere in rilievo che esiste un terzo possibile termine di riferimento di là sia da intellettualismo che da antintellettualismo, per un superamento della “cultura” d’intonazione borghese. Tale è la visione del mondo – in tedesco Weltanschauung. La visione del mondo non si basa sui libri, ma su una forma interiore e su una sensibilità aventi un carattere non acquisito ma innato. (da Intellettualismo e Weltanschauung)

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Julius Evola 32
filosofo, pittore e poeta italiano 1898 – 1974

Non vedo la differenza tra mi piace ed è uno stato mentale. È uno stato mentale di dissociazione psicotica. Secondo me se appena ci si pensa una persona non può non sentirsi come minimo Jackill e Hyde. È un gioco comodo. L’ho fatto davvero come un gioco comodo: montavamo a diversi chilometri di distanza, telefonavo con una mano e con l’altra montavo Blob. Mi piaceva l’idea di contrappormi alla comunicazione televisiva. È quasi un monologo interiore che diventa esteriore. Certo bisogna fare uno sforzo per capire…

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Enrico Ghezzi 9
critico cinematografico e scrittore italiano 1952

Certo, sarebbe impensabile lanciare sul mercato carne di donna in scatola reclamizzandola con una ragazza che canta, mentre per i bovini che muggiscono felici avviene proprio così. [... ] Per l'industria, la dissociazione praticata in questo campo è una manna miracolosa; l'agnellino ci intenerisce, ma cadavere nel piatto va bene lo stesso, se non in occasione della Pasqua, quando l'idea dell'eccidio crea qualche turbamento.

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Margherita D'Amico 13
scrittrice e giornalista italiana 1967

Occorre operare attraverso la dissociazione e non attraverso l'associazione di idee. Un'associazione è quasi sempre banale. La dissociazione, scomponendo, scopre le affinità nascoste. (24 gennaio 1890; Vergani, p. 33)

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Jules Renard 338
scrittore e aforista francese 1864 – 1910

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