Frasi su imprevisto

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Bassi Maestro 174
rapper, disc jockey e beatmaker italiano 1973
„Và così: ti accorgi che lo scatto è mosso, è fuori fuoco, ma è troppo tardi per fare uno spreco dei momenti che affronti, degli imprevisti che ti tocca vivere, pagando in contati per poter scrivere di qualcosa con il rischio che non accada, di qualcuno con il rischio che non ti veda, del motivo che ci accomuna dentro la cornice, ancora troppo sveglio per dormire... (da Foto di gruppo)“

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Henri Laborit 6
biologo, filosofo ed etologo francese 1914 – 1995
„Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.“


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Vladimir Vladimirovič Majakovskij 28
poeta e drammaturgo sovietico 1893 – 1930
„Solo una mossa imprevista disorienta l'avversario.“

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Elsa Morante 37
scrittrice e saggista italiana 1912 – 1985
„Forse, la nostra natura ci porta a considerare i giochi dell'imprevisto piú vani e arbitrari, troppo, di quel che sono. Cosí, ogni volta, per esempio, che in un racconto, o in un poema, l'imprevisto sembra giocare d'accordo con qualche segreta intenzione della sorte, noi volentieri accusiamo lo scrittore di vizio romanzesco. E, nella vita, certi avvenimenti imprevisti, per se stessi naturali e semplici, ci appaiono, per la nostra disposizione del momento, straordinari o addirittura soprannaturali. (VIII, Lo spillone fatato; pp. 364-5)“

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Yamamoto Tsunetomo 25
militare e filosofo giapponese 1659 – 1719
„Abbiamo la tendenza a pensare che la vita quotidiana sia diversa dall'attimo decisivo; così, quando arriva il momento di agire, non siamo mai pronti […] «il momento presente è adesso» significa prepararsi costantemente all'imprevisto.“

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Arundhati Roy 25
scrittrice indiana 1961
„Non aveva importanza che la storia fosse già iniziata, dal momento che il kathakali ha scoperto molto tempo fa che il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l'imprevisto. Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l'odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo. (p. 245)“

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Georges Bataille 32
scrittore, antropologo e filosofo francese 1897 – 1962
„Parto da un principio semplice e indipendente da ogni analisi economica. A mio parere, la legge generale della vita richiede che in condizioni nuove un organismo produca una somma di energia maggiore di quella di cui ha bisogno per sussistere. Ne deriva che il sovrappiù di energia disponibile può essere impiegato o per la crescita o per la produzione, altrimenti viene sprecato. Nell'ambito dell'attività umana il dilemma assume questa forma: o la maggior parte delle risorse disponibili (vale a dire lavoro) vengono impiegate per fabbricare nuovi mezzi di produzione – e abbiamo l'economia capitalistica (l'accumulazione, la crescita delle ricchezze) – oppure l'eccedente viene sprecato senza cercare di aumentare il potenziale di produzione – e abbiamo l'economia di festa. Nel primo caso, il valore umano è funzione della produttività; nel secondo, si lega agli esiti più belli dell'arte, alla poesia, al pieno rigoglio della vita umana. Nel primo caso, ci si cura solo del tempo a venire, subordinando ad esso il tempo presente; nel secondo, è solo l'istante presente che conta, e la vita, almeno di quando in quando e quanto più è possibile, viene liberata da considerazioni servili che dominano un mondo consacrato alla crescita della produzione. I due sistemi di produzione non possono esistere allo stato puro; c'è sempre un minimo di compromesso. Tuttavia, l'umanità in cui viviamo si è formata sotto il primato dell'accumulazione, della consacrazione delle ricchezze all'aumento del potenziale di produzione. Le nostre concezioni morali e politiche sono ancora dominate da un principio: l'eccellenza dello sviluppo delle forze produttive. Ma se è vero che un tale principio ha incontrato negli uomini poche obiezioni, non è così nel gioco stesso dell'economia: messo alla prova, il principio dello sviluppo infinito ha mostrato che poteva portare a conseguenze imprevista […] E se l'umanità, nel suo complesso, continua a volerlo e a regolare i suoi giudizi di valore su questo desiderio, in molti si è installato il dubbio circa la validità infinita dell'operazione. Possiamo andare oltre, e porre in modo più preciso la domanda: le concezioni morali e politiche che continuano a dominare la nostra attività – vale a dire l'economia – non sono in ritardo sui fatti? Nei nostri giudizi complessivi non rifacciamo l' errore di quegli stati maggiori che si mostrano ogni volta in ritardo su una guerra? Insomma, il pensiero umano non dovrebbe seguire il rapido movimento dell'economia? Certo, non si tratterebbe di rinunciare bruscamente ai beni crescenti del globo, ma potrebbe essere arrivato il momento di riformare le nostre concezioni sull'uso delle ricchezze […] per contribuirvi, mi propongo di mostrare una serie di lavori e di saggi […] da un parte le profonde deformazioni dell'equilibrio generale che lo sviluppo attuale dell'industria ha comportato, dall'altra le prospettive di un'economa non centrate sulla crescita. Per la prima parte non ci sarà da far altro che proseguire l'analisi già avviata dalla scienza economica moderna, mentre per l'altra si tratterà di introdurre considerazioni teoriche nuove e fondare la rappresentazione generale del gioco economico sulla descrizione dei sistemi antecedenti all'accumulazione capitalistica. Questi studi dovranno allora includere un campo considerato generalmente estrinseco all'economia: quello delle religioni, primitive o non, cui è concesso il campo della storia delle arti. In effetti, a mio parere, l'uso delle ricchezze, o più precisamente il loro fine, è essenzialmente lo spreco: il loro ritiro dal circuito della produzione. Ora, questa verità non solo ha fondato fin dall'inizio i profondi valori umani (quelli del disinteresse) e tutti i tesori umani che i secoli ci hanno trasmesso; ma in più, è la sola verità su cui potremmo fondarci ora per risolvere i problemi posti dallo sviluppo industriale. Soltanto il dono senza speranza di profitto, così come lo richiede un principio di eccedenza finale delle risorse, può far uscire il mondo attuale dall'impasse. L'economia attuale ha fin da ora determinato in profondità un rovesciamento radicale delle idee; questo rovesciamento deve però ancora essere realizzato per rispondere alle esigenze dell'economia. (da Choix de lettres 1917-1962, pp. 377-79)“

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Bruno Munari 16
artista e designer italiano 1907 – 1998
„Perché non facciamo una fantasia sull'alfabeto... fantastico, imprevisto, con lettere tutte diverse di dimensioni, di forma, di materia, di colore; buttate per aria con allegria... (da Alfabeto Lucini)“


„La furberia e la malafede delle donne non sono mai a corto di argomenti, persino dei più imprevisti. (p. 73)“

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Susanna Tamaro 90
scrittrice italiana 1957
„In una società profondamente cinica come la nostra, che allo stesso tempo è nemica della vita e rimuove la morte, queste tragedie fanno scattare impreviste gare di solidarietà. Quegli uomini così lontani dal nostro mondo, per cultura, tradizioni e stili di vita, uomini che sembrano appartenere quasi ad altre epoche storiche, diventano improvvisamente persone da soccorrere. E questo sentimento ci rende consapevoli di qualcosa di misterioso che ci unisce tutti e che si chiama natura umana. È questa natura che ci permette di soffrire per le persone che soffrono, è questa stessa natura che ci rende felici quando possiamo alleviare la sofferenza altrui. L'uomo è un essere che si realizza pienamente nella relazione. L'anoressica povertà relazionale del nostro mondo ipertecnologico viene così scossa dalla nudità, dalla fragilità, a cui, seppur inconfessabilmente, sentiamo di far parte. È la consapevolezza della fragilità ciò che permette di costruire relazioni veramente umane, società veramente civili. (da [https://web. archive. org/web/20160101000000/http://archiviostorico. corriere. it/2010/gennaio/17/Quando_appare_fragilita_del_mondo_co_8_100117021. shtml Quando ci appare la fragilità del mondo], Corriere della sera, 17 gennaio 2010)“

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Roberto Calasso 33
scrittore italiano 1941
„L'India comincia e finisce con qualcosa che solo all'inizio del Novecento – e per la via imprevista della logica – è diventato centrale anche in Occidente, quando vennero scoperti i paradossi della teoria degli insiemi. (p. 161)“

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Davide Sapienza 3
scrittore, traduttore e giornalista italiano 1963
„London scrive colto da un'energia sconosciuta e che ha preferito sempre lasciar scorrere nei sotterranei del'inconscio. Quando rialza la testa si ritrova con una creatura "imprevista", un testo lungo otto volte tanto quello che aveva in mente (trentaduemila parole). Poco importerebbe riferire di questi dati se non stessimo parlando di uno dei libri più potenti e popolari pubblicati nel ventesimo secolo. Jack compie ventisette anni il 12 gennaio 1903 e senza saperlo ha affidato a The Call of the Wild anche il racconto della propria vita.“


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Lucien Rebatet 7
scrittore e giornalista francese 1903 – 1972
„Le forme della musica sinfonica penetrano il dramma, assicurano la sua unità e la sua continuità. Come in Wozzeck, ma più ampiamente, le substrutture più o meno indecrittabili all'ascolto, sonate, canoni, rondò, servono da regolatore alla scrittura atonale, sostengono e organizzano la composizione come le linee di forza invisibili nei pittori del Rinascimento innamorati del Numero d'Oro. Quanto alla strumentazione, essa è costantemente ammirevole, per chiarezza, sapore, logica, imprevisto. Magnifico lavoro «fatto a mano» di cui non ci si stupisce abbia richiesto all'autore anni di perseveranza, rammaricandoci che egli non abbia avuto la gioia di condurlo fino all'ultima misura.“

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Jorge Valdano 44
dirigente sportivo, allenatore di calcio e ex calciatore... 1955
„Trequartista creativo o attaccante, in fondo cambia poco; certo è che quando entra in contatto con il pallone a venticinque metri dalla porta il suo calcio si riempie di soluzioni impreviste e decisive. Colpisce benissimo il pallone (fermo o in movimento), ma quel che più sorprende è la sua capacità di dominarlo, attraversare spazi ampi, entrare nell'area piccola e, in quella zona caldissima dove al 99 per cento si confondono le idee, avere la freddezza di alzare la testa e scegliere il tiro piazzato o il passaggio inatteso. La soluzione sarà sempre la più appropriata. (p. 97)“

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Walt Whitman 254
poeta, scrittore e giornalista statunitense 1819 – 1892
„Anima, oseresti tu, adesso, | con me avviarti verso l'ignota regione, | dove non vi è terra sotto il piede, né sentiero alcuno da seguire? || Non carta, non guida, | non voce che suoni, non tocco di mano umana, | non volto di florida carne, né labbra, né occhi in quella terra. || Non la conosco, anima, | non la conosci tu, davanti non si spalanca che il vuoto, | tutto è imprevisto in quella regione, in quella inaccessibile terra. || Fin quando non si sciolgano i legami, | tutti, se non gli eterni, Tempo e Spazio, | non tenebre, non forza di gravità, senso o limite che più ci rinserri. || D'un balzo emergeremo, per fluttuare, | in Tempo e Spazio, o anima, preparàti per essi, | eguali, infine pronti (o gioia! o ricompensa di tutto!) a soddisfarli, o anima. (Anima, oseresti tu adesso, p. 555)“

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Lars Gustafsson 11
scrittore svedese 1936 – 2016
„Mi spiegò che c'è qualcosa di ancora più brutto che negare l'esistenza di Dio. È credere che esistano più dèi. E che se si credeva a più di un solo dio, non c'era più bisogno di nessun diavolo. Infatti si poteva sempre incolpare qualche nuova divinità per spiegare tutte le cose indesiderate e impreviste. Il diavolo andava bene solo se si aveva un unico Dio. Ma una volta che lo si era inserito nel sistema globale, non era per niente facile liberarsi di lui. Apparentemente anche il cristianesimo aveva più di un dio. Ma dei tre in realtà era solo uno che le interessava: Gesù. Il Dio che si era fatto uomo. O, se si vuole, l'uomo che era diventato Dio. Cioè: allo Spirito Santo lei a suo modo ci credeva. Lo Spirito Santo, un essere molto etereo, era pur sempre quello che metteva i membri della chiesa di Betania in grado di raggiungere l'estasi religiosa, quando si impegnavano sul serio. Insomma, la teologia sua e di sua sorella non era di così immediata comprensione. Ma loro ci credevano. (p. 18)“

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