Frasi su fenice

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Lope De Vega 41
1562 – 1635
„[... ] l'esperienza e la storia insegnano che mille volte padri savi e dotti hanno generato figli idioti che li disonorano [... ]. Analogamente, consta che da genitori tonti può benissimo nascere un genio, la fenice in persona! (Atto I, Scena Undicesima)“

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Ray Bradbury 38
scrittore statunitense 1920 – 2012
„C'era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta, conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.“


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Kaos One 53
rapper, beatmaker e writer italiano 1971
„Tocca anche sorridere se no sei fuori standard | bisognerà uccidere ma è solo propaganda. (da La fenice)“

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Gaston Vuillier 3
1845 – 1915
„Solaeis o Soluntum, fondata, si dice, dai Sicani del XV secolo avanti Cristo, fu occupata in seguito dai Fenici, sotto nome di Saphara.
Secondo Tucidide è uno dei tre luoghi che i Fenici conservano in Sicilia, dopo che l'isola fu invasa dalle colonie greche. Al tempo di Dionisio era alleata ai Cartaginesi, ma nella prima guerra punica, si mise dalla parte dei Romani, che la ricostruirono. Dopo tante peripezie, Solunto fu saccheggiata e distrutta dai Saraceni.“

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José Saramago 208
scrittore, critico letterario e poeta portoghese 1922 – 2010
„Ma il male, che è nato con il mondo e, a quanto è dato sapere, ha imparato da questo, fratelli amati, il male è come la famosa e invisibile araba fenice che, mentre sembra che stia morendo nel fuoco, da un uovo che le sue stesse ceneri hanno generato torna a rinascere. Il bene è fragile, delicato, è sufficiente che il male gli spiri sul viso l'alito caldo di un semplice peccato perché gli si bruci per sempre la purezza, gli si spezzi lo stelo di giglio e appassisca la zagara. (p. 277)“

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Charlie Chaplin 80
attore, regista, sceneggiatore, compositore e produttore... 1889 – 1977
„Capisco benissimo l'atteggiamento psicologico del teddy boy col suo abito edoardiano; come tutti noi, egli vuole che la sua vita balzi al centro dell'attenzione, evochi il dramma e l'avventura. Perché non dovrebbe abbandonarsi a momenti di sfrenato esibizionismo, come lo scolaro indulge ai vagabondaggi e agli scherzi rumorosi? Non è naturale che quando vede le cosiddette classi abbienti affermare la loro fatuità egli voglia affermare la sua? Di questi tempi egli sa che la macchina obbedisce alla sua volontà come obbedisce a quella dell'esponente di qualsiasi ceto; che per cambiare una marcia o premere un bottone non occorre una speciale intelligenza. In quest'era insensata egli è pari a qualsiasi Lancillotto, aristocratico o scienziato che sia; il suo dito può distruggere una città con la stessa facilità di un esercito napoleonico. Non è dunque il teddy boy, una fenice che sorge dalle ceneri di una classe dirigente criminale, con un atteggiamento forse motivato da una subconscia convinzione, e cioè che l'uomo è solo un animale semi-addomesticato che per generazioni ha dominato gli altri con l'inganno, la crudeltà e la violenza? (pp. 110-111)“

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Massimo Bontempelli 39
scrittore, saggista e giornalista italiano 1878 – 1960
„La religione insegnava come l'Augello fenice ogni cinquecento anni al sentirsi morire vola a quella rupe dell'Arabia, arrivando la sera e consumando la notte a costruirsi la pira, che la mattina appresso i raggi del sole accendono. (p. 450)“

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Agrippa von Nettesheim 7
alchimista, astrologo e esoterista tedesco 1486 – 1535
„La fenice indica il successo. Per la vista della fenice la nuova Roma fu fondata coi migliori auspicii. Il pellicano, che si sacrifica pei suoi piccoli, indica crucci causati dalla bontà del proprio animo. Il pavone, che ha dato il suo nome alla città di Poitiers e provincia, pel colore e per la voce, significa dolcezza. L'airone indica affari irti di difficoltà. La cicogna, che ama la quiete e l'unione, significa concordia. La gru, così detta dalla voce antica gruere che significa andare d'accordo, indica sempre alcunché di conveniente e ci preserva dalle imboscate di chi ci è nemico. (cap. LIV; 2007, pp. 91-92)“


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Edmondo Berselli 5
giornalista e scrittore italiano 1951 – 2010
„Il senatore Dell'Utri è un vero bibliofilo. In quanto tale, non si fa scappare niente: libri falsi, libri tarocchi, libri farlocchi. Aveva cominciato con i diari di Benito Mussolini, autentica araba Fenice letteraria del Novecento, comprati attraverso transazioni complicate: meritevoli comunque di una memorabile, in quanto breve e definitiva, demolizione filologica di Luciano Canfora. Ma uno non è un bibliofilo per nulla, non si ferma di fronte a certe inezie. Dell'Utri è andato in giro per l'Italia a presentare i presunti diari del cavalier Benito, in mezzo a radunate di gente nostalgica che godeva al pensiero che Mussolini non fosse così fesso. Incoraggiato dai successi di pubblico, se non proprio di critica, Dell'Utri ha recuperato il capitolo mancante del Petrolio di Pier Paolo Pasolini. Libro forse ancor più misterioso dei diari di Mussolini, libro misteriosissimo. Che nei suoi capitoli più misteriosi potrebbe rivelare sviluppi singolari sulla morte di Enrico Mattei, e forse sul ruolo avuto nella vicenda da Eugenio Cefis. Ma si sa che il petrolio è materia grassa, è una possibile macchia antiecologica che imbratta le pagine. Sicché l'ultimo capitolo dell'opus magnum pasoliniano, grazie a Dell'Utri, potrebbe rivelare un libro unto. Petrolio, senatore, una macchia nera nella letteratura italiana!“

Salvatore Fenicia 1
presidente della commissione degli scavi di Ruvo, poeta,... 1793 – 1870
„Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia Salvatore Fenicia, presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi. (Giuseppe Fumagalli)“

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Primo Levi 115
scrittore, partigiano e chimico italiano 1919 – 1987
„Le bellissime cetonie (care a Gozzano: «Disperate cetonie capovolte», uno dei più bei versi che siano mai stati composti nella nostra lingua) si nutrono solo di rose, e i non meno belli scarabei sacri, solo di escrementi bovini: il maschio ne confeziona una pallina, l'afferra fra i tarsi posteriori come tra due perni, e parte a marcia indietro spingendola e facendola rotolare, finché trova un terreno adatto a seppellirla: allora entra in scena la femmina, e vi depone un solo uovo. La larva si nutrirà del materiale (ormai non più ignobile) a cui la coppia previdente ha dedicato tanta fatica, e dopo la muta emergerà dalla tomba un nuovo scarabeo: anzi, secondo alcuni antichi osservatori, lo stesso di prima, risorto dalla morte come la Fenice. (Gli scarabei, p. 148)“

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Jean Pierre Louis Laurent Hoüel 12
incisore, pittore e architetto francese 1735 – 1813
„Non vi è paese che più sia stato provato da rivolgimenti politici. I Fenici furono i primi stranieri che dominarono in Sicilia, vi fondarono delle colonie; i Greci vi si stabilirono poco tempo dopo l'assedio di Troia, i Cartaginesi ne contesero il dominio ai Greci per molti secoli; i Romani cacciarono i Cartaginesi e riunirono tutti i diversi governi dell'isola sotto il loro potere unico e assoluto. Durante il periodo della decadenza dell'Impero, i Vandali la saccheggiarono e l'asservirono; Bellisario la fece tornare per breve tempo sotto la dominazione degli Imperatori di Costantinopoli. Presto essa divenne preda dei Saraceni; i Normanni la tolsero a questi e vi fondarono un regno che acquisì forza e qualche splendore. Ma gli Svevi dovevano a loro volta regnarvi per lasciare il posto ai Francesi; questi vi perirono nel famoso massacro conosciuto con il nome di «Vespri Siciliani». Gli Aragonesi vi furono accolti come signori, e da quest'ultima rivolta, la Sicilia è sotto il dominio del ramo di Spagna che regna a Napoli. E fra tutti questi mutamenti mai si ravvisa un'epoca in cui il popolo siciliano abbia avuto soltanto l'idea di governarsi da solo; sembra che tutti i popoli abbiano il diritto di governarsi da soli; e invece pare che tutti i popoli abbiano il diritto di governare questo bel paese tranne quello che lo abita. E tuttavia questo popolo, degradato dalla costante schiavitù, ha un carattere tutto proprio, che lo ha spesso reso temibile ai suoi dominatori, che lo ha spinto a grandi eccessi e che lo ha talvolta reso degno della genialità delle arti che altri gli avevano fatto conoscere. (p. 20)“


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Piero Martinetti 32
filosofo italiano 1872 – 1943
„Noi diciamo di non conoscere, perché da ogni parte la verità ultima ci sfugge: e nondimeno sentiamo che il processo del conoscere non è un tentativo irragionevole e disperato, ma un tendere infinito, che ha la sua ragione nei compiti più gravi della nostra natura. Ogni grado del conoscere non è per sé, ma per elevarci verso un grado più alto: e questa elevazione è possibile solo per una trasformazione di tutto l’essere nostro. Il conoscere non è solo un processo quantitativo di accrescimento, ma una continua trasformazione del soggetto stesso: come la fenice, il conoscere arde, traducendosi in una nuova personalità ed in una nuova vita, da cui continuamente risorge rinnovato ed elevato. <!--(pp. 131-132)“

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Alessandro di Afrodisia 3
filosofo greco antico
„Quelli che dicono che è un dato di necessità il fatto che noi siamo buoni o malvagi, quelli che non ci lasciano possibilità alcuna di fare o di non fare quelle azioni per mezzo delle quali diventiamo tali, [... ] come potrebbero non concordare che l'uomo – in funzione del quale essi dicono che tutte le altre cose sono state create per aiutarlo a sopravvivere – sia stato generato come il peggiore di tutti gli esseri animati? Se infatti la virtù e il vizio sono in sé una bene e l'altro male, e nessuno egli esseri animati è capace né dell'una né nell'altro, mentre, fra gli uomini, i più sono malvagi e a nascere buoni si racconta siano stati al massimo in uno o in due (strani animali, davvero, questi, che vanno contro la loro natura e che sono più rari della Fenice presso gli Etiopi!); se poi tutti questi uomini malvagi sono ugualmente malvagi fra loro, tanto che non è possibile distinguerli l'uno dall'altro, e se tutti quelli che non sono saggi sono tutti folli, allora come non potrebbe essere l'uomo l'animale più infelice di tutti, dal momento che la malvagità e la follia gli sono state assegnate in sorte come tratti congeniti?“

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Tucidide 27
storico e militare ateniese
„L'intera costa della Sicilia, inoltre, era punteggiata di stazioni fenicie che si attestavano di preferenza sui promontori lambiti dal mare e sugli isolotti prossimi alla riva, punti utili per la rete commerciale fenicia in Sicilia. Ma più tardi, quando a fitte ondate presero a sbarcarvi i Greci da oltre mare, sgomberate quasi tutte le proprie sedi, i Fenici si riservarono Motia, Solunte e Panormo raggruppandosi spalla a spalla con gli Elimi, sulla cui alleanza giuravano completa fiducia. Non solo, ma da quelle località il tragitto dalla Sicilia a Cartagine è il più spedito. Sicché era questa la potenza numerica dei barbari in Sicilia e tale la loro posizione in quella terra. (Libro VI-II)“

„Po': Silva non ti stupir s'el mio discorso | Rivolgo altronde, che volendo anchora | Aprir tu giochi et rivoltar il dorso | Vedrai venir di qua Valla Signora | Specchio, e splendor di questi nostri liti | Le cui innate virtù ogni huom'honora. | Ecco donque Cardè tuoi duol finiti. | Giubila e corre inanti che hor ti lice | Veder lutto 'l tuo ben hor siate uniti | A riverirla: ho gente pur felice. | 0 gente di Cardè, ecco è venutta | La luce del tuo orror. Valma fenice Sotto le cui virtù vedrai riddutta | L'audatia et il rigor del tuo nimico. Qual già per lei l'animo fier commuta.“

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