Frasi su droghiere

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Lucio Battisti 177
compositore, cantautore e produttore discografico italiano 1943 – 1998
„Io non posso parlare solo di calcio e di donne, di membri lunghi tre spanne, non posso parlare di tutte le corna del droghiere, dell'ulcera doudenale del padre del salumiere non posso parlare! (da Le allettanti promesse)“

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Saˁdi 71
poeta persiano 1184 – 1291
„Il muschio è quello che di per sé odora, non quello di cui va ciarlando il droghiere. (da Superiorità falsa, vol. II, p. 134)“


Marcello Marchesi 153
comico, sceneggiatore e regista italiano 1912 – 1978
„La droga è bella. La droghiera è meglio.“

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Fabrizio De André 322
cantautore italiano 1940 – 1999
„Ma voi che siete a Rimini | tra i gelati e le bandiere | non fate più scommesse | sulla figlia del droghiere. (Teresa: da Rimini, n.° 1)“

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Alexandre Dumas (padre) 77
scrittore francese 1802 – 1870
„Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.
Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:
"Planchet, ho un'idea".
"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione.“

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Orson Scott Card 5
scrittore statunitense 1951
„Allora scappò dal droghiere, stringendo in mano le sue poche monete di rame. Ma paura o non paura, voleva essere sicuro; così si fermò poco lontano, a guardare: e proprio come aveva pensato, Glasin riuscì a far stare tutta la sua mercanzia nel carretto, a parte la roba marcia. E per proteggere del cibo marcio, Orem avrebbe dovuto aspettare tutto il giorno, senza essere pagato. Non c'era onore a Inwit, neanche un briciolo, e questo lo rese più timoroso che mai della punta del pugnale che gli era stata puntata contro la pancia. Un pugnale aveva solo una punta, ma un traditore colpisce da qualsiasi parte, dicevano, e solo adesso Orem capiva quanto fosse vero (p. 69)“

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Carmelo Bene 200
attore, drammaturgo e regista italiano 1937 – 2002
„Credo di continuare un discorso laddove anche Antonin Artaud fallì. Io ho ripreso il discorso di Artaud, cioè quello della scrittura di scena, contro il testo; un testo, un teatro di testo, diceva Antonin Artaud, è un teatro di invertiti, di droghieri, di imbecilli, di finocchi; in una parola di Occidentali. [... ] Dopo secoli, quattro secoli (già però ventilata in Shakespeare ed in tutto il teatro elisabettiano) [... ] ecco finalmente la scrittura di scena. Una volta il testo veniva, viene tuttora, ahimè, in Occidente riferito; si impara a memoria; cioè è un teatro del detto, del già detto,... e non del dire, che sconfessa il detto e si sconfessa anche in quanto dire. Si tende delle trappole il dire al dire stesso. Non è mai un dire del medesimo, comunque. Quindi la scrittura di scena è tutto quanto non è il testo a monte, è il testo sulla scena. Quindi, il testo ha la medesima importanza che può avere il parco lampade, la musica, un pezzo di legno, di cantinella qualunque, un barattolo. Questo è il testo nella scrittura di scena. Chiaramente affidata alla superbia dell'attore, dell'attore in quanto soggetto, non più dell'attore in quanto Io, cioè in quanto immedesimazione in un ruolo.“

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George Orwell 126
scrittore britannico 1903 – 1950
„Napoleon stesso partecipò alla riunione della domenica seguente e pronunciò una breve orazione in onore di Gondrano. Non era stato possibile, disse, riportare i resti del loro compianto compagno perché trovassero sepoltura nella fattoria, ma egli aveva ordinato una grande corona composta con foglie della pianta di alloro del suo giardino, da deporre sulla tomba dello scomparso. Pochi giorni dopo era intenzione dei maiali tenere un grande banchetto funebre in onore del defunto. Napoleon terminò il suo discorso ricordando le due massime favorite da Gondrano: "Lavorerò di più" e : "Il compagno Napoleon ha sempre ragione!", massime, egli disse, che ogni animale avrebbe dovuto adottare come proprie.
Nel giorno stabilito per il banchetto un furgone da droghiere venne da Willingdon alla fattoria a consegnare una grande cassa. Quella notte si udirono fragorosi canti, seguiti da un frastuono come di violento litigio che terminò verso le undici con un tremendo frantumar di vetri. Nessuno si mosse nella casa colonica prima del mezzogiorno dell'indomani, e corse voce che, non si sa come, i porci avevano guadagnato danaro bastante all'acquisto di un'altra cassa di whiskey.“


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Vivekananda 38
mistico indiano 1863 – 1902
„Lasciate che la Nuova India nasca… dalla casa del contadino che spinge l'aratro, dalle capanne del pescatore, del calzolaio, e dello spazzino. Che scaturisca dal negozio del droghiere, da dietro il fornello del venditore di frittelle. Che si levi dalla fabbrica, dai centri di commercio e dai mercati. Che emerga da boschi e foreste, da colline e montagne. Questa gente comune ha sofferto l'oppressione per migliaia di anni-sofferto senza un lamento-e come risultato ha ottenuto una meravigliosa forza d'animo. Hanno sofferto eterna miseria, che ha dato loro indistruttibile vitalità. Vivendo con un pugno di farina d'avena possono scuotere il mondo; date loro solo un pezzo di pane, e l'intero mondo non sarà grande abbastanza per contenerne l'energia. E inoltre, hanno ottenuto la meravigliosa forza che proviene da una vita pura e morale, che non si può trovare da nessuna altra parte nel mondo. Tale pace, tale contentezza, tale amore, tale potere di silenzioso e incessante lavoro, e una tale manifestazione di forza da leoni in tempi d'azione, dove altro li potrete trovare? (citato in Swami Vivekananda - Induismo e India)“

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Saˁdi 71
poeta persiano 1184 – 1291
„Il sapiente è come il desco del droghiere che tace e pur fa conoscere il proprio valore, e l'ignorante è come il tamburo che ha una gran voce, ma dentro è vuoto e non manda che inutile fracasso. (da Superiorità falsa, vol. II, p. 134)“

Fabio Vittorini 1
critico letterario italiano 1971
„Bene ha lottato con tutte le sue forze contro il naturalismo e la drammaturgia borghese di matrice ottocentesca, riscattando l'attore dalla condizione riduttiva di mera maestranza (così lo aveva definito Silvio D'Amico) e restituendogli dignità di artista, personificazione assoluta del mezzo, con il compito altissimo non semplicemente di interpretare ma di ricreare testi anche classici nati dalla penna di scrittori talvolta indifferenti alle peculiarità del linguaggio scenico. Il teatro di testo, filologico e immedesimativo, dev'essere soppiantato nell'idea di Bene da un teatro in grado di farsi «scrittura di scena»: il teatro del detto dev'essere scalzato dal teatro del dire o, secondo la formulazione di Roland Barthes, la significazione monolitica del testo dev'essere ricondotta a un'erratica e interminabile "significanza", la serietà finita del significato dissolta nel gioco infinibile del significante. Perché il teatro del già detto è ripetere a memoria parole di altri, quello che Antonin Artaud definiva un «teatro di invertiti, droghieri, imbecilli, finocchi: in una parola, di occidentali». (da Duellanti, n. 67, gennaio-febbraio 2011, p. 58)“

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