Frasi su editto

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo.

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Lucio Anneo Seneca 174
filosofo, poeta, politico e drammaturgo romano -4 – 65 d.C.

Adesso è giusta la separazione Stato-Chiesa, ma l'editto di Costantino fu importante per la civiltà.

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Emmanuel Carrère 11
scrittore e sceneggiatore francese 1957

C'era una vorta un Re cche ddar palazzo | mannò ffora a li popoli st'editto: | «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo. (da Li soprani der Monno vecchio, 362)

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Giuseppe Gioachino Belli 54
poeta italiano 1791 – 1863

Signori,
io sono della Touraine, e dimoro a Luynes sulla riva destra della Loire, terra già grossa, che, per l'abolizione dell'editto di Nantes, scemò sino a mille abitanti, e certamente tra poco sarà ridotta a zero per nuove angherie, se la vostra prudenza non ci mette riparo. (p. 13)

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Paul-louis Courier 33
scrittore e grecista francese 1773 – 1825

Sto cercando di mettere insieme un gruppo di esperti. Voglio creare un sistema di monitoraggio legislativo per essere al corrente della modernizzazione della legge islamica nei vari Paesi a maggioranza musulmana. Voglio attaccare la teocrazia e il terrorismo da una prospettiva islamica. Voglio creare una fabbrica di editti liberali. Voglio promuovere la creazione di immagini affinché l'Islam abbia un rinascimento artistico come quello europeo.

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Ali Eteraz 17
scrittore e giornalista pakistano

Ha ragione il grande Piero Mazzarella, l'attore, che uscendo dalla camera ardente allestita per Enzo Biagi dice ai microfoni: "Oggi ho sentito un uomo politico importante dire che di Enzo Biagi aveva stima. A me sembra veramente troppo poco. Uomini come lui li lasciano morire e sono capaci di commemorarli quando finalmente se ne sono andati, così loro si sentono più tranquilli". L'uomo politico che Mazzarella non nomina non è solo Silvio Berlusconi, quello dell'editto bulgaro che oggi dice: "Non c'è mai stato alcun editto bulgaro". Ma i moltissimi altri uomini magari non politici, magari giornalisti – furbi, in carriera, apparentemente miti, affettuosamente bugiardi o anche solo poco coraggiosi – che incensano Biagi, ma intanto lo tradiscono, facendogli il torto di non rispettare la sua prima e la sua ultima volontà: testimoniare i fatti con la verità e usare i fatti per raccontarla. Come Gianni Riotta, il furbo direttore del Tg1, che nella serata del cordoglio racconta proprio tutto di Biagi (lo chiama Enzo, lo ammira, lo incensa, gli rende omaggio) ma all'ultimo si scorda di rimandare in onda proprio l'editto bulgaro, quello che non esiste, quello che non si deve rivedere. Col quale Enzo Biagi, se avesse fatto lui il servizio sul proprio onorato addio, avrebbe iniziato il pezzo. (da Biagi se n'è andato, tranquilli, 8 novembre 2007)

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Pino Corrias 10
giornalista e scrittore italiano 1955

Telecom Media mi ha anticipato la notifica della risoluzione del contratto. Certo, c'è un controsenso in quello che ha fatto il direttore Campo Dall'Orto, e io glie l'ho detto: stai facendo l'errore più grande della tua carriera, distruggi quello che hai costruito in questi tre anni, l'immagine di La 7 come tv libera. Ma lui, che pure m'ha riportato in tv dopo l'editto bulgaro, ha scelto la via dura.

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Daniele Luttazzi 139
attore, comico e scrittore italiano 1961

L'uso che Biagi – come si chiama quell'altro? –, Santoro – ma l'altro? –, Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. (dal cosiddetto editto bulgaro; video; citato in Il premier: "Via dalla Rai Santoro, Biagi e Luttazzi", Repubblica. it, 18 aprile 2002)

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Silvio Berlusconi 727
politico e imprenditore italiano 1936

Gli Ebrei dell'uno e dell'altro sesso non possano abitare fuori dal Ghetto... per qualunque pretesto, anche per quello della necessità o di mutar aria, e quando gli occorrerà andar fuori per un sol giorno, procurino ottenerne l'opportuna licenza in iscritto [... ] colle clausole che debbano gli Ebrei portare il segno al Cappello. (da Editto sugli Eberi, 20 aprile 1775; citato in Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili, Odradek, Roma, 2008, p. 292)

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Papa Pio VI 4
250° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica 1717 – 1799

[in seguito all'Editto bulgaro] La cosa che mi ha fatto un po' male è vedere che diverse persone si sono attivate per mettermi alla gogna, una sorta di gogna mediatica. La cosa mi ha fatto molto sorridere. Gente che lecca il culo a Berlusconi da vent'anni, dava a me del fazioso, questo era incredibile, era veramente incredibile. Vorrei ricordare che la satira per definizione è faziosa perché la satira esprime un punto di vista, lo è sempre stata faziosa. In tutto il mondo è faziosa, solamente in Italia non lo si ammette.

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Daniele Luttazzi 139
attore, comico e scrittore italiano 1961

Erano stati compiuti atti terribili in quel luogo, nel corso dei secoli e ancora quello stesso anno, malgrado gli editti contro i sacrifici. Il culto di divinità ancora più antiche e oscure era confluito in quelli di Apollo e Giove; idoli sanniti e pelasgi, placabili solo con i cuori delle vergini e i corpi dei neonati. Sulla terra non esisteva niente di peggio di quel pervertimento che tramutava la celebrazione di Dio in idolatria dei demoni, l'amore in degradazione servile, il rispetto reverenziale in terrore irrazionale, la santa gioia in riti orgiastici. (p. 241)

Louis de Wohl 33
scrittore e astrologo ungherese 1903 – 1961

L'accusa verso di me è sempre stata la stessa: Biagi è un comunista. Forse deluderò qualcuno e qualcuno, invece, sarà felice: non sono mai stato comunista, sono solo un vecchio socialista [... ] In fin dei conti questa accusa cosa voleva dire? Che mangiavo i bambini? [... ] Ed è incredibile che quell'accusa mi abbia accompagnato fino a ottantadue anni, quando ancora una volta, ho pagato per le mie idee. [si riferisce all'editto bulgaro di Berlusconi]

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Enzo Biagi 222
giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano 1920 – 2007

Intanto a Napoli con l'editto del 1802 (RD 30.06.1802) il Re proibiva l'accattonaggio per le Chiese, per le strade e nei luoghi pubblici (art. 1); ordinava il ricovero nel Real Albergo de' poveri, se storpi ed inabili al lavoro (artt. 2 e 4); comminava pene ai trasgressori (art. 3), e ai parenti, che non ne prendessero cura (artt. 5 e 9); prescriveva norme per l'amministrazione dell'Istituto e all'art. 12 dichiarava espressamente: «Oltre ai mendici saranno raccolti e rinchiusi per ora nel Real Albergo de' Poveri tutti i fanciulli e le fanciulle che vagano per la città abbandonati dai loro genitori, o da coloro che avendoli presi dalla Santa Casa dell'Annunziata, gli lascino esposti di nuovo, senza più curarne il mantenimento e l'istruzione». Inoltre l'editto distingueva tra abbandonati da genitori naturali che potevano essere destinati alla Santa Casa dell'Annunziata e abbandonati da genitori di allievo (baliatico) che erano invece rivolti al Real Albergo de' Poveri. Le disposizioni del 1802 mal celavano però un carattere di provvisorietà, determinato dalla penuria di eliminare al più presto l'accattonaggio, e dalle tristi condizioni economiche del Reame. Ma le intenzioni del primo Ferdinando dovevano fare i conti con un imprevisto di suprema importanza: l'occupazione francese avvenuta nel 1806 per la quale il Re e la sua Corte furono costretti a fuggire a Palermo sotto la protezione degli inglesi. (p. 15)


Or, nel rincontrare particolarmente i luoghi della civile, egli sentiva un sommo piacere in due cose: una in riflettere nelle somme delle leggi dagli acuti interpetri astratti in massime generali di giusto i particolari motivi dell'equità ch'avevano i giureconsulti e gl'imperadori avvertiti per la giustizia delle cause: la qual cosa l'affezionò agl'interpetri antichi, che poi avvertì e giudicò essere i filosofi dell'equità naturale; l'altra in osservare con quanta diligenza i giureconsulti medesimi esaminammo le parole delle leggi, de' decreti del senato e degli editti de' pretori, che interpetrano: la qual cosa il conciliò agl'interpetri eruditi, che poi avvertì ed estimò essere puri storici del diritto civile romano.

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Giambattista Vico 46
filosofo, storico e giurista italiano 1668 – 1744

Signori senatori! Vi scrissi e vi parlai molte volte della vostra negligenza, della vostra avidità, della vostra ignoranza delle leggi civili. Le mie parole furono vane; i miei editti, li disprezzate... Ora vi ripeto per l'ultima volta: è inutile dettare delle leggi se nessuno le osserva, e se vengono considerate e maneggiate come carte da gioco... Questo avviene soltanto nel nostro Paese. E che cosa ne risulta? Vedendo che il male rimane impunito, sono pochissimi coloro che resistono a certe tentazioni; e molti, giungendo a poco a poco al massimo grado d'audacia, rovinano la popolazione. Costoro provocano l'ira del Signore; e questo, più che il delitto d'un traditore isolato, non solo può attirare la sventura su tutta la nazione, ma può anche cagionare lo sfacelo. Conviene dunque punire i colpevoli di corruzione con la stesa severità con cui si puniscono i disertori in tempo di guerra e i traditori dello Stato. (p. 50)

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Dmitrij Sergejevič Merežkovskij 12
scrittore russo 1865 – 1941

San Francesco chiamava gli animali «i nostri fratelli più piccoli». Per loro aveva le attenzioni più delicate. Voleva scrivere a Federico II perché con un editto stabilisse che a Natale le strade fossero cosparse di granaglie e di grano per gli uccelli: anch'essi dovevano gioire per la nascita del Redentore. Perché non fossero calpestati, scansava dai sentieri i vermi. A Sant'Angelo in Pantanelli, presso Orvieto, viene mostrato tuttora uno scoglio sul Tevere, dal quale avrebbe gettato nel fiume dei pesci che gli erano stati regalati, dicendo: «Fatevi furbi...». Per questo il 4 ottobre 1987, in prima assoluta, ho celebrato in chiesa una paraliturgia, presenti animali e padroni, soprattutto bambini. C'era di tutto: cani, gatti, una papera, dei pesciolini, una tartaruga... Un vero Cantico delle creature!
La stampa diede grande rilievo all'avvenimento e furono in molti a scrivermi per approvare il mio gesto. Ricordo una lettera che diceva:
«Io so di non credere in Dio, ma quello che lei fa mi avvicina a Lui, se esiste...»
Da quel 4 ottobre, vecchi pensionati e anziane signore, che prima si privavano di fare una preghiera per non lasciare la loro bestiola, possono entrare liberamente in chiesa. (pp. 132-133)

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Mario Canciani 25
presbitero, biblista e scrittore italiano 1928 – 2007

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