Frasi su livido

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José Revueltas 5
1914 – 1976
„La morte non è il morire, ma ciò che avviene prima di morire, immediatamente prima, quando non ha ancora penetrato il corpo, e se ne sta immobile, bianca, nera, viola, livida, seduta sulla sedia più vicina. (p. 6)“

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Vladimir Vladimirovič Majakovskij 28
poeta e drammaturgo sovietico 1893 – 1930
„Uomini futuri!
Chi siete?
Eccomi qua,
tutto
dolori e lividi.
A voi io lascio in testamento il frutteto
della mia anima. (p. 109)“


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Jonathan Safran Foer 139
scrittore statunitense 1977
„Che cosa intendi per seppellire i tuoi sentimenti?» «Anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.“

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Conte di Lautréamont 29
poeta francese 1846 – 1870
„Vecchio oceano, dalle onde di cristallo, tu somigli proporzionalmente a quei segni azzurrognoli che si vedono sul dorso martoriato dei mozzi; tu sei un livido immenso, applicato sul corpo della terra: mi piace questo paragone. Così, al tuo primo apparire, un soffio lungo di tristezza che si potrebbe credere il mormorio della tua brezza soave, passa, lasciando tracce incancellabili sull'anima profondamente sconvolta, e tu richiami alla memoria dei tuoi amanti, senza che se ne rendano sempre conto, i rudi inizi dell'uomo, quando fa la conoscenza del dolore che non lo lascerà più. (1995)“

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Luciano Ligabue 336
cantautore italiano 1960
„Ho messo via un po' di legnate i segni, quelli, non si può, che non è il male né la botta ma purtroppo il livido. (da Ho messo via, n.° 3)“

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Dante Alighieri 217
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Come 'l ramarro sotto la gran fersa | dei dì canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'epe | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro alimento, a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l serpente e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. | Taccia Lucano omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte poetando, io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le lucerne empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. (XXV, 79-135)“

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Piero Calamandrei 85
politico italiano 1889 – 1956
„In questo fronteggiarsi di due intransigenze religiose, sembra quanto mai problematico che ci sia da attendersi dalle nuove assemblee legislative un funzionamento corrispondente alla fisiologia del sistema parlamentare: e si può dubitare se non ci si avvii a una situazione parlamentare che riproduca in forma torpida e cronica quella stessa malattia di cui in forma acuta soffrì la Camera italiana tra il 1924 e il 1927, quando la maggioranza considerava gli oppositori («biechi» e «lividi» per definizione) come banditi, e l'opposizione aventiniana a sua volta aveva lasciato l'aula proprio per non aver contatto con quella maggioranza di ritenuti criminali, coi quali non c'era più la possibilità morale neanche di una discussione polemica in stile parlamentare.“

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Areteo di Cappadocia 34
medico greco antico
„La Ftoe è contrassegnala per lo più da questi segni: un calore urente si eccita che nella notte dà fuori; talora si riconcentra nelle viscere: manifesta in questi malati è l'ambascia, la debolezza, la colliquazione. Imperocchè se di giorno in giorno cotesto fuoco si eliminasse dal corpo, dovrebbe pure l'individuo farsi più pingue, più robusto, più tollerante della malattia. Invece allo evaporarsi di quello più gravi si fanno i fenomeni morbosi. I polsi si fanno piccioli e frali: veglie, pallidezza ed ogni altro segno si palesa che è proprio de' malati di febbri acute. Le specie poi degli sputi sono a centinaia. Lividi, atri, puri e sinceri, pallidi e bianchi, bianco-verdognoli, larghi, rotondi, duri glutinosi, sciolti, diffluenti, inodori, o fetentissimi. (capitolo VIII; p. 34)“


Fausta Cialente 22
scrittrice, giornalista e traduttrice italiana 1898 – 1994
„La collera e lo sdegno che gli conoscevo da sempre gli venivano dal suo disprezzo per i regnanti e per la carriera alla quale non s'era mai adattato e l'aveva indubbiamente fatto soffrire; ma la sua ribellione, le sue critiche non si legavano — come dovetti giudicare più tardi — alla realtà d'un fermento sociale che gli era invece estraneo e del quale non riusciva a cogliere i bagliori. L'avevo, sì, udito condannare aspramente l'infamia del Bava Beccaris di tanti anni prima, ma anche quell'episodio, per lui vergognoso, l'aveva messo sul conto dell'ottusità e del cinismo dei regnanti e della viltà d'un governo che giudicava incapace o irresponsabile — mai reazionario e classista. Sembrava anzi ignorare non solo il significato di questi termini, che del resto non adoperava, ma anche la crescente potenza d'una classe dirigente borghese, quindi non poté allora capire quel che la storia c'insegnò poco dopo, a noi che non avevamo ancora vent'anni: e cioè che la guerra del '15 non era stata affatto una continuazione del Risorgimento (oh, le frasi romantiche e patetiche che come zucchero caramellato filavano nell'aria scintillante del giardino di via dell'Istria!) bensì la grossa manovra d'una borghesia paurosa e irritata che voleva sopra tutto ostacolare l'avanzata del socialismo. Anche i reazionari triestini irredentisti avevano dimostrato, al tempo loro, come il Venezian, un congenito disprezzo per i lavoratori ("date il superfluo ai poveri!") e un loro miope, livido antisocialismo. La conseguenza che ai nostri occhi diveniva sempre più chiara ed evidente era che la borghesia nazionale aveva senz'alcuno scrupolo gettato in guerra una massa composta quasi unicamente di contadini, e di contadini del sud, i più ignoranti e i più miseri, quindi i più adatti a esser precipitati in un conflitto di cui non avrebbero capito nulla e avrebbero sopportato come una delle tante sciagure che piovevano sulla loro vita faticosa e primitiva — un diluvio o un terremoto, per l'appunto — con quella pazienza e quella rassegnazione che insegnava loro una chiesa tanto dolce e mite per i ricchi e tanto severa per i poveri. (parte III, cap. II, p. 175)“

Michela Murgia 15
scrittrice italiana 1972
„A lungo mi sono chiesta come fosse possibile che persone intelligenti, il più delle volte colte, spesso autonome economicamente, accettassero di essere oggetto di violenza all'interno della propria relazione. Adesso so che contano l'educazione femminile, frutto di secoli di addestramento alla subordinazione, e anche la parallela formazione maschile, imbevuta di proiezioni dominanti e possessive. Contano i modelli sociali patriarcali, e conta moltissimo la sensibilità popolare educata all'idea che uno schiaffo sia solo una carezza veloce, nella convinzione diffusa che l'amore sia tale anche quando procura occhi pesti, zigomi lividi e sospette cadute dalle scale. Conta perfino che ogni titolo di quotidiano insista nel definire «delitto passionale» l'omicidio di una donna per mano del suo uomo, come se la morte fosse amore portato alle sue estreme conseguenze.“

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Alfredo Accatino 89
autore televisivo e sceneggiatore italiano 1960
„Ho iniziato un corso di karate per corrispondenza. Il mio postino è pieno di lividi.“

Federica De Bortoli 5
attrice e doppiatrice italiana 1976
„La prima cosa che mi accomuna al personaggio di Bella è di sicuro la goffagine: sono sempre piena di lividi perché sbatto e inciampo in continuazione! La seconda è la timidezza: sono un tipo molto riservato e timido nonostante riesca a fare amicizia anche con i sassi, ma diciamo che è uno step successivo. All'inizio mi riesce difficile aprirmi! E poi anch'io come Bella mi sono sentita sempre piú matura della mia età. La cosa che mi ha colpita di piú leggendo Twilight è proprio quando Bella afferma di essere una trentacinquenne nel corpo di una diciassettenne. Lì mi ci sono rivista molto.“


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Gianluca Nicoletti 112
giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano 1954
„I pipinbottone sono molestissimi, il pipinbottonismo è una condizione dello spirito, implica livida invidia dell'altrui leggerezza.“

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Carles Riba 4
poeta e scrittore spagnolo 1893 – 1959
„Guardami gli occhi: in me tutto è tuo; | anche i ricordi che son oltre | l'orizzonte lieve del nostro incontro | fondono, Amore, lo splendore livido di neve | all'alta luce che nei tuoi occhi comincia. || Dammi la mano, che tra la fede e il corpo | l'accordo in me ora è pieno e soave, | come se fosse l'amore immortale | e l'ora che fugge un cerchio e nel suo centro | il volere che trattiene uguali i sogni degli estremi. (da VIII, p. 77)“

Federico Orlando 8
giornalista e politico italiano 1928 – 2014
„In questo tramonto livido della partitocrazia, emergono sulla scena personaggi da legge Basaglia, quella dei maniocomi, e fanno cose da pazzi. La bozza Gualtieri, che vien data alla stampa prima che la relazione ufficiale sia consegnata al Parlamento, anticipa la requisitoria che il procuratore della Repubblica di Roma, a sua volta, sta per pronunciare sul caso Gladio; e che, si dice, chiederebbe l'archiviazione, per manifesta infondatezza, dalle accuse che hanno eccitato prima Casson e poi Gualtieri.“

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Francesco Guccini 220
cantautore italiano 1940
„Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido | le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio | e le reti sono piene di cadaveri d'argento. (da L'atomica cinese, n.° 4)“

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