Frasi su lucano


Leonardo Sinisgalli 13
poeta, ingegnere e pubblicitario italiano 1908 – 1981
„Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all'ombra. (da Un disegno di Scipione, Mondadori, 1975, p. 165)“

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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„Certo, l'esperienza intera che quel giovane (che forse ero io) andava facendo, gli rivelava nella realtà non soltanto un paese ignoto, ignoti linguaggi, lavori, fatiche, dolori, miserie e costumi, non soltanto animali e magia, e problemi antichi non risolti, e una potenza contro il potere, ma l'alterità presente, la infinita contemporaneità, l'esistenza come coesistenza, l'individuo come luogo di tutti i rapporti, e un mondo immobile di chiuse possibilità infinite, la nera adolescenza dei secoli pronti ad uscire e muoversi, farfalle dal bozzolo; e l'eternità individuale di questa vicenda, la Lucania che è in ciascuno di noi, forza vitale pronta a diventare forma, vita, istituzioni, in lotta con le istituzioni paterne e padrone, e, nella loro pretesa di realtà esclusiva, passate e morte. (1990, p. XVIII)“


Miguel Ángel Zotto 4
ballerino argentino 1958
„Mio bisnonno era un brigante. La mia famiglia arriva dalla Basilicata: ancora oggi nel paese di Campo Maggiore, su 922 abitanti, 100 hanno il cognome Zotta che, in lucano, diventa tronco: Zott. All'anagrafe di Buenos Aires lo trascrissero modificandolo in Zotto.“

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Dante Alighieri 242
poeta italiano autore della Divina Commedia 1265 – 1321
„Come 'l ramarro sotto la gran fersa | dei dì canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'epe | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro alimento, a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l serpente e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. | Taccia Lucano omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte poetando, io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le lucerne empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. (XXV, 79-135)“

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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„[Sul libro di Rocco Scotellaro, Uno si distrae al bivio] Resta e si accresce una giusta immagine di lui, che non si può chiudere in schemi, né sfuocare in commosse esaltazioni, ma che sempre più chiaramente si mostra in un suo carattere unico e esemplare, una realtà vera che va al di là del suo mondo di allora, dei suoi dolori, delle sue lotte, che non si ferma agli scritti, e che parla sempre più chiaramente, in modo nuovo, non solo della Lucania e del Mezzogiorno, ma della vita dell'uomo e della sua pericolante giovinezza […]. (citato in Rocco Scotellaro, Uno si distrae al bivio, p. 162, Basilicata editrice, 1982)“

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François Lenormant 13
assiriologo e numismatico francese 1837 – 1883
„[sulla Basilicata] A fianco all'Italia che tutto il mondo conosce, esiste, quando ci si inoltra nell'estremo meridionale, una seconda Italia, sconosciuta, che non è meno interessante dell'altra, né inferiore per bellezza di paesaggi e grandezza di ricordi storici. [... ] L'estrema difficoltà di comunicazione, la mancanza di strade, il terrore dei briganti e, forse, soprattutto, il disagio degli alloggi, hanno tenuto lontano i viaggiatori da questa bella regione, dove i costumi conservano il loro aspetto pittoresco. (da Tra le genti della Lucania, Osanna, Venosa, 1999, citato in Cinzia Gandolfi, Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio, Alinea, 2007, p. 170)“

George Selwyn 1
1719 – 1791
„Mi sono recato ieri sera al salotto di Lady Lucan per vedere il giovane Beckford, il quale sembra possedere tutti i talenti piú straordinari. È un musicista perfetto; ma la sua voce, finta o vera che sia, è quella di un eunuco. Parla diverse lingue con una facilità fuori del comune; eppure ha un comportamento cosí mercuriale che temo che finisca aux petites maisons. Il suo volto e la sua persona sono piacevoli. Io sono arrivato sul tardi, quando egli si era già stancato con ogni sorta di pantomime e di imitazioni. (lettera a Lord Carlisle del febbraio 1782; citato in Malcolm Skey, postfazione a Vathek, 1989, p. 123)“

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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„La Lucania mi pare più di ogni altro, un luogo vero, uno dei luoghi più veri del mondo [... ] Qui ritrovo la misura delle cose [... ] le lotte e i contrasti qui sono cose vere [... ] il pane che manca è un vero pane, la casa che manca è una vera casa, il dolore che nessuno intende un vero dolore. La tensione interna di questo mondo è la ragione della sua verità: in esso storia e mitologia, attualità e eternità sono coincidenti. (citato in Gigliola De Donato, Sergio D'Amaro, Un torinese del Sud, Dalai, 2005, p. 162-163)“


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Carlo Levi 58
scrittore e pittore italiano 1902 – 1975
„I contadini lucani nella loro secolare storia hanno avuto tre guerre collocate nel tempo, la prima delle quali fu contro i greci che conquistarono queste terre. Da un lato c'erano gli eserciti organizzati degli Achei con le loro armi; dall'altro i contadini con le loro scuri, le falci e i coltelli. La seconda guerra fu quella contro i Romani che permise la diffusione della teocrazia statale con tutte le sue incomprensibili leggi. Infine la terza e ultima fu quella dei briganti: i contadini non avevano cannoni come "l'altra Italia" che li stava sottomettendo, ma avevano la rabbia dovuta alla povertà, all'emigrazione, all'ingiustizia sociale che il nuovo stato savoiardo stava perpetrando nelle terre meridionali.“

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Antonio Genovesi 9
scrittore, filosofo e economista italiano 1713 – 1769
„Sarà sempre verissima questa massima di Lucano: Non sibi, sed domino gravìs est, quae servit egestas. [... ] Io non saprei che dirmi d'una massima d'un principe de' secoli passati, Che Impoveriscano (i sudditi) ma servano: temo i sudditi troppo comodi. E le ragioni della mia ignoranza sono: 1 Che si può fare che i popoli sieno agiati e obbedienti (i Chinesi). 2 Che la disubbidienza non vien mai dalle ricchezze, ma o dalla parziale amministrazione della giustizia, o dalla sproporzionata ragion delle tasse. 3 Che i popoli pezzenti o desertano, o tumultuano perpetuamente. E la catena de' comodi che lega l'uomo alla repubblica: e chi è così legato alla patria, è sempre sottomesso all'obbedienza di un savio governo. (p. 155)“

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Carlo Alianello 34
docente, scrittore e sceneggiatore italiano 1901 – 1981
„Carmine Donatello Crocco fu un bellissimo uomo, alto, slanciato, con ventre magro e torso grande, amplissime le spalle, ladro, assassino, disertore dell'esercito borbonico, lancia spezzata dei liberali nell'insurrezione lucana, garibaldino e poi ancora disertore, assassino ancora, ladro sempre. Fu soprattutto il cafone armato che infuria, il motore e il banditore della rivoluzione contadina, piuttosto che della reazione borbonica. La sua è la rivolta del popolo magro, del "popele bass", contro la durezza dei piemontesi che han portato con loro tristi novità, tasse, sequestri, sfratti e fucilazioni, ma soprattutto contro i loro alleati, i signori, dove si acclama a re Francesco II di Borbone, in quanto anche lui è stato vittima dei galantuomini liberali. (1963, p. 568)“

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Tommaso Pedio 7
storico, saggista e avvocato italiano 1917 – 2000
„[Carmine Crocco] Ha una intelligenza non comune, qualità di capo e notevole ascendente sul "basso popolo" e sui contadini con i quali ha sempre diviso privazioni e ingiustizie e nutrito un radicato rancore contro chi si arricchisce ai danni del povero. Poco conta se Crocco non ha mai nascosto i suoi risentimenti nei confronti dei vecchi sovrani [... ] Quel che conta per i legittimisti lucani è il risentimento che questo ribelle prova nei confronti di chi non ha mantenuto la promessa fattagli. Come tutti i contadini, anche Crocco guarda con ira chi gli ha fatto un torto. Quegli stessi motivi che, nell'agosto del 1860, lo hanno posto contro il potere costituito, lo pongono ora contro il nuovo regime. Nessuna ideologia politica e tanto meno nessun sentimento di devozione nei confronti dell'antico sovrano lo spingono a trattare con chi, in Basilicata, crede ancora possibile il ritorno dell'antico regime. (da Brigantaggio Meridionale (1806-1863), Capone, 1997, p. 65)“


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Giovanni Pascoli 100
poeta italiano 1855 – 1912
„Il paese non è grande, ma nemmeno piccolo; l'aria ottima; pittoreschi i dintorni: le rovine di Grumentum a pochi passi; arpeggiamenti per tutto, che fanno di Viggiano l'Antissa della Lucania. (citato in Mario Biagini, Il poeta solitario, Mursia, 1963, p. 111)“

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Vittorio Sgarbi 133
critico d'arte, politico e opinionista italiano 1952
„Meridionale colto, lucano, evase con il sogno americano e con la passione per quella letteratura entro la quale era «immigrato» più di quanto non lo fosse a Roma. Dotto e brutto, Beniamino Placido era facile da prendere in giro per l'aspetto, per il vistoso naso, ma il suo pensiero era sottile, mai banale (come quando fece indispettire i suoi colleghi di sinistra dichiarando che l'Einaudi era stata faziosa e partigiana nella scelta dei titoli e nell’'indicazione di una linea culturale) e la sua prosa arguta, divertente anche quando era dissacrante (intendo non in astratto ma contro di me, suo amministrato, suo beniamino, anche se criticabile, criticabilissimo).“

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Luciano Bianciardi 30
scrittore, saggista e giornalista italiano 1922 – 1971
„Fra queste due Italie per diverso motivo depresse, come suol dirsi oggi, la nostra Italia di mezzo non riesce a trovare la mediazione. Star lì è comodo quanto vuoi, ma non serve a nulla. Io credo che noi due siamo venuti quassù proprio per questo, per tentare la mediazione. [... ] Quassù noi siamo venuti allo stesso modo che se si fosse preso il treno per Matera. In una zona depressa siamo venuti, credilo pure, e ben più difficile che la Lucania: perché là la depressione salta subito agli occhi, mentre qui si maschera da progresso, da modernità. [... ] Sta a noi batterci per il sollevamento, per il risorgimento, diciamolo pure, di questa Italia, anche di questa Italia. (da L'integrazione, cap. II)“

Cosimo De Giorgi 1
scienziato italiano 1842 – 1922
„Mentre il Cilento è stato sempre l'antesignano delle nostre rivoluzioni patriottiche ed unitarie, pure gli omicidi avvengon quasi sempre a tradimento che è l'arma delle anime vili e ingenerose. Oggi però, le condizioni della pubblica sicurezza vanno migliorando, e la civiltà penetrando nelle borgate, raddolcisce gli istinti selvaggi nelle classi meno elevate, che son le sole che rappresentino queste tragedie. Ma poi v'è un bel rovescio della medaglia nelle classi superiori, e torna ad onore del Cilentano. Accanto alla sveltezza dell'intelligenza, voi trovate una tempra veramente granitica di carattere, un patriottismo che va fino al martirio, un'amicizia sincera ed onesta, e soprattutto un'ospitalità franca, cordiale, e senza orpello. È questa la pagina più bella che renderà simpatica a tutti gli Italiani questa regione, come ha lasciato in me dei ricordi carissimi! Eraclide scriveva che Lucani sunt hospitales et iusti, e parlò ancota della zelotypia Lucanorum. Si potrebbe dire che i moderni cilentani sono il perfetto ritratto dei loro vecchi progenitori. Basta rammentarsi di queste due qualità caratteristiche dei cilentani – ospitalità e gelosia – per percorrere il Cilento senza neppure un temperino addosso, siccome feci io. Bisogna ricordarsi che qui le offese di onore non restano impunite. Il cilentano sente anche oggi scorrere nelle sue vene il sangue degli antichi lucani! (da Da Salerno al Cilento, Firenze, 1882; Viaggio nel Cilento, Casalvelino Scalo, 1995.)“

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