Frasi su intralcio

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Albert Einstein 579
scienziato tedesco 1879 – 1955
„La gente mi lusinga fintanto che io non intralcio il suo cammino. Ma se dirigo i miei sforzi verso obiettivi che non gli aggradano, mi rivolge immediatamente insulti e calunnie in difesa dei suoi interessi. (p. 208)“

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Primo Levi 115
scrittore, partigiano e chimico italiano 1919 – 1987
„Conviene essere sempre d'accordo con chi racconta, se no lo si intralcia e gli si fa perdere il filo.“


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Emil Cioran 518
filosofo, scrittore e saggista rumeno 1911 – 1995
„Maria Zambrano non ha venduto l'anima all'Idea, ha salvaguardato la sua essenza unica mettendo l'esperienza dell'Insolubile al di sopra della riflessione su di esso, insomma ha oltrepassato la filosofia... É vero ai suoi occhi solo ciò che precede o segue il detto, solo il verbo strappato agli intralci dell'espressione o, come dice magnificamente, la palabra liberada del lenguaje. (Maria Zambrano. Una presenza decisiva, p. 177)“

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Federico Caffè 14
economista italiano 1914 – 1987
„Poiché il mercato è una creazione umana, l'intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio. Non si può non prendere atto di un recente riflusso neoliberista, ma è difficile individuarvi un apporto intellettuale innovatore. [... ] i limiti intrinseci all'operare dell'economia di mercato, anche nell'ipotesi eroica che essa funzioni in condizioni perfettamente concorrenziali. È molto frequente nelle discussioni correnti rilevare un'insistenza metodica sui vantaggi operativi del sistema mercato, e magari su tutto ciò che ne intralci lo "spontaneo" meccanismo, senza alcuna contestuale avvertenza sui connaturali difetti del meccanismo stesso. (p. 38)“

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Gilbert Keith Chesterton 255
scrittore, giornalista e aforista inglese 1874 – 1936
„Si tende a parlare delle istituzioni come se fossero qualcosa di freddo che intralcia la nostra vita. La verità è che, quando gli uomini si sentono spiritualmente elevati e inebriati di libertà e di nobili aspirazioni, devono sempre finire, e lo fanno immancabilmente, per creare delle istituzioni. Quando sono stanchi tendono a precipitare nell'anarchia, ma quando sono allegri e vigorosi promulgano leggi: è inevitabile. Questo è vero per tutte le religioni e per tutte le repubbliche che si sono succedute nella storia, alla stessa maniera in cui è vero il più comune gioco d'azzardo o il più chiassoso gioco campestre. L'uomo non si sente mai libero fino a quando un'istituzione non lo libera, ma la libertà non può esistere fino a quando non viene dichiarata d'autorità. (pg. 61)“

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Andrzej Sapkowski 84
scrittore polacco 1948
„Siete in errore, signorina Essi. Verremo a sapere dove conduce quella scala. Anzi la percorreremo. Verificheremo che cosa c'è in quella parte dell'oceano, sempre che ci sia qualcosa. E ne estrarremo tutto quanto c'è da estrarre. Se non noi, i nostri nipoti o i nipoti dei nostri nipoti. È solo questione di tempo. Sì, lo faremo, anche se questo oceano dovesse tingersi di rosso per il sangue versato. E voi lo sapete bene, Essi, saggia Essi, che scrivete la cronaca dell'umanità nelle vostre ballate. Ma la vita non è una ballata, piccola, povera poetessa dai begli occhi, smarrita tra le vostre belle parole. La vita è una lotta. Una lotta che ci è stata insegnata proprio da questi strighi che valgono più di noi. Sono stati loro a mostrarci la strada, ad aprirla per noi, a ricoprirla dei cadaveri di coloro che erano d'impedimento e d'intralcio a noi umani, i cadaveri di coloro che hanno difeso questo mondo prima di noi. Noi, Essi, ci limitiamo a continuare questa lotta. Siamo noi, e non le vostre ballate, a stendere la cronaca dell'umanità. Oggi non abbiamo più bisogno degli strighi, ormai nulla potrà fermarci. Nulla. (Principe Agloval)“

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Emiliano Brancaccio 21
economista italiano 1971
„Quali possono essere le cause del fascino discreto che l'austerity tuttora esercita tra le masse popolari, soprattutto tra gli eredi del movimento operaio? Una parziale risposta risiede probabilmente in alcuni tipici luoghi comuni diffusi tra le macerie di quella che un tempo veniva orgogliosamente definita la cultura di sinistra, e che oggi pare essersi ridotta a una zavorra ideologica, un intralcio alla comprensione della realtà. Tra di essi vi è ad esempio l’illusione che una politica di restrizioni finanziarie possa indurre i cambiamenti strutturali indispensabili per rendere collettivamente fruibili i benefici del progresso tecnico, e possa addirittura contribuire al trapasso verso una società maggiormente rispettosa dell’ambiente, magari persino fondata sulla “decrescita”. E vi è pure l’idea naive secondo cui l’arma dell’austerità potrebbe essere finalmente rivolta non sui lavoratori ma contro i dissipatori, i corrotti, i membri della “casta”. La realtà, tuttavia, è un’altra. I dati evidenziano che proprio nelle fasi in cui si impone la logica dei tagli emergono pure nuove tipologie di dualismi tecnologici, di aggressioni all’ambiente e al territorio, di dilapidazioni di risorse pubbliche, di privilegi e di malversazioni, che in proporzione risultano ancor più pervasive e letali di quelle che si verificavano in epoche di minore restrizione dei bilanci pubblici. Un esempio emblematico su tutti: i costi della famigerata “casta”, guarda caso, sono aumentati proprio nella lunga epoca dei sistematici avanzi primari, vale a dire del surplus di entrate fiscali sulla spesa pubblica calcolata al netto del pagamento degli interessi sul debito. Contro il senso comune, ancora una volta, l’austerity è correlata allo spreco e al privilegio dei pochi". (dal capitolo Il fascino discreto dell'austerity)“

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