Frasi su iracheno

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Sergio Romano 21
storico, scrittore e giornalista italiano 1929
„[Sulla Primavera araba] Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l’Egitto di Hosni Mubarak, la Tunisia di Zine El Abidine Ben Ali, la Libia del colonnello Gheddafi. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di Saddam Hussein e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del Libano. È fallita la Lega Araba. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di Mohammed VI in Marocco a quella di Abdullah II in Giordania, ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, Siria e Libia, la crisi è diventata rapidamente guerra civile. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all’altro.“

Massimo Fini 49
giornalista, scrittore e drammaturgo italiano 1943
„Quando nei talk show televisivi e radiofonici, finché ci sono andato, dicevo che nella prima guerra del Golfo le "bombe intelligenti" e i "missili chirurgici" avevano ucciso 32.195 bambini iracheni, che non sono meno bambini dei nostri, mi apettavo una reazione da parte dei miei interlocutori, che mi dicessero che era una provocazione, che mentivo, che non era vero, che non poteva essere vero. Ma questo non lo potevano fare perché sono dati del Pentagono e quindi al di sopra di ogni sospetto. Mi attendevo allora grida di sdegno, di raccapriccio, di orrore. E invece niente. Silenzio. Si glissava e si passava rapidamente a parlare di Berlusconi, di Rutelli, di Fini, di Follini, di Prodi o di altre nullita' della politica e della vita. Non credo si tratti sempre di indifferenza. È anche passività.“


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Noam Chomsky 99
linguista, filosofo e teorico della comunicazione statun... 1928
„In altri termini, gli iracheni hanno capito che gli Stati Uniti vogliono la democrazia a patto di poterla controllare. Ed è corretto. Una democrazia in quest'ottica è un sistema in cui sei libero di fare ciò che vuoi, finché fai quel che diciamo noi.“

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Haydar al-'Abadi 1
politico iracheno 1952
„La bandiera irachena sarà issata al centro di Mosul e in ogni villaggio molto presto.“

Renato Farina 10
politico e scrittore italiano 1954
„Un'asinina lettura del Machiavelli gli attribuisce la formula: il fine giustifica i mezzi. In realtà, per Machiavelli è il fine a imporre la sua forma ai mezzi. (a proposito delle torture inflitte dagli americani ai prigionieri iracheni). E se il fine è la libertà della persona e il buon governo della vita civile, i mezzi devono mantenere questo rispetto per la persona e la vita civile, se no il fine conseguito non arriverà mai. Per questo ci si dà regole persino in guerra, per questo la tortura ripugna, e imbarbarisce il futuro. Questo insegna la cultura cristiana e liberale, e si è affermata in Occidente come democrazia. Essa è l'unico vero argine finora escogitato dalla comunità per contenere l'orrore. (da Libero, 9 maggio 2004)“

„Venticinque anni fa, l'Italia e vari altri Paesi si stavano preparando a bombardare il popolo iracheno. La tragedia iniziò poi il 16 gennaio 1991 – e per l'Iraq e tutto il Medio Oriente non è mai finita. Poiché la «Tempesta nel deserto», e le nostre successive guerre, furono rese possibili anche dalla disinformazione, decisi di cominciare a scrivere.“

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Chris Kyle 22
militare statunitense 1974 – 2013
„Non ho combattuto neppure una volta per gli iracheni. Degli iracheni non mi frega un cazzo.“

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Marco Travaglio 114
giornalista, saggista e scrittore italiano 1964
„In principio erano le armi di distruzione di massa. Per prevenire il terribile attacco di Saddam al resto del mondo, partì la guerra in Iraq. Poi si scoprì che le armi non c'erano, nulla non c'era nulla da prevenire. Allora si disse che bisognava colpire, a Baghdad, il più terribile alleato e foraggiatore e protettore di Al Quaeda. Poi si scoprì che i due nemmeno si conoscevano, anzi si odiavano. Poi si disse che eravamo lì per liberare gli Iracheni da Saddam [... ] Allora si disse che dovevamo restare lì perché gli Iracheni lo volevano, infatti ci accoglievano come liberatori. Poi si scoprì che ci sparavano addosso. Allora si disse che eravamo lì per esportare la democrazia. Poi si scoprì che, già che c'eravamo, esportavamo anche la tortura (per esempio nel carcere di Abu Ghraib), dalla quale peraltro l'Iraq era da tempo un discreto produttore. Allora Giuliano Ferrara, che è molto intelligente, disse che c'è una bella differenza fra la tortura di Saddam e la nostra: lui i torturati mica li fotografa, noi sì perché siamo democratici. Clic. Volete mettere la differenza? Allora si disse che bisognava restare per riportare la Pace in Iraq, contro una guerra che prima non c'era e che avevamo scatenato noi. Poi si scoprì che la pace faceva più morti della guerra. Allora si disse che bisognava restare per combattere il terrorismo. Poi si scoprì che di terroristi in Iraq, non ce n'erano, almeno prima dello sbarco delle truppe occidentali: ne arrivarono a migliaia da tutto il mondo arabo e ne sorsero molti in loco, dopo il nostro arrivo; insomma, il terrorismo, da quando lo combattiamo, aumenta. Allora si disse che bisognava restare perché altrimenti sarebbe scoppiata la guerra civile fra sciiti e sunniti. Poi, consultando i libri di storia, si scoprì che quella irachena non conosce guerre civili, ma grazie alla nostra presenza sul posto ottenemmo anche questo risultato: scatenare la prima guerra civile della storia dell'Iraq.“


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Bill Clinton 6
42º presidente degli Stati Uniti d'America 1946
„Vogliamo seriamente diminuire la minaccia posta dal programma iracheno di armi di distruzione di massa.“

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Muhammad al-Barade'i 4
diplomatico egiziano 1942
„Noi non leggiamo le intenzioni, guardiamo ai fatti. Come insegna l'esperienza irachena, non abbiamo bisogno di montare polveroni.“

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Muhammad al-Barade'i 4
diplomatico egiziano 1942
„Quando mi sveglio ogni mattina e vedo centinaia di iracheni innocenti che muoiono, sono sempre più convinto che il mio unico incarico sia far in modo che non si entri in guerra. Io sono il custode del regime di non proliferazione.“

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Edward Luttwak 10
economista e saggista rumeno 1942
„[Il giorno della cattura di Saddam Hussein] In Europa ci sono alcuni che considerano la resistenza irachena alla stregua di quella francese o di quella russa nella Seconda guerra mondiale. Nulla di più sbagliato. In Francia e nell'allora Unione Sovietica ad animare la resistenza erano i nazionalisti. Ma in Iraq non ci sono nazionalisti. Ci sono gruppi di fedelissimi, legati al loro presidente da rapporti di clan o tribali o d'interesse economico. [... ] Se fossero stati veri nazionalisti o patrioti non avrebbero attaccato l'ONU e la Croce Rossa, obiettivi che iracheni in lotta per la loro indipendenza avrebbero evitati. (dal Quotidiano nazionale, 15 dicembre 2003, p. 15)“


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Sandro Bondi 16
politico italiano 1959
„Solo in un Paese ammorbato dalla pseudocultura della sinistra si sta ad almanaccare se persone come Quattrocchi siano eroi o mercenari. Parlare di mercenari significa sposare lo stesso linguaggio di chi inneggia alla resistenza irachena. Quattrocchi ha dimostrato a tutti il suo vero sentimento. E con quella frase gridata non si può negare che sia morto da eroe.“

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Giorgio Bocca 56
giornalista italiano 1920 – 2011
„La cultura politica mimata e cantata, l'impegno del rock, le grandi indimenticabili stagioni degli Inti Illimani e della Baez ci sono estranei, probabilmente per ragioni di età, ma possiamo capirli e rispettarli. Quello che ci riesce più difficile capire e rispettare, a fronte della tragedia guerra, è l'astrattezza, il velleitarismo, questo gridar pace pace sulle piazze senza chiedersi a che prezzo, con quali effetti. Sembra che nessuno o pochi di questi pacifisti abbiano capito, alla prova di questa dura guerra, che la posta in gioco non sono i pozzi di petrolio del Kuwait, ma il tentativo iracheno di formare nel giro di pochi anni un potentato arabo superarmato, revanchista avente come obbiettivo centrale, per affermarsi nel mondo arabo, la distruzione di Israele.“

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Daniele Capezzone 33
politico italiano 1972
„Ma non si possono lasciare soli, in questa sfida, gli Stati Uniti d'America e il Regno Unito: non si può pensare che questa impresa si realizzi con il sangue – e i soldi – degli americani e degli inglesi, e che il mondo intero sia "abbonato", per qualche misteriosa ragione, a vedersi "donato", di volta in volta, il 25 aprile italiano o il 9 aprile iracheno. In particolare, l'Europa non può continuare, dinanzi a crisi che non sa, non può o non vuole affrontare, a cavarsela facendo degli americani il capro espiatorio della propria impotenza: così, se gli Usa intervengono, sono "imperialisti" o "cacciatori di petrolio"; se invece non lo fanno, sono "isolazionisti" o, magari, disinteressati solo "perché non c'è petrolio da conquistare.“

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Mina 195
pagina di disambiguazione di un progetto Wikimedia
„Fin dall'inizio, più di un anno fa, c'era qualche analista di buon senso che credeva alla favola delle armi di distruzione di massa? Era evidente che la guerra in Iraq aveva altri scopi. Destituire quella personcina garbata che si chiama Saddam, spezzare i legami tra il regime di Baghdad e i palestinesi, creare nel cuore del Medio Oriente una possibile democrazia, come elemento scardinante di un pezzo di mondo dominato dall'integralismo. La questione dirimente, su cui non si possono fare analisi a tavolino, è l'esportabilità della democrazia. L'arrivo degli yankees, con il determinante corredo di aiuti economici, aveva saputo riportare libertà e civiltà in Germania, in Italia e in Giappone, le tre nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale. Ma un modello di cambiamento accaduto in passato non è garanzia di successo in altro tempo e altro luogo. Troppo diverse le condizioni di partenza, troppo lontane le mentalità. Certo, gli iracheni non ci hanno accolto con i fiori. Ma davvero qualcuno pensava di rivedere a Baghdad le stesse scene delle ragazze italiane che lanciavano fiori ai soldati americani nel 1944-45? E poi, quante fazioni ci sono dentro l'Iraq? Quante etnie, quante consorterie, quanti interessi? L'errore, che è tragico oltre che ridicolo, è l'illusione di riuscire a imporre, con l'azione delle armi, una logica democratica, a cui il civilissimo Occidente è arrivato dopo secoli di storia complessa. Tra un mese dieci nuovi paesi entreranno nell'UE. Ci sono arrivati non per interventi esterni, ma perché ha agito l'esigenza della libertà. Dall'interno. (da Vanity Fair, n. 29, 29 aprile 2004)“

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