Frasi su febbre

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Charles Baudelaire 125
poeta francese 1821 – 1867
„È assai poco importante, del resto, che la ragione di questa dedica venga compresa. Ma poi è davvero necessario, per la soddisfazione dell'autore, che un qualsiasi libro venga compreso, se non da colui o da colei, per cui è stato scritto? Per farla breve, è forse indispensabile, in definitiva, che esso sia stato scritto per qualcuno? Per quanto mi riguarda, ho così poca inclinazione per il mondo dei vivi, che scriverei volentieri soltanto per i morti. Ma questo libretto non lo dedico ad una donna morta; bensì a colei che, sebbene ammalata, è sempre viva ed operosa dentro di me, e adesso volge il suo sguardo verso il cielo, luogo di tutte le trasfigurazioni. In questo quadro vedrai un uomo errante, cupo e solitario, immerso nella mobile fiumana delle moltitudini, il quale rivolge il suo pensiero e il suo cuore a un Elettra lontana che, poc'anzi gli asciugava il sudore della fronte e gli rinfrescava le labbra incartapecorite dalla febbre; e tu comprenderai la gratitudine di un altro Oreste del quale spesso hai vegliato gli incubi, e dal quale, con mano materna e leggera, dissipavi il sonno spaventevole.“

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Charlie Chaplin 80
attore, regista, sceneggiatore, compositore e produttore... 1889 – 1977
„Non si ha ogni volta la fortuna che un lavoro cresca come un albero. La Febbre dell'oro, Vita da cani, Il Monello sono eccezionali. Quando rendevo perfetta una scena, si staccava dall'albero. Ho scosso i rami e sacrificato i migliori episodi. Sono autosufficienti. Li potrei proiettare separatamente, a uno a uno, come le mie prime pellicole.“


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Léon Degrelle 20
politico belga 1906 – 1994
„Non si è sulla terra per magiare in orario, dormire a tempo opportuno, vivere cent'anni ed oltre. Tutto questo è vano e sciocco. Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne la debolezza ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sé felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l'un l'altro. Compiuti questi doveri a che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere al febbre nelle ore in cuoi la bestia umana urla allo stremo delle forze? (p. 32)“

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Dante Alighieri 217
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Come 'l ramarro sotto la gran fersa | dei dì canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'epe | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro alimento, a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l serpente e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. | Taccia Lucano omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte poetando, io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le lucerne empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. (XXV, 79-135)“

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Luciano Ligabue 336
cantautore italiano 1960
„Bistecca intanto urla per una primiera e sul suo letto si sta ballando un bolero, sua moglie brucia di febbre di vita e si sta facendo le cure. (da Bar Mario, n.° 6)“

„Se una febbre non abbandona il paziente nei giorni dispari, di solito è dispari. (IV, 60; p. 46)“

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Loredana Lipperini 51
giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica italiana 1956
„Non si è perfette, né lo si diventerà. Si camminerà insieme. Si imparerà a distinguere una colica dalla malinconia, si riconosceranno i gradi di febbre da un bacio sulla fronte. Non è istinto, è esperienza. Non è natura, è, appunto, cultura. E amore, che è un sentimento imperfetto, anche se potente.“

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Bruce Marshall 13
scrittore scozzese 1899 – 1987
„Sulle cuccette stavano distese alcune creature scarne, dagli occhi lucidi di febbre e dalla fronte bagnata di sudore. Quasi tutti quei fragili corpi erano avvolti in sudicie tende intrise d sangue e di pus. Quei poveri disgraziati, che puzzavano di orina, di feci, di vomito e di cancrena, si lamentavano, piangevano, borbottavano invocazoni a Dio o bestemmie e di tanto in tanto si levava l'angoscioso grido, destinato a restare senza risposta, di: «Eli, Eli, lama sabacthani?» (p. 249)“


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István Vas 3
poeta ungherese 1910 – 1991
„[... ] me ne infischio dell'immutabile, dell'eterno, | in cui sprofonderò un giorno dissolvendomi in ioni, | dell'essere che non è, dell'idolo tenebroso ancestrale. | Per me miracolo è ciò che mi ha spinto qui, nella luce fuggitiva, | per me miracolo è ciò che scompare, che perdura qui un attimo, | ciò che non era, non sarà, e mentre è muta di continuo, | la febbre quotidiana, sotto i trentasette, che garantisce la sopravvivenza, | la diversità, l'individualità, l'ultima realitas | ciò che appare, scompare, e se è stato, non tornerà più, | ciò che dopo gli ioni neanche il Signore dei mondi potrà ricreare. (da Ultima realitas, p. 232)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Fate che anche un uomo del volgo vegga un malato pallido, debole, tossicotoso, emaciato, egli vi dirà costui essere un tisico. Allorché taluni vi sono, che sebbene non abbiano i polmoni ulcerati, tuttavia sono consunti da diuturne febbri, hanno la tosse, ma secca, dura e senza sputi, anche questi propriamente sono chiamati tisici. Hanno anche questi una oppressione di petto, una infermità di polmone, l'angoscia, l'intolleranza, la nausea, i brividi vespertini e calori mattutini, un molesto sudore vaporoso sino al petto, emettono nella espettorazione materie di diversa qualità, come di sopra notammo: hanno la voce rauca, il collo alquanto ritorto e gracile, non pieghevole ma come irrigidito: le dita sottili, e grosse le loro articolazioni, talché sembra che le sole ossa ne siano rimaste. Diresti che tabidi ne sono i muscoli: le unghie si rendono adunche, il polpaccio di esse si fa rugoso e spianato, imperocchè per il dimagrimento perdono le parti molli circolari, e la loro rotondità. Tutta la l'orza è circoscritta alle loro estremità e nelle loro unghia uncinate, colle quali soltanto come membra solide sostengono alcune fatiche. Similmente le narici diventano acuminate e gracili: le guance prominenti e rossastre: gli occhi incavati lucidi splendenti: tumefatta emaciata, pallida o livida è la faccia: le labbra assottigliate stringonsi sui denti, sicché somigliano a chi ride: in tutto finalmente ti rappresentano un cadavere. (pp. 34-35)“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„Quando per tutto il corpo, dal viscere che ne è il secretore, si disperda una bile gialla, o ranciata, o crocea, o nericcia, o verdognola; questa malattia dai Greci si chiama Ictero, dai Latini Morbo Regio o anche Arquatus e Auriga. Anche ne' mali acuti questo fenomeno è sempre grave; perocché non solo comparendo avanti il settimo, ma anche dopo, moltissimi condusse a morte: e rare volte fu buon segno verso gli estremi della febbre, e non si ottenne che di rado con facilità la sua scomparsa. (capitolo XV; p. 42)“

„È meglio che una febbre venga a seguito di una convulsione che la convulsione a seguito di una febbre. (II, 26; p. 24)“


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Thomas Sydenham 5
medico inglese 1624 – 1689
„Noi andiamo a letto sani e ci addormentiamo: alle due dopo mezza notte ne sveglia repente un dolore d'ordinario al pollice d'un piede, talora al calcagno, alla gamba, al tallone, somigliante a quello ch'è prodotto dal dislogamento di quelle stesse ossa con un senso d'acqua appena non fredda, che scorra lungo le membrane di tal parte. Segue ribrezzo e certa lieve febbre. Il dolore dappria discreto va grado grado aumentando e scema di pari grado il ribrezzo suddetto. Cosi passa il giorno; quando sul venir della notte fassi atrocissimo insinuandosi perfettamente tra le varie ossa del tarso, e metatarso, di cui ne circonda i legamenti. Ora prende sembiante di tensione violenta, ora pare ti laceri i legamenti, ora è morso di cane che roda, ora assembra a pressione, a stringimento; ed è a un tempo sì vivo sì squisito il senso della parte, che né può soffirire il peso delle lenzuola, né il tremito della stanza per moto di chi cammina men lieve. Non è quindi a dirsi quanto trista notte, agitazione, tormento, volgere qua là l'arto addolorato, perpetuo cangiar di sito. (tomo II, pp. 178-179)“

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Elio Vittorini 32
scrittore italiano 1908 – 1966
„Ed alzai le mani, in un istintivo gesto d'angoscia, come ad esprimere il senso di vuoto che mi desolava l'anima. Ma le mie parole non dicevano nulla di vero. E sentivo che quel vuoto non veniva dalla fine improvvisa che aveva cancellato lei, la donna bionda, e ch'era invece un vuoto più antico, a cui sarei giunto in ogni modo appena mi fossi trovato fuori dalla casa delle mie notti di febbre e di desiderio. Era il vuoto di ogni volta che avevo lasciato lei per tornare al mio vecchio mondo di ragazzo e che ogni volta avevo creduto di riempire correndo di nuovo a lei: il vuoto dell'amicizia perduta, e del bene che non avevo detto.“

„In un paziente affetto da febbre ardente, il sopraggiungere del brivido determina la guarigione. (IV, 58; p. 46)“

„I sudori freddi, che si accompagnano a febbre alta, sono un segno mortale; con febbre più lieve, indicano malattia protratta. (IV, 37; p. 43)“

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