Frasi su evangelista

Ho scoperto su Internet quante frange ha il cristianesimo, dagli evangelisti ai valdesi, dagli ortodossi agli avventisti del settimo giorno, ognuno può seguire il suo credo. Assomigliano alle correnti dei partiti, create per ospitare più candidati e acquistare maggior consenso possibile.

Dado 4
attore, comico e cantante italiano 1973

Gli evangelisti scrivono una storia, con la quale narrano meno il passato di un uomo che il futuro di una religione. Astuzia della ragione: creano il mito e sono creati da lui. I credenti inventano la loro creatura, poi gli tributano un culto: è il principio stesso dell'alienazione. (p. 125)

Michel Onfray foto
Michel Onfray 61
filosofo francese 1959

L'autorità di molti sinodi e i decreti dei santi presuli romani ascrivono il libro dell'Apocalisse all'evangelista Giovanni e stabilirono che deve essere accolto tra i libri divini. (dal IV sinodo di Toledo, 485)

Papa Onorio I foto
Papa Onorio I 2
70° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica

Micene, la Grecia, l'esattezza, Bisanzio, le crociate, i cavalieri di San Giovanni, i Turchi, Patmo, dove l'Evangelista mangiò il libro e compone l'Apocalisse, Ippocrate, Omero, Tiberio, Cesare, Augusto, Cicerone, Solimano il Magnifico, ecco il luogo d'incontro di razze, di città e di glorie, che la Venere di Rodi contempla appoggiata su un ginocchio, scostando le chiome. (p. 27)

Jean Cocteau foto
Jean Cocteau 114
poeta, saggista e drammaturgo francese 1889 – 1963

Io ero considerato sia tradizionalista che innovatore, non ero ubbidiente alle leggi del giorno. Franco Evangelisti (compositore) diceva: "A chi piace la musica di Henze tolgo il saluto". Potrei dire, giocando, che molti mi avversavano abbaiando come cani. Stockhausen, Boulez. E il filosofo e musicologo Thomas Adorno. Diceva che la mia musica era bella ma troppo ordinata. La musica per lui doveva essere caotica. Io dico che è caotica quando è scritta male

Hans Werner Henze foto
Hans Werner Henze 12
compositore tedesco 1926 – 2012

Io trovo del cristianesimo negli altri, trovo del cristianesimo nelle prostitute, trovo del cristianesimo nei miei carissimi barboni, trovo del cristianesimo nell'ateo... Cioè la buona novella, chi mi dà una buona notizia è un evangelista.
Chi mi dà una cattiva notizia no.. L'aborto no, questo no, questo no, i divorziati no, le coppie eeeh se convivono no, no, no, no, no… e non è buona novella! Non è una buona notizia!

Andrea Gallo foto
Andrea Gallo 32
presbitero italiano 1928 – 2013

La vita di Gesù si conclude in un modo tragico. Gli evangelisti descrivono a lungo ciò che i cristiani hanno chiamato la Passione. L'agonia, la condanna, la morte hanno solamente nutrito la fede dei credenti, ma sono state anche l'oggetto dell'espressione artistica. La riflessione prima teologica poi filosofica è stata fecondata dai racconti scritturistici. Tanti furono i sentimenti e i pensieri vissuti e espressi su questo punto che sembra inutile aggiungervi qualche cosa. Questa nostra riflessione s'appoggia sui dati dell'esegesi, ma non ne riproduce né i metodi né i risultati grezzi. Essa vuole mettere in risalto nei racconti della Scrittura, letti criticamente, il significato di quello che è accaduto a Gesù. (Il messia, Passione, p. 339)

Christian Duquoc 5
scrittore, teologo 1926

Dalle Alpi francesi solcate da una tempesta, si leva solenne, al di là delle nuvole della fantasia, un dio dello sport: si chiama Marco, il nome forte di un evangelista. È andato lassù, in una bugiarda giornata di luglio, a predicare sulle montagne il mistero eterno dell'uomo ai confini della più spietata fatica. Eccolo, con i rivoli di forza vitale che gli restano addosso, nel suo ultimo gemito soave. È finita. Lo straordinario miscuglio di gioia e sofferenza che agita la sua anima produce una sorta di trasfigurazione nel volto di Pantani. C'è un senso profondamente drammatico nel suo trionfo. Ne ho viste tante in quasi mezzo secolo di sport, ma l'abbraccio di Marco con quel traguardo che gli sta davanti e che gli cambia la maglia e la vita, è un'immagine baciata dall'eternità. (da Attacca da lontano e sgretola tutti È in giallo: ora ha il Tour in mano Scrive così una pagina epica di sport, Gazzetta dello sport, 28 luglio 1998)

Candido Cannavò foto
Candido Cannavò 23
giornalista italiano 1930 – 2009

Giace questo comune sopra un bel piano lontano da Cornova passando il monte di Cainallo quatro miglia, il qual monte gli siede in capo verso settentrione et dal monte di Varena è lontano tre miglia et è verso sera o sia dal occidente. Da Varena è lontano tre altre miglia che ha mezzogiorno et dal oriente ha diversi monti, et in parte il territorio di Lierne, pol essere di circuito questo suo territorio da sedici miglia et malagevolmente si pol circondare, è di bello, allegro et vistoso sito molto fertile et abondante di grani come formento, biade, meglio, altri leghumi, et castagne, copiosa di grassine, de fieni, et altre cose. La sua chiesa risiede sopra un alto colle, alla similitudine di un forte castello dedicata al Glorioso Martire di M. Gesù Cristo Santo Vittore, parata et ornata di quanto fa di bisogno con campanile, campane, bella casa per il loro curato, con pozzo, giardino, orto, et altre assai comodità, quindi per prati et campi, passando alla prima villa detta Piaghe si perviene, nella quale hano ancora un'altra chiesuola di Santo Giovanni Evangelista. Sono qua diverse famiglie de Pensi, de Tarri, de Ruschoni, de Arrigoni, de Calgari. Si ascende alquanto verso settentrione et si ritrova un'altra villa, detta Cresi, tanto fertile quanto la prima, ivi un'altra chiesuola di Santo Antonio Abbate si ritrova, con alcune, famiglie di Tarri, de Arrigoni, de Pensa, de Bettuzzi, de Nicchie et di Troni et altri assai quali per brevità ometto. Hanno belli monti, belli piani, bone fonti, et altre assai particolarità, con sì vago territorio, di sì aeroso sito et ritrovandosi così alto sopra quei monti, copioso de tutto quello fa bisogno al vivere humano. (304r-304v, citato nella trascrizione ottocentesca di Giuseppe Arrigoni, "Documenti inediti risguardanti [sic] la storia della Valsassina e delle terre limitrofe", vol. I, fasc. I, Milano 1857, pp. 70-71).

Paride Cattaneo della Torre 2
sacerdote e scrittore italiano 1531 – 1614

Cosa posso dirvi – rispose Jura. Si mosse irrequieto sulla seggiola, si alzò, fece alcuni passi e sedette di nuovo. – Prima di tutto, domani vi sentirete meglio, ci sono i sintomi, son pronto a farmi tagliare la testa. E poi: la morte, la coscienza, la fede nella resurrezione... Volete sapere la mia opinione di naturalista? Non sarebbe meglio un'altra volta? No? Subito? Bene, come volete. Solo che è una cosa difficile, così, di punto in bianco –.....
– La resurrezione. Nella forma più volgare in cui se ne parla, a consolazione dei deboli, mi è estranea. E anche le parole di Cristo sui vivi e sui morti io le ho sempre intese in un altro modo. Dove mettereste questi immensi eserciti arruolati in tutti i millenni? Non basterebbe l'universo, le divinità, il bene e il raziocinio dovrebbero cedere il posto. In quell'avida calca animalesca sarebbero schiacciati.
– Ma, nel tempo, sarebbe la medesima vita, incommensurabile identica, riempie l'universo, a ogni ora si rinnova di innumerevoli combinazioni e trasformazioni. Ecco, voi vi preoccupate se risorgerete o meno, mentre siete già risorta, senza accorgervene, quando siete nata.
– Sentirete dolore? Sente forse il tessuto la propria dissoluzione? Cioè, in altre parole, che sarà della vostra coscienza? Ma che cos'è la coscienza? Vediamo. Desiderare coscientemente di dormire è insonnia garantita, tentare coscientemente di avvertire il lavorio del propria digestione è esattamente perturbare la sua innervazione. La coscienza è un veleno, un mezzo di autoavvelenamento per il soggetto che la applica a se stesso. La coscienza è luce, proiettata al di fuori e che illumina la strada a noi, perché non si inciampi. La coscienza sono i fari accesi davanti ad una locomotiva che corre. Rivolgete la loro luce all'interno e succederà una catastrofe.
– Dunque, che sarà della vostra coscienza? Della vostra. La vostra. Ma voi cosa siete? Qui sta il punto. Guardiamo meglio. In che modo avete memoria di voi stessa, di quale parte del vostro organismo siete cosciente? Dei vostri reni, del fegato, dei vasi sanguigni? No, per quanto ricordiate, di voi vi siete sempre accorta di una estrinsecazione, in un atto, nelle opere delle vostre mani, in famiglia, fra gli altri. E, ora, state bene attenta. L'uomo negli altri uomini, ecco che cos'è l'anima dell'uomo. Ecco che cosa siete voi, ecco di che cosa ha respirato, si è nutrita, di che cosa si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della vostra vita negli altri. E allora? Negli altri siete vissuta, negli altri resterete. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà memoria? Sarete ancora voi, entrata a far parte del futuro.
– Un ultima cosa. Non c'è nulla di cui preoccuparsi. La morte non esiste. La morte non riguarda noi. Ecco, voi avete parlato di talento, questa è un'altra cosa, una cosa nostra, scoperta da noi. E il talento, nella sua nozione più alta e più lata, è il dono della vita.
– Non vi sarà morte, dice Giovanni Evangelista: guardate come è semplice la sua argomentazione. Non vi sarà morte, perché il passato è ormai trascorso. Quasi come dire: non vi sarà morte, perché questo è già stato visto, è vecchio e ha stancato, e ora occorre qualcosa di nuovo e il nuovo è la vita eterna.
Parlando, Jura passeggiava per la stanza. – Dormite, – disse accostandosi al letto e ponendo le mani sulla testa dell'inferma. Passò qualche minuto e Anna Ivànova cominciò ad assopirsi.
Silenziosamente Jura uscì dalla camera e disse alla Egòrovna di richiamare l'infermiera. «Che diavolo,- pensò,- sto diventando una specie di ciarlatano. Mi metto pure a fare scongiuri, a curare la gente imponendo le mani.

Boris Leonidovič Pasternak foto
Boris Leonidovič Pasternak 48
poeta e scrittore russo 1890 – 1960

L'opera maggiore di Adrienne von Speyr è il commento in quattro volumi al vangelo di Giovanni. [... ] la Von Speyr riconosce a Giovanni quella vicinanza al cuore di Gesù che permette all'apostolo evangelista [... ] di rivelare come nessun altro il mondo di Dio. L'esposizione contemplativa del vangelo di Giovanni è, dunque, per l'autrice la via più certa per consentire al cristiano di addentrarsi nei misteri di Dio. (pp. 121-122)


Per una battuta su Prodi, fui allontanato dal Mulino, dov'ero stato dal 1990 al 1997 nel gruppo di lavoro per la filosofia e avevo diretto L'annuario di estetica. Un trafiletto sul Giornale. Si ricorda Gargonza? Siccome nella lista degli intervenuti c'era pure Luigi Nono, che era morto, ironizzai sulle doti di spiritista di Prodi. Mi chiamò da Bologna Evangelisti per dirmi che forse era meglio lasciassi perdere e restassi dall'altra parte. (da un'intervista di Aldo Cazzullo

Stefano Zecchi 20
scrittore, giornalista e docente italiano 1945

Quando la giovinezza si fa buia | prima che sopravvenga a dominare | la luce dell'ascolto, | ogni parte di me si fa tensione | e le mani scrittura misurata. (Giovanni Evangelista)

Alda Merini foto
Alda Merini 294
poetessa italiana 1931 – 2009

Il punto è rinunciare, con fatti alla mano, alla fascinazione degli evangelisti di Internet e ripartire dalle evidenze che dicono che Internet non è la risposta giusta. Almeno non ancora. Almeno fino a quando non avremo affrontato la sfida di dare una forma corretta ai nostri strumenti in rete prima che siano loro a plasmarci.

Andrew Keen foto
Andrew Keen 6
1960

Quando seppe che non aveva avuto il premio di qualità, Carmelo era veramente fuori di sé [... ] andò in questura e disse "arrestatemi... perché oggi vado ad ammazzare il ministro dello spettacolo" che allora era Franco Evangelisti.

Lydia Mancinelli 5
attrice italiana

L'aquila vola più in alto degli altri uccelli e vede, tra tutti, la luce più splendida: quando adunque supera il limite della vista umana, si libra nel cielo puro, volge gli occhi ai raggi del sole e si diletta di ciò che accecherebbe un altro. Se guarda giù alla terra e avvista una preda, si precipita giù come fulmine. Una siffatta aquila è San Giovanni: perché all'inizio del suo Vangelo si innalza fino allo splendore divino: e vi contempla il Verbo che in principio era presso il Padre. E come il fulmine o il tuono, fa cadere la gente in uno sbalordito spavento quando dimostra lo splendore del Figlio che dura da sempre. Ma, una volta scoperto il Verbo concepito nel ventre di una Vergine, eccolo discendere velocemente sulla terra per spiegare l'incarnazione del Verbo. (dalle Prediche, Predica per la festa di San Giovanni Evangelista; cap. XXXV, p. 390)

Péter Pázmány foto
Péter Pázmány 3
cardinale ungherese 1570 – 1637

Articoli

Le 15 frasi più belle tratte da ”Il Piccolo Principe

15 frasi che ci aiutano a crescere, da tenere sempre presenti nella vita