Frasi su intendente


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Francesco Saverio Nitti 43
economista, politico e saggista italiano 1868 – 1953
„Il governo delle province, prefetti, intendenti di finanza, generali, ecc., è ancora adesso in grandissima parte nelle mani di funzionari del Nord. Non vi è nessun senso d'invidia in quanto diciamo. Ma vogliamo solo dire che se i governi fossero stati più onesti e non avessero voluto lavorare il Mezzogiorno, cioè corromperne ancor più le classi medie a scopi elettorali, molto si sarebbe potuto fare, e che, in ogni caso, la responsabilità non è solo dei meridionali. (p. 11)“

Bernardo De Dominici 1
pittore e storico dell'arte italiano 1683 – 1759
„[Michelangelo Merisi da Caravaggio] tanto avea sopraffatto gli animi degl'intendenti, e de' Professori medesimi quella nuova maniera cacciata di scuri con pochi lumi, e che terminava nell'ombre, ove per lo più si perdevano que' contorni, che devono essere un chiaro esempio, per istruire, e dar norma a gli studiosi dell'arte del disegno. (da Vite de' pittori, scultori ed architetti napoletani, tomo secondo, p. 275)“


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Luigi Lanzi 2
gesuita, archeologo e storico dell'arte italiano 1732 – 1810
„[Canaletto] ama il grand'effetto, e nel produrlo tiene alquanto del Tiepolo, che talvolta gli fa le figure; e ovunque muove il pennello, sian fabbriche, sian acque, sian nuvole, sian figure, imprime un carattere di vigore, che par vedere gli oggetti nell'aspetto che più impone. Usa qualche libertà pittoresca, sobriamente però, e in modo che il comune degli spettatori vi trova natura, e gl'intendenti vi notan arte. Questa possedé in grado eminente. (da Storia pittorica della Italia, tomo secondo, libro primo, epoca quarta, Remondini di Venezia, Bassano, 1795-1796)“

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Alexandre Dumas (padre) 77
scrittore francese 1802 – 1870
„Io sono uno di questi esseri eccezionali; sì, monsieur, lo credo; fino a oggi nessun uomo si è trovato in circostanze simili alle mie. I regni dei monarchi sono circoscritti da montagne, da fiumi, da cambiamenti di costumi o di lingua. Il mio regno, invece, è grande come l'universo perché non sono né italiano, né francese, né indiano, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere; Dio solo sa quale terra mi vedrà morire. Io adotto tutti gli usi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero? Perché parlo il francese con la stessa facilità e purezza di voi. Ebbene! Alì, il mio moro, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che, non essendo di alcun paese, non chiedo protezione ad alcun governo; non riconoscendo alcun uomo per mio fratello, non può arrestarmi né paralizzarmi alcuna sorta di scrupoli che arrestano i potenti o di ostacoli che paralizzano i deboli. Io non ho che due avversari, non dirò due vincitori, perché li sottometto con la tenacia: la distanza e il tempo.“

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Bonaventura Cavalieri 2
matematico italiano 1598 – 1647
„Ma quanto vi aggiunga la cognitione delle scienze Mathematiche, giudicate da quelle famosissime scuole de' Pithagorici, e de' Platonici, sommamente necessarie per intender le cose Fisiche, spero in breve sarà manifesto, per la nuova dottrina del moto promessaci dall'esquisitissimo Saggiatore della Natura, dico dal Signor Galileo Galilei, ne' suoi Dialoghi [... ] protestando io haver' hauto e motivo e lume ancora in parte intorno a quel poco, ch'io dico del moto in questo mio Trattato, per quanto alle Settioni coniche si aspetta, da i sottilissimi discorsi di quello, e del Reverendiss. P. Abbate D. Benedetto Casteli Monaco Cassinenze, Matem. di N. S. e molto intendente di queste materie, ambidue miei Maestri. Rimetto dunque il Lettore in ciò, ch'io supporò al dottiss. libro, che da sí grand'ingegno in breve dourà porsi in luce, e si contenterà di questo poco, ch'io dirò per manifestare, che cosa habbino che fare le Settioni Coniche con cosí alto, e cosí nobile soggetto. (da Lo Speccio Ustorio, pp. 152 sg.; citato in Koiré 1979, pp. 295 sg.)“

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Francesco Saverio Nitti 43
economista, politico e saggista italiano 1868 – 1953
„I Borboni temevano le classi medie e le avversavano; ma tenevano anche ad assicurare la maggiore prosperità possibile al popolo. Nella loro concezione gretta e quasi patriarcale non si preoccupavano se non di contentare il popolo, senza guardare all'avvenire, senza aver vedute prospettive. Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti del fìsco per sentire che la monarchia cercava basarsi sull'amore delle classi popolari. [... ] Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari. Niente scuole, ma niente balzelli ; poche opere pubbliche, ma pochi oneri. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10 per cento ; fatto questo non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale. Era spesso un «paternalismo» corrompente volgare: si cercava contentare un po' tutti. Piccoli impieghi e la maggior parte di poco conto e senza diritto a pensione; ma folla enorme di impiegati. Chi sapeva leggere, se non diventava un liberale, diventava senza dubbio un impiegato. (p. 111)“

Francesco Fontani 1
religioso, erudito, filologo, archeologo, numismatico, s... 1748 – 1818
„In non molta distanza della sponda meridionale dell'Arno, rimpetto quasi а Terranuova, si incontra Montevarchi, una delle più ragguardevoli Terre del Valdarno superiore, e che merita l'attenzione dei curiosi.
Nei più remoti tempi un [sic] altra Terra, postata quasi a cavaliere dell'attuale sull'alto del Colle, godeva del medesimo nome, ed era riguardata come luogo di non lieve importanza. Varie sono l'opinioni che gli eruditi hanno esternato sulla prima costituzione di essa, e vi fu chi fino pensó che questa presistesse all'epoca del prolungamento della via Cassia rinnovato dall'Imperatore Adriano.
Certo che la predetta magnifica strada attraversava una parte del Valdarno di sopra, non già per la moderna pianura, ma sempre su per le cime delle Colline, e particolarmente dove esse confinano con le pendici delle montagne [... ]
Molto soffrì la Terra, anzi a tal fu ridotta che può dirsi con sicurezza come essa non poté più emergere pienamente da quello stato di languidezza in che la posero le guerre fino a tantoché, soggettato finalmente Arezzo al Fiorentino dominio, e cessati in Toscana i furori delle Fazioni, i popoli di questa bella parte d'Italia si fecero più mansueti, ed abbandonate l'armi con più utile loro e di tutto l'universale, si dettero all'esercizio delle pacifiche Arti, e del Commercio.
Alla sicurezza e vantaggio del traffico molto, come ognun sa, contribuisce il locale, dove possa questo esercitarsi: e basta dare un [sic] occhiata a Montevarchi, ed a' suoi vaghi contorni per sincerarsi che questa Terra, assai ben popolata, è quanto altra mai di Toscana opportunissima al medesimo.
Situata essa sulla strada che da Arezzo conduce a Firenze, mezzo miglio in circa lontana dall'Arno, circondata da una deliziosa campagna, fertile, ed ubertosa quanto desiderare si possa, non manca di alcuno di quei generi che sono necessarj alla vita, anzi ne abbonda sì fattamente da poterne ad altri concedere senza pericolo di disperderne a scapito proprio. [... ] Contuttociò qualora si osservi attentamente la Terra, ognuno manifestamente ben vede che vi regna l'opulenza, e mercé di questa la prosperità, ed il lusso.
La forma del suo recinto tende quasi all'Ovale. II Rendi in alcune memorie, ch'ei lasciò manoscritte de' pregi della sua patria, con bizzarria sì, ma non senza una certa verità disse che potea questa rassomigliarsi nella sua figura a una nave, la cui prua fra scirocco e mezzogiorno guarda Arezzo, e con la poppa fra maestro e tramontana riguarda Firenze.
Le mura che la circondano sembrano essere le stesse dalle quali fu cinta dapprima sul terminare del Secolo XIII venuta appena che fu in pieno potere della Fiorentina Repubblica. Si veggono queste condotte a merli, interstiziate da alcune torrette o baluardi, e due più alte Torri le servirono un tempo per ispecial sua difesa.
Quella di esse che sussiste tuttora, e che dicesi comunemente "la Rocca", potrebbe anche nell'età nostra essere opportuna a difendere per alcun tempo la Terra; l'altra però fu demolita in gran parte, ed incorporata nell'edifizio ove più modernamente ebbe sede un Monastero di Religiose. La predetta Rocca forse è l'unica fabbrica la quale, oltre le mura, ci dia indizio dell'epoca della prima edificazione della Terra, la quale sembra però fabbricata di recente, perché modernamente restaurata, ed abbellita pressoché nel totale de' suoi edifizj.
Se in molti di essi si fosse più avuto riguardo al solido, che a quel falso brillante il quale colpisce ma non soddisfa, Montevarchi porterebbe il vanto sopra molti altri luoghi del Valdarno superiore ancora per l'eleganza del suo materiale.
La maggior piazza farebbe assai più vaga comparsa se il loggiato che in parte la cinge fosse stato condotto con maggior proprietà di disegno, d'esattezza, e di simetrìa [sic].
Fra le fabbriche Sacre è degna d'essere riguardata con attenzione la Prepositura che è bella, sebben moderna anzichenò, e che risente alquanto di un certo caricato ne' suoi ornati, il quale non può per altro gran fatto dispiacere agli intendenti.
Bella pure è la fabbrica del Convento, come della Chiesa di S. Francesco, dove all'Altar maggiore si ammira la celebre Tavola lavorata con arte ed ingegno da Alessandro Filippi, comunemente detto Sandro Botticello, che fu rammentata con lode pur dal Vasari. (da Viaggio pittorico della Toscana, vol. VI, p. 195)“

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Ippolito Nievo 62
scrittore italiano 1831 – 1861
„Vi prenderà stupore e noia che la mia vita per qualche tempo cosí capricciosa e disordinata riprendesse allora un tenore sí quieto e monotono. Ma io racconto e non invento: d'altra parte è questo un fenomeno comunissimo e naturale nella vita degli Italiani, che somiglia spesso al corso d'un gran fiume calmo lento paludoso interrotto a tratti da sonanti e precipitose cascate. Dove il popolo non ha parte del governo continuamente, ma se la prende a forza di tanto in tanto, questi sbalzi queste metamorfosi devono succedere di necessità, perché altro non é la vita del popolo se non la somma delle vite individuali. Per questo io girai alcuni anni lo spiedo, fui studente e un po' anche cospiratore; indi tranquillo cancelliere, poi patrizio veneto nel Maggior Consiglio e segretario della Municipalità: da amante spensierato di tutto mi mutai di colpo in soldato: di soldato in ozioso un'altra volta, poi in intendente e in maggiordomo: finii a maritarmi e a sonar l'organo. (cap. XIX)“


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Giuseppe Cesare Abba 6
scrittore e patriota italiano 1838 – 1910
„Di Ippolito Nievo non posso dir altro che a vederlo sì indovinava in lui un uomo superiore. Io l'ho amato appena lo ebbi veduto nella carrozza dell'Acerbi che era l'intendente della spedizione. Stavamo accampati al Pozzo di Renna, un giorno di pioggia. La carrozza era là in mezzo al campo; e, dal fondo di essa, quel giovane avvolto nel mantello guardava lontano nella gola dei monti per dove si aveva a passare volendo andare a Palermo. Lo riveggo sempre in quel momento, quando ripenso a lui. Aveva un occhio malinconico, qualcosa di diverso dagli altri uomini in tutta la persona. Io, fantasioso, allora immaginavo di lui che fosse chi sa quale straordinario essere, e non mi sbagliai. (testimonianza di Abba riportata nella prefazione di Poesie di Ippolito Nievo)“

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Giovanni Della Casa 18
letterato, scrittore e arcivescovo cattolico italiano 1503 – 1556
„Nella comune usanza si dèe l’uomo astenere di tanto dar consiglio e di tanto metter compenso alle bisogne altrui: nel quale errore cadono molti, e più spesso i meno intendenti. (libro Galateo)“

Domenico Bartolini (cardinale) 2
cardinale e storico italiano 1813 – 1887
„Di tutti gli archi di trionfo dell'antichità, questo di Benevento era il più nobile a giudizio degli intendenti, e per la ragione che superava tutti gli altri nell'eccellenza e bellezza del lavoro, come l'oro supera gli altri metalli. (da Viaggio da Napoli alle Forche Caudine ed a Benevento e di ritorno a Caserta ed a Montecassino, Napoli 1827, [https://books. google. it/books? id=jxwUAAAAQAAJ&pg=PA90 p. 90])“

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Abhinavagupta 142
950 – 1020
„Il maestro, (secondo numerose scritture, deve essere, in breve) pieno di compassione, buon intendente della grammatica (pada), della speculazione ortodossa (vākya) e della logica (pramāṇa), tutto preso dalla devozione a Śiva e null'altro, conoscitore (profondo) del senso di tutte le scritture promulgate da Śiva, non un «autogenito» (svayaṃbhūḥ). (2013, 7-8)“