Frasi su divulgazione

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Piero Angela 100
divulgatore scientifico e giornalista italiano 1928
„La divulgazione deve infatti fare i conti con questi due problemi, che richiedono competenza e immaginazione: cioè da un lato comprendere nel modo giusto le cose, interpretandole adeguatamente per trasferirle in un diverso linguaggio: dall'altro essere non solo chiari ma anche non-noiosi, pur mantenendo integro il messaggio (anzi, non aver paura di esser divertenti: l'umorismo è uno dei compagni di strada dell'intelligenza).
Per queste ragioni, paradossalmente, si può dire che è più difficile... essere facili. Tutti, infatti, sono capaci di parlare o di scrivere in modo oscuro e noioso: la chiarezza e la semplicità invece sono scomode. Non solo perché richiedono più sforzo e più talento, ma perché quando si è costretti a essere chiari non si può barare. Sappiamo tutti, per esperienza, che le parole possono spesso servire da cortina fumogena per nascondere i pensieri. O per nascondere la propria ignoranza su certi argomenti. Rimanendo nel vago e nell'ambiguo, si riescono più facilmente a mascherare i buchi. Invece, quando si è obbligati a esser semplici, bisogna dimostrare di aver capito davvero. Anzi di essere arrivati al nocciolo della questione e di averne individuato i meccanismi. (cap. II, p. 47)“

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Clemente Mastella 42
politico italiano 1947
„Non sono d'accordo con l'affermazione dell'ex procuratore Gerardo D'Ambrosio perché vietare la divulgazione delle intercettazioni non vuol dire tornare al fascismo. Mi pare un'esagerazione. Non possono essere divulgate cose che finiscono per essere inquinanti ed avvelenano l'atmosfera politica, morale o fintamente morale; ho grande rispetto della stampa americana che mette in discussione chiunque, ma svolge la stessa attività investigativa, sostituendosi all'investigatore puro. Attingere da una fonte non è il modo migliore di fare giornalismo, è un'investigazione pigra, di risulta ci sono tanti giornalisti che sono megafoni di attività giudiziarie e a questo un giornalista serio non si deve prestare. Che ci sia qualcuno che impone di ascoltare non lo so ma che ci sia un ascolto delle intercettazioni è evidente e non mi pare democratico. (da Sky Tg24 Sera, 23 novembre 2007; citato in [http://www. repubblica. it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2704185. html? ref=hpsbdx3 Intercettazioni: Mastella, No a Diffusione non è fascismo], la Repubblica, 23 novembre 2007)“


Andrea Cau 12
naturalista e paleontologo italiano 1978
„Se Tyrannosauridae è il clade di teropodi del quale si parla di più, sicuramente Dromaeosauridae è quello del quale si parla peggio. Non nego che Crichton abbia reso un grande favore mediatico alla paleontologia dei dinosauri con il suo romanzo più famoso, l'effetto collaterale della sua opera è stato un pessimo servizio alla divulgazione dei dromaeosauridi.“

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Piero Angela 100
divulgatore scientifico e giornalista italiano 1928
„Faccio divulgazione scientifica da quasi cinquant'anni, e ogni volta è sorprendente rendersi conto che più escono cose dalla scatola della conoscenza più se ne creano dentro, in continuazione, di nuove.“

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Daniela Santanchè 28
politica e imprenditrice italiana 1961
„Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. La divulgazione di intercettazioni che riguardano la sfera intima e privata della persona, e non i reati per i quali l'intercettazione è stata disposta, rappresenta un'inaccettabile violazione della privacy e dei diritti delle persone.“

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Joseph Pulitzer 4
giornalista e editore ungherese 1847 – 1911
„Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.“

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Marcus du Sautoy 10
matematico inglese 1965
„Io sono diventato un matematico perché la generazione precedente alla mia ha fatto lo sforzo di interessare alla matematica il pubblico generale, e ho pensato che avrei voluto fare la stessa cosa quando sarei cresciuto, quindi la mia speranza è che la mia divulgazione incoraggi la prossima generazione di matematici ma anche che incoraggi i politici a riconoscere che la matematica è una parte importante della nostra società e ha bisogno di fondi.“

Giuseppe Guerra 7
religioso italiano
„In effetti in tutti gli anni successivi all'uscita dalla Comunità, Ruotolo si impegnò molto nell'apostolato sacerdotale, nella divulgazione e negli scritti. Esegeta fecondo e musicista, propugnò alcune idee sulla Messa Vespertina e sulla Santa Comunione sotto le due specie, che si sono poi rivelate antesignane. (p. 193)“


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Abha Dawesar 3
scrittrice indiana 1974
„Mentre tornavo a casa sul pulmino, decisi che tre era il numero giusto. Con due relazioni ci si sentiva divisi tra due scelte semplici. La cosa aveva un che di decisamente lineare. Stavo leggendo un libro di divulgazione sulla teoria del caos in cui si diceva che tre implica caos. Io volevo il caos, perché nel caos avrei potuto creare modelli tutti miei. Vidi sul libro i diagrammi di bellissimi frattali e in uno mi parve di distinguere Sheela, India e Rani, sempre più piccole, in un motivo che si ripeteva all'infinito. Chiusi il libro con la certezza che stavo facendo la cosa giusta con la mia vita. Il caos era la fisica moderna, era la scienza del domani.“

„Gli scambi tra i rappresentanti del movimento italiano e quelli del movimento tedesco furono agevolati dall'amicizia che legava Herwarth Walden, uno dei più fervidi sostenitori dell'Espressionismo, al fondatore del Futurismo: Filippo Tommaso Marinetti. Discreto conoscitore della lingua italiana, che studiò a Firenze, Walden favorì la divulgazione in Germania dell'estetica futurista ed invitò a varie riprese, il focoso Marinetti, detto allora "La caffeina dell'Europa". (p. 13)“

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Alfredo Panzini 41
scrittore e critico letterario italiano 1863 – 1939
„Gran Bestia (La). Definizione di sapore biblico e di ricordo nietzschiano, anzi frase del Nietszche, data già da tempo dal d'Annunzio alla folla, per significare spregiativamente l'anima collettiva, dalle esplosioni incoscienti e brutali e dal facile dominio. Questa locuzione ebbe fortuna di effimera divulgazione. Cfr. la bestia trionfante di G. Bruno, la belua multorum capitum, il profanum vulgus di Orazio, la vil maggioranza del Carducci; e il Petrarca: Il vulgo a me nemico ed odioso (nel sonetto: O cameretta, che già fosti un porto). Eppure quanto devono tanti alla gran bestia! È la massa di combattimento politico.“

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Richard Stallman 81
informatico e attivista statunitense, fondatore del prog... 1953
„[Un programmatore che rifiutò di dare a Stallman il codice sorgente di una stampante in panne nel laboratorio del MIT] Quel tizio aveva promesso di rifiutare ogni collaborazione con noi, i colleghi del MIT. Ci aveva traditi. Ma non lo fece soltanto con noi. È probabile che abbia tradito anche te. [indicando qualcuno tra il pubblico] E credo che molto probabilmente abbia fatto lo stesso a te. [indicando qualcun altro tra il pubblico]. Ed è probabile lo abbia fatto anche a te. [indicando una terza persona tra il pubblico] Probabilmente ha tradito la maggioranza dei presenti in questa sala – eccetto, forse, i pochi che non erano ancora nati nel 1980. Perché aveva promesso di rifiutare ogni cooperazione praticamente con l'intera popolazione del pianeta terra. Aveva firmato un accordo di non divulgazione ("non-disclosure agreement"). (resoconto dell'episodio che diede l'avvio al progetto GNU, ibidem)“


Heinrich Fichtenau 5
storico austriaco 1912 – 2000
„I dotti dell'età carolingia si muovevano in una atmosfera cristiana, impoverita e inaridita, però. Non immaginavano neppure quanto fossero lontani dalla viva esperienza cristiana (e non dalle fonti filosofiche soltanto); neppure quando gli spiriti piegavano dinanzi ai tremendi pensieri del Giudizio. [... ] A riparo da conturbanti crisi di coscienza, tranquilli di fronte alla miseria [... ], gli accademici pensavano di esercitare un apostolato e facevano, invece, della propaganda; non s'appagavano di gioie spirituali soltanto, ma godevano anche di tutti quei beni materiali dei quali la corte di Carlo era, per loro, tanto prodiga. [... ] Il loro contributo alla storia della civiltà – la conservazione e la divulgazione d'un patrimonio culturale – è stato grandioso: a distanza di più d'un millennio, ci obbliga ancor oggi alla gratitudine. Ma non possiamo annoverare quegli uomini tra i grandi del regno dello spirito. Né mutano questa conclusione i tardi tentativi d'apologia che si protraggono fin nella letteratura dei nostri giorni. (cap. III, pag. 147)“

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Andrea Camilleri 95
scrittore, sceneggiatore e regista italiano 1925
„Una tv di Stato che utilizza gli stessi parametri dei privati, abdica alla sua funzione altissima di divulgazione culturale. Ora è evidente che la cultura non paga in termini commerciali, o meglio la pubblicità non paga la cultura. Ma la Rai usufruisce del canone, deve dare un servizio pubblico, che è un suo dovere. Invece la televisione di Stato ha preferito strizzare l'occhio ai privati, ha fatto sparire le rubriche dei libri. Oggi gli unici programmi culturali in Rai, sono quelli sugli elefanti, sulle gazzelle, su rare specie di uccelli.“

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Piergiorgio Odifreddi 76
matematico, logico e saggista italiano 1950
„[Albert Einstein] Dopo aver ricordato che fin da bambino «la vanità delle speranze e degli sforzi che travolgono incessantemente la maggior parte degli uomini in una corsa affannosa attraverso la vita» l'aveva colpito profondamente, egli ricorda che dapprima divenne religiosissimo, ma cessò improvvisamente di esserlo all'età di dodici anni, perché leggendo libri di divulgazione scientifica si era «ben presto convinto che le storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere». Questa esperienza gli fece capire come «i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi, e fu un'impressione sconvolgente», da cui il precoce pensatore trasse un atteggiamento di sospetto verso ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convenzioni sociali, che non l'avrebbe più abbandonato. Da allora egli trovò la liberazione nel «possesso intellettuale del mondo che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero». Naturalmente, conclude Einstein, «la strada verso questo paradiso non era così comoda e allettante come quella del paradiso religioso, ma si è dimostrata una strada sicura, e non ho mai più rimpianto di averla scelta». (dalla relazione al Festival della Mente, Sarzana, Dio secondo Einstein, la Repubblica, 31 agosto 2007)“

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