Frasi su lusinghiero

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Thomas Mann 78
scrittore e saggista tedesco 1875 – 1955
„Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola,, nella cui atmosfera corrotta l' arte un tempo si sviluppò rigogliosa, e che suggerì ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi.“

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Pedro Calderón De La Barca 10
drammaturgo e religioso spagnolo 1600 – 1681
„Io sogno di esser qui | oppresso da questa prigione | e ho sognato che in un altro stato | più lusinghiero mi sono visto. | Che è la vita? Un delirio. | Che è la vita? Un'illusione, | un'ombra, una finzione, | ed il bene più grande è piccolo; | che tutta la vita è sogno | ed i sogni, sogni sono. (giornata II, scena XIX; citato in José Rizal, Noli me tangere, traduzione di Vasco Caini, Debatte, Livorno, 2003, p. 161. ISBN 88-86705-26-3)“


Leo Valiani 8
giornalista e politico italiano 1909 – 1999
„Un romanziere della fama internazionale di Koestler, il cui libro più diffuso si guadagnò poi una recensione lusinghiera di Benedetto Croce, ha narrato in «Schiuma della terra» come la filosofia crociana fosse il nostro argomento di conversazione quotidiana anche in campo di concentramento. (p. 59)“

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Charles Augustin de Sainte-Beuve 5
critico letterario, scrittore e aforista francese 1804 – 1869
„In Italia, dal XIV° secolo, sotto Petrarca e Boccaccio, e, più tardi, nel XV°, nel XVI°, i poeti si riunirono ancora in circoli per metà poetici, per metà galanti, e l'uso del sonetto, questo strumento al tempo stesso così complicato e così maneggevole, vi divenne abituale. Notiamo, tuttavia che nel XIV° secolo, al tempo di Petrarca e di Boccaccio, in questa epoca di grande e seria rinascita, quando si trattava contemporaneamente di ritrovare l'antichità e di fondare il moderno avvenire letterario, lo scopo del riavvicinamento era alto, molteplice, il mezzo indispensabile, e il risultato felice, mentre nel secolo XVI° non si trattava d'altro che di una lusinghiera ricreazione del cuore e dello spirito, propizia senza dubbio allo sviluppo di certe immaginazioni tenere e malate, come quella del Tasso, ma che già rasentavano molto da vicino gli abusi delle accademie pedanti, la corruzione dei Guarini e dei Marini.“

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Anthony de Mello 99
gesuita e scrittore indiano 1931 – 1987
„L'amore non è attrazione. «Io amo te più di chiunque altro», ovvero: mi sento attratto più da te che da altri. Che ve ne pare? Tu mi attrai più degli altri. Tu rientri nel mio schema mentale meglio degli altri. Questo non è molto lusinghiero per te, perchè se il mio schema mentale fosse diverso... [... ] Se vi abbandonate all'attrazione, subentrerà la gratificazione. E alla gratificazione seguirà la stanchezza o l'angoscia: «Spero che continui così! Spero che non beva!». Attaccamento, possesso, gelosia, paura di perdere l'altro. Questo non è amore.“

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Aldo Palazzeschi 120
scrittore e poeta italiano 1885 – 1974
„Il titolo di questa rubrica veramente non è dei più appetitosi e lusinghieri, sia per te, mio rispettabile lettore, sia per la mia rispettabilità di scrittore. Ma d'altronde io non ti posso gabellare per oro colato un guazzabuglio di questo genere, e per buona merce certi fondi di magazzino. Spurghi e resti. Proprio così, sto facendo pulizia di tutti i miei quartieri più interni, butto tutto fuori.“

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Francis Scott Fitzgerald 82
scrittore e sceneggiatore statunitense 1896 – 1940
„Il naso [di Dick] era leggermente appuntito e non c'era mai da chiedersi chi stesse guardando o con chi stesse parlando, e questa è un'osservazione lusinghiera, perché, chi ci guarda?
Ci sono sguardi che cadono su di noi, curiosi o disinteressati, nient'altro.“

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Vincenzo Monti 183
poeta italiano 1754 – 1828
„Torna, o delirio lusinghier deh! torna; | Né cosi ratto abbandonarmi. Io dunque | Suo sposo! ella mia sposa! Eterno Iddio, | Di cui fu dono questo cor che avvampa, | Se un tanto ben mi preparavi, io tutti | Spesi gl'istanti in adorarti avrei. (p. 268)“


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Pietro Metastasio 76
poeta italiano 1698 – 1782
„Tu non mi fai risolvere, | Speranza lusinghiera; | Fosti la prima a nascere, | Sei l'ultima a morir. | No, dell'altrui tormento | No, che non sei ristoro; | Ma servi d'alimento | Al credulo desir. (I, 15)“

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Vincenzo Monti 183
poeta italiano 1754 – 1828
„Quel ritenuto lusinghier sorriso, | Quei lenti sguardi, quel parlar soave, | Quel dolce non so che di paradiso; || Ecco l'arme fatali, ecco la chiave | Che il sen m'aperse, e al giogo di costei | Trasse le voglie mie legate e schiave. (p. 226)“

Cesare Marchi 27
scrittore, giornalista e personaggio televisivo italiano 1922 – 1992
„In un momento di malumore Ugo Foscolo battezzò Milano «paneròpoli», città della panna. Giovanni Rajberti la chiamò «capitale delle polpette» che non sembra un giudizio lusinghiero. Nei Promessi sposi, il Manzoni fa mangiare a Renzo, Tonio e Gervaso, andati all'osteria poco prima del «matrimonio a sorpresa», un gran piatto di polpette. E quando la madre, Giulia Beccaria, gli domandò il perché di tale scelta, don Lisander rispose: «Cara mamma, mi avete fatto mangiare fin da bambino tante di quelle polpette, che ho ritenuto giusto farle assaggiare anche ai personaggi del mio romanzo». (p. 17)“

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Carlo Dossi 81
scrittore, politico e diplomatico italiano 1849 – 1910
„Il cosidetto divertimento della caccia, spogliato dalle sue lusinghiere apparenze, non è altro che la soddisfazione del perfido istinto dell'uomo di spargere sangue e di distruggere. Esclusi i cacciatori di professione che hanno una valida scusa nel bisogno di procurarsi il vitto o quelli che caccian le bestie feroci – feroci beninteso per l'uomo –, tutti gli altri che cacciano per semplice gusto non sono che assassini. Che se si vuol scusare la caccia colle passeggiate, spec. alpine, che la caccia provoca e giovano alla salute, le passeggiate si possono fare egualmente anche senza fucile, e se si vuol scusarle come un mezzo di apprendere a colpire al segno, vi sono bersagli inanimati da tutte le parti, senza abbattere gli innocenti augellini e le timide lepri. (n. 4963)“


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Carlo Goldoni 23
drammaturgo italiano 1707 – 1793
„Io non sapea quasi cosa mi fare nel terzo (atto), venutomi in mente che sogliono codeste lusinghiere donne, quando vedono nei loro lacci gli amanti, aspramente trattarli, ho voluto dare un esempio di questa barbara crudeltà, di questo ingiurioso disprezzo con cui si burlano dei miserabili, che hanno vinti per mettere in orrore la schiavitù, che si procurano gli sciagurati e rendere odioso il carattere delle incantatrici sirene. La scena dello stirare, allora quando la Locandiera si burla del cavaliere, che languisce, non muove gli animi a sdegno contro colei che, dopo averlo innamorato, l'insulta? Oh bello specchio agli occhi della gioventù! Dio volesse, che io medesimo cotale specchio avessi avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto qualche barbara locandiera. (citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a La locandiera)“

Francesco Torti 4
critico letterario italiano 1763 – 1842
„Io raccolsi le prime idee delle mie Osservazioni in alcune lettere, che vi diressi, Signor Cavaliere, dopo la publicazione del primo e secondo Canto della vostra Basvilliana. Voi ne foste colpito, e ne rimaneste contento più di quello cbe io avrei immaginato. Voi esclamavate in una delle vostre lettere; Oh potessi stampare il vostro giudizio senza cadere in un'eccesso di vanità! Ma se voi per vostro ozio voleste dare una maggiore estensione ai vostri pensieri in modo di libere riflessioni sopra questa Cantica, non con altri parlando che col pubblico, io sarei superbo di premetterle alle Note, e la mia oblìgazione sarebbe pur molta. Dovetti esitare qualche tempo prima d'arrendermi a delle istanze così lusinghiere. Se io non era affatto straniero nella letteratura, il mio nome era però straniero nel mondo letterario. Io diceva a me stesso: come mai l'autore della Basvilliana, l'autore dell'Aristodemo, e di tante felici produzioni in ogni genere di poesia, quest'uomo già in possesso degli applausi della Capitale e di tutta l'Italia crede oggi di trovare in un giovane oscuro e senza nome nel fondo d'una Provincia un istrumento abile ad illustrare la più bella, e la più grande delle sue produzioni poetiche, e farmi per così dire il piedistallo della sua gloria? (p. 6)“

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Ennio Flaiano 174
scrittore italiano 1910 – 1972
„L'artista oggi rifiuta ogni paternità. Ogni tanto per qualcuno si mormora un nome, come per quei trovatelli di paese che, sulla scorta di una lusinghiera rassomiglianza, vengono attribuiti al ricco nobiluomo locale, che non ne sa niente e vive la maggior parte dell'anno in città. (2002, p. 236)“

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Alexandre Dumas (padre) 77
scrittore francese 1802 – 1870
„[su Margherita di Valois] La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della co­rona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa fa­miliarità il re Carlo IX chiamava sempre mia sorella Margot. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Ca­terina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle don­ne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in ita­liano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicen­do nel suo entusiasmo:
«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».
Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla gio­vane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecon­di. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'av­venire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indi­rizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:
«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».
La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poi­ché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buo­na coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pen­siero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27)“

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