Frasi su divano

An voi brisa, al cagnin sul divan, senti chi puzza, mi am lavarò il man.
An voi brisa, al cagnin sul divan, viva al to gat, che da par lu as fa al bagn.

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Andrea Poltronieri 58
comico, polistrumentista e cantante italiano 1965

Il lavoro ci rende schiavi sono concetti vaghi | Sono concetti vani | se in casa hai tre divani. (da La Fretta, n.° 18)

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Fabri Fibra 282
rapper, produttore discografico e scrittore italiano 1976

Lo taglia di nuovo, ne aspiro un po'. Mi accomodo sul divano e considero il Rubicone che ho appena attraversato. C'è un attimo di rimpianto, seguito da un'immensa tristezza. Poi mi sale dentro un'ondata di euforia che spazza via ogni pensiero negativo, presente e passato. È un'iniezione di cortisone nella sottocorteccia. Non mi sono mai sentito così vivo, così speranzoso – e, soprattutto, non ho mai provato una simile energia. (p. 314)

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Andre Agassi 60
tennista statunitense 1970

Ogni persona con cui stiamo è come uno specchio che ci restituisce un'immagine ogni volta diversa di noi, che spesso persino noi ignoriamo. Viviamo questo incontro senza portarci tutto il bagaglio di ciò che siamo stati. Viviamoci quasi fossimo un picnic. Non è che quando si fa un picnic ci si porta dietro il divano, la cucina, il letto e tutto l'arredamento di casa. Diventiamo leggeri, spogliamoci di ciò che siamo stati. A volte si ha un'idea vaga di noi. Spesso non conosci te stesso, ma dipingi te stesso per come ti vedi e ti percepisci. Noi lo capiremo vivendoci.

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Fabio Volo 229
attore, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1972

Ed eccola là, sul divano davanti a me: la signora Morte. Non era mai stata così bella. Che bambola. Non ti lasciava mai nei pasticci. Meglio dell'oro.

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Charles Bukowski 280
poeta e scrittore statunitense 1920 – 1994

Voi non lo potete sapere, ma io sarò come quel divano di pelle: custodirò le impronte di chi è passato di qua, di chi mi ha fatto sentire utile nello sforzo, di chi si è poggiato sul mio corpo e lo ha reso felice e stanco.

Giulia Carcasi 89
scrittrice italiana 1984

Siamo in troppi, sono in troppi. Troppi, Troppo simili. Che ci fanno tutti qui? Questo starsene in piedi, seduti, parlare. Non c'è neppure un tavolo da biliardo, delle freccette, niente. Semplicemente un gran cazzeggiare, perdere tempo, bere birra da boccali di vetro spesso... Ho messo a repentaglio la mia vita per questo? Urge che accada qualcosa. Qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un'orgia. Tutta questa gente. Dovremmo chiudere le porte, abbassare le luci e spogliarci tutti insieme. Potremmo cominciare noi, K. C. e Jessica, e poi via alla grande. Allora sì che ne varrebbe la pena, allora sì che tutto troverebbe una giustificazione. Potremmo spostare i tavoli, portare dei divani, dei cuscini, degli asciugamani, degli animali di peluche... Ma tutto questo... tutto questo è osceno. Come possiamo starcene qui a parlare di nulla, invece di correre come un'unica fiumana di gente verso qualcosa, qualcosa di enorme, e ribaltarlo? Perché ci diamo la briga di venire qui in così gran numero, se poi non appicchiamo nemmeno un incendio e non facciamo a pezzi tutto quanto? Come osiamo starcene qui senza chiudere le porte, sostituire le lampadine a luce bianca con altre rosse, e dare inizio a un'orgia di massa in un gioioso mescolarsi di braccia gambe e seni? Che spreco.

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Dave Eggers 15
scrittore, editore e saggista statunitense 1970

La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io lo so benissimo come stanno le cose, so che moririò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera, eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo.

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Irvine Welsh 70
scrittore scozzese 1958

Tutti in piedi sul divano! [Quando vi è un duello particolarmente aspro verso la fine. ] (citato ivi)

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Guido Meda 72
giornalista e conduttore televisivo italiano 1966

Non appena aveva finito di farlo lei lo aggrediva senza dargli il tempo di nulla, anche sullo stesso divano dove aveva appena finito di spogliarlo, e solo di tanto in tanto a letto. Gli si metteva sotto, e si impadroniva di tutto lui per tutta lei, chiusa dentro se stessa, brancicando a occhi chiusi nel suo assoluto buio interiore, avanzando di qui, indietreggiando, corregendo il suo percorso invisibile, cercando un'altra via piú intensa, un altro modo di spingersi avanti senza naufragare nella maremma di mucillagine che le fluiva dal ventre, domandandosi e rispondendo a se stessa con un ronzio da grossa mosca nel suo gergo natale dov'era quel qualcosa nelle tenebre che solo lei conosceva e desiderava solo per lei, finché non soccombeva senza aspettare altri e precipitava da sola nel suo abisso con un'esplosione giubilante di vittoria totale che faceva tremare il mondo. (A. Morino)

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Gabriel García Márquez 164
scrittore e giornalista colombiano 1927 – 2014

Il gentiluomo sul divano era un formidabile esemplare americano. Ma non si limitava ad essere un bell'americano; era in primo luogo, fisicamente, un bell'uomo. (1993, p. 19)

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Henry James 53
scrittore e critico letterario statunitense 1843 – 1916

Il «divano» di Freud aveva fatto testo e così anche nello studio del giovane Reich i pazienti, in genere ricche borghesi nevrotiche di Vienna, raccontavano sdraiati i loro sogni; venivano interrogati secondo il metodo psicoanalitico fino a quel momento considerato per lo meno rivoluzionario.


Tutto sommato, noi oggi imitiamo le poltrone e i divani dei tempi di Luigi XIV e di Luigi XV e questo va bene. Però se imitassimo qualcuno di quegli uomini che si sedevano là sopra, sarebbe molto meglio.

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Émile Deschamps 5
poeta francese 1791 – 1871

Ma la grammatica del neoitaliano non è ancora stata scritta; e io, un "Neo- o Super-italiano Facile" non mi sento di scriverlo. E poi, l'ortografia! Per una tale bagattella dovremmo impedire ai nostri neoprefissi di buttarsi dove vogliono, con assoluta libertà? Dovremmo impedire, per esempio, al servizievolissimo SUPER- di congiungersi col divano, per il fatto che questo, prima, si congiunge a suo modo col letto, dando origine al divano-letto? No, no: adesso salti pur fuori il superdivano, e il letto se ne stia buono e cheto, per conto suo.
Con la gioventù ci vuol pazienza e maniera. (Le iper-extra-super-ultra parole, p. 59)

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Franco Fochi 18
linguista e saggista italiano

A casa tengo un pianoforte a coda bianco, lampade, divani in pelle nera, tavoli e tavolini di cristallo, lampadari, porcellane di Capodimonte che sono la mia passione e tengo pure mia moglie. Un soprammobile di troppo (p. 78)

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Paolo Sorrentino 41
regista italiano 1970

Rinnovo l'esperimento, anche a voi da casa, di inalazione dell'effluvio catodico che Alessia Vignali emana prima di catapultarmi sul divano e di godere appieno delle sue doti esoteriche e non solo. (Da Prima che sia Troppo Tardi del 5 gennaio 1996 – SMtv San Marino;)

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Roberto Mattioli 97
conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano 1963

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