Frasi su empireo

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Jurij Michajlovič Lotman 1
linguista e semiologo russo 1922 – 1993
„A Ulisse, personaggio pagano interpretato dal cristiano Dante, nel suo libero e coraggioso vagare su una superficie orizzontale, manca la spinta ideale verso l'alto. Quando l'asse verticale e le sue coordinate spaziali gli si presentano alla fine della vita (il «turbo», «la montagna bruna e alta quanto veduta non avea alcuna»), il loro significato resta per lui incomprensibile e il movimento della nave dall'alto verso il basso, causa della sua morte gli viene imposto da una forza che egli non è in grado di riconoscere. Al contrario per Dante personaggio ad essere imposto da una realtà terrena che gli appare caotica e catastrofica e della quale gli sfugge il significato non negativo di profonda trasformazione di un'epoca di trapasso, è il movimento secondo l'asse orizzontale: la partenza da Firenze, il vagare di corte in corte, la proibizione di fare ritorno. Lo slancio verso l'alto, il suo movimento lungo l'asse verticale, è strettamente legato all'esperienza tutta terrena del movimento orizzontale imposto dall'esilio che a Dante personaggio minacciosamente si prepara – come parte della sua missione e del suo grande destino – e che Dante autore vive durante la stesura della Commedia: immane sforzo per ristabilire, in un tentativo «a cui  pongono mano cielo e terra», quell'equilibrio che rendeva l'uomo parte integrante di un'armonica costruzione cosmica e insieme mezzo per sollevarsi al di sopra del caos di un mondo fortemente squilibrato e diviso nella divina perfezione dell'Empireo. (da Testo e contesto: semiotica dell'arte e della cultura, a cura di Simonetta Salvestroni, Laterza, Roma-Bari, 1980.)“

Massimiliano Parente 10
scrittore italiano 1970
„Aldo Busi, d'altra parte, nei romanzi più belli ti rivolta come un calzino la pochezza dell'italianità più opportunistica e bieca e corrotta e cialtrona e machiavellica, leggendolo leggi una lingua sfavillante e mai letta, resti a bocca aperta e te lo immagini, Busi, astrattamente sospeso su un qualche empireo da sub-dio, su un Olimpo à la Arbasino, o giù in una fogna à la Céline, o a marcire in un carcere à la Genet, invece apri un quotidiano e lui ti fa un santino di Di Pietro e un altro di Cofferati, perché sono buoni e puri, e ci aspetteremmo di meglio, noi busiani ripudiati da Busi: o un isolamento più splendido, o una militanza più complicata.“


Bartolomeo Dotti 1
poeta italiano 1651 – 1713
„Luci caliginose, ombre stellate, | Luciferi ammorzati, Esperi ardenti, | Orioni sereni, Orse turbate, | mesti Polluci e Pleiadi ridenti; || soli etiopi e notti illuminate, | limpidi occasi e torbidi orienti, | meriggi nuvolosi, albe infocate, | foschi emisferi ed erebi lucenti, || ottenebrati lumi e chiare ecclissi, | splendide oscurità, tetri splendori, | firmamenti in error, pianeti fissi, || demoni luminosi, angioli mori, | tartarei paradisi, eterei abissi, | empirei de l'inferno, occhi di Clori! (Occhi neri)“

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Guillaume Apollinaire 19
poeta, scrittore e critico d'arte francese 1880 – 1918
„O vello triangolo isoscele tu sei la divinità stessa a tre lati folta innumerevole come lei | Oh giardino dell'adorabile amore | Oh giardino sottomarino d'alghe di coralli e ricci di mare e desideri arborescenti | Sì foresta di desideri che in continuazione si accresce di abissi e più dell'empireo (La seconda poesia segreta; 1991)“

Augusto Conti 12
filosofo e pedagogista italiano 1822 – 1905
„Sfavillano di luce i firmamenti | Che il Sol tacito corre; ma nell'alte | Serenità di pure ombre ti veli, | O empireo lume: ove lo sguardo ha fine, | Non la mente che va senza riposo. | L'infinità non sei, ma il cor ne sente | Mesto ricordo in quell'ombre lontane. (Il cuore e la natura, p. 15)“

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Burchiello 10
poeta italiano 1404 – 1449
„Amore, e Carità suo fuoco accese | Dante a cantare i tristi, e lieti Regni, | Fior di virtù, e fior di tutti ingegni, | Che dall'empireo Ciel fra noi discese. | E se 'l Petrarca, alle leggiadre imprese | Pose mano alla penna, e ire, e sdegni | Facendo i versi suoi sì dolci, e degni | Nullo Elicona mai dir gli contese. | Nostro Boccaccio, che fingendo a caso | Dona al suo bell'Idioma tal diletto, | Qual gli promise il fonte di Parnaso: | Ma quel Burchiel, che Crotina ha or tolto | Chi ne concesse al suo dolce intelletto, | Tanto riso, e piacere in giuoco volto? | E Ircana, il suo volto | Gli volse, perch'io temo dar la fronda, | Che lieve Burchio mosse sì lieve onda. (da Per la morte del Burchiello, CLXX, vv. 1-17)“

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Gilbert Keith Chesterton 255
scrittore, giornalista e aforista inglese 1874 – 1936
„A quella sera in particolare, non ci fosse altro motivo per ricordarsene, si ripenserà per la stranezza del suo tramonto. Il cielo sembrava coperto di vivide e quasi palpabili piume, così che quasi ci si sentiva vellicare il viso. Erano grigie, con le più fantasiose sfumature di viola, di lilla, di verde pallido e di un rosa totalmente innaturale, ma verso ovest il cielo diventava di uno splendore indescrivibile, trasparente e appassionato e le ultime piume rosso sangue coprivano il sole come fosse troppo bello perché lo si potesse guardare, eppure tutto apparteneva così profondamente alla terra che pareva racchiudere un violento segreto. L'intero empireo era un segreto, come quell'embrione meravigliosamene piccolo da cui si sviluppa l'amore per il proprio paese. (p. 21)“

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Giordano Bruno 246
filosofo e scrittore italiano 1548 – 1600
„Cesarino: Come intendi che la mente aspira alto? verbi grazia, con guardar sempre alle stelle? al cielo empireo? sopra il cristallino?
Maricondo: Non certo, ma procedendo al profondo della mente, per cui non fia mistiero massime aprir gli occhi al cielo, alzar alto le mani, menar i passi al tempio, intonar l'orecchie de simulacri, onde piú si vegna exaudito; ma venir al piú intimo di sé, considerando che Dio è vicino, con sé e dentro di sé piú ch'egli medesimo esser non si possa; come quello ch'è anima de le anime, vita de le vite, essenza de le essenze: atteso poi che quello che vedi alto o basso, o incirca (come ti piace dire) degli astri, son corpi, son fatture simili a questo globo in cui siamo noi, e nelli quali non piú né meno è la divinità presente che in questo nostro, o in noi medesimi. (parte seconda, dialogo I)“

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