Frasi su fasto

Antonio e Cleopatra è apparso ai critici come la tragedia dell'uomo d'azione la cui volontà è corrotta dal mondo delle sensazioni e delle emozioni. Di questo mondo, che Shakespeare ha sempre considerato con riserbo morale e intellettuale, Cleopatra, in tutto il suo fasto e il suo fascino, appare come il simbolo.


Ai Re non rimane ormai che il prestigio del fasto e se fanno la vita dei piccoli borghesi, come Vittorio Emanuele, è naturale che a qualche piccolo borghese loro suddito venga l'idea di prenderne il posto. (citato in Maria Sofia Regina dei briganti, Controcorrente Edizioni, Napoli, 2012)

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Maria Sofia di Baviera 3
1841 – 1925

Nella sua filosofia, nella sua architettura, nel suo modo di vivere, ovunque brilla una gioia di esistere, una potenza di affermazione, di fronte alle quali torna alla mente la parola scherzosa di Luigi VII, al quale si rimproverava la sua mancanza di fasto: "Noi altri, alla corte di Francia, non abbiamo che pane, vino e allegria". Parola magnifica, che riassume il Medioevo, epoca in cui si seppe, più che in ogni altra, apprezzare le cose semplici, sane e gioiose: il pane, il vino e l'allegria. (p. 259)

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Régine Pernoud 28
storica francese 1909 – 1998

Si vide Caracciolo sospeso come un infame all'antenna della fregata Minerva; il suo cadavere fu gittato in mare. Il re era ad Ischia, e venne nel giorno susseguente, stabilendo la sua dimora nel vascello dell'ammiraglio Nelson. Dopo due giorni il cadavere di Caracciolo apparve sotto il vascello, sotto gli occhi del re,.... fu raccolto dai marinari che fatilo l'amavano, e gli furono resi gli ultimi officj nella chiesa di s. Lucia che era prossima alla sua abitazione, offici tanto più pomposi quanto che senza fasto veruno ; e quasi a dispetto di chi ora poteva tutto, furono accompagnati dalle lagrime sincere di tutt'i poveri abitanti di quel quartiere che lo riguardavano come il loro amico ed il loro padre. (pp. 118-119)

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Vincenzo Cuoco 42
scrittore, giurista e politico italiano 1770 – 1823

Se un grande della terra va a visitarli, allora si fa principalmente sentire il nulla di tutto ciò che il mondo presenta di più magnifico. Colà vedreste un semplice anacoreto, avvezzo a smovere la gleba, ignorante di tutte le cose del secolo, assise su d'una zolla, accanto di un generale gonfio del suo potere e del comando sopra un grand'esercito. Dalla bocca del solitario non escono vili adulazioni, ma salutari consigli, ma sublimi discorsi, che non blandiscono l'orgoglio, e che riusciranno profittevoli a colui che gli ascolta, almeno per tutto il tempo in cui rimarrà in quel santo consorzio: ne uscirà sublimato anch'egli dai grandi pensieri esposti a' suoi orecchi; ma ahi! rientrerà bentosto nella bassezza delle mondane sue idee. Per que' pii solitarii i nomi dei grandi, dei principi della terra non sono che parole vuote di senso; rìdono del loro fasto e della loro magnificenza, come noi ridiamo di que' fanciulli che fanno da re nei loro trastulli.

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Giovanni Crisostomo 40
arcivescovo e teologo bizantino 349 – 407

Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. […] Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesce o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.

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Gesualdo Bufalino 245
scrittore 1920 – 1996

Quanto ha di scenico e di fastoso l'età della Controriforma, è quanto rimane di quella sovranità [rinascimentale dell'uomo sull'universo]: una pompa a cui non risponde più lo slancio fiducioso dell'anima. Dietro quel fasto c'è un senso di vuoto e d'angoscia. Questa è la giustificazione storica della costante oscillazione della Liberata tra lo scenico e l'elegiaco. (Attilio Momigliano)

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Torquato Tasso 105
poeta, scrittore e drammaturgo italiano 1544 – 1595

Di fronte a quel grande orizzonte campestre, tra le statue atteggiate in gesti lenti e solenni, sta una sola creatura viva, un cane: un cane del principe Jusùpov, una creatura che in tutt'altre circostanze sarebbe insignificante. Ma lì quella presenza animalesca sembra gravarsi d'un significato. È come se dicesse: «Quand'io ero qui, l'agio e il lusso regnavano; i giovani gentiluomini non avevano nulla da fare, giocavano coi loro cani, e i cani stavano bene. I granduchi giravano le capitali d'Europa circondati dagli omaggi che già eran toccati ai lord inglesi, e poi dovevan toccare ai plutocrati americani; la Riviera narrava il loro fasto; essi parevano splendidi e imperituri come la malachite che ornava i loro mobili. Quand'io ero qui, il cane di Jusùpov valeva molto di più dell'anonimo servitorame».

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Mario Praz 84
critico d'arte, critico letterario e saggista italiano 1896 – 1982

La vera felicità è di natura riservata, ed è nemica del fasto e del rumore; essa nasce, in primo luogo, dal godimento di se stessi, e quindi dall’amicizia e dalla conversazione di pochi compagni scelti. (quotidiano The Spectator)

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Joseph Addison 37
politico, scrittore e drammaturgo britannico 1672 – 1719

Il fasto ed il disprezzo che si mostra per gli altri non ha prodotto mai nulla di buono.

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Biante 33
filosofo greco antico -600 – -530 a.C.

Ti risveglia, ti ravviva, | alma ignava, e ti rammenta | che fugace | questa vita corre a riva; | che la morte non è lenta; | viene e tace. | Il piacere ha corte l'ali; | lo ricordano con sospiro | tosto i cori; | sempre agli occhi de' mortali | le giornate che fuggiro | fur migliori. || È la vita come un'onda | avviata all'Oceàno, | ch'è la tomba; | ogni pompa che circonda | lusingando il fasto umano, | laggiù piomba. | Là discende col gran fiume | lo spregevole ruscello | piccioletto; | chi dormia su ricche piume | ha laggiù col poverello | solo un letto. || Questo mondo è breve calle | verso l'altro ch'è dimora | sempiterna; | camminiam per buia valle, | fin che il lume dell'aurora | si discerna. | Parte l'uomo dalle fasce; | corre d'una in un'altra prova | tutte l'ore; | tocca al termine dell'ambasce, | e la pace sol ritrova | quando muore.

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Jorge Manrique 4
poeta spagnolo 1440 – 1479

S'io fossi un uomo ambizioso, avaro, | ingordo del denaro, e degli inchini, | che vi stesser le genti, avrei a caro. | Perché con questo impaccio, i cittadini | avrian di me bisogno: onde a mia voglia | ne caverei talor fasto, e quadrini. (p. IX)

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Luigi Tansillo 24
poeta italiano 1510 – 1568

Il regno dei cristiani non è di questo mondo, certo, ma per quale motivo trascurarlo quando per giunta permette il fasto, l'oro, la porpora, l'argento, il potere, la potenza, tutte virtù evidentemente dedotte dai messaggi del figlio del falegname? (libro Trattato di Ateologia. Fisica della metafisica)

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Michel Onfray 61
filosofo francese 1959

Mortalità, che sogni? ove ti ascondi | se puoi perire a un alito di fato? | Dei miracoli tuoi il fasto andato | or né men scopre inceneriti i fondi.)

Giacomo Lubrano 5
gesuita, poeta e scrittore italiano 1619 – 1693

Sono, le pompe effimere del mondo, | verdi salici che, se pure invecchino, | finiscono per fuoco, accetta o nembo; | incurva e attrista noi decrepitezza. | Porpora e rosa: egual destino; belle | fin che durino gocce dell'aurora; | ma che il Padre dei vivi le dardeggi | d'un solo raggio, e vedile avvizzire. | Breve è la vita ai fiori; orgoglio, fasto, | al mattino, e la sera già decade | loro impero e calamità li reca | a trista morte. Tutto ch'è su terra | ha una fine, non é gloriosa cosa | o bella che non abbia a un tratto mozzo | il respiro e non cada nella tomba. | Su tutta la sua faccia arrotondata | non è la terra che una tomba. (da Sulla caducità della vita, p. 391)

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Acolmiztli Nezahualcóyotl 4
poeta 1402 – 1472

Camminava tra i vivi. Andava i cammini degli uomini. Il primo suo figlio [... ] in una lunga e immedicabile oscurazione di tutto l'essere, nella fatica della mente, e dei visceri dischiusi poi al disdoro lento dei parti, nello scherno dei negoziatori sagaci e dei mercanti, sotto la strizione dei doveri ch'essi impongono, così nobilmente solleciti delle comuni fortune, alla pena e alla miseria degli onesti. Ed era ora il figlio: il solo. Andava le strade arse lungo il fuggire degli olmi, dopo la polvere verso le sere ed i treni. Il suo figlio primo. [... ] Il suo figlio: Gonzalo. A Gonzalo, no, no!, non erano stati tributati i funebri onori delle ombre; la madre inorridiva al ricordo: via, via!, dall'inane funerale le nenie, i pianti turpi, le querimonie: ceri, per lui, non eran scemati d'altezza tra i piloni della nave fredda e le arche dei secoli-tenebra. Quando il canto d'abisso, tra i ceri, chiama i sacrificati, perché scendano, scendano, dentro il fasto verminoso dell'eternità.

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Carlo Emilio Gadda 64
scrittore italiano 1893 – 1973

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