Frasi su leggio

Edoardo Nicolardi 5
poeta, paroliere e giornalista italiano 1878 – 1954
„Viecchie viecchie
[... ] Te veco (p' 'a casa... pulita... nu specchio...)
carélla cchiù 'e mo'.
Te veco: tu, vecchia, vicino a 'stu viecchio
ca bbene te vo'.
Tu, toma, cu 'a lente, cusenno 'o mesale,
stiranno 'o ggilè...
E i' tomo, ca fumo... ca leggio 'o ggiurnale...
ca piglio 'o ccafè...
E 'o fummo d' 'a pippa, pe' ccaso,
venesse a vutà 'nfaccia 'a tte...
'Stu fummo è na scusa... Vulesse nu vaso...
Che ddice? nu vaso m' 'o daie, vicchiarè? (p. 269)“

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Perla Liberatori 4
doppiatrice e attrice italiana 1981
„Io nasco come attrice. Ma tutti i doppiatori in fondo sono attori perché è vero che non si vedono fisicamente ma dietro ad un leggio in una sala buia devi dare con la tua voce le stesse emozioni che in scena daresti con il corpo.“


Elena Perino 9
attrice e doppiatrice italiana 1985
„Quando stai lì al leggio, se hai cinque anni o se ne hai sessanta stai comunque al pari. Io mi ricordo che i colleghi più grandi non si rapportavano a noi come se fossimo tanto più piccoli, eravamo dei colleghi alla pari, e quindi stessa responsbilità, stessa serietà. È stata tipo una scuola di arti marziali: ci ha dato una certa disciplina questa cosa.“

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Francesco Pannofino 6
attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano 1958
„Al leggio bisogna essere molto concentrati, i riflessi pronti sono fondamentali per ottenere il risultato presto e bene. Il doppiaggio permette all'attore di avere dimestichezza con i copioni, con la lettura e la comprensione delle scene. Ho notato che gli attori che fanno il doppiaggio, riescono a dare subito un senso alle battute di un testo teatrale, durante le prove di lettura.“

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Umberto Tozzi 8
cantautore e chitarrista italiano 1952
„E vai col tango delle MANI amico mio ah ah | appoggia il tuo violino sul leggio | del tuo tumore sa tutta l'orchestra | dirigi per il tempo che ti resta. (da A cosa servono le mani)“

Ambrogio Bazzero 120
scrittore e poeta italiano 1851 – 1882
„La tomba è un leggìo sul quale la eguaglianza depone il volume chiuso d'ogni mortale, co' suoi fogli bianchi e neri: la verità rompe i suggelli e spalanca ai vivi le pagine un dì più nascoste.“

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Margarete Wallmann 17
danzatrice e coreografa austriaca 1904 – 1992
„Quando era l'illustre compositore in persona a dirigere La leggenda di Giuseppe (in occasione delle matinées domenicali), tutti tremavano. A un certo momento – e per lo più accadeva nel momento più dfifficile, nella «Danza dei boxeurs» – Strauss levava dal taschino il suo grosso orologio, lo consultava, e se constatava di essere in ritardo, lo posava davanti a sé, sul leggio, e accelerava il ritmo dell'esecuzione. Di colpo la sua musica, così bella e solenne, mutava carattere e il palcoscenico si trasformava in un campo di corse. Il motivo di quel massacro? Perché alle cinque, ogni domenica, in casa del maestro si radunava un fedele gruppo di amici per l'immancabile partita a Skat, e Strauss la rispettava scrupolosamente. Non per nulla, a quella partita a carte ha consacrato un'intera scena della sua opera autobiografica Intermezzo.“

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Stefano Benni 123
scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano 1947
„Chi ha inventato la pallastrada?"
Dal Libro del Grande Bastardo, capitolo 56
Un giorno uno stregone della tribù degli Algos, che vivevano sulle montagne del Sud, si annoiava a morte, quando vide il Grande Bastardo che saliva per il sentiero, mezzo ubriaco e cantando canzonacce.
Lo stregone pensò di divertirsi alle sue spalle. Prese un grosso e rotondo frutto di majakao (leggia magiacòn) e lo fece rotolare giù per il sentiero: il majakao prese velocità e il Grande Bastardo se lo vide piombare addosso.
Istintivamente, lo respinse col piede e lo scagliò in aria.
Donna Florinda Sobbellella Algociras, che stava facendo la sfoglia, vide il majakao volarle incontro e lo respinse con un colpo di mattarello.
Il majakao finì nella tinozza del marito che stava facendo il bagno, e subito l'acqua lo rilanciò in aria.
Il figlio prese il majakao dentro la cesta del bucato che portava in testa e lo tirò sopra il filo dei panni stesi alla sorella che glielo rimandò con le mani, e il rotondo majakao volò ai piedi del nonno che con un colpo preciso del suo bastone lo infilò nella buca per cuociere il maialetto.
"Fermi!" disse allora il Grande Bastardo. "Stiamo inventando troppe cose in una volta.“

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Victor Hugo 179
scrittore francese 1802 – 1885
„Nel centro della tela, nel posto ove suole stare il ragno, Gwynplaine vide una cosa formidabile e magnifica: una donna nuda.
Non assolutamente nuda. Questa donna era vestita e vestita dalla testa ai piedi. Indossava una camicia lunghissima, come le stole d'angeli nei quadri di santi, ma così sottile che sembrava bagnata, Donde un incirca di donna nuda, più fervido e pericoloso che la nudità assoluta.
La tela d'argento trasparente era una tenda. Fermata soltanto in alto, essa poteva essere sollevata. Separava la sala di marmo, ch'era una sala da bagno, da una camera, ch'era una camera da letto. Questa camera, piccolissima, era una specie di grotta tutta specchi. Ovunque cristalli veneziani, aggiustati poliedricamente, congiunti da bacchette dorate, riflettevano il letto ch'era nel centro. Su quel letto, d'argento come la toeletta e il canapè, era sdraitata la donna. Ella dormiva.
Dormiva col capo supino. Coi piedi respingeva le coltri, come il succubo sopra al quale aleggia il sogno.
Il suo guanciale di trine era caduto a terra sul tappeto. Fra la sua nudità e lo sguardo dell'uomo, erano due ostacoli: la camicia e la tenda di velo d'argento. Due trasparenze. La camera, più alcova che camera, era illuminata lievemente dal riflesso della sala da bagno.
Forse la donna non aveva pudore, e la luce invece ne aveva ancora.
Il letto era senza colonne, né cortinaggio, né cielo, così che la donna, aprendo gli occhi, poteva vedersi riflessa mille volte nuda negli specchi che aveva sopra il capo.
Una veste da camera di magnifica seta della Cina era gettata sulla sponda del letto.
Oltre il letto, in fondo all'alcova, era forse una porta, nascosta, segnata da uno specchio piuttosto grande, sul quale eran dipinti pavoni e cigni.
Al capezzale del letto era fermato un leggio d'argento ad aste girevoli, ed a fiaccole fisse, sul quale si poteva vedere un libro aperto, che in cima alle pagine aveva questo titolo a letteroni rossi: Alcoranus Mahumedis.
Gwynplaine non scorgeva nessuna di queste cose. La donna: ecco quello che vedeva. (1967, p. 236)“

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