Frasi su elegia

Leone Traverso 39
traduttore italiano 1910 – 1968
„[... ] Ma non è un mondo fisico (presocratico, lucreziano, einsteiniano) di cui Rilke canti la metamorfosi; è il mondo dei moti umani ancora e sempre, che riduce e simula i moti cosmici; è ancora, perduta nell'universo, la terra, intrisa d'umanità che sola lo esalta: consolare di un po' d'eternità l'effimero deve l'uomo, celebrare è la missione del poeta. E se nelle Elegie, nei Sonetti e in alcune ultime poesie si rievocano le cose ormai in fuga — temi, profili, eco di puri nomi − nel breve rammemorare non è minore intensità che nel lungo indugio, cui l'amore l'aveva curvato in altri tempi, nel Libro delle Immagini o nelle Poesie nuove.
Da quello sguardo di commiato sono avvolte le "cose" in una luce che le riarde, e sfumano come in un vapore di lagrima; figure d'antichi miti (Narciso, kore, Perseo, il Cigno) esalano in musica. "Lontano, oscuro sulla soglia chiara" Orfeo saluta Euridice travolta nel buio. (da Sulle poesie sparse e ultime di Rilke, p. 281)“

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Léopold Sédar Senghor 14
politico e poeta senegalese 1906 – 2001
„Nobiltà, non occorre essere nati nobili per avere l'andatura del cammello | O della giraffa che regge bene il confronto col leone. (da Elegia degli alisei, p. 16)“


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Attilio Momigliano 18
critico letterario italiano 1883 – 1952
„Le sue pagine più grandi sono questa squallida trenodìa di mastro-don Gesualdo e l'elegia che chiude I Malavoglia: la nostalgia del lavoro e la nostalgia delle pareti sacre della casa, i due motivi dominatori dello spirito verghiano. Dopo il Manzoni nessuno ha scritto in Italia pagine marmoree come quelle della morte di don Gesualdo: per la loro grandezza sinistra, per la loro sobrietà terribile le so paragonare soltanto alla scena del Griso che deruba don Rodrigo. Don Gesualdo muore, abbandonato dalla figlia, affidato ai servi cinici: il tono freddo di quelle due pagine ripercuote sordamente il loro fastidio e la loro insensibilità. Bisogna leggerle e ripensare alla nostra letteratura contemporanea, per sentire l'enorme differenza tra l'arte e la frase. (p. 597)“

„[... ] Rilke vuol andare anche più lungi e, nel 1923, egli manda il suo ultimo messaggio: le Duiniser Elegien (Elegie di Duino) e Die Sonette an Orpheus (I sonetti a Orfeo); egli dice perché la vita, che la morte completa invece di annullare, sia uno splendore, e chiede all'uomo di adempire il suo compito umano che è di dire le cose di quaggiù, innalzandole nell'Invisibile, ove risiedono gli angeli. Con queste ultime liriche, Rilke sfugge a qualsiasi definizione e raggiunge uno dei vertici della poesia tedesca [... ]. (dal capitolo nono L'epoca contemporanea, p 103-104)“

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Albio Tibullo 7
-54 – -19 a.C.
„Non io rimpiango le ricchezze de' miei padri né i beni che all'avo producea la messe ammucchiata ne' granai. Mi basta una piccola raccolta; mi basta un letto da riposarmi, s'io possa, nel sonno, e l'ordinario sedile per posarvi e rinfrancare le membra. Com'è dolce udire dal letto l'infuriare dei venti e stringersi al petto amoroso la sua donna; o quando l'austro d'inverno riversa le gelide piogge, seguitar sicuri i lunghi sonni allo scrosciar della pioggia. Ciò mi avvenga; e arricchisca pure, ché ne ha il diritto, chi può sopportar le furie del mare e le tristi ire dei nembi. Oh perisca quanto v'è al mondo d'oro e di smeraldi, più tosto che un'amante pianga la mia dipartita! (Libro I, Elegia I, Carducci, p. 152-153)“

Ernesto Giacomo Parodi 4
scrittore, letterato e filologo italiano 1862 – 1923
„Ma, se io penso ai lamenti contadineschi di cui la nostra letteratura è così meschinamente ricca, e che in qualche modo possono paragonarsi col Lament del Marchionn, io non so immaginare che cosa diverrebbe in italiano questa straordinaria lirica della volgarità, questa elegia del grossolano e del ridicolo, questo vero canto che s'innalza dalle cose, alle quali noi di solito non attribuiamo che rauche parole e sghignazzamenti incomposti. (p. 486)“

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Albio Tibullo 7
-54 – -19 a.C.
„A te sta bene, o Messalla, portar la guerra per terra e per mare, sì che la tua casa ostenti le spoglie de' nemici. Io rimango prigioniero nei lacci d'una bella fanciulla, e veglio, come uno schiavo incatenato alla guardia, dinanzi alla porta inesorabile. Che importa a me, Delia mia, della gloria? Sia teco; e mi chiamino pure poltrone e da poco. Oh che in te possa io fissar gli occhi, quando mi sopravverrà l'ora suprema; ch'io possa stringerti morendo con la mano mancante. Tu piangerai, posto che m'abbi, o Delia, sul letto del rogo, e mescolerai alle amare lacrime i baci. Piangerai: tu non hai cinte le viscere d'insensibile ferro, non hai nel tenero cuore una selce. (Libro I, Elegia I, Carducci, p. 153)“

Mario Luzi 18
poeta e scrittore italiano 1914 – 2005
„Udire voci trapassate insidia | il giusto, lusinga il troppo debole, | il troppo umano dell'amore. Solo | la parola all'unisono di vivi | e morti, la vivente comunione | di tempo e eternità vale a recidere | il duro filamento d'elegia. | È arduo. Tutto l'altro è troppo ottuso. (p. 15)“


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Albio Tibullo 7
-54 – -19 a.C.
„Come vivevano bene quando regnava Saturno, prima che la terra fosse aperta in immensi viaggi! Il pino non aveva ancora sfidato le cerule onde, né spiegato al soffio dei venti il seno delle vele; né ancor vagando in cerca di guadagni per terre ignote il nocchiero aveva caricato di merce straniera il vascello. Allora il vigoroso toro non subiva il giogo, non il cavallo mordeva con bocca domata il freno: non c'era casa che avesse porte; non c'era piantato nei campi un sasso che determinasse confini certi ai terreni coltivati. Le querce davano di per sé, spontanee venivano le pecore a offrire le mammelle piene di latte ai tranquilli uomini. Non eserciti, non furori, non guerre; né un rozzo fabbro aveva ancora con feroce arte temprata una spada. Ora sotto il regno di Giove sangue sempre e strage; ora i pericoli del mare; ora aperte d'un tratto mille vie alla morte. (Libro I, Elegia III, Carducci, pp. 159-160)“

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Albio Tibullo 7
-54 – -19 a.C.
„Chi serve ad Amore, vada e riconosciuto, taccia e neghi per tutti gli dèi di ricordarsene; perché l'indiscreto, chiunque siasi, proverà che Venere è nata dal sangue, è nata dal mare in tempesta. (Libro I, Elegia II, Carducci, pp. 155-156)“

Giovanni Camerana 12
poeta, critico d'arte e magistrato italiano 1845 – 1905
„É autunno. Il parco tanto verde un dì, | splendido tanto, | intirizzisce nella nebbia; il canto | cessò nei rami; ogni allegria finì: | È il triste ottobre. I fracidi sentier | son seminati | di foglie gialle e piene d'acqua; i prati | fumano, come un immenso incensier; | sullo stagno, che attonito squallor, | che strana calma! | Forse lenta nel fondo erra la salma | di qualche ondina dai capelli d'or; | le bacian l'alghe flessuose il piè | fatto di neve; | non è una morta, è un'ombra bianca e lieve, | una ideale trasparenza ell'è; | nel buio specchio rigato qua e là | di un tenue filo | bianco, immerge la selva il suo profilo, | la sacra selva per antica età; | è autunno, è il pianto, il respir | dell'agonia; | gravi echi d'arpa e strofe d'elegia | paion dal lago e dalla selva uscir... (Corot, p. 776)“

Leone Traverso 39
traduttore italiano 1910 – 1968
„Gerarchia dei balocchi: «la bambola è tanto inferiore a una cosa di quanto la marionetta le è superiore» (Rilke). Pure il bambino "diviene" in quel mondo; penetrerà più tardi la realtà delle cose, e, iniziato per tempo alle delusioni, anche il dominio dell'umano troverà angusto; finché non gli appaia la misura perfetta che in sé abbraccia passato e avvenire e vita e morte equabilmente: l'angelo delle Elegie. Questo il nostro cammino per Rilke, la ragione del nostro passaggio sulla terra.“


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Marceline Desbordes-Valmore 2
poetessa francese 1786 – 1859
„Un giorno quella voce sua tenera e velata | sotto cipressi giovani forse mi chiamerà: | più felice di lui, in fondo alla vallata, | allora io saprò che mi rimpiangerà. (da Elegia)“

Pacifico Arcangeli 8
presbitero e militare italiano 1888 – 1918
„SOSEI, un religioso buddista, visse e poetò nel secolo nono. Fu uno spirito melanconico, che si di lamenti e di elegie autunnali. Ciò che pare anzitutto originale in questo poeta, non è tanto la sua comunione intima con le minori creature della terra, che pur sembra raggiungere una tenerezza quasi francescana, ma il sentimento lucreziano delle lacrimae rerum, della tristezza autunnale, manifestato nella stagione di primavera, quando sfioriscono i ciliegi. L'idea dell'usignolo che dispera del suo canto, perchè non può salvare la fiorita primaverile, è di una finezza psicologica squisitamente moderna. Tutta l'arte di SOSEI, e quella di alcuni poeti del suo tempo, è pervasa da questa malinconia serena e forte, che visita le anime ricche di sapienza e innamorate della bellezza. (da La Poesia; Alcuni illustri poeti, pp. 54-55)“

„Amelin sostiene la necessità di restituire alla lingua poetica la perduta solennità dello stile elevato, "di allontanarsi di un passo dall'elegia in direzione dell'ode.“

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Luigi Alamanni 9
poeta, politico e agronomo italiano 1495 – 1556
„Com' è duro, ad altrui mostrando fuore Sereno il volto, aver tristizia e noia, E ne' sembianti riso, e pianto al core! (da Elegia – Protesta l'amore alla sua donna quantunque crudele, p. 10)“

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