Frasi su dizione

Se ripenso ai molti, eccezionali cantanti che si esibirono in quegli anni allo Staatsoper, nessuna voce risuscita in me tanta commozione quanto quella di Lotte Lehmann. La purissima intonazione di quel grande soprano lirico, la sua commovente umanità, la dizione impeccabile, sono per me indimenticabili. Ogni qualvolta mi è accaduto di riascoltare un'altra Leonora nel Fidelio [Ludwig van Beethoven], solo lei e il suo timbro inimitabile risuonavano distintamente nel mio cuore. (p. 25)

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Margarete Wallmann 17
danzatrice e coreografa austriaca 1904 – 1992

Gite di un artista, pubblicato nel 1884 da Ulrico Hoepli raccoglie alcuni scritti comparsi per lo più nella Nuova Antologia e che coprono i venti anni decisivi nella produzione di Camillo Boito. Contrariamente ai racconti, usciti in più di una edizione, questo testo ha visto le stampe soltanto una volta e non se ne conoscono recensioni: solo il Marangoni ne fa cenno "Quale persona colta in Italia non conosce le gite di un artista [... ] pagine brevi ed indimenticabili" prima dei critici letterari a noi contemporanei ai quali, con diversa dizione, si deve un ritrovato interesse per lo scrittore.

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Camillo Boito 29
architetto e scrittore italiano 1836 – 1914

[Su Katharine Hepburn e James Stewart] Sul set di "Scandalo a Filadelfia" la Hepburn lo ferma, e con la sua tipica dizione scandita gli dice: "Tu voli". "Beh sì...". Con la stessa cadenza militare la Hepburn gli comunica che lo aspetta la mattina seguente alle sette precise all'aeroporto. Mentre raccontava Jimmy quasi si mise sull'attenti; e aggiunse che la Hepburn lo terrorizzava. Certo, esagerava per potenziare l'effetto, ma era divertentissimo. (p. 384)

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Peter Bogdanovich 64
regista, attore e sceneggiatore statunitense 1939

[Su Aleksandr Aleksandrovič Blok] Nella sua lunga prefettizia, la cravatta floscia annodata con ricercata noncuranza, in un nimbo di capelli oro cenere, era romanticamente bello allora, nel sei-sette. Lento, si accostava ad un tavolo con le candele, guardava all'intorno con occhi di pietra e lui stesso impetrava, fino a quando il silenzio non avesse raggiunto l'assenza di suoni. E attaccava, tenendo la strofa con tormentosa maestrìa e rallentando appena appena nelle rime. Egli ammaliava con la propria dizione, e quando finiva una lirica, senza mutare la voce, di scatto, pareva sempre che quella delizia fosse finita troppo presto e che ancora si dovesse ascoltare.

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Sergej Mitrofanovič Gorodeckij 3
poeta russo 1884 – 1967

[Su David Foster Wallace] Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l'odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza.

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Jonathan Franzen 40
scrittore e saggista statunitense 1959

Vorrei tanto essere la protagonista di una storia romana, perché tale mi sento. Sono venuta nella capitale quando avevo nove mesi. Sono cresciuta nel quartiere popolare di San Paolo e devo dire che la mia romanità verace mi ha anche causato qualche problemino serio di dizione: quando iniziai a recitare, fui costretta a frequentare dei corsi per migliorare il mio italiano. Parlavo decisamente come un'autentica trucida. E devo confessare che ancora adesso, quando non sono in veste ufficiale, mi lascio andare alla cadenza dialettale. Così mi sento a casa mia, anche se ormai vivo a Milano da molti anni. (dall'intervista di Emilia Costantini, Ho un sogno nel cassetto, Corriere della sera, p. 49, 3 marzo 1996)

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Ottavia Piccolo 3
attrice italiana 1949

La lingua latina così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come Georg., I, 44: et Zephyro putris se glaeba resolvit. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel Zephyro sigifichi al zefiro, col zefiro ec. Così quell'altra: Sunt lacrimae rerum ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. (2288-2289, 26 dicembre 1821; 1898, Vol. IV, p. 150)

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Giacomo Leopardi 205
poeta, filosofo e scrittore italiano 1798 – 1837

[... ] l'opera di quel solitario ulisside della parola, strenuo saccheggiatore e suscitatore di lessici in sucum et sanguinem che seppe dall'esordio alla fine transustanziare in emblemi d'atroce, revulsiva letterarietà un disperato rifiuto dell'essere al mondo (tutto è in lui non meno vero che abissalmente lontano dal reale), attende ancora il suo compimento nella ricezione da parte d'un pubblico troppo ostile alle parossistiche elaborazioni formali e alle complesse codificazioni in cui musica vince grammatica, per poter stazzare al giusto valore pagine fulcrate sulla dispersione della lingua intesa quale dissipazione dell'esistere: sature di pimenti espressivi, agre mescidanze, sfarzose policromie, deturpazioni carnascialesche centrifugate nel flusso eracliteo d'un vivere spiato da fuori, fonti antiche e moderne macerate parodizzate riscritte sino a rapinosa trasfigurazione, spezzature e stridori da day after rappresi in una dizione superba che mai degenera — come in tanti meticci nostrani — a spoglio grido inarticolato, tutto ciò concomitando paradossalmente con un'indole non già risentita, ma mite, affabilmente ironica, incline al minuto, invidiosa della stasi e del continuum narrativo, perfino classicamente selettiva. (Sinigaglia e la critica, in «Avanguardia», X 2005, n. 28, pp. 129-53).

Gualberto Alvino 6
filologo, critico letterario e scrittore italiano 1953

Non ho ancora la dizione perfetta. Soprattutto quando parlo normalmente.

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Valeria Marini 6
attrice, showgirl e stilista italiana 1967

Consiglio a tutti coloro che vogliono intraprendere questa professione di andare a scuola di recitazione e a scuola di dizione, e di fare un po' di esperienza prima di cominciare a fare del doppiaggio: non si può improvvisare, il doppiaggio è un lavoro abbastanza faticoso e per raggiungere certi risultati occorre avere molta pazienza.

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Perla Liberatori 4
doppiatrice e attrice italiana 1981

A me personalmente da un po’ fastidio la dizione “cinema sardo” perché il cinema di Virzì non è mai chiamato “cinema toscano

Antonello Grimaldi 3
regista, attore e sceneggiatore italiano 1955

Se si vuole fare questo tipo di mestiere bisogna studiare. Non si può arrivare a vent'anni, venticinque anni, trent'anni e pretendere di entrare nel doppiaggio solo perché si ha una bella voce; dietro comunque c'è tutto uno studio, quindi il consiglio che do sempre io è quello di fare un corso di recitazione, un corso di dizione, che sono alla base di questo lavoro.

Veronica Puccio 7
doppiatrice e attrice italiana 1988

Quando esce in campo una dizione nuova, strana, la qual non pretenda se non fare il medesimo uffizio che già è fatto da un'altra, convien ributtarla, soffocarla, non lasciarla allignare, se si può [... ] Poiché ella viene a mettere in forse il certo, a intorbidare il chiaro, a render difficile ciò che non era, a metter contrasto dov'era consenso... (da Sentir messa, ed. critica di Domenico Bulferetti, Milano, 1923, pag. 52)

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Alessandro Manzoni 121
scrittore italiano 1785 – 1873

I ragazzi devono capire che – come in ogni campo – oltre alla passione è necessaria conoscenza, capacità di ragionare, apertura di orizzonti: sebbene le parole chiave siano dizione, recitazione, personificazione, non si può prescindere dall’amore e dalla conoscenza della letteratura, della lingua italiana, della poesia e della musicalità delle parole. Questo humus permette di aggiungere sempre un tocco che rende migliore il tutto. L'esercizio vero infatti dovrebbe essere il bel parlare: noi italiani possediamo uno strumento musicale leggiadro come non ne esistono altri al mondo, la nostra lingua, ma chissà perché abbiamo deciso di bistrattarlo.

Domitilla D'Amico 8
doppiatrice e attrice italiana 1982

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