Frasi su linguista

Roberto Benigni foto
Roberto Benigni 109
attore, comico, showman, regista, sceneggiatore e cantan... 1952
„Non c'era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato. (in occasione della mostra antologica su Pazienza tenutasi a Roma, Complesso del Vittoriano, 16 settembre 2005; citato nella tesi di laurea Andrea Pazienza. Protagonista del fumetto negli anni Settanta-Ottanta di Antonio Vigliaroli, Universdità degli Studi di Parma, Anno Accademico 2004-2005)“

Andrea Pazienza foto
Andrea Pazienza 18
fumettista e pittore italiano 1956 – 1988
„Non c'era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato. (Roberto Benigni)“


Massimo Arcangeli 1
linguista, critico letterario e saggista italiano 1960
„Secondo un raffinato intellettuale come Edward W. Said, interprete tra i più accreditati della percezione dell'Oriente da parte dell'Occidente lungo i secoli, nessuna cultura o civiltà può essere rappresentata o descritta come un soggetto unitario: tanti i punti di discontinuità e incoerenza presenti al suo interno, tanti gli elementi che cooperano per una sostanziale condizione di eterogeneità o mescidanza, tanti i legami intrattenuti con altre culture o civiltà. La tesi di Said, se è applicabile in generale, trova nella cultura e nella civiltà italiana una delle sue più formidabili conferme. Nessuna nazione europea può competere con la nostra in termini di variabilità interna: sono lì a mostrarcelo le mille lingue del Bel Paese, il miracoloso caleidoscopio dei suoi prodotti vinicoli e delle sue tradizioni alimentari, la straordinaria offerta dei suoi manufatti. Varietà: la nostra più grande debolezza ma, al contempo, la nostra forza più prodigiosa e sincera. L'auspicio, per il rilancio dell'Italia, è allora il recupero del senso di un autentico valore d'origine, di una naturale armonizzazione tra le diverse componenti. Connaturata alla storia stessa della lingua italiana, se ne faceva custode Bruno Migliorini inaugurando – nel 1939 – la rivista "Lingua nostra". Quel grande linguista auspicava che l'italiano riuscisse a conservare il suo equilibrio fra "lingua popolare" e "lingua dotta", fra "lingua istintiva" e "lingua cosciente", fra "rispetto verso una secolare tradizione" e "aperta accettazione delle sempre nuove necessità che la lingua deve soddisfare". Senza però cedere, aggiungeva, né al "plebeismo" né "alle tendenze malsane del pedantismo, dello snobismo, dell'"eburneismo". Un equilibrio a rendere, in generale, se facciamo tesoro di quel che abbiamo. (Madrelingua, I, 2013, p. 1)“

Karl Raimund Popper foto
Karl Raimund Popper 79
filosofo austriaco 1902 – 1994
„I miei problemi sono soprattutto la differenza tra il linguaggio umano e il linguaggio animale. Questo mi sembra essere davvero il problema centrale. Tutti i linguisti, o almeno la maggior parte di loro, non hanno capito veramente il mio maestro Karl Bühler e non l'hanno letto a fondo: non hanno visto quanto sia importante la sua dottrina. (p. 127)“

Marco Tangheroni foto
Marco Tangheroni 3
storico e medievista italiano 1946 – 2004
„Ma perché quest'odio per il Medioevo? Proprio la sostituzione linguista di un termine apparentemente neutro a quello che si dovrebbe usare, ci fornisce la chiave della risposta. In realtà, ben più che di Medioevo, bisognerebbe parlare di civiltà cristiana o di Cristianità [... ]. (da La «leggenda nera» sul medioevo, tratto da Cristianità, 6 (1978) febbraio-marzo, n. 34-35, p. 6s.)“

„La semiotica conserva ancora oggi due "anime": quella strutturale, che si rifà a Ferdinand de Saussure, e quella interpretativa, che si rifà a Charles Sanders Peirce. Queste "correnti" comprendono non solo semiologi veri e propri, ma anche linguisti, antropologi, psicologi, saggisti, epistemologi, filosofi, narratologi, ecc., perché le metodologie semiotiche per analizzare i sistemi di significazione sono il risultato di complesse convergenze interdisciplinari. (p. 17)“

„A indirizzare l'atteggiamento delle società moderne nei confronti dei rischi tecnologici, in definitiva, sarà l'esito di questo confronto culturale, in cui la comunicazione gioca un ruolo cruciale. In accordo con il linguista statunitense George P. Lakoff, in ogni controversia ha la meglio chi riesce a imporre il proprio linguaggio, perché il linguaggio trasmette una precisa visione del mondo. E, come abbiamo visto, anche il mito, prima di ogni altra cosa, è un potente strumento comunicativo, capace di attribuire ai fatti del mondo valori e significati simbolici, e di veicolare questi significati in forma implicita, fino a trasformarli in simboli della cultura che li esprime.
Il ricorso al mito nelle narrazioni sui rischi tecnologici nasconde dunque un'importante funzione politica. I miti sono ideologia in forma di racconto, specchio delle regole, dei valori e delle aspirazioni in cui comunità si riconosce. È da questo scontro di idee e valori che nascono, trovano significato e si diffondono le controversie sui rischi tecnologici. Dall'esito di questo dibattito sul futuro della scienza e della tecnologia nascerà la società in cui vogliamo vivere. (p. 254)“

Franco Fochi foto
Franco Fochi 18
linguista e saggista italiano
„L'infuriare d'una rivoluzione — come tutto ciò che è critico; e nessuno, in un senso o in un altro, vorrà negare che lo stato della lingua italiana d'oggi sia tale — richiede ben altro che la sovrana flemma del teorico. Si voglia imbrigliarla o guidarla, non si avrà da lui più di questo: una volta arrivati a chiudere quel certo particolare problema nel complesso quadro dei suggerimenti attinti da trattati e codici, e trovato quindi, finalmente, come affrontarlo, gli sviluppi avranno cambiato faccia all'intera situazione, così da obbligare a un nuovo studio daccapo, su un nuovo problema particolare. Non rimarrà dunque, come risultato, che assistere passivamente. Ed è ciò che appunto fanno il Migliorini e chi ne segue i princìpi [... ]. [... ] Non la glottotecnica, ma il videotecnico (si veda a suo luogo), ha potere sull'italiano dei nostri giorni; cioè il popolo, secondo un ordine o disordine molto più naturale; cioè tutti, nel senso proprio che quest'aggettivo non ha mai avuto quanto oggi: senza distinzione di soggetti, com'è ormai senza distinzione di generi la lingua stessa, l'oggetto. Tutti, dunque, con mano libera sulla lingua di tutti (che non è più né comune né tecnica né letteraria e via dicendo).
Volgo disperso, anche se in begli abiti, quei tutti mancano d'una vera guida; perché manca, come abbiamo visto, l'altro elemento naturale nella fucina della lingua nuova: il poietès, l'artigiano studioso e colto... Se n'è andato, se ne va continuamente ("evadendo"); va e viene secondo il comodo o secondo, diremo meglio, il costume dei tempi. Eppure, c'è chi ancora, contro il sovvertimento d'ogni idea, guarda a lui, alla sua ideale e naturale torretta, aspettando di lì, e non da quella del linguista, i lumi. Giacché una lingua non può far a meno di saldi e disciplinati e meditati esemplari scritti: modelli vivi, che ricompongano, nella città dei parlanti e scriventi, l'armonia fra popolo e maestri.
Maestro di lingua, in ogni tempo, è sempre stato prima di tutti lo scrittore. E gli stessi maestri con titolo, insegnanti d'ogni grado di scuola, l'hanno imparata da. lui, più che dalle università. Da lui sono stati educati; da lui, nella sciatteria e nella "facilità", diseducati. (Filologi e scrittori, p. 349)“

Mostrando 1-16 frasi un totale di 131 frasi