Frasi, citazioni e aforismi su famelico

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Albert Einstein 579
scienziato tedesco 1879 – 1955
„Secondo la teoria della relatività generale, la legge del moto di un punto nel puro campo gravitazionale è espressa dall'equazione della geodetica. In effetti tale linea è quella matematicamente più semplice, e nel caso particolare in cui le g_{\mu\nu} siano costanti diventa una retta. Pertanto qui siamo di fronte alla traduzione del principio d'inerzia di Galilei nella teoria della relatività generale. (p. 524)“

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Pietro Anastasi 27
calciatore italiano 1948
„Per tutti ero Pietro 'u turcu perché d'estate diventavo nero come la pece.“


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Giordano Bruno 246
filosofo e scrittore italiano 1548 – 1600
„Nel 1582, la pubblicazione del Candelaio, una commedia ambientata nella Napoli famelica e corrotta del tardo Cinquecento, gli alienò le simpatie della Corte, della Chiesa e del mondo accademico. Il lavoro era infatti una satira feroce contro il clero, gli eruditi e i pedanti, in cui molti professori della Sorbona credettero di riconoscersi, e forse non avevano torto perché Bruno ebbe per tutta la vita l'uzzolo della provocazione e del litigio. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)“

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Aldo Busi 340
scrittore italiano 1948
„Io nuoto, svuotato dell'amore più duro, sensibile, ritmicamente armonioso nella violenza sincronica e famelica e reciproca che abbia fatto negli ultimi dieci giorni – o dieci anni, non saprei davvero, dimentico così alla svelta, e anche questo azzeramento mnemonico fa parte della memoria del tempo, del mio, dove l'istinto di sopravvivenza, messo universalmente in pericolo oltre ogni dire, ci porta impercettibilmente a far fuori non come prima solo le cose brutte ma anche quelle belle, perché sono davvero troppo poche per avere qualche possibilità di restare a galla nel mare di quelle brutte da far fuori, da dimenticare, da non aver mai vissuto. (pp. 261-262)“

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Anatole France 46
scrittore francese 1844 – 1924
„Taide era nata da genitori liberi e poveri, dediti all'idolatria. Al tempo ch'ella era bambina, suo padre teneva ad Alessandria, presso la Porta della Luna, una bettola frequentata da marinai. Ricordi non continui ma vivi le rimanevano della prima fanciullezza. Rivedeva suo padre seduto accanto al focolare sulle gambe incrociate, grande, imponente e tranquilo come uno di quei vecchi faraoni di cui narrano le canzoni cantate dai ciechi nei crocicchi delle strade. Rivedeva anche la scarna e triste madre errare come una gatta famelica per la casa, ch'essa riempiva con gli scoppi della sua voce e con la luminosità dei suoi occhi di fosforo. Si diceva nel sobborgo ch'essa fosse una maga e che di notte si mutasse in civetta per raggiungere i suoi amanti. Ma erano menzogne. Taide sapeva, per averla spesso spiata, che sua madre non si dedicava alle arti magiche, ma che, tormentata dall'avarizia, passava tutta la notte a contare il guadagno della giornata.“

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Anwar al-Sadat 4
politico e militare egiziano 1918 – 1981
„Non chiedetemi d'intrattenere relazioni diplomatiche con... [Israele]. Mai. Mai“

„A volte la carta è solo carta>, mormora mia madre. .(Madre di Cassia)“

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Leo Ortolani 87
autore di fumetti italiano, creatore di Rat-Man 1967
„[... ] Posso chiamarla parodia, posso chiamarla omaggio, [Diabolik] sa benissimo che cos'è, questo Ratolik.
È il furto di una grande, preziosa idea.
La sua.“


Ferruccio Masini 50
germanista, critico letterario e traduttore italiano 1928 – 1988
„Una poesia, questa di Nelly Sachs, che non ci riporta soltanto il dono della parola dopo l'orrore di Auschwitz, ma che cerca nella parola il segreto di una giustificazione religiosa del male, di una teodicea che ci in qualche modo con il mysterium iniquitatis. Un messaggio trepidamente raccolto e consegnato a noi – oltre la spaventosa eclisse di un mondo – quasi per comunicarci la quintessenza di una gnosi salvifica, di una illuminazione segreta quale è quella di chi custodisce nella poesia l'arte dolorosa di decifrare una «trascendenza bella» nella polvere, un «segno regale» nel mistero dell'aria.“

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Ivan Andreevič Krylov 1
scrittore e commediografo russo 1769 – 1844
„Un lupo, che si aggirava famelico attorno all'ovile, vide, spiando dalla stecconata, che i pastori s'erano scelti il miglior agnello del gregge e si mettevano tranquillamente a sventrarlo, mentre i cani stavano a guardare silenziosi e pacifici. Se ne andò disgustato; e brontolava: «Se qualche volta, invece, lo faccio io, non la smettono più d'abbaiare e di gridare!» (Il lupo scandalizzato)“

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Marguerite Yourcenar 111
scrittrice francese 1903 – 1987
„Le vostre età dell'oro sono come Damasco e Costantinopoli: belle a distanza; bisogna camminare per le loro strade per vedervi i lebbrosi e i cani famelici.“

Liside 2
filosofo greco antico -388
„Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente, come tu ben sai, ma tu non mantieni tale divieto perché hai gustato in Sicilia, mio caro, quel lussuoso stile di vita, rispetto a cui quella regola non doveva essere per te secondaria. Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu sei morto. Infatti pietà vorrebbe che ci si ricordasse dei precetti sia divini che umani di Pitagora, e non si condividessero i beni della sua sapienza con coloro che nemmeno in sogno si sono purificati nell'anima, perché non è lecito offrire a chiunque capiti ciò che si è acquisito seriamente con cosi grandi battaglie, né esporre ai non iniziati i misteri delle due dee di Eleusi; coloro che questo sono tanto ingiusti quanto empi.“


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Alice Sebold 3
scrittrice statunitense 1963
„Mio padre non voleva rispondere oppure , ci voleva qualcosa di semplice, qualcosa che potesse spiegare la morte a un bambino di quattro anni. disse, incapace di farlo rientrare nelle regole di un gioco. . Buckley allungò la mano e coprì la candelina con la mano. Poi guardò mio padre per vedere se era la risposta giusta. Mio padre annuì. Papà si mise a piangere. Buckley lo guardò negli occhi, ma non capì del tutto. Tenne la candelina sul suo cassettone finché un giorno sparì e nessuno la trovo più nonostante le innumerevoli ricerche. (p. 80)“

Sam Savage 10
scrittore statunitense 1940
„Questa è la storia più triste che abbia mai sentito. Comincia, come tutte le storie vere, chissà dove. Cercare l'inizio è come tentare di scoprire la sorgente di un fiume. Si rema controcorrente per mesi sotto un solleone, tra imponenti pareti di giungla verde stillante, mappe fradice che si disfano tra le mani. Resi quasi pazzi da false speranze, da sciami perfidi d'insetti famelici e dagli inganni della memoria, tutto quel che si raggiunge alla fine − l'Ultima Thule di questa ridicola ricerca − è un umido recesso nel cuore della giungla o, nel caso di una storia, una qualche parola o gesto assolutamente privi di senso. E tuttavia, in un punto più o meno arbitrario del percorso tra l'umido recesso e il mare, il cartografo affonda la punta del compasso, ed è lì che comincia l'Amazzonia. Non diversamente accade a me, cartografo dell'animo, quando cerco l'inizio della storia della mia vita. Chiudo gli occhi e affondo la punta. Li apro e colgo, in un fremito d'ali, un istante infilzato al mio compasso: 15.17 del 30 aprile 1961. (p. 6)“

 Archita foto
Archita 2
filosofo, matematico e politico greco antico -428 – -347 a.C.
„La sapienza differisce fra tutte le cose umane tanto quanto differisce la vista fra i sensi corporei, e l'intelletto differisce dall'anima quanto il sole da astri. La vista infatti è fra tutti gli altri sensi quello che raggiunge gli obiettivi più lontani e che assume più forme, l'intelletto è assolutamente superiore alla ragione discorsiva nel portare a termine il suo compito ed è visione e potenza delle cose più preziose. Il sole, da parte sua, è occhio e anima delle cose naturali; tutte queste cose infatti si vedono e si generano e si concepiscono tramite lui, e una volta che siano radicate e generate si nutrono e crescono e si accendono alla vita dei sensi.“

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Giovanni Testori 13
scrittore, drammaturgo e storico dell'arte italiano 1923 – 1993
„Sull'atroce morte di Pasolini s'è scritto tutto; ma sulle ragioni per cui egli non ha potuto non andarle incontro, penso quasi nulla. Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri? La risposta è complessa, ma può agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l'angoscia dell'essere diviso, dell'essere soltanto una parte di un'unità che, dal momento del concepimento, non è più esistita; insomma, la coscienza e l'angoscia dell'essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l'abitudine di chiamare "diversi". Allora, quando il lavoro è finito (e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciarci più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello); quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più; quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari, s'è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d'odio e d'amore) e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo, comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro; di trovare un "qualcuno"; quel "qualcuno" che ci illuda, fosse pure per un solo momento, di poter distruggere e annientare quella solitudine; di poter ricomporre quell'unità lacerata e perduta. (da A rischio della vita, L'Espresso, 9 novembre 1975)“

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